“You’re gonna love my nuts”
Chi riuscirà a star dietro alla sua parlatina da psicopatico si renderà conto che è simpatico come la canna di un fucile, ma chi non capirà assolutamente niente non sarà certo svantaggiato: sono le immagini che valgono più di mille parole.
Credo di aver finalmente superato il mio decennale amore per lo Chef Tony e i suoi coltelli.
ps. anche se non capisco il perché del microfono stile Ambra Angiolini.
Il progresso uccide la poesia
Avete presente la pubblicità Enel sui gesti dimenticati?
E’ una delle poche pubblicità che rimango a guardare (tra queste, per qualche strano motivo ogni volta devo assolutamente sentire George Clooney che dice no, you must be mistaken), perché è vero, ci sono dei gesti che non si fanno più.
Mi fa quasi commuovere pensare al telefono bianco a cozza che avevo in camera da piccola, con la tastiera dei numeri a rotella che per fare un numero (senza prefisso) ci mettevo tre ore e mezzo; oppure cercare la stazione radio con la manopola ed una precisione millimetrica o mandare avanti e indietro il walkman o mettere il mignolo nei buchi della cassetta per sistemare il nastro.
Non che oggi girare la rotella dell’iPod sia un peso, anzi, ma sembrano passati millenni e io non sono nemmeno poi così in là con l’età (dipende dai punti di vista, una dodicenne tempo fa mi chiese l’età e rispose “ah ma allora sei vecchia”)(…)(sigh).
Mi sono messa a pensare a quanti altri gesti sono stati dimenticati nel giro di pochi anni - si accettano suggerimenti - e mi è venuta in mente solo una cosa: lavarsi le mani/farsi la doccia con la saponetta.
Non oso fare un’inchiesta, con la fortuna che ho verrebbe fuori che 9 su 10 usano ancora la saponetta e a quel punto siete proprio bashtardi, ma personalmente non la uso da millenni.
Forse perché da piccola le addentavo, sarà per questo che ho smesso (non che ora non mi facciano venir voglia di dare un bel morso eh).
E’ per questo motivo che sul lavandino adesso ho una saponetta Felce Azzurra e mi faccio la doccia con una della Dove.
La seconda, per la cronaca, è ergonomica.
Anvedi!
Io ho sempre provato una forte antipatia per Barbara Palombelli.
Non per questioni politiche, non c’entra il fatto che abbia come marito Rutelli, anzi, al di là di qualsiasi tipo di fazione mi è sempre stato simpatico, ha quell’aria da bambacione che mi diverte, (tanto ha contribuito l’imitazione di Guzzanti).
Era proprio lei che consideravo una donna ingessata, nel vero senso della parola, le si muove solo la bocca quando parla, tutti gli altri muscoli del corpo sono in tensione per mantenere quella posa da giornalista impegnata che pretende di avere a tutti i costi.
Ma anche quei suoi occhi sempre addormentati o quella sua voce leggermente nasale e lamentosa. Un bijux, insomma.
Tutto questo fino ad oggi. Voglio dire, è un fatto innegabile che quando parla muove solo la bocca rimanendo immobilizzata con tutto il resto del corpo, ma oggi è cambiato qualcosa.
Premessa: va bene che io la D’Urso la manderei a coltivare oppio in qualche paese del sudamerica, ma dico senza vergogna che, in attesa della solita ora di torture in palestra, mi sono messa a guardare Pomeriggio 5, sempre per il solito motivo: tra tutti gli altri programmi era quello con una scenografia migliore (sì, ho questo feticcio, la scenografia di un programma è capace di mettermi tristezza).
Stavano avendo un’amabile (zzzz…) discussione sui matrimoni, quando viene fuori che la Palombella si è sposata con un abito rosso. Tutto mi sarei aspettato da lei tranne che un abito rosso. Ci vedevo più suo marito con un abito rosso, volendo, ma lei proprio no.
E da qui che mi si è sciolto il cuore: gli unici presenti al matrimonio erano il padre di lei e la madre di lui, le fedi erano state regalate da un orafo che si era accorto di quanto quei due fossero dei poveracci, il pranzo non c’è stato, se non un cappuccino in un barretto e il pomeriggio Rutelli se ne è andato a vedere la partita della Lazio.
Questa donna è il mio nuovo personalissimo idolo.
Il buco con la menta intorno
Ho riscoperto le Polo.
Non compravo le Polo da almeno 10 anni. Forse di più.
Le Polo sono come il Labello, è la confezione che mi frega, irresistibile, e sono come le TicTac all’arancia o le Galatine, ne mangi una e nel giro di un’ora hai finito il pacchetto.
Ma mi ero dimenticata del classico problema delle Polo: le apri e si spaccano automaticamente in mille pezzi.
BRADA
Io VIVO per il momento in cui trovo il catalogo Ikea nella cassetta della posta.
E’ un po’ come tornare bambini, guardi le figure, i colori, fai “ooooh, guarda bello“, e subito dopo cadi in quella fase mistica in cui sogni una casa tutta Ikea che nel giro di un anno cadrà a pezzi, ma chi se ne frega no?
I peluche durano. Il mio polpo e il mio Minnen Ratta ci sono ancora.
L’Ikea è uno di quei posti dove non puoi uscire senza aver comprato qualcosa (insieme al Disney Store), i tovaglioli di carta alle casse o un martello, o un gancio, o una cuccia per cani anche quando non hai un cane; come alcuni di voi sanno, ogni anno sfoglio il catalogo e mi trovo un obiettivo, la prossima volta che vado prendo questo, per forza.
Ora, è chiaro che avendo a disposizione solo una stanza da arredare come voglio, qua a Milano, posso solo puntare su piccole cose, tipo un comodino, un cuscino, l’ennesima candela o l’ennesimo asciugamano (avete bisogno di asciugamani?), scatoline e baggianate varie, ma per la prima volta ho trovato qualcosa che fa al caso mio (se sorvoliamo sulla tentazione di addentrarmi nel reparto bambini e fare una strage): BRADA.
Che, come potete vedere, non è il nome di una borsa contraffatta (ha-ha)(…).
E se avessi ancora dei dubbi sull’utilità dell’acquisto, basta vedere in che condizioni sono le mie gambe in questo momento, visto che la connessione la prendo solo dal letto.
…
All’Ikea ci sono borse per il ghiaccio fatte, che ne so, a forma di polpetta svedese?
Yes, you can
Mi sto lentamente innamorando di Barak Obama.
Sta diventando la mia ossessione.
Voi non lo sapete, ma quando è diventato ufficialmente il candidato democratico per le prossime elezioni mi sono commossa.
Lo vedo parlare, con quei due sportelloni da aereo aperti che si ritrova ai lati della testa, e resto completamente affascinata, da un uomo che no, non è bello, ma che se me lo ritrovassi davanti le gambe mi tremerebbero (sì, è chiaro, più che altro per il fatto che ho davanti Barak Obama, che cazzo ci fa qui Barak Obama?).
Quando ricapiterà l’occasione di un presidente così cool, così up to date, così friendly, così easy going e laid back?
Un presidente che supera egregiamente l’ardua “prova bambino“, miseramente fallita da altri.
E chi se ne frega di Berlusconi o Veltroni, alla fine chi ha in mano le carte è il presidente degli Stati Uniti e allora perché non possiamo votare? Voglio dire, tutto il mondo sarà infuenzato dalle prossime elezioni americane, quindi perché non dare a tutti la possibilità di farlo?
Tipo, che ne so, nei giorni decisivi fare un sito appositamente per chi non vive in America ma che vuole comunque contribuire.
Una foto di Obama e una foto dell’altro parassita, tipo Grande Fratello: chi vuoi che entri nella Casa Bianca?
E con click puoi decidere le sorti del mondo: grazie per aver votato!
A volte ho delle idee così geniali e innovative che mi faccio paura da sola.
Dipendenze pericolose
Quanto vorrei che la tavoletta di cioccolata bianca Galak non costasse solo 78 centesimi.
Così, giusto per evitare di pensare, ogni volta, “masssì, cosa sono 78 centesimi” per poi tornare a casa e finirla in meno di mezz’ora.
Un altro quadratino…vabbè un altro quadratino…un altro piccolo e poi basta, ti metto nel cassetto, stronza. Guarda, solo i briciolini che rimangono sulla carta. Poi basta. No dai, un altro…
Sniff.
De gustibus
Ma solo io trovo irresistibile il sapore del Labello?
E non parlo di quello al melone, o alla fragola, o al cappuccino, o all’amatriciana, parlo del classico Labello, quello blu.
Io, feticista del packaging, già trovo formidabile l’involucro e riesco ad incantarmi per ore sul “click” che fa quando si chiude, il sapore però è la ciliegina sulla torta.
Appena me lo metto comincio a torturarmi le labbra per sentire il gusto.
Per non parlare del profumo.
Detto così sembra che di solito lo magi a morsi.
Non è così.
No davvero, mai fatto.
Sul serio eh.
Giuro.
Mai.
…
Il lunedì del villaggio
I primi mesi controllavo spesso le statistiche di Shinystat: non perché fossi attenta all’ago nel pagliaio, c’è gente che può confermare che non è mai stato il mio forte rintracciare le visite, analizzarle e farci sopra una tesina, ma perché mi angosciavano quelle eventuali frecce rosse in prima pagina, che segnano l’andamento generale delle visite (non che potessi farci molto, con le pubbliche relazioni da blog non sono mai stata brava).
Col tempo mi sono sempre più dimenticata della presenza di statistiche, me ne ricordo una volta ogni tre mesi e le controllo più che altro per curiosità; a questo giro ho visto che c’è un nuovo giochino (uuuh, che vita intensa che ho), la geolocalizzazione.
Probabilmente è una cosa che avrei potuto controllare anche con le altre statistiche che ho, ma gli do talmente peso che mi sono dimenticata la password e pace all’anima sua, quindi per me è un fatto nuovo poter vedere quanti visitatori ci sono da Carlentini o da Penne o da Butera o da Chiampo o da San Sebastiano al Vesuvio.
Tenendo conto che ho scelto il momento migliore per controllare le statistiche e che viene analizzato solo il primo giugno, il primato se lo contendono Milano e Roma come prevedibile (io ingaggerei una guerra, ma tutto è relativo).
No, nulla, era così per dire.
Interessante, vè?
ps. no, niente finale a sorpresa, il post finisce qui. Non è che posso sempre scrivere sulla questione mediorientale, datemi pace.
Donne, è arrivato il post ormonale
Siamo tutti d’accordo che il periodo della prima adolescenza è passato no?
Quando era più facile prendersi una cotta per un attore, o un cantante, o uno sportivo, piuttosto che per un tuo amico.
Io, per esempio, quando ero più piccola, credevo di essere innamorata di Maldini e Costacurta.
Crescendo, come sapete, ho avuto anche la fase Di Caprio e la fase boy band, com’è capitato più o meno a tutte (a dire la verità in seconda liceo ero innamorata del batterista dei Queen, che proprio boy band non erano, ecco).
Ora, Maldini e Costacurta sono leggermente invecchiati, anche se con stile, di Di Caprio non me ne può fregare di meno, anche se col tempo migliora e le boy band hanno lasciato definitivamente la mia vita, ma siamo comunque in buoni rapporti.
Quindi cresci, e purtroppo ti avvicini ai ragazzi che ti stanno intorno, quelli “reali”, e dico purtroppo perché finché immaginavi di essere sposata con Roger Taylor la vita era migliore e molto più semplice.
E comunque, in quanto a cotte irreali, ognuno ha i suoi gusti.
Ad esempio, a me uno come Ben Affleck non mi fa né caldo e né freddo.
Non è brutto, ma non provoca istinti primordiali in me. E’ bellino, ma basta.
Poi, un giorno, ti guardi un film che proprio Ben Affleck ha girato. Che tanto come protagonista c’è suo fratello, un certo Casey Affleck, quindi rimane tutto in famiglia, che me frega di fare l’attore quando sono il regista e lo sceneggiatore, no?
Te lo guardi per curiosità, perché ne hai sentito parlare, e guarda un po’, sto Casey Affleck.
Guardalo un po’, Casey Affleck.
Io l’ho guardato bene, per tutto il film.
Nel caso ci fosse qualcuno che la pensa come me, si accettano prenotazioni per un viaggio a Los Angeles. Ho intenzione di piantarmi davanti casa sua con una maglietta con scritto “Casey sei troppo figo, tvtrb!”.
Vado anche da sola, comunque, non c’è problema.
Perché l’adolescenza è passata.
Monica 1 Resto del mondo 0
L’invidia è una caratteristica di ogni donna, chi dice di non esserne colpita mente. E quindi oltre che invidiosa è anche bugiarda. La bugiardia, poi, è caratteristica tipica degli uomini, quindi oltre che bugiarda ed invidiosa è anche un po’ mentalmente ermafrodita.
Comunque, me, te, pure quella dietro la colonna, e anche tu con quell’orrende scarpe e pure quella accanto a te che c’ha quei capelli, ma da quanto non te li lavi? Siamo tutte invidiose. Invidia che a volte sfocia in competizione, altra tipica caratteristica femminile.
Competitive fino ai limiti del ridicolo e invidiose. Ti invidio ma vincerò io, puttana, dovremmo stamparci delle magliette.
Gli uomini non lo sono non per chissà quale virtù di spirito, semplicemente perché un’altra loro caratteristica è un generale menefreghismo per tutto ciò che sta al di là di un centimetro dal loro naso, a volte neanche quello.
Dicevo: siamo invidiose.
L’invidia femminile raggiunge nuove vette e nuovi traguardi ogni giorno che passa, non te ne accorgi, ma un giorno sei invidiosa di una banalissima borsa e il giorno dopo di un ragazzo, che lei ha e tu no, perché lei sì e io no, che quella la svende a tutti…ah già, quella la svende a tutti.
E’ un sentimento comune e costantemente mutevole, non si può star dietro ad un fenomeno del genere, a seconda dei periodi dell’anno può cambiare anche nel giro di qualche ora. Tra le nuove frontiere, a quanto pare, ci sono le piastre per capelli.
Che marca è la tua?
Remington…la tua?
Philips.
La mia fa anche da arriccia capelli.
Beh sì, anche la mia…ma sai, non che mi serva a molto, li ho naturali.
E mi pare che arrivi addirittura a 200°.
Ah…oh toh, guarda, la mia a 210.
TIE’!
Monica Monica? Come i Duran Duran?
Incredibile. Non credo succederà mai più nella storia degli spot televisivi, soprattutto di compagnie telefoniche, ma c’è poco da fare, io adoro la pubblicità della Wind con Nino Frassica. Il che va contro la mia politica “boicotta la Wind, falla fallire anche tu e passa a Vodafone”, ma è più forte di me, la trovo geniale.
E’ un umorismo surreale, a volte demenziale, ma non posso fare a meno di ridere ogni volta che sento “W come Washington, I come Arezzo, N come Napoli, D come Domodorsi”. I come Arezzo, D come Domodorsi, come si fa a non ridere?
E poi, chi di noi non odia la maledetta Compilation della Wind? Ma adesso, se ci fosse Cuore shhhpezzato (”aaaaaaauuuuuaaaaaarrrrhh”) io la comprerei subito.
Maledetti geni del marketing.
Mordila, la tua fantasia
Da piccola vedevo la Cuccarini ballare “Vola” e non capivo come facesse a muovere le mani in quel modo.
Vola, vola, e faceva quella roba con le mani, col suo vestitino bianco che mi ha sempre fatto un po’ schifo, e io dicevo “ma come fa? ma come le mette le mani per fare quella roba lì?” e provavo e provavo e ballavo e ballavo, vola vola. Con quanto fiato in gola. Il buio ti innamora. Il buoio ti innamora?
Vabbè, fatto sta che insieme a Raffaella Carrà ed Heather Parisi, la Cuccarini era il mio idolo. Avevo una passione per le bionde. No, anzi, non era una passione. Volevo che Lorella Cuccarini fosse mia madre. Abbracciavo la tv. Ti prego resta ancora bambino. Saltellavo e urlavo vola vola, ma non capivo ancora cosa facesse con le mani. Per me era una maga. Con un discutibile vestito bianco.
Col tempo imparai ad amarla ancora di più, Buona Domenica (oddio, che sigla bellissima!), Paperissima, non me ne perdevo una, e di rimando adoravo anche Marco Columbro, che volevo che fosse, che ve lo dico a fare, mio padre. Nel caso la cosa interessasse, avrei anche scambiato volentieri mio fratello con il Tenerone. Sarebbe stata una famiglia fantastica.
Poi diventai troppo grande per star dietro a Lorella Cuccarini, e la televisione diventò troppo piccola per star dietro a Lorella Cuccarini quindi l’amore si affievolì, gradualmente, cadde nell’oblìo, insieme alla sua importanza nel mondo dello spettacolo.
Riapparve, qua e là, per fare marchetta, bellissimo questo programma, lo guardo sempre, ma, a proposito, c’è il mio spettacolo a teatro, andate a vederlo. Col cazzo. Questa sua passione per il teatro me la rese antipatica, un po’ snob, un po’ troppo la tv mi fa schifo.
Ma veniamo al dunque. Il problema è solo uno. Pare che adesso torni in tv, con La sai l’ultima?, un programma ignobile, infimo, senza spina dorsale, un tappa buchi, un classico machecazzomenefregammme.
E’ vero, ma, porca zozza, Lorella torna in tv. Lorella Cuccarini + Tv. E’ una somma pericolosa, un mix micidiale, so già che non resisterò, mi fionderò ad abbracciare la televisione, per poi cantare Vola vola, ballare e continuare a chiedermi…ma come cazzo muoveva quelle mani?











