Fuwa
Le olimpiadi mi affascinano.
E’ l’unico momento in cui posso incazzarmi come una iena per un sette all’ultima freccia nella gara di tiro con l’arco, commuovermi per una medaglia d’oro di un italiano (tranne per la Pellegrini, simpatica come un’embolia) o insultare qualsiasi etnia ci preceda sul podio, con la classica frase “xxx di merda”, dove “xxx” sta per francesi, americani, tedeschi, giapponesi, ma in questo caso soprattutto cinesi.
Si diventa un po’ razzisti durante l’olimpiadi.
Sopratutto se si tratta di un’olimpiade truccata come questa (oh, l’ho detto).
Mi sono persa la cerimonia d’inizio, ostaggio di una persona che mi ha ingannato con la promessa di un pranzo quando in realtà sono tornata a casa alle sette di sera, ma mi sono rifatta guardando i balletti psichedelici delle mascotte.
Cinque cosi che sembrano usciti da una saga di Hello Kitty, o meglio ancora, da una serie di Power Rangers di pezza, che si muovevano in un modo isterico, mettendo su scenette da Bim Bum Bam cinese, uno dei quali (quello giallo) in preda a quello che posso solo definire uno stato di crisi mistica misto ad epilessia e bisogno impellente di correre in bagno.
D’altronde, le antilopi tibetane sono fatte un po’ così.
…
ps. le gare di badminton (fatica chiamarlo volano?), tra l’altro, sono state un ottimo antidoto contro l’insonnia.
Niente è perduto (hahahahahaha, sì, certo)
Se ad ogni partita dell’Italia si rischia un infarto, un ictus e un’embolia, non mi si chieda il perché l’ultimo quarto d’ora io mi metta a guardare House su Sky. Si chiama istinto di sopravvivenza.
E comunque - e comunque - se vogliamo dare la colpa a qualcuno, diamola alla nuova divisa, che a me pare un pigiama estivo.
O se proprio vogliamo fare le persone serie, facciamo come Mussolini* e gridiamo al complotto internazionale contro di noi.
*lui o qualcun altro, ma ora come ora mi sfugge il nome (…).
E il pendolino di Maurizio Mosca, no?
- Come finirà Marco (Tardelli, ndM)?
- L’ho già detto, 2-1 per l’Italia.
E l’Italia risponde toccandosi le palle all’unisono.
Pù Purrì #12
- Mentre in altre parti d’Italia si fa lo slalom tra i rifiuti, a Milano, mi viene riferito, un custode (o un portinaio o un “tizio con gli occhi a mandorla ma che ancora non ho capito da dove viene“) si apposta dietro l’angolo mentre getti plastica, vetro e carta e appena te ne vai rufola nei cassonetti per controllare se hai diviso bene. Se disgraziatamente non l’hai fatto, ti becchi anche la ramanzina. Svegliarsi la mattina e subire la predica del custode è un alibi più che valido per mandare a fanculo chiunque ti capiti sotto mano.
C-h-i-u-n-q-u-e. - Un primo segno di un chiaro esaurimento nervoso è cercare di mandare via la mosca che si è appena posata sullo schermo del tuo portatile muovendo il mouse.
- Ultimamente vivo in Final Destination. Ho evitato la morte parecchie volte in questi giorni: dalla fiammata dalla padella alta tre metri che non mi ha carbonizzato per miracolo, alla macchina che mi è passata a 100 km/h a due centimetri di distanza dai piedi, rendendomi immobilizzata dalla paura per almeno cinque minuti, con la testa bassa a chiedermi se ci fossi ancora o se fossi diventata un ologramma. Per passare al mattone caduto dal nulla che mi sfiora appena, e finire con l’inciampare sul terrazzo al terzo piano e tenersi aggrappata al balcone per miracolo. Se ho un tot di vite disponibili, ne ho già sprecate un bel po’. Allegria.
- Martedì scorso non ho visto La Sai l’ultima. Primo perché non ero a casa, secondo perché ho un umorismo difficile da soddisfare, terzo perché ho un cervello funzionante. Ho visto la sigla però. Vi confermo che Lorella Cuccarini continua ad avere quell’effetto su di me. Sto escogitando un piano per mandare mia madre a Canale 5 e tenermi la bionda.
- Ho guardato nove puntate di House, quarta serie, in un pomeriggio scarso. Non faccio spoiler, ma posso dirvi che House è ancora più figo, se mai fosse possibile, e ancora più stronzo, se mai fosse possibile, e ancora più divertente, se mai fosse possibile. Il fatto è che nove episodi, in una volta sola, sono un bel problema. La cosa può sfociare in due direzioni: o mi autoconvinco di essere un dottore col bastone, o mi autoconvinco che sto per morire. Un dottore che sta per morire è la giusta via di mezzo.
- Quello che sto per dirvi non vuol dire che il mio amore per il rullo che non schizza sia finito. E’ solo che ho trovato un amante, tutto qua. Quando ho visto il Master Chef la mia vita è cambiata. Un aggeggio che taglia verdura e frutta: fette sottili, taglio a fiammifero, taglio a bastoncino, fette grosse. L’effetto indesirato, se lo comprassi, sarebbe quello di prenderci la mano e tagliare a fette o a fiammiferi qualsiasi cosa mi capiti sotto mano. Che sia vivente o meno. Magari se miagola pure, tanto meglio.
- Io ve lo dicevo che Susy ci sarebbe rimasta male. Voglio dire, è piccola, ha 18, voglio vedere voi, in prima serata su Canale 5, davanti ad un tizio che ha conficcato su per lo stomaco chissà quanti pali, sentirvi dire che siete un’offesa per la danza. Maria De Filippi è un’offesa per la danza, con i suoi balletti a C’è posta per te, ma nessuno le dice niente.
- Sono sicura che questo tipo di telegiornale avrà sicuramente più attendibilità e credibilità di Studio Aperto. Tra l’altro, Canale 5 ha perso tanti punti (nella mia personale classifica) facendo arrivare la Gasparini e la Guarnieri. La prima per ora è bloccata in quei cinque minuti nel pomeriggio, non fa male a nessuno, ma la seconda va in onda all’ora di pranzo, e la sua voce mi blocca la digestione.
- Mi ero completamente dimenticata di X-files. E’ un continuo parlare di serie televisive ma qui ci si sta dimenticando di una delle più belle. Se mi assicurano che finalmente Mulder e Scully copuleranno come ricci, io vado a vederlo. Sette euro spesi bene, altroché.
- Finisco: in Italia dovrebbe esserci un Superbowl. Non per il gusto dello sport, chi se ne strafrega, ma per poter mandare in onda pubblicità meravigliose, come fanno in America. Questa, la più bella mai vista, da Carosello ad oggi. Questa, la più agghiacciante.
Pu Purrì #10
- Suona il telefono. Mia madre. “Manca una settimana, manca una settimana, manca una settimana, UNA SETTIMAN…” - Ma vai a cagare! Click.
- Se c’è una cosa che detesto è essere costretta da qualcuno a guardare un film che ho già visto e questo qualcuno ogni dieci minuti tira fuori il cellulare per rispondere ai messaggi, rimandendo indietro con la trama del film. Che è successo? Che è successo? Che è successo? Che è successo? Non le ho spaccato il cellulare contro il muro solo per quieto vivere, e solo perché poi avrei dovuto pulire io.
- Con tutto il rispetto per gli antichi, ma quei 40 anni che hai in più di me, ti danno per caso il diritto di passarmi davanti alla posta? Sono con la bolletta in mano da tre ore, in piedi, sto morendo di caldo, e te, che sei arrivato da tre minuti, mi passi davanti? Sei fortunato che ero in minoranza, accerchiata da antichi da ogni dove.
- A proposito di antichi, a me Lino Banfi ha rotto il cazzo. Ma davvero eh. Me lo ritrovo dovunque, appena accendo la televisione lui è lì a promuovere quello schifo di film che se qualcuno di voi va a vedere vi metto nello spam.
- A proposito di calcio, ieri sulla Gazzetta campeggiava la scritta “Ka-Pa-Ro”. Kakà, Pato, Ronaldo. Posso capire che sia difficile fare il titolista, e che c’è gente che fa di peggio, ma KaPaRo? Mi sono infilata in una spirale senza fondo con le probabili alternative, PaKaRo, RoKaPa, prendendo anche i mille cognomi e i numeri di maglia. Sono andata avanti una buona mezz’ora, e KaPaRo fa comunque cagare.
- La pubblicità di Mediaset Premium col Dottor House che non viene riconosciuto dalla segretaria (zoccola!) mi fa bramare il suo ritorno ancora di più. Sniff.
- E la nuova velina bionda, comunque, è un trans. Non si discute.
La persona sbagliata nel momento sbagliato
Poltroncine rosse, a due passi dalla tribuna d’onore, sopra le panchine.
Così vicino al campo da vedere le smorfie dei giocatori e sentire le loro urla.
I brividi quando viene annunciata la formazione del Milan e i tifosi che scandiscono i nomi.
Le lacrime agli occhi per il ricordo di una persona che non c’è più che mi metteva la sciarpa del Milan al collo quando ancora non sapevo camminare e mi portava allo stadio.
Ammirare lo spettacolo celestiale di Kakà che ti corre praticamente davanti agli occhi e trattenere commenti del tipo “ma quella maglia, non se la può togliere e correre senza?” perché intorno non c’è una ragazza neanche a pagarla oro, qualcuno che ti possa guardare con tanta comprensione.
Arrivare alla conclusione che i bambini allo stadio non ci possono andare. Primo perché non stanno mai zitti e rompono le palle (probabilmente anch’io ero così)(ma anche no) secondo perché è un luogo violento. Non per i cori che poi imparano e a scuola urlano alle maestre “pavel nedved pezzo di merda”, non per i tifosi, non per gli scontri, ma per gli ultra sessantenni che urlano, sparano bestemmie ed offendono ad ogni palla persa. Son cose che neanche un trentenne dovrebbe sentire, figuriamoci un bambino.
Godersi una partita dopo anni di “lutto”, e non una partita a caso, una partita che vede contrapposto mio padre con tutta una famiglia di milanisti, una partita che incrina la serenità familiare, un momento cruciale della stagione, sei felice di esserne fisicamente partecipe…quando ad un certo punto una mora davanti a te attira la tua attenzione. Chi sei, il tuo profilo non mi è nuovo.
Mmm.
…
…
Cazzo. Magia interrotta. Come nei film, quando una musica celestiale (in questo caso proprio, “pavel nedved pezzo di merda”) viene interrotta bruscamente. Ma tra tutte le persone che potevo avere davanti, proprio la Guarnieri di Studio Aperto? Non ero così emozionata dai tempi in cui vidi Cesare Cadeo (…).
Ps. un tizio accanto a me fa al suo amico “guarda, c’è Monica Guarnieri“. Ho passato qualche centesimo di secondo a dirmi “dai, non correggerlo…stiamo parlando di una che lavorava a Studio Aperto, che te ne frega se la chiama Monica e in realtà si chiama Elena?”. Ma scusa, non è il suo nome. “E che te ne frega, dai, non fare la saputella pignola anche qua”. Non ce l’ho fatta. “Elena….Elena Guarnieri, non Monica“…il suo sguardo, un misto tra “chi cazzo sei, che cazzo vuoi e vergognati che conosci il suo nome” è stato la ciliegina sulla torta per un fottutissimo 0 a 0.
Donna coraggio
Come ha detto ciccio, che mi ha segnalato il problema (problema, oddio, ce ne sono di peggiori; per esempio, il portatile quando lo sposto sulla scrivania mi fa dei segni neri che non mi piacciono per niente), da quando la Gazzetta si occupa di gossip spicciolo? Gossip spicciolo citando Vanity Fair, tra l’altro.
Un gossip alla seconda moltiplicato per millemila.
Dunque, la notizia che tutti stavamo aspettando è che Kakà ha faticato molto per rimanere vergine fino al matrimonio. Vergine. Fino al matrimonio. Lui (sbav sbav). Con lei. Ha-ha, è una battuta, nevvero?
Ma fidiamoci perdinci, diamo per buono che sia vero, crediamo al fatto che “I belong to Jesus” abbia dei principi che riesce a rispettare, in fondo, c’ha così ‘na faccetta da bravo ragazzo che ci può anche stare; ma lei, Caroline.
Spiegami, Caroline, carissima, pat-pat…come cazzo hai fatto a non abusare sessualmente di lui? Sono tutta orecchie, è un insegnamento che mi può servire e magari servirà a tutte, spiegaci, orsù, che tecnica hai usato. Cintura di castità? Paraocchi? “Nonononguardarminotiprego“? Sacco in testa? Federa in testa? Non ti sei depilata per mesi e ti sei fatta crescere i baffi? Hai costretto Ricardo (mio figlio si chiamerà Riccardo, in suo onore. No, giusto per farvelo sapere) ad indossare una maschera di Ancelotti ogni volta che stavate insieme? E per il corpo? No scusa, anche se coprivi la faccia, il corpo è quello che è (che Jesus ti benedica), si fa un po’ fatica a nasconderlo. Dicci dicci.
Sono molto incuriosita, e lo dice una che quando vede Kakà non può fare a meno di pensare che farebbe volentieri invasione di campo per saltargli addosso, lì, davanti a tutti. Alla facciazza tua, Caroline (gné gné gné).
Cose serie e cose inutili
Non posso dirvi come, quando e perché, ma ho visto la Tatangelo. Visto non è il verbo giusto, la Tatangelo era seduta ad un metro da me. E io mi chiedevo “tu sei qualcuno…ti ho riconosciuto, ti ho sulla punta della lingua, ma chi sei maledetta, chi sei”. Ad un certo punto la chiamano. “Tatangelo”.
Brrr, quella che 10 minuti fa si è girata verso di me e mi ha sorriso è la Tatangelo. Peccato che io abbia ricambiato con uno sguardo indagatore un po’ stile “ma chi te conosce ahò”.
In quel momento mi sono detta “aaah, sì, sei la Tatangelo, che stupida che sono…”
…
…
…
“Aaaaargh! La Tatangelo!”
In quel preciso istante ho realizzato di aver scritto post non proprio carini sul suo conto e mi sono chiesta se in qualche modo potesse riconoscermi, tipo “sei tu la mente dubbiosa che ha scritto che sono una zoccola vero?” (potrei dire che messo per iscritto il pensiero un po’ di tutti, ma sorvoliamo). Mi sono sentita un po’ in colpa.
Poi sono tornata sulla terra e mi sono resa conto che non ho certo scritto l’indirizzo del blog in fronte (che però sarebbe spam allo stato puro).
Ma io ve lo dico: fossi un uomo, e non avessi un cazzo da fare dalla mattina alla sera, starei tutto il tempo ad invidiare quel pelato mafioso di Gigi D’Alessio e a trovare un modo per rapirla ed uccidere lui. La Tatangelo non è bella, di più.
Certo, se si togliesse quei tre kg e mezzo di fondotinta in faccia, starebbe anche meglio; comunque, sguppone: si è tagliata i capelli.
Altro che Novella 2000, qui si fanno scoop veri. E se potessi parlare, vi direi anche di più, ma credo che sarà un segreto che mi porterò nella tomba, anche se sono convinta che tra due mesi me ne sarò dimenticata, talmente mi interessa.
Rimane il fatto che per stare con uno come Gigggi devi come minimo essere stata vittima di un lavaggio del cervello, un trapianto di neuroni, di una minaccia con pistola alla tempia.
La morale della favola è che, una volta vista e una volta riconosciuta…insomma, sono tre giorni che ho in mente “essere una donna non vuol dire solo riempire una minigonna”, il testo più brutto nella storia della musica e se entro due giorni non trovo un altro tormentone mi strangolo da sola.
Mi andrebbe bene anche la sigla dei Puffi.
Ma passiamo alle cose serie. Ricordatemi un po’…chi è la squadra di calcio che ha vinto di più al mondo? Mmm…la Giuventus? L’Inter? Sarà forse l’Albinoleffe? Oppure il Chievo? Mah, io direi il Milan. E direi che aver vinto la Champions League dopo aver giocato di merda sia una soddisfazione ancora più grande. Eh, lo so, voi non potete capire cosa si prova, certe cose sono solo a vantaggio dei milanisti. Il prossimo obiettivo sarà Maldini presidente del consiglio. Ci farei la firma (anche perché il coro dei milanisti “e adesso Prodi a casa” indirizzato a Berlusconi, un po’ mi ha fatto paura).
E come ha detto qualcuno, mettetevelo nel culo il vostro scudetto. Tié.
Tornerò.
HA-HA!
Ah, i bei vecchi cari post sul calcio…
Mi rivolgo agli interisti, ma anche agli juventini, e perché no, ai laziali, ai romanisti e anche ai fiorentini, così, per abbondare: ci sono delle emozioni che non potete capire.
Arrivare alla finale di Champion’s League non è da tutti, è solo da Milan.
E forse, forse, ma forse e dico forse (e mi toccherei le palle se ce l’avessi) possiamo pure perderla, in ricordo dell’ultima finale con il Liverpool, ma, oh, noi almeno ci siamo arrivati…voi?Tenetevi il vostro facile scudettino, ci farei la firma per sostituirlo con una finale di Champion’s League.Sti titoli però Libero potrebbe pure risparmiarseli.
Tranne l’inchino, quello ci sta tutto.












