Confessioni di Una Mente Dubbiosa

Un brusco risveglio

Quando ti rendi conto di certe cose che da fuori sembrano ovvie ma che tu ancora non hai realizzato, è sempre un brutto colpo.
Vai sul forum della tua università, dove la gente si diverte a mettersi paura a vicenda (”per quell’esame mi minacciava con una molotov chiedendomi quanta punteggiatura ci fosse a pagina 33 di un libro di un altro esame, di un’altra facoltà, di un’altra università, di un’altra città”), e vedi che qualcosa è cambiato.
La maggior parte della gente scrive con le K*.
Scrive con abbreviazioni.
Scrive e mette faccine che vanno oltre le classiche.
Usa termini che non ti suonano familiari.
Ma, che c’è stato, hanno aperto le gabbie, un’invasione di ragazzini?
Solo dopo ti rendi conto che loro hanno 18-19 anni, l’età giusta, sei tu che sei ““sopra la media”.

*che poi, ora, a parte tutto, ci può stare che uno scriva con la k per abbreviare negli sms (sono io la strana, che uso lo spazio dopo il punto e le virgole e le maiuscole), una mia amica scriveva tutto attaccato e penso che sia uno dei motivi per cui la mia miopia stia lentamente avanzando in cecità, ma non capisco cosa possa servire al pc…dopo un tot di caratteri la tastiera si blocca?

IL G.L.M

IL giovane lavoratore milanese. Non UN giovane lavoratore milanese.
Perché è proprio una categoria a parte, ti identifica, ti etichetta, come essere uomo o donna, di sinistra o di destra, milanista o interista. Per dire.
Il giovane lavoratore milanese si muove in branco, con il cappotto nero anche quando fanno 40°; si accoppia con giovani lavoratrici milanesi, anche loro con la gonna d’ordinanza, le scarpe in serie e la pettinatura studiatissima, col ciuffo sugli occhi, perché fa figo.
I giovani lavoratori milanesi sono odiati un po’ da tutti, ma perché lavorano in un’azienda fashion, si vestono trendy, guadagnano una vaccata di soldi a soli 25 anni e tutte le sere vanno a fare l’aperitivo figo nel posto figo.
Magari hanno pure un blog fashion, dove raccontano dei loro viaggi in posti fighi e i loro acquisiti su internet. Acquisti fighi.
Il giovane lavoratore milanese ha un terzo braccio: la borsa del pc.
Rigorosamente nera, sobria, in linea con il suo abbigliamento da becchino, si porta in giro il suo inseparabile amico computer dove ha sicuramente foto pornografiche, ma, come si dice, molto fashion.
La giovane lavoratrice milanese ha un terzo occhio: la borsa firmata.
Prada, Gucci, Cavalli, quello che è, basta che la marca sia visibile a tutti, catarifrangente, perché tutti devono sapere che il tuo stipendio è sopra la media.
I giovani lavoratori milanesi si abbassano ad usare la metro, ma non si siedono mai. Stanno appesi al palo, tutti in cerchio, bisbigliano e ogni tanto lanciano una risata, ma molto elegante.
I giovani lavoratori milanesi hanno la casa quasi in centro, magari comprata con i soldi derivanti dalla fabbrichètta di papà; quelli più umili sono andati all’Ikea, magari borbottando che tanto tra due anni, quando avranno guadagnato una vaccata di soldi decente, rifaranno tutto l’arredamento firmato Armani.
Quelli più sboroni hanno già l’arredamento figo, moderno, per niente vissuto, con i due bicchieri di vino rosso sulla cucina che non usano mai, stile film americano.
Se vivi a Milano, sei laureato e finisci a fare uno stage in un’azienda molto cool, finirai con l’essere un giovane lavoratore milanese, e sei in trappola.
La mia università mi ha scritto che una nota azienda di moda sta reclutando per uno stage.
Uno stage molto figo.
Sono stata tentata, ma no, mi rifiuto.
Anche perché il ciuffo sugli occhi proprio no.
Anzi, finito tutto l’ambaradan, cambio città.
Come sono i giovani lavoratori romani?

Pù Purrì #11

Due pesi, due misure

E’ incredibile come il comportamento di una madre verso di te cambi a seconda di un voto ad un esame. Un banalissimo voto, che per me, che sia alto o basso, conta il giusto.
Se ieri avessi preso 18, per esempio, e subito dopo le avessi detto “sono stanca”, la risposta sarebbe stata “ma stanca di che, hai preso 18, evidentemente non hai studiato come si deve…e poi dormi sempre (non vero, è vero che ho sempre sonno, ma non dormo, ecco), che vuoi esse stanca”. E se le avessi accennato, per caso, agli acquisti sfrenati degli ultimi giorni, mi avrebbe tagliato i viveri e anche la testa.
Ma ieri non ho preso 18, ieri ho preso 30 (per la cronaca) e dopo il mio “sono stanca” ha risposto “hai ragione, riposati, dormi un po’ e starai meglio” (violini di sottofondo). Non contenta, mi fa “ma non sei uscita un po’ in questi giorni? Ci sono i saldi, comprati qualcosa di carino, ti piacciono le borse, prendine una” (pfff, pivella, già fatto).
Che ipocrita mia madre.

Pù Purrì #7

Una questione di principio

Non c’è niente di più irritante di un’assistente di economia incapace di sostenere una lezione.
Anzi no, c’è: un’assistente di economia incapace di sostenere una lezione che cerca di fare la simpatica: “vedo che siete tornati tutti, nonostante la lezione di ieri“.
Dici? E allora vedi male.
Com’è che quando c’è quel grand uomo del professore nessuno si azzarda a far volare una mosca e tutti pendono dalle sue labbra, e ora che ci sei te c’è gente che ha tirato fuori gomitoli per fare sciarpe e la Settimana Enigmistica (non io eh)(…)?
Com’è che col professore, se arrivi anche un quarto d’ora prima dell’inizio della lezione, non trovi posto neanche a promettere prestazioni sessuali, e, oggi, sapendo che saresti tornata, la minaccia delle minacce, almeno la metà è rimasta a casa e in questo momento sta russando alle tue spalle?
Potrei dire che “c’erano molti posti vuoti”, ma non c’è soddisfazione e non rende l’idea. Diciamo che Inter, Milan e Juve avrebbero potuto trovare posto, riserve e primavera compresi.
Com’è che quando c’è il professore nessuno si alza prima che abbia finito di dire l’ultima parola, e con te, mezz’ora prima della fine, almeno venti persone se ne erano già andate mandandoti contemporaneamente a cagare?

La cosa che non si capisce però, è come mai io sia tornata pur sapendo della sua presenza. Sopratutto dopo aver risposto a voce alta alla sua domanda “è tutto chiaro?” con mi rifiuto di ascoltare una che chiama l’asterisco “star“.

Oggi mordo

Se quel tizio a lezione mi tocca di nuovo io vi giuro che gli mollo un ceffone che gli faccio cadere tutti i denti. Non ti conosco, ti vedo solo a lezione due volte a settimana, ricordo il tuo nome solo perché è lo stesso di mio fratello, non perché me ne fotta qualcosa di te, mi chiedi ogni volta il mio nome, quindi, quelle mani viscide e schifose ficcatele nella cavità che preferisci, basta che stiano lontane da me, non invadere il mio spazio privato, è mio, solo poche persone possono invaderlo, tu no.
Non importa chiedermi come sto toccandomi la gamba, non importa starmi a tre centimetri dal naso quando mi parli, non importa tentare di farmi un massaggio alle spalle; non importa, tra le altre cose, perché sei un cesso disumano, fai schifo ai polli, e se questo è un ridicolo tentativo di abbordaggio, tempo sprecato, piuttosto divento lesbica o suora.
Brutto cretino deficiente che non sei altro.
E da quando avere le cuffie nelle orecchie significa “parlami”? Perché tutta Milano mi sta parlando oggi? Che vogliono da me? E per chi cazzo mi ha preso la mia coinquilina che mi manda a destra e a manca, fammi questo, prendimi questo, porta questo. Ma vaffanculo.

Cristo se sono nervosa oggi.

Duro a morire

Qualche giorno fa stavo parlando con una mia amica dell’esame di economia superato per chissà quale volontà divina:

- come mai ci sei riuscita alla terza volta?
- un po’ perché sono ignorante, un po’ perché quel coglione di professore (che chiamerò amichevolmente Barbaminchia) ha un metodo di correzione assurdo, una furetto cieco potrebbe far meglio. Per fortuna me lo son tolto dalle palle.

Ieri, parlando con un ragazzo prima della lezione di economia politica:

- quest’anno poi non c’è il vecchio professore, c’è quello di economia dei media.
- (…) oddio, chi?
- Barbaminchia.
- (…) che bello.


Risata isterica.

Cani e porci

Settembre 25, 2007 - In: Tv, Università questa sconosciuta - Commenti(18)

Facciamo così: Miss Italia è un concorso fuffa, truccato dall’ultimo al primo minuto.
O è così, o gli italiani, oltre ad essere deficienti in automatico per sprecare soldi nel votare Miss Italia, hanno anche dei discutibili gusti in fatto di donne.
Non che la nuova Miss sia brutta eh, difficile superare la bruttezza dell’anno scorso e della Chiabotto (ovviamente, che ve lo dico a fare, bruttezza in quel contesto, è ovvio che cesse non sono), ma, insomma, la Miss Italia deve essere particolare, una bellezza fuori dal comune, magari non scontata, ma questa pare la
prima deficiente che passa in costume alla quale hanno detto “toh, pigliati sta corona, tra un anno ridaccela”.
Ve lo dico col cuore, una mia decennale amica, la classica amica alla quale vuoi bene ma non puoi perdonarle il fatto che quando siete insieme ti senti uno schifo di donna non degna di essere chiamata tale, la batterebbe con la sola imposizione dello sguardo; poi, certo, appena apre bocca il livello di intelligenza è più o meno simile (nonostante la mia amica sia laureata)(stronza), ma insomma, stiamo parlando di tette e culi non di fisica quantistica.
Niente che spicca, niente che ti fa dire “ecco quella che non sarò mai io, e quindi meritevole di un titolo fuffa del genere”; che poi non so se avete visto chi è la seconda: è praticamente il
secondo trans del programma, una certa Passante, che la Goggi mi ha fracassato le palle per secoli con “passante, ha-ha, che passa il turno“. Ha-ha, non fai ridere, ma neanche per sbaglio.
Purtroppo non ho visto la premiazione in diretta (quale perdita), mi sono addormentata con il libro sulla faccia. A proposito, mi sapete dire di che me ne faccio di un 28 all’orale quando mi fa media con un 18 e diventa un fottuto 23? Amen, uno in meno.

E miracolo fu

(sottotitolo: evviva la politica del “quel che arriva prendo“)

Voi non capite quanto quel 18 ad economia dei media significhi per me.
E poco importa se il mio voto era sopra ad un “gravemente insufficiente” e per un attimo ho avuto un infarto di quelli che si ricordano tutta la vita, fa niente, io ho superato un esame di economia, è come se la Vento riuscisse a formulare una frase di senso compiuto, un evento irripetibile, senza precedenti.
Certo, ha-ha, quanto sarebbe divertente se, ha-ha, improvvisamente facessi scena muta all’orale che mi serve per avere il voto, ha-ha, finale?

Ha-ha.

Il mattino ha il vaffanculo in bocca

Stamattina, quando la sveglia mi è suonata alle cinque (ripeto: 5), è stato uno di quei momenti dove mi sono pentita amaramente di non essere andata a lavorare in miniera e di aver scelto di prolungare questo martirio sui libri per altri tre (se, certo) anni.
Voglio dire, avete presente com’è svegliarsi alle cinque, con il collo incriccato, il mal di gola e il naso chiuso perché la tua coinquilina, per qualche motivo, lascia tutte le finestre e le porte aperte la notte (no, lo so il motivo, è che Satana deve stare fuori ogni tanto, poverina) e il gatto che ti aspetta fuori dalla porta del bagno, come per dire “hai finito?”?.
Ecco, stamattina, quando mi sono svegliata, ho ripetuto a me stessa almeno mille volte “perché, perché ti ritrovi sempre due giorni prima dell’esame a dover fare le rincorse per arrivare ad una preparazione decente?”, preparazione decente che non si sa ancora se mi è servita per passare il fatidico e bestiale esame di economia dei media, che è già la terza volta che dico “mah, sono fiduciosa” e per due volte mi sono ritrovata a maledire il giorno in cui mi sono detta, massì, facciamola questa università.
Il professore mi ha guardato e ha sghignazzato “vedo molti volti familiari”. Cazzo ridi.
Ma in fondo, sempre meglio lui della famosa assistente dal cognome temibile, la Bagnasco, che se avessi potuto le avrei tolto il palo che tiene su per il culo e l’avrei ripetutamente colpita obbligandola a risolvermi l’esercizio con annessi calcoli.
Lei, la classica assistente figlia di puttana (oggi la giornata è all’insegna della finezza, adesso esco e sputo a chi mi passa troppo vicino per strada), che non molla un attimo lo sguardo su noi poveri disgraziati credendo che appena si gira tiriamo fuori papiri di appunti per copiare. E poi, Bagnasco, si vede lontano chilometri che non trombi da secoli, ce l’hai scritto in faccia, una donna non può avere quel ghigno senza un motivo preciso.
Quindi, se c’è qualcuno che crede e che di solito prega, metteteci una buona parola per me, ora come ora potrei affidarmi anche al dio di sta ceppa se riuscisse a farmi passare l’esame; in fondo, non c’è due senza tre, sperando che non ci sia tre senza quattro. Non vi ho fatto niente di male, suvvia, fatelo per una buona causa.

Comunque, un paio di notizie random e molto futili: Jennifer Lopez vuole cantare con le Spice perché ha sempre sognato di farne parte (come io ho sempre sognato di far parte delle Lollipop) e quando Paris Hilton deciderà di riprodursi, l’anticristo si chiamerà London. Non vedo l’ora, in entrambi i casi.

I heart Queen

Oh sentite, se Brian May c’ha messo 36 anni a laurearsi io posso prendermi tutto il tempo che voglio. Certo, lui aveva un alibi di ferro, ma non credo che sia così difficile mettere su una band del calibro dei Queen, trovare il nuovo Freddie Mercury e occupare quei decenni che mi mancano alla laurea in questo modo. Ci farò un pensierino.

Diversivi

Visto che invece di studiare giro i fogli di economia dei media e ci faccio questa roba, è cosa buona e giusta che io cominci ad abituare i miei genitori al fatto che probabilmente finirò a fare la becchina, vero? Ps. il perché abbia tre dita in una zampa e quattro nell’altra rimarrà un mistero.

Varie ed eventuali




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