Aaaaah, ecco
Va dato atto alle compagnie telefoniche di una micidiale capacità: fare delle pubblicità che l’intera nazione odia e se fosse possibile preferirebbe passare ai segnali di fumo piuttosto che dargli una lira.
Mi “diverte” vedere anche come il passaggio da un testimonial all’altro diventa sempre più graduale, come se dovessero renderci meno traumatico l’avvenimento (grazie, premurosi): da Totti si sfuma piano piano verso la Blasi, dalla Blasi si sfuma piano piano verso Facchinetti, dalla Littizzetto si sfuma piano piano verso Beppe Quintale che viene direttamente saltato per passare alla Gerini.
Gli unici che rimangono sono Aldo Giovanni e Giacomo e per quanto mi riguarda hanno ampiamente sorpassato la soglia chiamata “rovina la tua carriera una volta brillante” e quando li vedo mi viene l’orticaria al cervello (consiglio a tutti di boicottare la Wind in quanto peggior compagnia esistente. Non solo telefonica, ma mondiale, universale).
Facchinetti, invece, si sta allargando troppo diffondendosi a macchia d’olio, e io lo dico qua, scritto, poi non dite che: tempo dieci anni (e la sto prendendo larga) e questo presenta Sanremo. Un modo come un altro per farmi convincere ancora di più a non guardarlo nemmeno se mi danno un euro al minuto.
Senza contare che nell’ultimo spot mi sono accorta dopo secoli che c’è anche Cesare Cremonini; povero, non sa che una pubblicità di una compagnia telefonica è il modo più diretto di farsi odiare. Blabla una sega.
Ma la ciliegina sulla torta la mettono sempre - e l’hanno sempre messa - quelli della TIM, che scovano i loro pubblicitari tra i barboni della Stazione Centrale a Milano e i pazzi che parlano con i pali in metropolitana.
Fin dalla pubblicità della mucca che bruca sulla rotaia e blocca quello che penso fosse un Eurostar in fasce (infatti sui binari vedi cartelli “attenzione brucamento mucche“), a quello dell’Incontrada e i Lunapop, per passare alle tre sgambettate e arrivando alle quattro paperelle di Adriana Lima che avrei una vaga idea su dove possa ficcarsele, gli spot TIM sono sempre stati un offesa all’intelligenza dei consumatori e dure prove di resistenza per la pazienza umana.
E siamo arrivati all’ultima, l’apice dell’atrocità, con quelli della TIM Band, che sanno solo quella maledetta canzone di Bocelli, ripetuta all’infinito (tra l’altro, riclico di idee) e Fiammetta che dice di saper suonare ma l’unica cosa che fa è sbattere ripetutamente i suoi polpastrellini da impedita su una pianola - fateci caso -, che spero prenda fuoco insieme a lei come un sigaro in una latrina di benzina.
Non è un non sopportarla, il mio è proprio un odio, quando la vedo mi innervosisco e spero che cadano con il loro pulmino rosso e blu da quell’invitante strapiombo; poi, cercando il video ho capito il perché di tutto questo astio.
Sapete una sega voi
Cara Giulia che vivi a Pisa.
Anzi, cari pubblicitari della Coca Cola.
Carissimi.
Se volete fare una pubblicità d’effetto per far capire alla gente che anche se c’è crisi la Coca Cola va comunque comprata poiché Patrimonio Unesco, se volete farla alimentando l’immagine di una ragazza semplice ed umile che preferisce una vita tranquilla ad una vita mondana, se volete farla venire da una città come Pisa - che fa molto pittoresco - fatele almeno parlare pisano, non romano.
Non pretendo che bestemmi ogni due parole, ma che almeno la crisi sia crisi e non grisi.
Si consiglia pronta sostituzione di questo video con questo, pena il boicottaggio della Coca Cola in favore della Pepsi Twist(e), che fa anche schifo ar maiale, ma tanto pe’ davvi un’idea.
Prima o poi ritornano
Io non sono mai andata a ballare, nemmeno quando hai quell’età dove andarci le domeniche pomeriggio non è da sfigati, e l’unica volta che ho messo piede in una vera e propria discoteca sono tornata talmente stordita dal casino da crollare per terra addormentandomi all’istante e ancora vestita.
Però ho sempre avuto intorno gente non vecchia dentro come me che considera ballare in una stanza con l’inquinamento acustico a dei livelli inauditi una forma di divertimento, quindi un minimo di cultura su musica da discoteca ce l’ho (son cose da scrivere in un curriculum eh), sopratutto, anzi, solo anni novanta.
E ce l’ho per osmosi non per mia volontà, perché ho subito per anni quelle classiche feste che fai a turno a casa dei tuoi compagni di classe dove sentivi solo quel tipo di musica, dove se tentavi anche solo di ipotizzare un ascolto alternativo venivi mandata a cagare seduta stante.
Ma torniamo ai giorni nostri: tu te ne stai a tavola che mangi beata, senza problemi, senza pensieri, quei venti minuti di pace in cui l’unico sforzo che devi fare è aprire bocca e masticare, quando ad un certo punto senti una musica che non ti sembra nuova e girandoti di sfuggita verso la televisione vedi una donna in mutande e reggiseno che si muove combattendo forti folate di vento.
Te ne sbatti l’anima, ma c’è qualcosa che non ti torna, e non è l’ennesima banalissima pubblicità di Intimissimi a catturare la tua attenzione, ma è piuttosto la musica, un testo già risentito, una vaga melodia in lontananza che ti accende la lampadina di una rabbia repressa per anni.
E a quel punto, con la forchetta a metà strada tra il piatto e la bocca, giri lentamente il collo verso il televisore per avere una conferma ma al tempo stesso sperando di esserti sbagliata.
Quella canzone non è altro che una versione riveduta, ma non per questo meno nauseante, della celeberrima (…) “L’amour Toujours” di Gigi D’Agostino, mia eterna nemesi; qui non stiamo parlando di un classico d’eccellenza del genere ma di una delle canzoni più trapananti e fastidiose degli ultimi…venti anni?
Nemmeno Gam Gam mi infestidiva così tanto, ma - esagero - nemmeno i Venga Boys, nemmeno l’ “eeeeeh” depositato alla Siae di Tiziano Ferro.
EeEeEeEeeeeh*.
*(0.25)
Ci prendono per dementi
Io mi rendo conto che pubblicizzare un assorbente può essere difficile, cosa gli racconti ad una donna per convincerla a comprarne uno piuttosto che un altro? Che se lo piazzi al centro di un vagone di un treno ti profuma l’ambiente poiché impregnato di gelsomino e lavanda?
Chi se ne frega, mica devo usarlo come profuma biancheria in un cassetto.
Ma non me ne frega nemmeno delle dimostrazione sulle inflitrazioni di liquidi, potrebbe pure avere il silicone dalle parti, così sei sicura che non esce proprio nulla, non cambia il fatto che guardando una pubblicità di un assorbente io non decido se comprarlo o meno.Compro sempre gli stessi da una vita e non cambierò, quindi non so per voi, donne (so che è una precisazione inutile ma non si sa mai), ma le pubblicità degli assorbenti potrebbero pure finire qua.
E non solo per questo motivo, ma proprio per la pubblicità in sé: cosa mi significa una tizia che si alza la mattina e si accorge che tutto va all’indietro? Il gatto sulle scale, la gente che scende dall’autobus, tutti all’indietro, e invece di strapparsi i capelli urlando e scappando, decide di uscire e mettersi in borsa i suoi assorbenti, non uno, non due, non tre, ma tutto il pacchetto.
Che sei, un pozzo senza fine?
E comincia a camminare soavemente per la strada come se niente fosse - capita che ti svegli un giorno e camminano tutti all’indietro, quei giorni sono strani un po’ per tutti - ma nel mentre si scontra con un tizio tutto preso dalla sua retromarcia ipnotica, che magicamente, al contatto con una donna con un pacchetto di assorbenti in borsa, si sblocca.
A quel punto mi pare normale che tutto il contenuto della borsa salti per aria come se fosse vittima di una bomba carta, e per tutto il contenuto intendo anche quel magico pacchetto rosa che una donna normale si affretterebbe ad afferare prima che lo faccia lui e a nascondere accampando scuse (”è un regalo”), ma lei no, sorride a tremila denti, come se fosse una gloria (”sì, sono una signorina ormai”) e lui ricambia, come se fosse chissà quale fortuna (”posso approfittarne senza andare in galera”).
A quel punto potranno raccontare ai loro nipoti che nonno e nonna si sono conosciuti in un giorno strano, dove tutti caminavano all’indietro, ma loro si sono scontrati e non si sono lasciati più, hanno capito che erano fatti l’uno per l’altro quando le loro mani si sono sfiorate per raccattare un pacchetto di assorbenti.
Il progresso uccide la poesia
Avete presente la pubblicità Enel sui gesti dimenticati?
E’ una delle poche pubblicità che rimango a guardare (tra queste, per qualche strano motivo ogni volta devo assolutamente sentire George Clooney che dice no, you must be mistaken), perché è vero, ci sono dei gesti che non si fanno più.
Mi fa quasi commuovere pensare al telefono bianco a cozza che avevo in camera da piccola, con la tastiera dei numeri a rotella che per fare un numero (senza prefisso) ci mettevo tre ore e mezzo; oppure cercare la stazione radio con la manopola ed una precisione millimetrica o mandare avanti e indietro il walkman o mettere il mignolo nei buchi della cassetta per sistemare il nastro.
Non che oggi girare la rotella dell’iPod sia un peso, anzi, ma sembrano passati millenni e io non sono nemmeno poi così in là con l’età (dipende dai punti di vista, una dodicenne tempo fa mi chiese l’età e rispose “ah ma allora sei vecchia”)(…)(sigh).
Mi sono messa a pensare a quanti altri gesti sono stati dimenticati nel giro di pochi anni - si accettano suggerimenti - e mi è venuta in mente solo una cosa: lavarsi le mani/farsi la doccia con la saponetta.
Non oso fare un’inchiesta, con la fortuna che ho verrebbe fuori che 9 su 10 usano ancora la saponetta e a quel punto siete proprio bashtardi, ma personalmente non la uso da millenni.
Forse perché da piccola le addentavo, sarà per questo che ho smesso (non che ora non mi facciano venir voglia di dare un bel morso eh).
E’ per questo motivo che sul lavandino adesso ho una saponetta Felce Azzurra e mi faccio la doccia con una della Dove.
La seconda, per la cronaca, è ergonomica.
Però la canzoncina rimane
Con tutta la passione che posso avere per le pubblicità vintage, non sarà il caso di abbandonare definitivamente la pubblicità del 1802 della cedrata Tassoni che va ancora in onda?
Sono sopravvissuti in due: la cedrata Tassoni e il pennello cinghiale.
Considerando che un pennello non va mai fuori moda (…), c’è ancora qualcuno che beve la cedrata?
“Per voi e per gli amici, Tassoni“.
Ma io mi ci vedo proprio, ad invitare a casa qualcuno e dire “vuoi qualcosa? Non so, una cedrata Tassoni?”.
Lei sì che mi fa riflettere
Io la pubblicità della 3 con la Littizzetto proprio non la capisco.
A parte che questa virata dal “meglio cambiare nè” ad una Littizzetto pseudo filosofica e riflessiva, con la musichetta malinconica di sottofondo e non più il tormentone che ti trapana le tempie, mi sta sulle palle e m’avanza.
Sì lo so, non ci va bene mai niente, quando fa la stupida e perché fa la stupida, quando non la fa e perché non la fa, dico solo che se volevano fare una pubblicità per far deprimere la gente a questo punto perché non metterci Masini?
Toh, uno a caso.
Ma se vogliamo possiamo pure sorvolare, che tanto la Littizzetto non ha più nessuna voce in capitolo nella categoria “Comici&Affini” (non ditemi che riesce ancora a divertirvi, perché si riesce ad anticipare le sue battute ogni volta e a non riderci più), quello che proprio non riesco a mandar giù è quello che le fanno dire, che non ha proprio un filo logico:
Si può ricordare qualcosa senza per forza fare una foto?
Si può visitare un posto incredibile, ma non su internet?
Si può guardare il mondo dall’alto ma non in uno schermo?
Si può.
Ma se non lo paghi perché non approfittarne?
Eh?
Cioè, tutta sta manfrina sulle tecnologie inutili di oggi, e poi mi dici che se però non si pagano van bene?
E quello che mi stupisce è che c’è gente che nei commenti al video ha osato dire “grandissimo spot, fa veramente riflettere“.
Ma su cosa?
Sul fatto che se non paghi tutto va bene?
E’ un po’ come dire:
Oggi la violenza la fa da padrona.
Nelle famiglie, nelle scuole, negli stadi.
E ormai ci siamo abituati.
E’ un mondo crudele.
Ma se non ti trovano e non vai in galera perché non approfittarne?
Pure l’altra non è da meno:
Certe cose le devi affrontare di persona.
Non puoi sempre far finta di niente dai…
Ci sono delle volte che devi prendere in mano la tua vita e scrivere tu il finale.
Non puoi lasciare la persona che ami con un sms.
Prova con tutto il telefono!
Haha, quante risate.
Questo è quello che ho capito:
Devo farmi coraggio.
Non posso continuare così, devo lasciarlo.
Devo diventare padrona della mia vita.
Arrivo lì e gli dico: non ne posso talmente più che ti smollo sto cellulare gratis della 3 che mi fa cagare almeno quanto te.
E le vendite s’impennano.
Abuso su pupazzo
Sentite.
Ieri, in una pausa durante l’estenuante visione delle ultime puntate di Lost su Sky (che Dio stramaledica gli autori), credo di aver visto una pubblicità su Italia1 dove Uan (sottolineo: Uan) si limonava Carlotta (Carlotta) nei sedili posteriori di un taxi.
Il tutto per pubblicizzare degli orologi che, tra l’altro, ho sempre considerato un insulto al design o anche alla semplice vista.
Avete una vaga idea di come una cosa del genere possa traumatizzare una povera bambina intrappolata nel corpo di un’adulta (se, vabbè, si fa per dire) che è cresciuta col mito di Uan?
E’ come se vedessi, che ne so, il Tenerone aggrapparsi alla gamba di qualcuno come un cane in calore.
C’è modo e modo
Va bene che è pubblicità progresso, va bene che su certe cose è difficile scherzarci, ma per sensibilizzare contro la prevenzione per i tumori al colon (che è già un argomento sensibile…)(…), potevano fare qualcosa di più dignitoso?
A parte la musichetta, a parte quei debosciati che cantano, a parte i sottotitoli da karaoke, non capisco davvero il nesso tra i partecipanti: il testimonial ci sta, pure Sbirulino potrebbe fare il testimonial contro la bua, ma…Lucio Dalla? Iacchetti? Samuele Bersani e Sabrina Ferilli (che con i loro indici puntati possono farsi un controllo seduta stante, per quanto mi riguarda)? LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO (che biascica qualcosa di incomprensibile, probabilmente non sa neanche cosa ha detto, ma in generale sembra che queste povere bestie siano state prese alla sprovvista, tipo “Italia Uno”)?!
Non so voi, ma rientrando nello spettatore medio, per me è più d’impatto una pubblicità progresso seriosa e minacciosa che sta cosa cantereccia a tarallucci e vino, dove mi si dice - cantando, perché se parli normale sono idiota e non capisco - che è bene farmi ficcare su una sonda per farmi controllare.
Fossi un soggetto a rischio, passi per Lucio Dalla (?), ma mi darebbe un po’ fastidio che me lo consigliasse la Ferilli, ecco.
E quel “facciamo prevenzione, tutti assieme” mi lascia titubante.
Le cose di gruppo non mi son mai piaciute.
No, sul gelato no!
Sono contraria ai bambini nelle pubblicità.
E non lo dico perché motivata da spirito etico, sono motivata dal fatto che i bambini nelle pubblicità finiscono sempre per starmi sulle palle e spero che un gigantesco Kinder fetta a latte li seppellisca.
Se ci pensate (pensateci), alla fine le pubblicità più difficili da togliersi di dosso sono quelle con quei nani.
E non venitemi a dire che quella bambina mitomane che crede di dover cucinare per i figli e alla fine decide che no, sul gelato le sottilette non ci vanno, è tanto tenera e carina perché vi rinchiudo in una stanza buia con Ribery e un migliaio di sottilèèèèèètte.
O quelli che cantano “le mucche fanno mu, ma una fa mumuuu“.
Bel bambino. Vuoi sentire che rumore fa una mucca, dal suo interno?
E se ci mettiamo una bambina che di sicuro tra una decina d’anni vorrà fare la velina, e Licia Colò, che a sto punto meglio un paio di muschi e licheni, viene fuori questo dramma, storia di un koala che preso dalla disperazione su acque internazionali tenta di affogarsi ingoiando un intero Kinder cioccolato.
E sorvolo volutamente sulle pubblicità fatte da bambini per bambini (perché io rientro ancora nel target del Kinder cioccolato), quelle pubblicità sulle scarpettine che brillano e i mostri che scalpitano, perché sono affari interni, sono un po’ cazzi loro, ma il fatto che adesso con un paio di scarpe “trendy” ti venga dato in regalo il finto telefonino, lo smalto e il lucidalabbra, la dice lunga sulle bambine di oggi.
Non faccio parte di quelle donne che non sopportano i bambini perché c’è il rischio che prima o poi uno di loro esca dal loro corpo, è che la pubblicità in sé li rende smaliziati, non sono più dei bambini ma solo dei piccoli nani odiosi figli di persone che tra qualche anno li accompagneranno ai provini del Grande Fratello.
Detto questo, non smetterò mai di sperare che un giorno, nella pubblicità della Rocchetta, delle bambine domandino ad una spaesata Chiabotto “Se bevo Rocchetta quanto mi dai per non assomigliare a te?”.
Boicottate
Volevo dire ai responsabili delle pubblicità della Sammontana che dopo queste due pubblicità i loro barattolini non li comprerò mai più.
Mi par di vederli, che si sfregano le mani, convinti di aver fatto la mossa del secolo, furbi come delle faine, quando in realtà non si rendono conto di aver confezionato una delle pubblicità più brutte e fastidiose mai viste dopo il pennello Cinghiale.
Il gelato perduto
Nonostante Eva Longoria, a me il Magnum non piace.
Sì, per carità, ti invoglia, vedi la pubblicità e ti fanno male le guance dall’acquolina in bocca, però quando arrivi a comprarlo che ti rimane? Un gelato qualunque. E non ti danno nemmeno la Longoria, a voler essere pignoli.
In più, quando lo addenti non fa quel classico rumore da pubblicità, spatatrak, e il consumatore ci rimane male.
Sarà che son rimasta traumatizzata da quella battuta nel film Santa Maradona* “io una volta mi sono masturbata con un Magnum Double“. Brrrr.
In realtà nessun gelato confezionato ultimamente mi invoglia: se si escludono i coni, che trovo ripugnanti, se si escludono i biscotti vari, se è possibile ancora più ripugnanti, se si escludono i vari magnum, alla fine che rimane?
Il ricoperto? Quello con la panna dentro la cioccolata fuori e basta, finisce lì?
In realtà un gelato che mi piaceva da impazzire un tempo c’era: il Moresco, il gelato della mia infanzia e che collego immediatamente a mio nonno. Ci sono affezionata.
Ora, l’affair Moresco è qualcosa che mi perseguita da anni, perché nessuno lo conosce e non si trova più.
Ho paura di essermelo inventato.
Qualcuno può testimoniare che effettivamente esiste e farmi uscire dal tunnel della pazzia?
*uno dei migliori film in assoluto, e non si discute.
Non si fa!
Che è questa storia che ora il Calfort si chiama Calgon?
Sembra il nome di un supereroe sfigato!
“Calgon, salvami tu! Ma anche no!”.
E com’è che in tutto il mondo viene chiamato Calgon e solo noi, che dobbiamo sempre distinguerci come delle pecore nere, lo abbiamo sempre chiamato Calfort (”In Italy Calgon is called Calfort (fonte)”, because they’re a bunch of idiots)?
E ora come sarà la pubblicità “la lavatrice vive di più, con Caaaaaaaaalgoooooooon“?
Non torna!
E come se da oggi in poi la Barilla si chiamasse Tarilla.
Ma per queste cose non si fa un referendum di solito?











