Confessioni di Una Mente Dubbiosa

Gli stereotipi da concerto

Febbraio 27, 2010 - In: Ma vaffanculo, Vita vissuta - Commenti(9)

Badate bene, io ho delle regole precise nella mia testa da seguire: mai andare da sola dal McDonald, al cinema, e ad un concerto; è oggettivamente di una tristezza inaudita, ma son degli ostacoli che prima o poi dovrò superare.
Sulle prime due ci sto lavorando, la terza regola è stata completamente infranta qualche giorno fa quando sono stata per la prima volta ad un concerto da sola.
Sola, non mi ha accompagnata nessuno, ho lasciato l’ombrello in albergo e ho sfidato le intemperie, il freddo, l’acqua gelida, lo stare in piedi sotto la pioggia per tre ore ma sopratutto, non avendo nessuno con cui scambiare due parole, ho osservato molto.
Ho osservato gli stereotipi da concerto e mi sono accorta che il gruppo che spicca sopra gli altri è il gruppetto di ragazzine, che trovi da ogni parte (magari non al concerto dei Pooh, ecco)(ma non sono sicura, sono un virus che si diffonde rapidamente).
Dico ragazzine non a caso, ci sono anche gruppi di donne un po’ più adulte (che tutto è relativo, in quel caso adulta ero io, a 26 anni) ma non si comportano nello stesso modo: nel secondo, dopo i primi tempi di eccitazione vige un rigoroso silenzio per non finire a bestemmiare sul freddo o sul caldo che fa.
Perché s’invecchia e il gelo ti entra nelle ossa e sei vecchia e non c’hai voglia di cantare. Ho detto vecchia? Esatto, vecchia. Dentro.
Ora, lo sapete anche voi che l’attesa di un concerto snerva in un modo esasperante, in qualsiasi periodo dell’anno; dopo un po’ che sei lì in piedi al gelo o a cuocere a fuoco lento seduta sull’asfalto passi il tempo a pensare a nuovi e divertenti modi per ucciderti.
Passa qualche ora e cominci ad immedesimarti in un serial killer di massa, cominci a stimare e comprendere quelli che entrano nei supermercati affollati e sparano a vuoto ‘ndo cojo cojo basta che crepi, inizi ad osservare gli altri con sguardo truce, brontoli e borbotti e commenti inacidita sottovoce qualsiasi cosa succeda intorno a te.
Cos’è che fa scattare questo meccanismo di distruzione? Loro. Le ragazzine.
Già un esemplare singolo si fa fatica a digerire, con la sua vocina acuta e i suoi “cioè”, e i suoi “tipo” e i suoi discorsi sul compito di latino e di matematica, se poi la moltiplichi per cinque ti ritrovi accanto un branco di lagne che non-smettono-di-parlare-nemmeno-per-un-secondo.
Nemmeno per sbaglio, nemmeno per bere o mangiare, perché non bevono, non mangiano, sono dei cyborg, non hanno bisogno di niente per vivere e trovano la forza nel cicaleccio continuo, sotto un sole cocente o sotto la pioggia gelata, niente le ferma.
E cantano, e parlano della scuola, e commentano ogni sciocchezza e ridono per qualsiasi cosa, e ti scrutano da capo a piedi come se fossero direttrici di Vogue sta ceppa in trasferta, e appena sentono un rumore di batteria o di chitarra emettono suoni che stordiscono cani nel raggio di dieci km, e non-smettono-di-parlare-nemmemo-per-un-secondo.
Se il concerto è in un locale, poi, la possibilità di disperdersi diminuisce ancora di più e c’è la terrificante probabilità di ritrovartele anche dentro, a due passi dal tuo naso e sopratutto dalle tue povere orecchie.
Se è possibile l’attesa all’interno del locale/stadio è ancora più snervante, perché ormai sei lì, sei finalmente dentro ad un passo dal tuo obiettivo ma devi sopportare altre ore, con i gruppi di apertura che sai già non sopporterai e ancora queste zozze che non-smettono-di-parlare-nemmeno-per-un-secondo.
Ed è una volta dentro che il gruppetto si differenzia dal resto: a quel punto, quando ognuno è al suo posto e non c’è bisogno di saltarsi addosso, invadono il tuo spazio privato con balletti e coreografie improvvisate.
Perché? Davvero, PERCHE’? Non siete stanche? Capisco che siete giovani e le pile vi si consumano meno lentamente delle mie che sono un proverbiale catorcio semi-movente, ma dove la trovate la forza? Perché siete così crudeli con persone che devono obbligatoriamente trovare le energie per andare avanti ancora quattro ore e non svenire nelle braccia sudate del primo hooligan che si trova dalle parti?
Ma voi no, vi prendete per mano e cantate ed ondeggiate e mi sbattete contro altra gente e mi spiaccicate contro la transenna – perché il prezzo da pagare per essere in prima fila è quello di perdere automaticamente un rene – e ancora non c’è nessuno sul palco, l’unico suono è il brusio della gente, gli strumenti sono coperti e non ci sono nemmeno le luci accese ma voi avete le allucinazioni uditive e vi muovete come villi intestinali.
E in quel momento pensi che appena lo spettacolo comincerà chissà come diventeranno, queste, chissà l’inferno che mi faranno passare ma quando poi comincia cosa fanno? Semplice: biascicano qualche parola di canzoni qua e là e passano il tempo a smanettare col cellulare per dire al best friend forever che sono al concerto dei Tizi della canzone del coso del video coso.
Vi odio.
Mi fate rimpiangere la famiglia di cinquantenni che accompagnavano i figli al concerto dei Coldplay, che mi chiesero gentilmente se potevo mettermi seduta perché non ci vedevano.

ps. questo post è dedicato a quelle cinque stronze che mi hanno procurato uno dei peggiori mal di testa mai avuti in vita mia.

Che siccome c’è crisi

Ottobre 30, 2009 - In: Sono idiota, Vita vissuta - Commenti(9)

Allora, io ho pensato.
Ho pensato mentre leggevo l’etichetta del solvente per unghie.
C’è scritto “non fumare” e c’è scritto pure “non respirare”, c’è scritto che non provoca irritazione cutanea anche se può dare irritazione oculare, c’è scritto che va tenuto lontano da scintille e fiamme ma c’è anche scritto che non provoca tossicità acuta orale.
Ecco, questo mi ha fatto pensare, “orale”.
Prima che pensiate a battute da quindicenni in overdose da ormoni (ha-ha, divertentissime) la parola in questione mi ha fatto notare che non c’è scritto “non ingerire”.
Se io ne prendo un sorso, un sorso pieno, e (eventualmente prima di morire) faccio causa ai produttori perché non c’è scritto che non si può ingerire ed io - non sapendo né leggere né scrivere ed avendo dei seri danni cerebrali - ho pensato bene di prenderne una gottata come se niente fosse, magari scambiandola per una bottiglietta d’acqua, posso ricavarne qualcosa no?
E pensare che se non mi fossi annoiata lavandomi i denti non sarei mai arrivata a sbarcare il lunario con questa idea geniale.
Ci sentiamo (o eventualmente no).

Un blog semi-abbandonato

Ottobre 27, 2009 - In: Vita vissuta - Commenti(8)

Ogni tanto arrivo qua sperando che qualcuno abbia scritto un post.

…cheschifocheschifocheschifocheschifocheschifo

E’ inutile che mi sprechi a cercare di salvare il pianeta nei piccoli gesti; è inutile che chiuda l’acqua mentre mi lavo i denti, che riclichi qualsiasi materiale mi capiti sotto mano, che tolga i tappini dalle bottiglie per darli a chi - secondo quello che ho stabilito essere magia - ne ricava altri oggetti, inutile che preferisca comprare prodotti naturali e portare i vuoti per riutilizzarli, inutile che spenga la lucina rossa delle televisioni.
Tutto inutile, se poi uccido una cimice ed uso più della metà di un rotolo di carta igienica per toglierla.

Metropolitana

Settembre 20, 2009 - In: Ma che davero?, Sento cose, Vita vissuta - Commenti(13)

- Mamma, cosa vuol dire “eufemismo”?
- Vuol dire che lo guardiamo quando arrivamo a casa sul dizionario.
- Perché non me lo vuoi dire? E’ una parolaccia?
- No, non è una parolaccia, ma devi imparare a cercare le parole sul dizionario quando non le conosci.
- Ma non facciamo prima se me lo dici tu?
- No, appena torniamo a casa lo guardiamo insieme, così vedi come si fa.
- Va bene…ma non capisco perché non puoi dirm-…
- Perché non lo so, va bene?!

….
Gelo.

Chi?!? MIKE?!? ODDIO, NO!

Settembre 12, 2009 - In: Sono idiota, Vita vissuta - Commenti(6)

Capisci che un giorno è partito bene quando arrivi davanti al Duomo di Milano e, stupita, chiedi il perché di tutta quella folla di malati di mente che stanno ad aspettare chissà che.
“Il funerale di Mike Bongiorno”, mi dicono.
“Il funerale di Mike Bongiorno?!?!?”, dico io.
“Sì! Non lo sapevi?!?! E’ MORTO!”
Oddio, no!”, e scappo terrorizzata come se arrivasse l’apocalisse da un momento all’altro.
Poi giri l’angolo, ti metti a ridere e ringrazi il cielo che ti diverti con così poco.

Ora rido io

Settembre 10, 2009 - In: Ma vaffanculo, Vita vissuta - Commenti(15)

Vorrei fare un grosso HA-HA! a tutti quelli che mi hanno preso per il culo perché non esco mai di casa senza il disinfettante per le mani.
Sì, che scoop, il disinfettante per le mani per me esisteva già prima di questa fobia di contagio, adesso che tutti credono di morire di cretineria - perché di questo si tratta - da un momento all’altro i disinfettanti vanno a ruba.
HA-HA, di cuore, a quel gruppeto di deficienti che ieri in metropolitana mi hanno chiesto dove lo avessi comprato.
HA-HA, perché se prima mi ridevate in faccia adesso mi chiedete di prestarvelo.
HA-HA. Crepate.

ps. Vorrei dire al Comune di Milano - che mi segue sempre (…) - (ciao Comune di Milano!), che nell’ottica del “non creare allarmismi” non mi sembra una mossa geniale mettere disinfettanti in ogni angolo della città, come ho sentito qualche giorno fa. Così, per dire.

Altri Michele e dintorni?

Settembre 8, 2009 - In: Stavo meglio prima, Vita vissuta - Commenti(11)

Prima Michael Jackson, poi Mike Bongiorno.
Che anno di mmmerda.
Vianello non te ne andare.

Eh, i bambini

Settembre 6, 2009 - In: Sono idiota, Vita vissuta - Commenti(8)

Il bello di vivere da soli non è tanto quello di uscire e tornare quando vuoi senza qualcuno il giorno dopo che ti chieda perché, non è ubriacarsi di Vodka o rischiare un’overdose di Coca Cola che bevi anche a colazione perché tanto chi ti vede, non è ritrovarsi a vomitare l’anima la notte perché son due giorni che campi a biscotti, no, non è tutto questo.
Il bello del vivere da soli è potersi comprare la più piccola sciocchezza senza nessuno che ti giudica, e, credetemi, sembra una minchiata campata per aria ma non lo è, ve lo dico dopo aver passato due mesi nel paese natio ed aver nascosto ogni acquisto passabile di giudizio negativo e/o superficiale da parte della Madre Superiora, conseguenza di un acquisto altrettanto furtivo.
E non parlo di acquisto di cocaina purissima o animali esotici illegali o pelle di babbuino somalo saltellante, parlo delle classiche baggianate che ad una persona che si accontenta di poco, come me, riempiono la giornata.
E dopo due mesi in cui la bambina stupida che è in me è stata incatenata a forza, dopo due mesi in cui ho cercato in tutti i modi di trattenere le sue urla e i suoi capricci, come si traduce, questo, non appena mi ritrovo di nuovo da sola in una città come Milano?
Non so, ditemelo voi: dopo essere passata dall’Esselunga sono tornata con pastelli a cera colorati, cerotti di Winnie Pooh, Chupa Chups e una piccola mucca con quelli che sembrano essere arti snodabili.
Ma adesso scusatemi, devo tornare a sorseggiare con gusto la mia cedrata con il bicchiere dell’Era Glaciale 3 trovato nell’Happy Meal.

Un potere divino

Settembre 1, 2009 - In: Vita vissuta - Commenti(18)

E’ proprio vero che non si finisce mai di conoscersi.
Io, per esempio, non avrei mai immaginato di non morire di claustrofobia, caldo, fame, sete, sonno, ustioni di terzo grado, lupus e sarcoidosi mentre stavo in fila per il concerto dei Coldplay, ieri pomeriggio.
Pensavo di essere fisicamente deboluccia, come in molte occasioni il mio organismo non ha aspettato più di un attimo a dimostrarmi, e invece no, stoica, sotto il sole nove ore, con il minimo di input di acqua per non stare altre sette ore in fila per il bagno, con il minimo di cibo per non vomitare l’anima nel momento più inopportuno, immobile come una bestia che si finge morta e all’erta per il minimo sorpasso.
E non si finisce mai di conoscere nemmeno l’umanità, perché il 31 di agosto, sotto il sole delle tre di pomeriggio, accalcati come dei deportati, sudati, senza acqua e con un’insolazione incipiente, non esiste la cavalleria, e se devi darmi una gomitata sul collo, tu, uomo, per passarmi davanti, me la dai senza tanti problemi.
Chissà cosa mi ha spinto, cosa mi ha dato la forza per sopportare tutto questo, quando in quindici minuti (o così mi sono sembrati) è finito tutto. Cosa o chi.

Adesso scusatemi ma mi avvio verso il letto che devo trovare una posizione strategica per dormire e contemporaneamente evitare di prendere fuoco per sfregamento, che sulle spalle e sul collo si potrebbero friggere patatine.

E le Vigorsol sono le peggiori

Agosto 18, 2009 - In: Ma vaffanculo, Vita vissuta - Commenti(12)

E’ proprio inutile che mi guardiate in quel modo quando cerco un foglio per buttare una cingomma.
Non è schizzinosaggine, è la mia cingomma, mica l’ha masticata un cammello, il fatto è che se la butto toccandola - siccome sono io - c’è un alta, altissima probabilità che mi rimanga attaccata alle dita e non riesca a togliermela nemmeno col fuoco.
E non voglio ritrovarmi come quella volta al bar, che per prendere il caffè presi la cingomma tra le dita per buttarla e non mi si staccò più, costringendomi a berlo con una mano nascosta sotto il bancone come se tenessi una pistola o facessi chissà che.
Quindi, passami sto cazzo di foglietto che devo buttare la cingomma, senza sarcasmi che te li puoi inserire dove meglio credi.

Col cuore in mano proprio

Carissimi produttori di creme depilatorie,
se non avessi la pelle eccessivamente delicata sarei già passata alla ceretta da mo’, ma siccome è estate, e le gambe sono scoperte 8 volte su 10, ho bisogno delle vostre creme; questo premessa per farvi capire che l’uso è conseguenza di cause di forza maggiore e non perché vi voglio tanto bene.
Quello che vorrei dire è che io apprezzo l’onestà e la sincerità, prima sui prodotti che sulle persone, che non mi devo depilare le gambe con vostra zia, ma con la vostra crema; dunque, dicevamo, onestà: sinceramente - sinceramente - quando mi ritrovo davanti agli scaffali delle creme depilatorie per me una vale l’altra, la fidelizzazione a qualcosa che mi toglie i peli per quanto mi riguarda non esiste, quindi con questo appello cerco di includervi tutti, che più o meno sono passata da ognuno di voi.
Sono una facile in quanto a creme depilatorie.
Il punto della questione è uno solo: smettetela di scrivere sulle confezioni che quello che sto per usare ha una “profumazione delicata”, perché lo so io, lo sapete voi, e lo sa la maggior parte delle donne, le vostre creme puzzano e premettere il contrario è una palese e sfacciata presa per il culo, e non ho intenzione di farmi prendere per il culo da della gente che studia come togliere i peli.
Potrei accettarlo da un fisico nucleare, non da un pelologo.
E’ un dato di fatto ed è stupido sperare che possano avere un odore diverso dal solito, ma almeno dopo una dichiarazione così esplicita, mi aspetto che questo fantomatico odore siano almeno mitigato da, che ne so, lavanda sbriciolata o effluvi di fogna, mi accontenterei di quelli.
Ora, la pelle è morbida, su questo non si discute, ma faccio fatica ad apprezzarlo quando l’odore di topo marcio intinto in una botte di cipolle crude mi rimane sulle mani e sulle gambe finché non faccio un bagno di trielina e gasolio.
Faccio fatica.
Quindi il messaggio qual è? E’ che se un giorno troverò una scatola di crema depilatoria che riporta la scritta “per funzionare funziona, ma puzza come la morte morta” comprerò il necessario per un anno.

Francia, parte seconda

Visto che questo è il secondo anno di fila che mi ritrovo a passare qualche giorno estivo in Francia, dall’alto della mia sapienza in materia mi arrogo il diritto di saperne qualcosa sui francesi.
Definizione: la Francia è quel posto stupendo abitato da piccoli stronzetti che camminano con vistosi bastoni su per il culo. Metafora: la Francia è come un bellissimo vaso di ceramica pieno di formiche assassine.
Come mi pare di aver detto l’anno scorso, mi prendo la briga di fare di tutta l’erba un fascio di lavanda (oh-làlà-le battutòn) perché altrimenti non c’è divertimento e anche perché le eccezioni sono poche.
E anche per il famoso assunto “faccio come mi pare”.
Per cominciare con “le cose che mi sono sfuggite un anno fa”, i francesi considerano gli automobilisti un branco di cerebrolesi, informandoli durante il loro tragitto che pericolosi incidenti si possono evitare con graziosi cartelli con su scritto “pigia il freno”. Minchia, grazie, lo farò, signor cartellone! (citazione che chi la capisce è il mio bestest friend ever).
I francesi hanno una bassa considerazione anche dei pedoni, poiché quest’ultimi saranno avvisati con cartelloni tipo “non attraversare” ai lati degli autogrill lungo un’autostrada.
Ma va?!
I francesi sono anche dei fottutissimi ladri che si inventano tratti di strada in più in modo che ogni dieci minuti ci sia da pagare minimo due euro, così Madame Sarkozì, con un comodo tragitto di un paio d’ore, potrà comprarsi un nuovo paio di ballerine.
I francesi dimostrano tutta la loro antipatia al volante: va bene che le multe piovono come niente, ma non gli hanno mai detto che a scuola i perfettini che seguono ogni regola vengono menati? Evidentemente no, perché per interi tratti autostradali ti costringono a seguire la loro processione di macchine zombie, tutte alla stessa, lentissima, velocità, stessa distanza, e se per caso tenti di accelerare, tac, ti si piazzano davanti all’improvviso perché non puoi. Tunepépà.
Ma non vi fanno venire in mente i compagni di scuola cagacazzi con la erre moscia?
I francesi non sanno parlare inglese: io il francese lo so, ma non avendolo mai “praticato” mi ritrovo meglio a parlare inglese. Questo i francesi non lo accettano, o parli francese o ti strozzi con una baguette, le opzioni sono limitate. Nei rari casi in cui si sentono pieni di grazia e carità da farci la cortesia di spiccicare due parole due in inglese, ad una semplice richiesta come “voglio la dannatissima password per la connessione wifi gratuita” mi ritrovo a dover decifrare uno spelling mezzo inglese, mezzo francese e mezzo checazzoneso, dove una I in inglese si pronuncia magicamente O, perché in realtà ci troviamo nel comune di Narnia e siamo tutti dei folletti sotto acido.
Sull’affair inglese ho comunque elaborato una teoria: la loro è una conformazione fisica che gli impedisce di parlare qualsiasi altra lingua in un modo quantomeno accettabile. Se i cinesi hanno gli occhi a mandorla, loro, con la caratteristica bocca a culo di gallina, non sapranno mai parlare un inglese decente e ti faranno dubitare dei tuoi 22 anni di esperienza. I francesi hanno quindi la bocca a mandorla, sono fisicamente impediti, la bocca non si aprirà mai al punto da rendenderli comprensibili ad orecchio umano e non solo canino (canino francese, i miei non lo capirebbero, per dire).
L’unica cosa positiva dei francesi sono i bambini, che piccoli e minuscoli li senti parlare e sembrano che siano tutti piccoli geni, per uno strano incantesimo di accenti e suoni. Ma poi scrolli un po’ la testa e ti ricordi che quei prodigi cresceranno cagacazzi megalomani come tutti gli altri.

Ps. Essendo questo post gentilmente offerto dalla connessione wifi gratuita dell’hotel, essendo che va bene il cellulare figo ma a tutto c’è un limite, alcuni tratti di questo post sono stati originariamente pensati in corsivo per enfatizzare il discorso, perché così facciamo noi scrittori (………), ma sono rimasti intonsi causa la mia incapacità nel corsivatizzarli tramite tale mezzo. Quindi immaginateveli a caso, sparsi qua e là, dove li ritenete necessari. Tipo “corsivatizzarli”, ecco, quello leggetevelo in corsivo. Anche “leggetevelo in corsivo”. Mo basta però, che - in barba ai luoghi comuni - sento un concerto jazz in strada e devo andare a farmi beffa del popolo francese.

Varie ed eventuali




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