Confessioni di Una Mente Dubbiosa

Oddio, già siamo ai regali?

Novembre 22, 2008 - In: Vade retro, Vedo cose, Vita vissuta - Commenti(9)

Checchenedica Mike Bongiorno nelle sue telepromozioni, regalare un materasso a Natale non è il regalo perfetto.
Io, per questo Natale, mi accontenterei di trovare finalmente questo.
E chi vuole capire, da buon intenditore, capisca.

Alien

Novembre 14, 2007 - In: Leggo cose, Vade retro, Vedo cose - Commenti(19)

Il problema di Gianfranco Fini non è predicare bene e razzolare male, non è una pratica così fuori dal comune nel contesto della politica; il suo problema non è predicare il valore della famiglia, poi divorziare e fare un figlio fuori dal matrimonio con un’altra. Il problema è che quest’altra, tale Elisabetta Tulliani, è una delle donne più brutte mai viste sulla faccia della terra. Siamo sicuri che sia umana e non un esperimento genetico tra un cavallo e un brutto trans brasiliano? No perché io avrei i miei sani dubbi.

Neanche da morta

Novembre 5, 2007 - In: Ma vaffanculo, Vade retro, Vita vissuta - Commenti(23)

Il fatto è che io non presto mai niente. Se vi presto qualcosa vuol dire che vi voglio davvero bene o che voglio qualcosa in cambio, ma qualcosa di astratto, perché non presto e non voglio che mi venga prestato.
Faccio fatica a prestare una penna se mi si dice “se non mi presti una penna rischio di morire”, figuriamoci se lo faccio di mia spontanea volontà. Sono gelosa delle mie cose, tutte, da un ago ad una borsa (fuori discussione che io presti una borsa), ma la cosa brutta è che io non riesco a dire di no. A volte dico sì e mi mangio i gomiti finché non ho di nuovo tra le mie mani il mio tesoro, oppure invento scuse che non stanno né in cielo né in terra, perché se dico una stronzata mi appare una scritta al neon sulla fronte: “stronzata”.
Faccio fatica a prestare la piastra dei capelli a mia madre, figuratevi ad un’altra persona.
Ora, facciamo che vi do un paio di esempi su quanto io mi stia mangiando i gomiti in questo momento: ho il sospetto che la coinquilina usi il mio bagnoschiuma. Per me dovrebbe essere reato, soprattutto se dopo usi anche il mio balsamo. Crepa.
La mia coinquilina usa i miei pettini. Per me è una cosa inconcepibile usare il pettine di un’altra persona, non lo faccio neanche con i pettini di mia madre, che tolgo i capelli schifata, e questa mi usa pettine, spazzola, e spazzola per la piega? Resuscita e crepa di nuovo.
Le ho prestato dei miei calzini, contro la mia volontà e con un ghigno cattivo in faccia: me li ha ridati neri, perché la signorina cammina per casa senza ciabatte. “Te li ricompro, stai calma”. Fotte niente dei tuoi soldi, è una questione di principio, stronza. Resuscita di nuovo e crepa un’altra volta.
Lei non pulisce mai la sua stanza (ma anche il resto della casa, che tanto c’è la sguattera), ormai lo sapete; giovedi, che era festa, mi sono concessa un pisolino pomeridiano, visto che quasi tutti i pomeriggi li passo sul libro di economia, e le mie spalle distrutte ne sanno qualcosa.
Mi sveglio e vedo la camera della suddetta stranamente in ordine (per quanto è possibile, visto che possiede una quantità enorme di ammenicoli, vestiti e scarpe): soffro un po’ meno del solito, ma tutto torna alla normalità, anzi, forse peggio, quando vedo che ha usato una cosa mia. E non una cosa a caso, ha usato il mio panno speciale, quello che uso per asciugare piatti, bicchieri e affini; un panno che non lascia pelucchi, che pulisce in un attimo e di cui mi sono innamorata all’istante quando l’ho visto in mano a mia madre.
Se lo tengo in cucina, vicino ai piatti lavati, un motivo ci sarà, disgraziata? Se mi vedi sempre asciugare con quello, che vuol dire, che non ho voglia di asciugarli a fiato? No, vuol dire che quello non si usa per pulire i tuoi mobili o, peggio ancora, per pulire per terra.
Quindi, immaginate la sottoscritta appena sveglia, rincoglionita come poche volte in vita sua, assonnata e dondolante, che una volta entrata in bagno vede sulla vasca (SULLA VASCA!) il povero panno Vileda (posso fare pubblicità no?) pieno di polvere, quella polvere che ha nome e cognome e che vive in camera sua, a stazionare negli angoli giorni e giorni.
Polvere, grumi di sporco non ben identificato, schifezze appiccicate, macchie nere.
Un infarto. Mi sono trattenuta, non si sa per quale motivo, dal tirarle a morte i capelli, farla inginocchiare davanti a me e sillabarle davanti al muso “ora esci e me lo ricompri”; calma e sangue freddo, buon viso a cattivo gioco. Mettilo in lavatrice insieme ai suoi panni sporchi. I suoi vestiti, le sue mutande, le sue calze, tutto quello che apparteneva a lei è uscito magicamente impolverato dalla lavatrice. Il povero panno è rimasto macchiato.
Sabato mi sveglia e mi fa “mi presti la borsa nera?”. Cosa? La mia preziosa borsa nera che uso sempre e che tengo come se fosse tempestata di diamanti? Cazzo, sei veramente divertente, non te la do neanche se mi preghi in ginocchio. “No guarda, devo andare in un’università”. Di sabato? Sì, e lei non fa una piega, visto che non sa neanche com’è fatto un libro.
Ora se n’è uscita con: mi presti la felpa bianca e i pantaloncini neri? Ha-ha, di nuovo? Dammi tregua, non sopporto tutte queste risate tutte insieme. Lì per lì ho inventato che non li trovavo, adesso mi serve una scusa, e voi dovete aiutarmi. Per ora mi è venuto in mente solo “li ho bruciati, piuttosto che darli a te mi darei fuoco con quella felpa e quei pantaloni addosso”. Ma mi pare poco diplomatico.

Me la pagheranno

Settembre 17, 2007 - In: Tv, Vade retro, Vita vissuta - Commenti(18)

La mia coinquilina sabato mi ha trascinato ad un matrimonio con l’inganno. “Dai, è un’amica di mia madre, andiamo solo a vederla, mica entriamo“, sono state le ultime parole famose. Appena arrivata la sposa un brusio generale che aveva come succo “oooh quant’è bella, pare una bambolina“, io invece mi sono trattenuta dal dire che era la sposa più brutta che avessi mai visto, con un naso che era l’astuccio dell’astuccio dell’astuccio di tutti i nasi del mondo messi insieme; se bambola deve essere, a sto punto la bambola assassina, non di più. Mi hanno trascinato dentro con la forza, e stranamente non sono bruciata viva appena varcata la soglia. Il prete non sapeva quando farci sedere e quando alzarci in piedi, il matrimonio è cominciato nel migliore dei modi, con una delle testimoni (da me soprannominata ”chi è quella culona?”) che non si è presentata in tempo, io continuavo a starnutire, evidentemente sono allergica al clero, e ad un certo punto mi si è pure staccata una spallina del reggiseno. Credo di aver bestemmiato, mi sembrava il luogo più adatto (blasfemia allo stato puro oggi, sarà il 19 che ho appena preso ad un esame); il culmine comunque c’è stato quando la mia coinquilina mi ha sussurrato all’orecchio “lei è ancora vergine, a 33 anni” e io ho risposto “e come cazzo ha fatto?”, ma non sottovoce. Le mie soavi figure di merda.
Vedere quel matrimonio, pacchiano come pochi, con gente che applaudiva e la madre della mia coinquilina che ha fatto un cuore di riso davanti alla chiesa con le iniziali dei due disgraziati, mi ha fatto capire che non mi sposerò mai. E se succederà, sarà tipo “vuoi tu, cosa, prendere coso come sposo e blabla?” “Mah, prendiamolo” “Vuoi tu coso, prendere cosa come tua sposa?” “Ha-ha. Ha fatto la rima. Vabbè va, facciamolo” ”Andate in pace” “Pure tu” “Tante care cose” “Arrivederci” “Senza rancore”.

Comunque, così per dire, lo sapevate che se prendete un gelato all’Ikea dovete farvelo da soli? Quando ho ordinato ho pensato “stai a vedere che ci danno due bulloni, un po’ di latte e di zucchero e dobbiamo farcelo da soli”, quando la cassiera mi ha dato in mano i coni ho sperato che ci fosse una telecamera nascosta per una candid camera. E quei coni erano fatti di cartapesta, non ci sono altre spiegazioni.

Ps. proprio ora che torna il mio amato palinsesto invernale, non ho un attimo di tempo per guardare la mia amata tivvù. Ditemi una cosa, Miss Italia c’è già stato e io me lo sono clamorosamente perso, o sono ancora in tempo?

Fenomenologia dell’innamorato al telefono

Settembre 13, 2007 - In: Vade retro, Vita vissuta - Commenti(25)

Ai tempi, quasi dieci anni fa, ne ero un forte esponente. Parlo di quel gruppo di persone, tranquillamente classificabile sotto la voce razza, che al telefono con il ragazzo o la ragazza di turno diventano dei rincoglioniti che neanche l’alzheimer e il parkinson messi insieme.
Ne esistono vari tipi, ognuno ha la sua reazione; la mia era quella, quando possibile, di mettermi a letto. Cioè, quando xxxx mi telefonava io partivo e mi sdraiavo; non pensate chissà che, zozzoni pervertiti che non siete altro, stavo soltanto a letto, è che nel frattempo abbracciavo il cuscino.

Ma-che-schifo. Ma che immagine raccapricciante, adesso che ci penso. Bleah.
Oggi rispondo al telefono con “oh“. Massimo della dolcezza: “ohi”. Questo perché di fare pucci pucci al telefono non ne ho più voglia, non ho più 14 anni. Non lo faccio neanche agli inizi, se devo dire roba compromettente piuttosto scrivo un sms, che nessuno legge e nessuno sente, ed evito di fare quelle figure di merda per cercare di non farmi sentire, scomparire o chiudermi in camera, che, voi non lo sapete, ma io odio stare al telefono davanti altra gente, che sia mia madre o mio marito, poco cambia.
Qualche giorno fa, sul treno, mi sono ritrovata davanti una che dopo dieci minuti mi aveva già triturato ovaie, milza, fegato e pancreas: per quasi tre ore è andata avanti al telefono con il suo ragazzo - o la sua ragazza, non l’ho capito - tenendo il microfono dell’auricolare incollato alla bocca e sbaciucchiandolo ogni tre parole. Più andava avanti più si rannicchiava sul suo sedile, appiccicandosi al finestrino raggiungendo un’arrangiata posizione fetale. Uno spettacolo pietoso.
Ho avuto a che fare anche con quelli senza ritegno, che cercano di avere un rapporto sessuale al telefono davanti a tutti, che fai, come sei vestita, che mutande porti, e che mi faresti, e io due calci nei denti non te le risparmierei, e cose così. Oppure quelli che non si vergognano di chiamare l’altro patatina o passerotto, cucciolina o ranocchietto, mi manchi tanto e tu di più e non puoi dire più niente perché io sempre uno più di te, specchio riflesso.
E guardate che vi vedo, so che state annuendo pensando “che cretini”, ma non fate gli snob o i superiori, che tutti abbiamo fatto parte di questa razza, una volta nella vita. L’importante è uscirne.

Saluti pucciosi (non so cosa voglia dire, non chiedetemelo, cercavo solo di essere in tema).

Fa male e lo sai, ma continui a farlo

Agosto 25, 2007 - In: Pubblicità, Vade retro, Vita vissuta - Commenti(44)

Un attacco di arte:

No eh? Lo sapevo. Ditemi chi è quel pazzo che riesce a tenere in bocca per 30 secondi quel liquido malefico (questa frase può suonare ambigua, me ne rendo conto, ma non siate maliziosi, suvvia, siamo adulti). La pubblicità del tizio che si lava i denti in barca e gli scoppiano le gote è veritiera, ma io dopo trenta secondi non ho la faccia da ebete sorridente e rincoglionita, ho gli occhi rossi, le lacrime, nella bocca ci sono tante piccole esplosioni nucleari e sottovoce partono le bestemmie.

Irresistibile.

Sono aperte le scommesse

Giugno 8, 2007 - In: Gossip, Vade retro - Commenti(23)

Avete presente Salma Hayek? Quell’attrice che ha fatto…e poi ha fatto anche…e mi ricordo quel film dove…Salma Hayek, appunto. Lei. Quella che la guardi e dici “aaaah, Salma Hayek. Tipica bellezza svedese“.
Insomma, è incinta.
E,
a guardarla, direi che se ne sono accorti un po’ tutti; so cosa state pensando: porco il mondo che c’ho sotto i piedi, quant’è grossa? Ma non fate gli insensibili, zozzoni, pensate a quanto deve essere difficile portare in grembo…quella cosa.
E a proposito, ho un paio di previsioni su “cosa” sarà:

Fate un po’ voi.

Muuuuuu…

Maggio 17, 2007 - In: Che schifo, Tv, Vade retro - Commenti(9)

Ora che è finito posso dirlo: Un due tre Stalla è uno dei programmi più brutti mai passati in televisione.
No, correggo, di programmi brutti ce ne sono tanti, 123 Porcilaia è l’apoteosi del cattivo gusto; cattivo gusto, non trash, perché su quello ti viene voglia di ridere, su questo scempio ti vien voglia di piangere (o al massimo prendere a calci nel culo Taricone e chiedergli, perché, proprio ora che aveva acquistato un minimo - un minimo - di credibilità, si va a sputtanare facendo…quello che fa, non ho ben capito il suo ruolo là dentro).
Siccome a Mediaset non erano completamente soddisfatti del flop gigantesco di Reality Circus, che non ha fatto abbastanza schifo, hanno voluto perseverare, recidivi come pochi, cocciuti e testardi, mettendo in mano a quella disadattata fetente della D’Urso un altro esperimento televisivo mal riuscito, un misto tra la Fattoria e La Pupa e il Secchione, delle vallette che devono essere “ammaestrate” da un branco di contadini: dal primo programma hanno preso dei maiali ignoranti e dal secondo delle maiale ignoranti.
Stessa cosa, cromosomi diversi.
Che poi io avrei usato volentieri la D’Urso come merce di scambio durante l’affare Mediaset-Endemol “tenetevela, non sappiamo di che farcene. Ha anche una serie di parrucche intercambiabili, un pony e un camper tutto suo. Ken non c’è, l’ha mollata per una più giovane e meno cagacazzo”.
E chiamalo scemo.
Un programma ripugnante già solo a partire dalle pubblicità che ne anticipavano l’arrivo come se fosse Garibaldi, con quella zozza che giocava a un due tre stella con la mucca Guendalina se non sbaglio. O Pasqualina. O forse era una capra. Tra capre, del resto, sapevano il fatto loro.
Comunque sia, questo cavallo di Troia è entrato facendo finta di essere una nuova frizzantissima idea made in Arcore, ha infestato la televisione italiana, già malconcia di suo, e dopo un sola puntata ha rivelato la sua vera essenza: una cagata mostruosa; cagata in tutti i sensi, perché a noi tutti interessano quei primi piani di quello che diventerà concime per i campi, no? Bisogna ammettere però che gli animali di quella fattoria hanno un’attività peristaltica regolare e questo è un dato di fatto.
Un flop già dal primo minuto, bastava vedere che razza di
animale morto si era messa in testa la D’Urso; e per risollevare le sorti del programma hanno fatto di tutto: immaginate il Dottor House, i chirurghi di Nip/Tuck e quelli di Grey’s Anatomy, accanirsi sul corpo in fin di vita di Unduetreblabla, intubazioni, massaggi cardiaci, iniezioni e botte in testa, tutto per avere un minimo di battito cardiaco, quel “bip” di tre milioni di spettatori che potevano salvare la mammalucca dal licenziamento.
Non ho mai visto una puntata, e quindi non venitemi a fare i soliti discorsi “ma ogni tanto studi? ma esci? ma vivi? ma qui? ma là?” perché se continuate vi ghettizzo come spam (paura eh?), ma basta un po’ di zapping per farsi un’idea: quelle sono delle passeggiatrici tolte alla strada, gli altri delle braccia tolte alla terra, letteralmente.
Il tutto condito dal no sense televisivo: si accorgono che non fanno ascolti, fanno in modo che le vallette si ribellino al sistema facendogli creare un fronte di battaglia tutto loro, ma capite bene che
una con questo cappello al massimo può fare il verso del piccione; alcune non si prestano, ma ignoro il perché, quindi rimangono con i contadini, che però sono di un maschilismo estenuante e le trattano come meritano: come galline.
Li fanno scontrare tra di loro come neanche la De Filippi saprebbe, secondo giochi e meccanismi incomprensibili anche per la mente malata che li crea, e fanno partecipare anche delle guest star niente male: direttamente dalla Garbatella, Filippo del Grande Fratello e direttamente dall’utero di Melita, nientepopodimenoche Luca Dorigo. Minchia.
Ad un certo punto ho visto una gallina in più, poi mi sono accorta che era un essero umano, ma non ho ben capito da dove sia spuntata, probabilmente è un tubero che ha preso sembianze umane ma:
chi cazzu è Imma?
E non rispondetemi un’esponente del movimento “siamo racchie oltre agli occhi storti c’è di più” perché è comprensibile a tutti, non vale; questa viene dal suo mondo fatato fatto di folletti e animali parlanti, ha lo straordinario potere di guardare te con un occhio e contemporaneamente con l’altro fare bird watching, non ha filtro tra bocca e cervello fondamentalmente perché il cervello non ce l’ha, c’ha quelle palle trasparenti con la sorpresa dentro.
Se le metti in bocca una moneta da 50centesimi e le giri il naso, te ne sputa una.

Ognuno ha le vecchine che si merita

Aprile 27, 2007 - In: Vade retro, Vedo cose - Commenti(14)

Le vecchine milanesi sono diverse da quelle del resto del mondo.
Il loro tono è un crescendo, partono sottovoce, si capiscono solo tra di loro, poi piano piano prendono la rincorsa e finiscono ad urlarsi nelle orecchie; ovviamente, parlano dialetto, che un po’ si capisce e un po’ no, ma non solo per me, credo che siano incomprensibili, a tratti, anche a loro stesse.

Si siedono sulle panchine, con la borsa sulle ginocchia e le mani intrecciate, e comincia la gara di malattie: io ho questo e te no, sì ma io prendo queste medicine per quello e te no, e ho vinto io sempre uno più di te e non puoi dire più niente, specchio riflesso.

Per enfatizzare il dolore, accompagnano l’elenco delle disgrazie con movimenti ampi delle braccia, e se parlano del femore, si accarezzano il femore, se parlano del cuore, si picchiettano lo sterno, se parlano di mal di testa, si toccano la fronte.
Niente è lasciato al caso.

Le chiacchere sul tempo si sprecano, soprattutto qui a Milano, e la proteste per gli autobus in ritardo abbondano.
Il problema è uno solo: che quando si mettono a fare comizi cercano consensi; quindi quando parlano tra di loro, annuendo e dicendo la classica frase “eeeeeeeeeeeeeeeeeh, sì“, ti guardano come per dirti “dì la tua, forza, ho bisogno di sapere che anche tu la pensi come me”.

E allora piano piano, sei costretta ad allontanarti, facendo finta di niente e fischiettando, ma loro ti seguono, non te ne accorgi, ma te le ritrovi alle spalle sempre e comunque, che parlano e civettano del figlio “della Marisa, che ha studiato medicina, si è sposato e ora abita laggiù, dietro la posta”.

Stica.

Non c’è niente al mondo di più urticante e fastidioso delle vecchine milanesi.
Ah sì, vecchine milanesi interiste.

Così impari

Aprile 15, 2007 - In: Vade retro, Vita vissuta - Commenti(10)

- Parente  (odiata da tutta la famiglia, classica impicciona, invidiosa e pettegola, e, ci terrei a sottolineare, acquisita): e te che aspetti a trovare marito?!?!
- Monica: e te un ballino di cazzi tuoi non te li fai mai?!

buahahahahahahahahaha.

“Sono vittima di me stesso”

Marzo 21, 2007 - In: Leggo cose, Vade retro - Commenti(13)

Che opinioni può avere un’impicciona di natura, verso gli ultimi scandali di vallettopoli (secondo me chi ha inventato Paperopoli dovrebbe far causa a qualcuno), foto non pubblicabili, violazione della privacy, Mora che ancora non è stato preso a manganellate (posso offrirmi io?), etc?

Non facciamo gli ipocriti con discorsi sulla tutela della vita privata, che possono avere una logica solo come condizione generale; una volta che viene detto che ci sono delle foto compromettenti su qualcuno, io pretendo di vederle.

 

Sto parlando con me, che sto parlando con te

La notizia non è freschissima, commento tardi ma prima o poi lo faccio.

Filippo Bisciglia, quello dello scorso Grande Fratello, si dà alla musica; poteva darsi alla prostituzione, al riciclaggio di denaro, allo sfruttamento di minori, alla truffa organizzata, alla rapina a mano armata, sarebbe stato molto più interessante e costruttivo.

Invece no, ha deciso di darsi allo sfondamento di timpani.

Grazie Filippo.

Il video in questione è a dir poco imbarazzante e osceno, un misto tra Meneguzzi, gli Zero Assoluto e “er patata”, e inoltre l’incipit mi ricorda vagamente Ordinary World, dei Duran Duran.
L’essere immondo sta seduto malinconico sul divano, guarda intensamente una foto, espressivo come quel rubinetto che si vede nei primi secondi; frasi del tipo “parte quella voglia di toccarti, di sentire le tue mani, i tuoi respiri su di me” fanno venire il diabete e contemporaneamente la nausea, oltre ad essere di un’originalità devastante e il tutto accompagnato da una capacita recitativa degna di un cocomero (guardate come si dispera spiaccicandosi il foglio sulla fronte, fa venire i brividi).

Anche il ritornello mi ricorda pericolosamente un’altra canzone, ma purtroppo non riesco ad identificarla; il video continua con lui sul tetto di una ridente cittadina soleggiata, con un’improbabile band alle sue spalle, probabilmente il portinaio, il postino e l’imbianchino del terzo piano.
E in più, credendo di non essere abbastanza ridicoli, il Filippo fa palese pubblicità occulta, prendendo dal maestro Costantino in Troppo Belli, di una marca di abbigliamento per gente ruzza e di cattivo gusto come lui, Jonk46.

Ma manco se mi dessero tre milioni di euro a maglietta, la dignità non ha prezzo.
Per tutto il resto, c’è Filippo.

Per la cronaca (nera), credo che la canzone si riferisca alla sua tormentata e pubblica storia d’amore con Flora, la ragazza che ha cornificato con Simona, il famoso travone del Gf 6; la signorina comunque si è consolata con un trono da Maria De Filippi (alla suddetta è dedicato addirittura un blog “Flora, la nostra stella forever”).

Il video comunque va avanti nella sua inutilità mista a tristezza e squallidume andante; so cosa state pensando: arriverà il colpo di scena? Si butterà giù dal tetto, precipitando rovinosamente e spiaccicandosi al suolo, per mostrare ancora meglio la scritta dietro la maglietta?

No.

Il nemico è dietro l’angolo, di corso Buenos Aires

Febbraio 7, 2007 - In: Tv, Vade retro - Commenti(25)

Avete presente il programma di Mtv, Loveline?
Quello condotto da Camila Rauhsuhuhdiasiud (mica è colpa mia se c’ha un cognome così), dove si parla di amore, sesso, punto g e html, uteri, prostate, fellatio e cunnilingus, preservativi e anelli vibranti; io non l’ho mai patito, perché sentir parlare in modo scientifico di sta roba equivale ad una doccia gelata, ma ogni tanto faccio zapping e ci capito, perché sono di bocca buona (evitiamo i doppi sensi) e alla fine guardo tutto.

Tra un “qual è la posizione da usare per far godere di più la donna?” e “ho fatto sesso occasionale, ho toccato il preservativo poi mi sono toccato il pene, c’è rischio di malattie?” (se un tizio starnutisce a Tokio c’è rischio che prenda la broncopolmonite?), c’è una gioiosa e divertente rubrica curata da Filippo Nardi; sì, quel Filippo che al Grande Fratello II (che scritto così sembra il nome del futuro Papa) urlava in confessionale sbattendo un bastone pretendendo le agognate sigarette: dove cazzo erano le sue “siguarette”, a proposito?

Insomma, questo essere molto pacato, va in giro per Milano a far leggere libri erotici e a far domande piuttosto imbarazzanti; il fatto che vaghi in cerca di prede non mi preoccupa, la città è grande, quello che mi inquieta è il fatto che si aggiri pericolosamente in una delle mie zone preferite, proprio all’uscita della metropolitana, quando non hai via di scampo e st’omone ti si piazza davanti, con la fidata telecamera e il microfono in mano, e nella tua testa parte la musica di Profondo Rosso.

Ho paura, perché con la fortuna che ho mi vede e decide che debba essere la prossima vittima, temibile come quelli con la cartelletta, piazzati agli incroci, che si impicciano su cosa leggi o cosa ti piace fare nel tempo libero.
Ho paura più che altro che mi faccia la temibile domanda “ti masturbi? e se si come?”, ma mi ritengo fortuna di essere donna, l’ultima volta, per far capire meglio la tecnica, si è portato dietro pure la zucchina, porgendola al malcapitato e dicendo “facci vedere come fai”.

La paura successiva è che, ad un mio rifiuto (ma fatti un chilo e mezzo di cazzi tuoi), lui mi rincorra con il bastone del Grande Fratello e cominci a picchiarmi urlando “rispondi, stronza, dimmi se ti masturbi e come”.
Vivo nel terrore ogni volta che esco di casa.

Il secondo personaggio “speriamo di non incontrarci mai nella vita” è la iena Gip, quella che si aggira sempre nello stesso posto, mettendo i passanti nelle situazioni più strane ed imbarazzanti possibili, munito di telecamera nascosta e faccia di culo; la fortuna è che in quel caso lo bloccherei sul nascere con “ti conosco, bastardo, stammi lontano o distraggo con uno sputo in un occhio e poi ti do una ginocchiata nelle palle! Se dopo il colpo hai problemi, 100 metri più in là ce sta Filippo, che di testicoli ne sa qualcosa, magari risolve il tuo problema. Attento alla zucchina, comunque”.

Varie ed eventuali




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