Metropolitana
- Mamma, cosa vuol dire “eufemismo”?
- Vuol dire che lo guardiamo quando arrivamo a casa sul dizionario.
- Perché non me lo vuoi dire? E’ una parolaccia?
- No, non è una parolaccia, ma devi imparare a cercare le parole sul dizionario quando non le conosci.
- Ma non facciamo prima se me lo dici tu?
- No, appena torniamo a casa lo guardiamo insieme, così vedi come si fa.
- Va bene…ma non capisco perché non puoi dirm-…
- Perché non lo so, va bene?!
….
Gelo.
La mia è pura logica
Sono solo io la macabra che pensa subito al peggio se trovo per caso più di due canzoni di uno stesso artista alla radio? Mi spiego. Zucchero, ad esempio. Non è propriamente Lady Gaga (che muoia), non si sente spesso alla radio e non ha grandissime hit o singoli nuovi. Ecco, se io in una notte nel giro di poche ore becco tre sue canzoni, di cui due piuttosto vecchiotte, sono l’unica a pensare che effettivamente può essergli successo qualcosa?
Una specie di tributo a Zucchero, come la notte in cui morì Michael Jackson che alla radio non si sentiva altro.
Per esempio, se io sento la canzone di Mango, mi aspetto che a Mango sia successo qualcosa, perché chi cazzo se lo cagherebbe Mango in una condizione normale (ma anche in una condizione tragica, dormo lo stesso la notte); se casualmente becco due canzoni di Mango nel giro di poco tempo - e già trovare una seconda famosa è un’impresa fallimentare in partenza - come minimo avrà avuto un incidente.
Sarà scaduto o cose così.
…
ps. lo so, ultimamente latito, ma latita un po’ chiunque e chi sono io per non farlo, la figlia della serva? Sono molto attiva su Tumblr però, perché non mi costa fatica e bastano dei click. Nel caso non possiate fare a meno di me, cosa molto probabile eh.
WTF?!
Leggo la notizia praticamente dovunque, quindi Michael Jackson è davvero morto.
Sono sinceramente sotto shock e un po’ (un bel po’) dispiaciuta e ho l’istinto, chissà per quale motivo, di versare una lacrima. Strano.
Adesso, tenendo conto della famosa legge e anche di questo, aspetto con “ansia” il terzo; io la butto lì: attore o stilista. Anche se Courtney Love non se la passa benissimo ultimamente. Ma due cantanti di fila mi pare una coincidenza atroce.
Prima o poi ritornano
Io non sono mai andata a ballare, nemmeno quando hai quell’età dove andarci le domeniche pomeriggio non è da sfigati, e l’unica volta che ho messo piede in una vera e propria discoteca sono tornata talmente stordita dal casino da crollare per terra addormentandomi all’istante e ancora vestita.
Però ho sempre avuto intorno gente non vecchia dentro come me che considera ballare in una stanza con l’inquinamento acustico a dei livelli inauditi una forma di divertimento, quindi un minimo di cultura su musica da discoteca ce l’ho (son cose da scrivere in un curriculum eh), sopratutto, anzi, solo anni novanta.
E ce l’ho per osmosi non per mia volontà, perché ho subito per anni quelle classiche feste che fai a turno a casa dei tuoi compagni di classe dove sentivi solo quel tipo di musica, dove se tentavi anche solo di ipotizzare un ascolto alternativo venivi mandata a cagare seduta stante.
Ma torniamo ai giorni nostri: tu te ne stai a tavola che mangi beata, senza problemi, senza pensieri, quei venti minuti di pace in cui l’unico sforzo che devi fare è aprire bocca e masticare, quando ad un certo punto senti una musica che non ti sembra nuova e girandoti di sfuggita verso la televisione vedi una donna in mutande e reggiseno che si muove combattendo forti folate di vento.
Te ne sbatti l’anima, ma c’è qualcosa che non ti torna, e non è l’ennesima banalissima pubblicità di Intimissimi a catturare la tua attenzione, ma è piuttosto la musica, un testo già risentito, una vaga melodia in lontananza che ti accende la lampadina di una rabbia repressa per anni.
E a quel punto, con la forchetta a metà strada tra il piatto e la bocca, giri lentamente il collo verso il televisore per avere una conferma ma al tempo stesso sperando di esserti sbagliata.
Quella canzone non è altro che una versione riveduta, ma non per questo meno nauseante, della celeberrima (…) “L’amour Toujours” di Gigi D’Agostino, mia eterna nemesi; qui non stiamo parlando di un classico d’eccellenza del genere ma di una delle canzoni più trapananti e fastidiose degli ultimi…venti anni?
Nemmeno Gam Gam mi infestidiva così tanto, ma - esagero - nemmeno i Venga Boys, nemmeno l’ “eeeeeh” depositato alla Siae di Tiziano Ferro.
EeEeEeEeeeeh*.
*(0.25)
Al limite del sopportabile
Se sento un’altra volta parlare, cantare, cinguettare, saltellare e fare la demente quella rincitrullita di Arisa giuro che la mando a calci nel culo nelle favelas brasiliane a spacciare droga, lei e il suo naso che fa provincia.
Quando è troppo è troppo
Io, sinceramente, con 95 milioni di euro non saprei cosa farci.
Sono troppi perché una mente umana, e sana, possa costruirci sopra dei progetti.
Il lato positivo è che la frase “dare qualcosa in beneficienza” può essere plausibile anche per il più egoista degli esseri umani: su 95 milioni, ma che te frega se ne dai cinque a, che ne so, l’associazione contro le infradito in città?
Son soldi spesi bene in fondo.
Ma rimane il problema principale: che ci fai con 95 milioni di euro?
A me viene in mente solo dare ai miei un risarcimento simbolico, fare un giro dei canili d’Italia (col mio aereo privato, tzé) e a quelli messi peggio dare un milione sull’unghia, una casetta a New York e una in Provenza, una (una, non di più)(forse due)(ma anche tre)(vabbè dai, quattro)(basta) bella borsa come dico io e poi, che mi rimane?
Probabilmente continuerei a far spesa all’Esselunga prendendo le cose con lo sconto della Fidaty Card.
Perché io sì e loro no?
Una domanda, veloce veloce: ma si porta ancora il grembiule alle elementari?
Perché sta storia mi era sfuggita, io credevo che fosse ancora un uso comune, come quando andavo io alle elementari. Non è giusto.
Non ci sto, protesto, voglio che tutti i bambini soffrano per questa cosa, tutti devono portare il grembiule e lamentarsi con le madri perché devono portarlo, sbattere i piedi, fare i capricci, far finta di piangere e minacciare con “mi rotolo nel fango!”, è una cosa che ti rende più forte.
Non pretendo molto, non dico mica che tutti devono avere una madre come la mia, che mi usava come cavia per divertirsi con i fiocchi più assurdi e pomposi da mettermi al collo che mi soffocavano per tutto il giorno.
Nel modo più assoluto
Io credo che Linus sia una persona adorabile.
Con quattro o cinque persone.
Con il resto del mondo dà quella spiccata sensazione di essere un grandissimo stronzo che se la mena perché fa qualche corsetta e non vede l’ora di segarti le gambe.
Però devo riconoscergli una cosa: ascoltando spesso il suo programma, la mattina, so che non sopporta chi dice “assolutamente sì” e, a malincuore, non posso che dargli ragione.
Assolutamente sì, oltre a non avere nemmeno una parvenza di senso, è un’espressione che si è pericolosamente diffusa senza motivo apparente, qualcuno ha cominciato e qualche idiota ha pensato “uhmmm, assolutamente sì…finalmente un modo per far credere agli altri di saper cosa dico!”.
Il De Mauro dice che “assolutamente” significa, tra le altre cose, “completamente, del tutto”, con valenza negativa o positiva a seconda del contesto. E, aggiungo, anche del tono con cui viene detto.
E’ implicito, quindi, che far seguire la parola “sì” - ma a questo punto anche “no” - diventa una ridondanza, un eccesso, qualcosa di inutile che ha come unico scopo quello di innervosire persone pignole come me.
E’ come se qualcuno andasse in giro a dire certo certosino.
E’ salva
Dopo aver sentito in tv (vi lascio indovinare dove) di Tobias Del Piero, sono sempre più convinta che la mia futura figlia, Paella, non sarà poi così menata a sangue a scuola. Finché saranno impegnati ad abbaiare e tirare palline a Tobias.
L’uovo o la gallina?
Ascoltavo il telegiornale oggi a pranzo. Ascoltare e basta non implica una qualche forma di pigrizia o disinteressamento, semplicemente la mia postazione a tavola mi impedisce di guardare la tv se non con eventuali torsioni della spina dorsale che preferisco evitare.
Dicevo, i titoli del tg2 scorrono (ci tengo a precisare che il tg2 mi fa pena e che mio padre si rifiuta di guardare il tg5, che secondo me è il male minore) quando ad un certo punto sento “Indagati per Vallettopoli Alessia Fabiani, Aida Yespica, Ana Laura Ribas e Francesco Arca, di mestiere: tronista“. Dopo mezz’ora, quando ho smesso di ridere per “di mestiere: tronista” il dubbio mi ha assalito con uno scatto suino e mi sono fatta una domanda che penso non abbia risposta (non vale quella che inizia per zo- e termina per -la), un po’ come “chi fa l’uomo tra Costanzo e la De Filippi”: che mestiere fa invece Alessia Fabiani?
Vi lascio con un alone di mistero e con ancora meno soldi nel cellulare (tra l’altro nuovo, molto fashion, che tempo due giorni mi cadrà dalle mani e si sfracellerà in mille pezzettini).
E una dignitosa pensione?
Ieri ho ascoltato per la prima volta (sapevo che qualcosa nella mia vita stava mancando, per essere finalmente completa) la nuova canzone di Vasco Rossi; non che mi mancasse, ma, tant’è.
Non sono una grande ammiratrice del suddetto, mi urta il sistema nervoso periferico come certe persone arrivano al fanatismo venerando ogni suo passo e prendendo come oro colato ogni sua stronzata.
E, se vogliamo dirla tutta, ho visto in questi giorni suo figlio e ho scoperto che ha una discreta faccia da calci nel culo.
Comunque ammetto che qualche sua canzone possa essere piacevole.
Qualche.
Questa invece ha il solito ritmo di almeno altre sette sue canzoni, che sembrano sempre le stesse, solo con qualche nota e qualche parola diversa; per il resto, diciamocelo, è pura poesia.
“Ci si fotte allegramente, come se fosse niente, darei fuoco a casa tua, se passasse il mal di dente”
“E intanto il mondo rotola, e il mare sempre luccica, domani è già domenica, e forse forse nevica”
Non sapevo che il mal di denti compromettesse eventuali atti vandalici, e ringraziamo Iddio che per “-ica” ha trovato come rima nevica, e non altre parole (che però secondo me ci stavano bene).
Non sentivo così tante stronzate da “bevi la coca cola che ti fa digerire, con tutte quelle bollicine“.
Mi sono sempre chiesta se la Coca Cola lo abbia pagato o meno.
“Perché, che giorno è oggi?”
Cosa si fa in questi casi? Gli auguri?
Scusate, non sono pratica.

Sto parlando con me, che sto parlando con te
La notizia non è freschissima, commento tardi ma prima o poi lo faccio.
Filippo Bisciglia, quello dello scorso Grande Fratello, si dà alla musica; poteva darsi alla prostituzione, al riciclaggio di denaro, allo sfruttamento di minori, alla truffa organizzata, alla rapina a mano armata, sarebbe stato molto più interessante e costruttivo.
Invece no, ha deciso di darsi allo sfondamento di timpani.
Grazie Filippo.
Il video in questione è a dir poco imbarazzante e osceno, un misto tra Meneguzzi, gli Zero Assoluto e “er patata”, e inoltre l’incipit mi ricorda vagamente Ordinary World, dei Duran Duran.
L’essere immondo sta seduto malinconico sul divano, guarda intensamente una foto, espressivo come quel rubinetto che si vede nei primi secondi; frasi del tipo “parte quella voglia di toccarti, di sentire le tue mani, i tuoi respiri su di me” fanno venire il diabete e contemporaneamente la nausea, oltre ad essere di un’originalità devastante e il tutto accompagnato da una capacita recitativa degna di un cocomero (guardate come si dispera spiaccicandosi il foglio sulla fronte, fa venire i brividi).
Anche il ritornello mi ricorda pericolosamente un’altra canzone, ma purtroppo non riesco ad identificarla; il video continua con lui sul tetto di una ridente cittadina soleggiata, con un’improbabile band alle sue spalle, probabilmente il portinaio, il postino e l’imbianchino del terzo piano.
E in più, credendo di non essere abbastanza ridicoli, il Filippo fa palese pubblicità occulta, prendendo dal maestro Costantino in Troppo Belli, di una marca di abbigliamento per gente ruzza e di cattivo gusto come lui, Jonk46.
Ma manco se mi dessero tre milioni di euro a maglietta, la dignità non ha prezzo.
Per tutto il resto, c’è Filippo.
Per la cronaca (nera), credo che la canzone si riferisca alla sua tormentata e pubblica storia d’amore con Flora, la ragazza che ha cornificato con Simona, il famoso travone del Gf 6; la signorina comunque si è consolata con un trono da Maria De Filippi (alla suddetta è dedicato addirittura un blog “Flora, la nostra stella forever”).
Il video comunque va avanti nella sua inutilità mista a tristezza e squallidume andante; so cosa state pensando: arriverà il colpo di scena? Si butterà giù dal tetto, precipitando rovinosamente e spiaccicandosi al suolo, per mostrare ancora meglio la scritta dietro la maglietta?
No.











