Non c’è più gusto
Dieci fondamentali punti da sapere quando guardi Law & Order et similia, un’accurata analisi delle serie tv incentrate su omicidi, rapimenti e vari ed eventuali reati random, per rovinarti la sorpresa e rendere inutile la visione :
- Se la vittima è una ragazza, i detective penseranno subito al marito/compagno/fidanzato/spasimante. Quest’ultimo avrà un alibi traballante e può darsi che si contraddica, ma nell’80% dei casi non è lui l’assassino.
- Il primo sospettato, chiunque sia, rimanderà ad un secondo sospettato: “non sono stato io, chiedete a Tizio/Caio/Sempronio”. Tizio, Caio, o Sempronio, sarà l’assassino, ma la soluzione non sarà così automatica; anzi, non si sa come ma lui avrà un alibi perfetto, del tipo “ero in un cinema e ho avuto una crisi di nervi e mi sono spogliato e ho cominciato a camminare sulle teste degli altri”.
- Tizio, Caio o Sempronio rimanderanno però ad un terzo sospettato - l’ultimo - che sarà la chiave per risolvere il caso.
- Se la vittima è la madre di qualcuno, nel 90% dei casi l’assassino è il figlio: mammone psicopatico con il complesso di Edipo che ricerca la madre in ogni donna. Se non uccide la madre uccide la ragazza dopo averla fatta vestire come la madre e qui si ritorna al punto primo.
- La soluzione del caso avverrà - appunto - per caso: uno dei due detective avrà un lampo di genio seduto sul cesso mentre legge il giornale e in fretta e furia si precipita a casa del sospettato numero due prendendo a pugni la porta.
- A questo punto le cose son due: o il sospettato, con la sua telepatia, sapeva già che sarebbe arrivata la polizia ed è scappato dalle scale di servizio lasciando delle tende in preda ad una misteriosa corrente di vento che non si sa da dove viene, o farà il finto tonto, stando ad ascoltare le ragioni del suo arresto, che non avverranno in modo ordinario, ma il detective si imbarcherà in una specie di monologo Shakesperiano prendendo alla larghissima il punto della questione, che culminerà poi con “cazzi tuoi”. In tutto questo la faccia del sospettato può essere riassunta in “WTF?” per poi diventare “brutto bastardo, tenterò di scappare ma con uno scatto suino mi bloccherai appena in tempo”.
- Se l’assassino è un ragazzino, il primo sospettato sarà un pedofilo di turno a scelta: di solito quello che uno dei detective ha mandato in galera venti anni prima e che, caso vuole, è stato rilasciato due giorni prima dell’omicidio.
- Quel sospettato sarà anche la balena bianca del detective, che è sensibile all’argomento e si farà coinvolgere un po’ troppo, talmente tanto che il suo superiore lo sospenderà dal caso ma sarà comunque lui a risolverlo, perché è cazzuto.
- L’assassino comunque non sarà lui, ma il padre o la madre, che ha ucciso per sbaglio il figlio, tipo “E’ stato un incidente, lo stavo tenendo sospeso per i piedi dal quarto piano e mi prudeva il naso così me lo sono grattato ed è caduto”.
- Tutti gli altri casi possibili: se la vittima è un barbone, si è sparato per sbaglio da solo ma tutti i detective coinvolti sono temporaneamente con il cervello fuori servizio e se ne accorgeranno solo alla fine. Se la vittima è un uomo d’affari, l’assassino è il socio. Se la vittima è uno spacciatore di droga, l’assassino è il figlio di una cliente talmente assidua che ha la Carta Fidaty - Speciale Cocaina 3×2. Ho dimenticato qualcuno?
Caso diverso invece per i medical drama, caso ancora a parte per House: non penso ci sia qualcuno ancora appassionato ai drammi medici di per sé - anche perché tutti a questo punto lo guardano solo per veder trombare una volta per tutte House e Cuddy (sarebbe anche l’ora eh) -, per il semplice motivo che non ha più senso.
House all’inizio non è interessato al caso: è solo un mal di pancia/un mal di testa/è lupus; improvvisamente il paziente comincerà a vomitare sangue stile esorcista e a defecare, non so, dalle orecchie e a questo punto House dirà “uhhhm, forse forse mi interessa”.
Arriverà così ad una diagnosi affrettata, aiutato anche dalla stupidità delle risposte del suo team, tipo “secondo me è un’indigestione di acqua” o anche “può darsi che abbia respirato dell’aria”.
House a questo punto li apostroferà come dei cretini che non si sa chi gli ha dato la licenza - effettivamente - ed ordinerà una serie di analisi assurde, tipo “tagliategli il lobo dell’orecchio e mandatelo all’Anonima Sarda per farlo analizzare”.
Il paziente si sentirà meglio per due secondi e mezzo, ma non è finita, per due semplici motivi: sono passati appena venti minuti e, a meno che non si voglia riempire gli altri venti con un primo piano fisso su House (che comunque non mi darebbe fastidio) la vera soluzione ha ancora da venire, negli ultimi tre secondi. Seconda cosa, il paziente dopo aver detto “oh, grazie, sto meglio” comincierà a vedere gente morta, gli esploderà il cranio, avrà una crisi di nervi, avrà allucinazioni che gli faranno credere di essere un ippopotamo viola o sputerà contemporaneamente cuore e polmoni.
Di solito in questo caso, musichetta minacciosa e primo piano di un medico a caso con la faccia preoccupatissimissima. Tadadadaaaannnnnn-n.
House, sfiduciato, avrà il lampo di genio sulla soluzione nei momenti più impensabili: mentre mangia una patatina, mentre sta per farsi una prostituta, mentre parla con la donna delle pulizie, mentre fa lo sgambetto ad un bambino, mentre prende per il culo Wilson (70% dei casi), mentre fa allusioni sessuali a qualsiasi donna un minimo attraente che passa sotto il suo naso, mentre beve un caffè, mentre fa rimbalzare una pallina.
E allora, con la sua espressione “eureka”, si dirige zompettando verso la stanza del paziente, che ne frattempo ha deciso di morire perché gli organi interni stanno tutti giocando a Uno.
Entra trionfale, posa il bastone sul comodino accanto al letto e dal nulla gli pianta una Bic nella trachea. E’ salvo.
Ed in tutto questo la tensione sessuale tra lui e la Cuddy si tagliava con un coltello di plastica per bambini senza nemmeno la seghettatura, e ancora una volta non hanno trombato, ma si sono scambiati comunque gli ennesimi sguardi languidi con le labbra socchiuse.
Nel caso di Grey’s Anatomy invece, funziona così: ognuno si appassiona ad un caso, di solito due dottori per caso, di solito tre casi. Ti affezioni pure te, ma è inutile, uno dei tre muore e muore quello che ti stava simpatico.
Tutto questo intervallato da sguardi vacui di Meredith, l’odiosa faccia a schiaffi di Izzie, il ghigno della Bailey, gli occhi smarriti di Cristina, la dentatura di McDreamy e ad altri personaggi completamente inutili.
Fine.
Che la maledizione di Lost ti colga!
Ma io mi domando e dico, porca la puttana, oltre al danno la beffa.
Già che mi girano perché i 148 milioni non li ho vinti io, aggiungeteci che hanno vinto nemmeno a due ore da casa mia e con una schedina da due euro, ma ora devo sorbirmi anche quei DEFICIENTI che scassano le palle perché si fanno chilometri e chilometri per andare in Culolandia dove hanno vinto e fare la stessa schedina alla stessa ora perché “eh beh, spero di vincere”?
E’ gente come voi con il vostro cervello marcio che rovina questo paese.
Ecco.
It’s all Lost
E’ ora di basta.
Voi - premesso che ci sia qualcuno all’ascolto - disgraziati infami che come me state guardando la quinta stagione di Lost e, sopratutto, siete ancora vivi, voi che ogni settimana scaricate la nuova puntata e la guardate bestemmiando, voi che siete rimasti sorpresi guardando Sawyer con i capelli finalmente puliti, che non vi aspettavate - o forse sì - che Widmore fosse il padre di Faraday, che speravate che Linus morisse sotto i pugni di Desmond, che siete stufi della faccia perennemente stupita di Jack e quella perennemente incazzata di Kate, voi che non sopportate più che Locke faccia lo sborone a destra e a manca.
…
…
…
Aiutatemi a fare mente locale, non ci sto capendo più niente.
Sono ben accetti riassunti, supposizioni, teorie, invettive e maledizioni purché si arrivi ad una conclusione.
Italiani, popolo di sordi
Le persone più perspicaci (non c’è nemmeno bisogno di scomodare l’intelligenza) sanno che quando generalizzo lo faccio per estremizzare, per far diventare alcune situazioni volutamente ridicole, per esorcizzare luoghi comuni; dalla mia bocca, ad esempio, non è mai uscita seriamente la frase “l’Italia è un paese di merda”, anzi, giusto qualche giorno fa mi sono ritrovata a parlare con una persona sulle abitudini a tavola dei vari popoli e ho pensato che per certe cose, per quanto futili e per quanto possano alimentare odiosi stereotipi all’estero, noi italiani siamo un passo avanti.
Putroppo poi capitano cose che ti fanno vacillare un attimo, che fanno traballare le poche sicurezze che hai nella vita, una fra tutte, quella di non essere una delle persone che si lamentano dell’Italia, che fa schifo, che è una palude, che è un paese di vecchi, un paese di musei e monumenti e niente più e poi cosa fanno? Pensano bene di andarsene, lamentarsi ma lavarsene le mani, tanto che me ne frega, io decido di rifarmi un’altra vita, in un altro paese dove tra dieci anni mi lamenterò delle stesse cose.
Niente poteva farmi titubare di questo punto fermo nella mia vita, niente poteva farmi venire la voglia improvvisa di cambiare cittadinanza e andarmene a coltivare patate in Bolivia, se non questo.
Ora. Analizziamo la cosa a mente fredda, non facciamoci prendere dall’istinto omicida/suicida che se volete è immotivato: non consideri Sanremo come un’istituzione nel campo musicale, non sapevi nemmeno iniziasse questa settimana e avrai visto in tutto dieci minuti, vedi il Festival come un modo per riciclare denaro e speculare su argomenti che in Italia fanno il solito polverone, consideri le canzoni in gara degli errori grammaticali in - pessima - musica, quindi che te ne frega. Giusto?
No.
Sorvoliamo - ma anche no - sul fatto di mettere Marco Carta direttamente tra i “big” della musica italiana e non in terza classe tra “dolore e spavento“, che Al Bano e Fausto Leali saranno pure due triceratopi, ma vedersi sullo stesso piano di questo bacillo con la cresta deve essere snervante; se tra di voi c’è qualcuno che ancora non sa chi sia Marco Carta, o almeno il suo iter “professionale” (haha), non c’è problema, son qua per questo: Marco Carta è uno spocchioso, superbo, arrogante e falso modesto gracchiatore di parole su note musicali (cantante mi pare sinceramente un azzardo) “scoperto” da Maria De Filippi, che, poraccia, c’avrà pure le sue colpe come tutti, ma che ne sapeva lei?
Marco Carta è stato un concorrente di Amici giustamente perseguitato per le sue inesistenti capacità canore, anzi, senza andare troppo in là, per le sue inesistenti capacità oratorie, per l’inesistente capacità di mettere insieme delle parole in una frase di senso compiuto con una dizione accettabile che non fossero storie su complotti contro di lui e la sua immensa bravura, la Loggia P2 e i Templari che segretamente tramano contro di lui per non farlo arrivare in cima al mondo.
L’aspetto ancora più urticante della situazione è alimentare la convinzione di questo galletto ValleSpluga di essere un vero talento, di essere arrivato, di essere l’eletto; la vincita di Marco Carta dimostra alle migliaia di ragazzine che sono state davanti al televisore per votarlo - e ai migliaia di ragazzini che stanno insieme a queste ragazzine - che, per l’ennesima volta, non importa avere un barlume, anche fioco, di talento per raggiungere un determinato stock di obiettivi (prima Amici, poi Sanremo, a settembre vince Miss Italia, ci butto giù un centone), basta una faccia di culo, una buona dose di esibizionismo, zero pudore e una telecamera.
Ma, direte voi - i più perspicaci, ricordiamocelo -, mi cadi su questi luoghi comuni, ed è vero, lo sono, ed è anche vero che le altre due alternative alla vittoria, Povia e Mister Mandarino (chiamato così per il semplice motivo che non ho la più pallida idea di chi cacchio sia sto tizio abbronzato uscito dal nulla), non erano delle migliori e a questo punto mi si manda in confusione, forse Marco Carta era il male minore?
Forse era più pericoloso un Povia, con una canzone scritta per strumentalizzare argomenti molto più impegnativi di quello che un semplice Sanremo possa sopportare? Una canzone finto rap, su come un tizio era gay, nel senso che adesso è sano, si è curato. Bravi, bell’esempio. Io metterei su delle associazioni di bambini, piccioni e gay uniti per fargli causa, tra parentesi.
Oppure era più pericoloso un Mister Mandarino, che da quanto ho capito nella sua memorabile interpretazione c’è lo zampino dell’onnipresente Gigi D’Alessio?
Non lo so, sono confusa.
Poi ripasso mentalmente la straordinaria esibizione del microbo ricordandomi anche l’intenso testo della struggente canzone che, nel bene o nel male, per un anno ci rappresenterà musicalmente nel mondo: “ed è un bacio ad acqua salata che ancora più sete di te mi dà“.
…
Quindi scusa Al Bano, scusa Fausto Leali, scusa Iva Zanicchi, scusa Patty Pravo, scusa Pupo, non lo faccio più. Giuro. No, vi prego, non ve ne andate, non lasciateci con i Gemelli Diversi e Marco Carta, no, vi prego, facciamo i bravi, davvero, su di voi nemmeno una nuvola ma un pensiero stupendo e una zingara con un panino e un bicchiere di vino…a chi sorriderò se non a voi? Non andatevene…vi prego, no…no…per favore…sigh.
Attenzione, spoiler
Se c’è una cosa che io adoro fare, da vera bastarda, è fare lo spoiler di film o serie televisive a gente che non ne vuole sapere, che ti supplica di non dire niente, che vuole continuare a guardare Lost con tutta l’ingenuità di questo mondo, con tutte le conseguenze catastrofiche che conseguono.
Quello che mi dà ancora più soddisfazione è che la stessa cosa non la si può fare con me, io sono la prima a chiedere anticipazioni, e se non me le danno le cerco da sola; non mi rovinano la visione, anzi, mi rassicurano: chi muore? che succede? dove vanno? che fanno? chi esplode?
Ci sono due modus operandi di solito, uno più subdolo, l’altro più esplicito.
Se tu mi dici che stai guardando un telefilm, e muori dalla voglia di sapere cosa succede, all’inizio ti rassicuro, “tranquillo, non ti dico niente”, poi comincio: anche se…; queste due parole mettono in crisi chiunque, combattuti tra il darmi una gomitata nelle costole e farmi vuotare il sacco.
Di solito succede che cedono, prima una parolina, poi due, poi tre, poi frasi intere precedute dal “guarda, ti dico una cosa che non ti rovina niente”, e alla fine succede che faccio un’analisi completa di ogni puntata, compresa di trasposizione di dialoghi salienti, sguardi, espressioni, scenografie, eventuali fiumi di sangue.
La vittima rimane sfinita da tutte quelle informazioni in una volta sola, leggi nei suoi occhi la sconfitta, il pentimento ma allo stesso tempo un pizzico di soddisfazione nel sapere che tizio in realtà non è morto (ogni riferimento a personaggi di Lost è per forza di cose volontaria).
L’altro metodo riguarda proprio l’ultima frase: informazioni sparate a caso durante conversazioni su qualsiasi altro argomento; di solito metto in atto il piano B con persone abbastanza convincenti nel dirmi “se parli ti uccido” e di solito finisce con qualcuno che mi rincorre.
Esempio:
- Che giornata di merda oggi…
- Perché, che è successo?
- Il capo mi ha rotto le palle, ho litigato con un collega e ho preso pure una molta.
- Ah, minchia…comunque Claire e Jack sono fratelli. Per dire (oooops! *corre via più veloce della luce*).
Non so da dove venga tutta questa stronzaggine, forse, a volerci trovare un motivo nobile, può derivare dalla voglia di parlare della stessa cosa equamente informati sui fatti, condividere una passione.
…
No, non è vero, è che sono stronza.
Di seguito alcune informazioni sparse che potreste trovare utili, a vostro piacimento; vi lascio il libero arbitrio sul leggere o meno (perché potrei anche prendere i vostri indirizzi e mandavi mail con nomi di assassini e complotti vari)(ma non lo faccio)(perché sono buona)(e perché non ci ho voglia).
- House: House e Cuddy si baciano. Questo succede dopo che Cuddy perde la bambina che le era stata promessa in adozione da un’adolescente rimasta incinta, che poi cambia idea. Ma non vi preoccupate, arriverà un’altra bambina. Nel frattempo Foreman e Tredici si inciuciano, aiutati dal fatto che il primo l’ha convinta ad una cura sperimentale per la malattia genetica che si suppone la stia piano piano uccidendo.
- Heroes: I fratelli Petrelli sono imparentati con Sylar. Questo te lo fanno credere in un primo momento, in realtà è stato preso in giro dalla madre dei primi due, non sono un allegro gruppo di fratelli supereroi. Intanto, in una visione del futuro, si vede Sylar casalingo, buono come il pane e con un figlio, ma ovviamente i vari salti nel tempo hanno cambiato tutto e torna ad essere una stronzissima merda. Hiro perde i suoi poteri, e Nathan Petrelli ingaggia una lotta per rinchiudere tutti quelli come lui. Tranne lui.
- Grey’s Anatomy: Derek e Meredith tornano insieme, ma questa non è chissà quale novità. Nell’ultima puntata che ho visto Derek stava cercando il modo più giusto per chiederle di sposarlo, ma ovviamente ci ha rinunciato quando, proprio mentre stava rempiendo la camera di candele e rose, la sua ex moglie lo chiama per un’emergenza. Izzy ha avuto per un miliardo e mezzo di puntate la visione del suo ex ragazzo morto, temendo di avere un tumore al cervello. Secondo me ce l’ha. Nel frattempo si è messa insieme ad Alex. Oh, e la sorella di Meredith se la spassa con Mark Sloan.
- Lost. Ok, cerchiamo di trovare un filo logico: Kate, Jack, Sun, Sayid e Hugo tornano a casa. Kate si finge la madre del figlio di Claire, anche se verrà contattata poi da avvocati per fare il test del dna per ordine di Linus, che nel frattempo cerca di convincere Jack che devono tutti tornare sull’isola. Hugo è rinchiuso in un manicomio, ma Sayid lo libera; nel farlo uccide un branco di persone, cosa di cui Hugo si prende tutte le colpe per parargli il culo, finendo in carcere. Nel frattempo, come si vede alla fine della quarta stagione, Sawyer salta dall’elicottero che riporta i superstiti a casa e torna sull’isola. Questa benedetta isola si scopre essere “vittima” di svariati salti nel tempo, dal ‘54 a due mesi prima, ma mettete in conto che da quando se ne sono tornati a casa gli altri son passati tre anni, quindi è un macello. Gin, il marito di Sun, si credeva morto alla fine della quarta stagione, ma in realtà non è così, viene ritrovato da un gruppo di francesi, il gruppo della Rousseau, ma qua sta il bello: Gin viene salvato da questi nel momento in cui sbarcano sull’isola, quindi sono tutti i giovani - evidentemente l’ultimo salto temporale è andato parecchio indietro - compresa la Rousseau, incinta.
Se volete passo pure ai film eh, basta chiedere.
Tante belle cose.
Che strapalle
Il Grande Fratello mi ha stufato e che la Marcuzzi si mettesse a vendere ortaggi al mercato, una buona volta.
Ma si può continuare a guardare un programma perché tua madre poi ci rimane male se ti telefona per commentare anche la più piccola delle scemenze e si accorge che non sei preparata?
Negli ultimi anni è un onere che non so se riuscirò a portare avanti.
Comunque oh, belle idee: un cieco, un ragazzo di Montenegro arrivato col gommone, due o tre persone senza padre, tragedie familiari a iosa messe accanto ad una con attività cerebrale pressoché inesistente che a 18 ha chiesto di rifarsi il seno: da una quarta ad una sesta.
Belle idee.
ps: di guardare X-Factor non se ne parla. Se devo guardare gente che canta a sto punto guardo Sanremo.
Troppo stroppia
Questo è un post rivolto a chi di Amici ne sa qualcosa, perché altrimenti sono solo delle parole a caso, me ne rendo conto.
Premetto che ogni anno che passa mi annoio sempre di più, ogni anno che passa i meccanismi del gioco diventano sempre più paradossali e ogni anno che passa si accorcia sempre di più la durata del programma, prima per arrivare al serale passavano sei mesi, date tempo due anni e due settimane dopo la prima puntata sarà già tempo di serale.
La trasmissione in questione sta raggiungendo dei livelli di tristezza inauditi, non solo da parte degli studenti, a mio modesto parere sempre più inetti e presenti solo per star davanti alla lucina rossa della telecamera, ma anche i professori stanno diventando dei buffoni.
Scusate: “professori”.
Ogni mese se ne aggiunge uno nuovo, ora è toccato a Mauro, versione borghese del più famoso Platinette, che insegna musica leggera a quel branco di caproni che probabilmente pensano che Gianna sia la cover di Rino Gaetano ispirata alla canzone degli Articolo 31.
Il prossimo passo sarà far entrare nella commissione Antonella Clerici per far vedere come si fanno le orecchiette e subito dopo Simona Ventura nel corso “come inventare pietosi slogan indicando la telecamera”.
Ma quello che più mi dà fastidio di quella commissione di cialtroni è il modo palese in cui si inventano oltraggi alla corte per far sì che ci siano polemiche, discussioni, esplusioni, processi e sentenze in modo da non annoiare la gente coi soliti balletti e le solite canzoni.
Un penoso tentativo di mantenere vivo l’interesse, e se lo dico io che guardo questi programmi solo per cibarmi delle risse vuol dire che sono proprio ad un livello di saturazione insopportabile.
Andare a scovare che tizio durante la pubblicità ha detto che la Celentano è una bastarda e metterlo alla gogna, farlo inginocchiare sui ceci e costringerlo a chiedere umilmente perdono per aver detto quello che tutti pensano, anzi, per aver detto una verità assoluta, quasi un’ovvietà.
Fare polemica su tizio che in un momento di relax ha fatto battute sul criterio per mettere in sfida i concorrenti, dicendo che è una cosa molto pesante ed è una mancanza di rispetto pari ad un calcio nel culo.
Garrison che fa lo stizzito perché nel balletto non hanno tutti la felpa rossa.
Ma parli proprio tu, ameba, che son 30 anni che sei in Italia e parli come Stanlio e Ollio? Cominciamo a far polemica perché dopo tutto sto tempo ancora non hai imparato a metter le vocali giuste alla fine delle parole.
Come se servisse a qualcosa
Io non ho mai sopportato le manifestazioni studentesche.
Non metto in dubbio che ognuno abbia il diritto di protestare, per carità, ma quando si parla di studenti sono quasi sicura che più della metà dei partecipanti stia là perché così non va a scuola. E’ sempre stato così e sempre sarà. Punto.
Dite voi, ma che sarà mai, l’avrei fatto pure te.
E qui vi voglio, perché io non l’ho mai fatto.
Avevo le idee ben chiare già ai tempi del liceo, non ho mai fatto uno sciopero (che uno studente “in sciopero” è la cosa più ridicola che abbia mai sentito), non sono mai andata ad una manifestazione ed ero quella che si presentava la mattina a scuola per far presenza anche quando tutti decidevano di non venire, per questo o quest’altro motivo che in nessun futuro prossimo, remoto o parallelo che fosse ci avrebbe danneggiato.
Nella mia scuola non si è mai occupato, al massimo ci concedevano quella settimana di autogestione per farci felici, qualcosa di già previsto e considerato, come una gita a primavera, qualche giorno di pausa che anche i professori aspettavano con ansia.
Io ho sempre partecipato, che va bene tutto ma se c’è da bighellonare sono la prima, ma il quarto anno ho votato no e fatto lezione mentre tutto il resto della scuola se la spassava e l’ultimo anno fui una delle sostenitrici del no più assoluto, visto che noi eravamo le quinte e a noi spettava la decisione.
E, sempre l’ultimo anno, mi infuriai con una ragazzina, tutta vestita di giallo e nero, che sotto le nostre finestre aveva appeso uno striscione con scritto “No scuola S.p.a”, urlando con tanto di megafono, perché alla mia domanda oh, apemaia, hai una vaga idea del perché stai protestando? diventò tutta rossa e cominciò a borbottare qualcosa su Che Guevara e su come io fossi, ovviamente, una fascista.
Forse (forse) la maggior parte dei ragazzi che protestano sa di cosa parla la riforma e quali siano gli effettivi cambiamenti, ma ho il sospetto che siano informati giusto perché se arrivano le telecamere di Studio Aperto a chiedere poi ci fanno la figura degli ignoranti.
Come si fa ad odiarla?
La Carfagna mi fa tanta tenerezza.
L’ho vista in tv un paio di volte, austera, con gli occhi sbarrati, le parole ben scandite, la dizione quasi perfetta, l’abbigliamento sobrio ed elegante, le mani congiunte quando parla, il sorriso a cinquemila denti e ho anche il dubbio che sia lei a truccarsi, perché l’ho sempre vista con questi due pomelli rossi sugli zigomi che la fanno sembrare un teschio parlante, ma lei si impegna, si impegna con tutte le forze per essere credibile.
Mi fa tenerezza perché quando vedo le sue interviste, quando la sento rispondere alle domande, mi sembra di tornare a scuola durante le interrogazioni, quando cerchi di usare tutti i paroloni possibili per sembrare intelligente, per far vedere che sai quello che dici, quando sembra che ti sei studiata a memoria il libro perché ci manca poco che dici anche le virgole e i due punti, quando non sai bene la risposta e allora tergiversi, o ti fai prendere dal panico e cominci ad emettere suoni di titubanza, quando la professoressa ti fa una domanda e mentre la sta formulando tu ti accorgi di saperla e, minchia che culo, cominci ad annuire come per dire sìsì, non continuare, la so, LA SO.
Ecco, questa è la Carfagna.
Una scolaretta che si impegna.
Che tenerezza.
Dorme coi ricci
Io davvero non sopporto Lory Del Santo.
E non è tanto il non capire se c’è o ci fa, se ha davvero - dalla mattina alla sera - quest’aria da svampita, questa voce lamentosa, questi occhi addormentati, quei capelli che io sinceramente non capisco come sono fatti, dei pezzi di stoppa legati in un modo che di umano non ha niente.
Quello che mi dà davvero fastidio è il fatto che sembra che abbia il torcicollo 24h su 24, quel profilo a tre quarti che si ostina a tenere qualsiasi inquadratura le facciano, mi viene voglia di darle un ceffone per vedere se alla base del collo ha dei muscoli che si muovono.
Ma poi senti una frase del genere “La piaga degli uomini di quest’epoca è la depilazione…anche se dormire con uomo fa malissimo, ti pungi” e ti rendi conto che il torcicollo perenne è l’ultimo dei suoi problemi.
Recidiva
Non c’è niente da fare.
Ci sono quelle scene di film o telefilm che su di te avranno per sempre lo stesso effetto, metti che sia la decima volta che le rivedi, sai già come va a finire e sai già cosa diranno o faranno ma continuerai a stupirti, impaurirti, commuoverti o ridere.
Un po’ come quando ti capita di rivedere la scena dell’iceberg di Titanic (solo la scena, non ho più il fegato per guardare tutto il film), sai come va a finire ma è sempre un piccolo shock quando succede, speri sempre che la nave riesca a dribblare il ghiaccio. Insomma, cosa ci voleva?! E tu, Rose, su quel pezzo di legno potevate starci benissimo in due, senza che Jack crepasse congelato.
Comunque, non so quale sia la vostra, ma io non ho speranze: continuerò sempre a commuovermi guardando Chandler chiedere a Monica di sposarlo.
E sì, diciamocela tutta: continuerò anche a ridere guardando certe scene di Aldo Giovanni e Giacomo.
Anvedi!
Io ho sempre provato una forte antipatia per Barbara Palombelli.
Non per questioni politiche, non c’entra il fatto che abbia come marito Rutelli, anzi, al di là di qualsiasi tipo di fazione mi è sempre stato simpatico, ha quell’aria da bambacione che mi diverte, (tanto ha contribuito l’imitazione di Guzzanti).
Era proprio lei che consideravo una donna ingessata, nel vero senso della parola, le si muove solo la bocca quando parla, tutti gli altri muscoli del corpo sono in tensione per mantenere quella posa da giornalista impegnata che pretende di avere a tutti i costi.
Ma anche quei suoi occhi sempre addormentati o quella sua voce leggermente nasale e lamentosa. Un bijux, insomma.
Tutto questo fino ad oggi. Voglio dire, è un fatto innegabile che quando parla muove solo la bocca rimanendo immobilizzata con tutto il resto del corpo, ma oggi è cambiato qualcosa.
Premessa: va bene che io la D’Urso la manderei a coltivare oppio in qualche paese del sudamerica, ma dico senza vergogna che, in attesa della solita ora di torture in palestra, mi sono messa a guardare Pomeriggio 5, sempre per il solito motivo: tra tutti gli altri programmi era quello con una scenografia migliore (sì, ho questo feticcio, la scenografia di un programma è capace di mettermi tristezza).
Stavano avendo un’amabile (zzzz…) discussione sui matrimoni, quando viene fuori che la Palombella si è sposata con un abito rosso. Tutto mi sarei aspettato da lei tranne che un abito rosso. Ci vedevo più suo marito con un abito rosso, volendo, ma lei proprio no.
E da qui che mi si è sciolto il cuore: gli unici presenti al matrimonio erano il padre di lei e la madre di lui, le fedi erano state regalate da un orafo che si era accorto di quanto quei due fossero dei poveracci, il pranzo non c’è stato, se non un cappuccino in un barretto e il pomeriggio Rutelli se ne è andato a vedere la partita della Lazio.
Questa donna è il mio nuovo personalissimo idolo.
Medaglia vendesi
Trovo sconcertante il fatto che ogni giorno più di quattro milioni di persone, Auditel alla mano, possano guardare Beautiful e/o Cento Vetrine.
Quello che più mi urta di queste due offese all’intelligenza umana non è tanto la totale mancanza di logica nelle vicende o il fatto che, teoricamente, al posto degli attori potrebbero pure esserci dei manici di scopa e nessuno noterebbe la differenza, quello che più mi dà ai nervi e la non curanza per la scenografia, quell’atmosfera spartana, quei luoghi privi di vita, quei due o tre mobili buttati lì per caso come se fosse la casa delle Barbie.
E’ una cosa che proprio non mi va giù, mi dà un senso di squallore che mi impedirebbe di seguire qualsiasi tipo di trama, che il figlio si stia facendo la madre o meno, cambia poco.
Ma trovo raggelante anche il fatto che attualmente la pagina 427 di Televideo dica che ieri 3milioni e passa di persone si sono sintonizzati su Belli Dentro. BELLI DENTRO.
Belli Dentro, per chi non lo sapesse, non è nient’altro che una succursale scaduta di Zelig, e contando che Zelig è già una succursale scaduta di un buco nero direi che stanno messi piuttosto bene.
Ma questo non basta, perché tre milioni e centosettantottomila persone ieri lo hanno guardato, ed è un dato che si è ripetuto per tutto l’anno passato, migliaia più migliaia meno.
Poi però ci penso su e mi dico che non c’è da stupirsi, anzi, tutto quello che ho detto fino ad ora non è niente in confronto al fatto che in questo paese le Olimpiadi - e lo sport in generale - servono per dare materiale ai reality show: Tagliariol, Magnini, Tumiotto, non contando i no di Montano e Howe.
Ma già che ci siamo, ricordiamo che la Kostner mangia i GrissinBon e ha già fatto cinque esami con Cepu, che la Granbassi si è venduta al miglior offerente e che la Pellegrini, con tutta la sua boria, usa Carpisa. Che un baule la sotterri.
Nel frattempo, è ricominciato Amici e la vita mi sorride di nuovo.











