500 Days of Summer
Sinossi (spoiler):
- lui, Tom, è romantico e timido, e - secondo studi effettuati da scienziati seri (me) - è anche discretamente figo.
- lei, Summer, sarà pure bellina ma ha una sola espressione ed è una zoccola.
Lui si innamora, lei no.
Si lasciano, lei si sposa con un altro.
Lui no.
Ma incontra Autumn.
Ha.ha.
Fine.
Chissà Giacobbo…
100 e un modi (forse meno) per affrontare un qualunque film catastrofico.
- Innanzitutto partire dal presupposto che se una situazione può peggiorare, per quanto possa sembrare impossibile, lo farà perché al peggio non c’è mai limite. Esempio: se ti svegli di notte e ti spacchi il mignolo del piede sullo stipite della porta, probabilmente mentre bestemmi picchierai anche la testa sulla maniglia della porta, sfidando qualsiasi legge fisica. E così succede in quel tipo di film, se muori resusciti e poi rimuori e appena ti alzi ti spacchi un piede sullo stipite della porta. E’ la prassi.
- Prendere in considerazione che prima di arrivare al momento clou ci vorranno intere decine di minuti di primi piani e “OHMYGOOOOOOOUUUHHHHD“. Quindi tu sai una cosa che loro, i protagonisti, non sanno e vorresti alzarti da quella poltroncina comoda e dondolante del cinema ed urlare “SI, porca troia, la terra si sta sfaldando sotto i tuoi piedi, arrivaci diobono e passa al sodo!”.
- Non affezionarsi mai a dei personaggi che hanno scritto “MORTE” in faccia fin dal primo minuto. E’ semplice individuare quelli che non moriranno mai nemmeno se si accendono una sigaretta ricoperti di benzina (non era una sigaretta vera, era di cioccolata al peperoncino): il protagonista non morirà mai, innanzitutto. Che sembra una precisazione stupida, ma uno può sempre pensare “incredibile, uno di quei film dove l’eroe effettivamente crepa?”. HA! Illusi imbecilli, no che non crepa se cade in una fossa delle Marianne che si è appena aperta sotto i suoi piedi e ti è parso di sentire un corpo sfracellarsi al suolo, stupido, era il cellulare. Dopo minuti di suspense intensissima, la sua mano riapparirà dal nulla e lui si tirerà su come se si alzasse dal letto. Chi morirà - invece - sarà il suo nemico-amico, o il pilota o meglio ancora la puttana russa o lo stronzo che all’inizio ti stava simpatico.
- Noterai tutte le incongruenze: una mega nave inaffondabile, indistruttibile, fatta di strati di plutonio e cemento e ghisa e scenziati del Cern che mentre si muove sbuffa fumo nero dal piccolo camino che ha in cima come se fosse un treno a vapore dell’800. La figlia che per il padre morto spreca due lacrime e ha pure il tempo di flirtare. La gente che muore non senza aver prima sciorinato una frase ad effetto che NESSUNO sentirà. Il mondo sta cadendo a pezzi, la natura sta distruggendo tutto, non troveresti una casa in piedi nemmeno in sogno e ti suona il cellulare? Ma WHAT THE FUCK? Da dove arriva il segnale? E poi nessuno che va mai una volta in bagno o che mangia un boccone. S’intende la tensione ma un pezzo di panino ogni tanto non ti farebbe male, almeno muori a stomaco pieno, nel peggiore dei casi.
- Nonostante tutto questo, quando l’eroe della situazione salva l’umanità e contemporaneamente fa battutine a sborone come se fosse niente e “bastapocochecevo“, un po’ di commozione dentro la senti e torni a casa sicura che al massimo se succede qualcosa puoi sempre chiamare John Cusack.
- In più, nonostante il tuo passatempo preferito sia ridere alle assurdità delle situazioni e sottolineare come tutto sembri surreale, nei momenti di catastrofe imminente non puoi fare a meno di appiattirti sulla tua sedia sperando che quel trabiccolo di aereo passi tra i due grattacieli che si stanno sgretolando. Una volta fatto, tiri un sospiro di sollievo e speri che nessuno ti abbia visto.
- Se sono coinvolti i rappresentanti del G8, quello italiano avrà una faccia da idiota. E mentre tutti gli altri stanno sulla nave megagalattica e porteranno avanti l’umanità, l’idiota italiano decide che è meglio inginocchiarsi in piazza San Pietro a pregare. Ma fottiti, ma veramente, crepa, te lo meriti.
- Quando quella che dovrebbe essere la sostituta di Angela Merkel dirà a quel punto “credo di parlare anche per l’Italia” scoppierà una risata generale tra il pubblico. E comunque chi ti conosce, parla per te, ma che vuoi.
- Quando tutto sembra andare per il meglio un pezzo di plastica finisce negli ingranaggi del portellone della nave megagalattica e se non si chiude tutto non parte il motore. Ma maiala d’una maiala, c’è una nave grossa quando la punta dell’Everest e un pezzo di sistola in un ingranaggio grosso quanto un monolocale di Milano BLOCCA TUTTO? E qua torniamo alle incongruenze di cui sopra.
- L’eroe, non curante dell’ex moglie che visibilmente vuole tornare a trombare con lui, rischia la morte sfidando ogni legge. Fisica, civile, penale, del buon senso e della gravità. Però ci riesce e fa tutto lo spaccone, perché lui è John Cusack e può stordirti con un registratore se la situazione lo richiede.
- Tutti i film del genere hanno una morale spicciola, che siccome non può essere “mangia anche le molliche di pane perché c’è gente che muore” - perché tanto morirai pure tu - e nemmeno “goditi la vita perché non hai il raffreddore”, la morale in quel caso riguarderà sempre l’umanità e l’altruismo e baggianate varie. “Siamo un unica famiglia”. Ma parla per te, parla.
- La morale di 2012? Spicciola che più spicciola non si può: state attenti, bimbi, perché il Terzo Mondo ci salverà. Trattatelo bene, perché dopo una catastrofe tettonica di proporzioni disumane, l’unica superficie terrestre che si ritroverà magicamente rialzata e potenzialmente abitabile, è l’Africa. Non gli Usa e nemmeno l’Europa, il mondo diventerà Afro-centrico. E beccate sto calcio ‘n culo.
Ah,dimenticavo: MORIREMO TUTTI, CRISTO, MORIREMO TUTTI!
“It’s-a-me! Mario!”
I film hollywoodiani girati in Italia rappresentano una delle piaghe moderne: luoghi comuni a iosa, scene di traffico dovunque, che sia il centro di Roma o il nulla nella pianura padana poco importa, ci sarà sempre Pasquale Ametrano vestito da idraulico che esce dalla sua Alfa rossa e che, lanciando pugni per aria, urla in modo sguaiato parole a caso, doppiate anche quelle da doppiatori dell’Iowa.
Prendete ad esempio Angeli e Demoni in lingua originale, perché doppiato non si capisce la gravità della cosa; oddio, si potrebbe anche capire col doppiaggio, ma bisogna proprio aguzzare la vista, come la vecchina affacciata alla finestra che sbatte il tappeto, che si vede solo per un nanosecondo, come se fosse un messaggio subliminale, metti un tot di vecchine in oltre due ore di film e lo spettatore americano uscirà dal cinema convinto di aver visto un film italiano.
Che strana sensazione.
Dunque, dicevo, Ron Howard.
Abbiamo tantissimi attori qui in Italia, ce ne avanzano, cosa ti costa prenderne un paio - oltre a Pierfrancesco Favino, che ormai è l’allegoria dell’italiano, ha cominciato con Cristoforo Colombo e non finirà più - per rendere effettivamente credibili le parti in italiano? Non prendere la tizia nata a Tel Aviv per fare la parte della fisico di Ginevra perché a questo punto bastava prendere Dan Peterson, mettergli una parrucca e farlo parlare degli Illuminati, stessa cosa, e magari ci scroccavi pure una lattina di Lipton Ice Tea.
Oppure il funzionario del Vaticano, non farlo interpretare da un italo-americano, perché a passare da Angeli & Demoni a I Soprano ci si mette veramente poco.
E comunque, dal trentacinquesimo minuto in poi non ho capito più niente, ero ancora troppo scioccata da quella puttanella di Tel Aviv che ha strappato una pagina dell’unica copia al mondo di un libro di Galileo negli archivi vaticani.
Non si fa. Non si fa.
Pensavate eh, invece no
Vorrei fare una piccola premessa e ricordare a codesto pubblico che per volontà principalmente vostra io mi sono sottoposta a torture ben peggiori, e basterebbero solo due parole come “troppo” e “belli” per rendere una vaga idea e far capire quanto questa in confronto sia stata una piacevole passeggiata.
Dunque. Twilight.
Visto l’impatto sociale che ha avuto questo film su migliaia di ragazzine e azzarderei anche donne, mi pare naturale paragonarlo ad un gigantesco, “simbolico”, vibratore: tu dici “twilight” e vedi donne ansimare ed avere orgasmi multipli solo immaginando di far parte del fantastico mondo “Avis per Vampiri”.
Nella loro piccola mente con gravi lacune psicosociali, Twilight ha abbattuto definitivamente il confine tra realtà e finzione e non mi stupirei se la scusa della fine di una storia passasse da “non sei tu, sono io” a “non sono io, sei tu che non sei come Edward”.
Che poi, diciamocelo, Edward non è sta grande cosa: fisicamente è molto pallido, sembra appena uscito da un sacco di farina, con la le labbra esageratamente rosse e un po’ a papera, labbro superiore in fuori e quello inferiore un po’ ritratto, e i capelli che sembrano appena usciti da una scena di Tutti pazzi per Mary.
Gli occhi leggermente allucinati e l’espressione sempre un po’ contrita, come uno che deve andare in bagno ma per qualche motivo deve trattenerla; credo sia stato questo il consiglio dato all’attore per far capire allo spettatore la sua voglia repressa di sangue umano: “fai finta di avere un forte stimolo che devi combattere”.
La storia è molto semplice ma posso capire il perché del suo effetto così devastante: Edward è “the bad guy” ma incarna allo stesso tempo lo stereotipo del principe azzurro, quello che arriva per proteggerti, che salta in tuo soccorso quando un furgoncino sta per farti diventare una fetta di mortadella con pistacchi, cosa che prima o poi succede a noi tutte (ma anche tiè).
Bella è un’adolescente fuori dal coro, l’unica che si avvicina alla famiglia dei vampiri che tutti temono ed emarginano, l’unica che non ha paura di essere sgozzata seduta stante quando un vampiro le ansima sul collo, che non è proprio un bel segno.
Anzi, lei vuole diventare una di loro, solo così può finalmente trombarsi il suo principe azzurro senza rischiare di morire, perché è questo il succo del film, non prendiamoci in giro: tutto ruota intorno alla tensione sessuale visibile in ogni momento, con le labbra socchiuse e gli i respiri ansimanti e labbra mordicchiate e sguardi languidi.
Quand’è che si ingroppano è la domanda che tutti si fanno guardando questo film, e quando si arriva alla fine e la risposta è “non ora”, uno si domanda che motivo ci sia per guardarlo, sopratutto alla luce del fatto che questo film è blu e ciò danneggia la vista.
Tutto è blu, l’atmosfera è blu, gli alberi sono blu, i vestiti sono blu, l’aria è blu, gli edifici e le macchine sono blu: il cielo è grigio.
Non c’è molto altro da dire, mi spiace darvi questa forte delusione ma sinceramente ho visto di peggio: questo, in confronto alla maggior parte dei film dedicati principalmente agli adolescenti, ai miei occhi è un capolavoro impressionista.
C’è da dire che il finale è piuttosto deludente: non solo non si danno a del selvaggio sesso vampiristico ma Edward non riesce nemmeno ad andare in bagno.
Chiedo venia
Metropolitana, aspetto il treno.
Mi guardo intorno e noto un gruppo di quattro ragazzine che non possono avere più di 12 anni; mi accorgo della loro presenza solo perché continuano ad indicarmi e sghignazzare. Cerco di mandargli occhiatacce ma solo dopo mi accorgo di avere gli occhiali da sole quindi abbandono e lascio perdere, mi allontano.
Loro si avvicinano.
Mi allontano.
Si avvicinano.
A quel punto mi rimangio tutto quello che ho detto a mamma sulla difesa personale, sopratutto “no, non vado in giro con questo coso attaccato al collo che se lo tiro suona un allarme!”; ora come ora ne avrei bisogno, il primo essere umano disponibile è dall’altra parte del binario e credo stia parlando col muro.
Sono all’angolo, posso far finta di leggere lo stesso cartellone pubblicitario mille volte ma non me ne frega niente di avere una cucina gratis pagando solo i pavimenti, il soffitto, le pareti e tutti gli elettrodomestici (un affarone).
La più coraggiosa del gruppo parte: scusami? Posso farti una domanda?
E’ già tanto che mi abbia dato del tu e non del voi, e a quel punto credo che la mia mente non abbia mai elaborato così velocemente: avevo le cuffie quindi potevo far finta di niente; oppure potevo spiazzarle rispondendo in inglese o potevo buttarmi sui binari.
O potevo rispondere.
Sì?
“Come hai fatto a farti venire quei capelli?”
“….!?! Non lo so, erano già così”
Non colgono il sarcasmo, troppo occupate a sottovociare tra di loro.
“No perché sono gli stessi capelli di Bella, li voglio anch’io, come hai fatto?!”
“Sì, dai sono identici, tipo nell’ultima scena del ballo”.
ALT.
Bella? Ballo? Ora. Vista la recente visione di Twilight per i motivi che tutti sappiamo (per colpa di Joy), l’unico collegamento che son riuscita a fare in pochi secondi è stato quello. Ma no, non può essere.
NON. PUO’. ESSERE.
“Sì, e poi il colore, come hai fatto?”
“Anche quello, l’ho trovato già così”
Poi, azzardo, “Ma chi è Bella?” e non l’avessi mai fatto.
“Non sai chi è Bella? Bella! BELLA! La protagonista di Twilight?! Non hai visto Twilight?!?!”
Allora, immaginatevi una scena del genere: partiamo già dalla conversazione che difinirla surreale significa sminuirla, passiamo per i soggetti e arriviamo al fatto che il treno ancora non arrivava e che io continuavo a guardarmi intorno nervosa ed incazzata, perché non è possibile che succeda una cosa del genere dopo aver visto proprio quel film, mi rifiuto di considerarla una coincidenza.
Mi guardavo intorno per cercare, ma che ne so, telecamere o qualcuno di voi sghignazzante in un angolo ma era una prospettiva ancora più surreale, e quella domanda, non hai visto Twilight, mi ha risvegliato e il peggio di me è uscito fuori.
“Ah sì, Twilight, l’ho visto. Tra l’altro…”
Ecco, prima di continuare, c’è una cosa da sapere: una mia mania è andare su IMDB e leggere la biografia e le curiosità sugli attori, sopratutto quando so che vedrò un loro film.
Detto questo, andiamo avanti.
“….Tra l’altro, io conosco Robert Pattinson“.
Panico.
Oddio cosa ho detto.
Credo di averlo detto sopravvalutando chi avevo davanti, perché una persona normale mi avrebbe detto di andarmi a fare una corsa in tangenziale, che era poi la reazione che cercavo, ma loro non erano persone normali, a 12/13 anni non lo sei automaticamente, e non lo sei nemmeno se cominci ad urlare “oddio veramèèèèènte?!?! Davvero?! ODDIO EDWARD, CONOSCE EDWARD CONOSCE EDWARD”.
Di nuovo, immaginatevi la scena. Il binario si stava popolando e io ero in un angolo circondata tra tre tizie che saltellavano, urlavano e ripetevano il nome di una sanguisuga pallida.
Una volta che la calma si è reimpadronita dei loro corpi (ma non dei loro cervelli, i loro occhi spalancati e le mani a tappare la bocca la dicevano lunga) speravo che mi lasciassero andare, che fossero troppo scioccate per sentire il resto e che potessi evitare di andare oltre.
Eh, no.
“Come lo conosci? Sul serio?! Non ci prendi per il culo?!” e a quel punto dire di sì mi sembrava firmare una condanna a morte, non si sa mai cosa quattro dodicenni dedite al fanatismo di vampiri possono farti.
E allora, lo scempio: “Ma niente, quando ero più piccola ho passato un’estate a Londra e l’ho incontrato, ma non era ancora “Edward”, e ci siamo sempre tenuti in contatto”.
Vi giuro che non mi spiego, non lo so, non ho la più pallida idea di come abbia fatto a rimanere seria, di come sia riuscita a mantenere una faccia credibile con le baggianate che stavano uscendo dalla mia bocca.
E vi siete sentiti ultimamente?!
In quel momento, lampo di genio.
“Sì, sapete che stavano girando il sequel in Toscana un po’ di giorni fa no? Io vengo da lì e ci siamo visti (…), ho conosciuto anche Bella (…) e tutto il cast (…)”.
Ho seriamente rischiato di far venire un attacco di cuore simultaneo a delle dodicenni; di nuovo giù urla e saltelli e risatine isteriche, con la promessa che, dandomi le loro mail, le avrei contattate per fare in modo di incontrare il loro idolo, o anche solo parlarci al telefono.
Durante le poche fermate che abbiamo condiviso ho trattenuto a stento le risate, con la convinzione che alcune di loro mi guardassero il collo per cercare segni di eventuali morsi, ma appena me ne sono separata mi sono accorta di quello che avevo fatto: sono. una. grandissima. stronza.
Mi sono immaginata dodicenne ed era come se qualcuno mi avesse promesso di poter parlare con Maldini e Costacurta e invece ciccia, è una balla.
Questo post è un rischio, un racconto del genere è rintracciabile e se passassero da queste parti probabilmente sarei finita, ma devo comunque espiare le mie colpe: mi dispiace. Non lo conosco, non so chi sia, e mentre guardavo Twilight giocavo a solitario. Blasfemia, lo so, ma pura verità.
Siete autorizzate a chiamare rinforzi ed offendermi, di più non posso fare.
A mia discolpa, c’è da dire che l’estate a Londra ce l’ho passata davvero eh.
…
Non ero pronta
Perché nessuno mi ha mai avvisato che A Beautiful Mind è uno dei film più commoventi del mondo e che mi sarei trovata a singhiozzare dalle lacrime? Neanche con Schindler’s List ho pianto così tanto.
No, dico, la prossima volta fate qualcosa, fatemi una lista dei film dove debba preparare dei fazzoletti, non possono arrivarmi questi traumi fra capo e collo, sono destabilizzanti.
Urge un vaccino
Basta.
Questa moda dei film per adolescenti con titoli tratti da testi di canzoni deve finire, dobbiamo trattenere questo virus che si sta diffondendo a macchia d’olio prima che sia troppo tardi.
Un Notte prima degli esami ci sta, niente di eccezionale ma c’è di peggio nel panorama cinematografico italiano (e non parlo di Moccia, che pace all’anima sua, parlo del fatto che c’è ancora qualcuno che fa recitare Vincenzo Salemme, che starebbe bene al mercato a vendere cocomeri), il secondo Notte prima degli esami andava già bocciato a prescindere, senza nessun filo logico, se si conta che Vaporidis fa la maturità negli anni 80 e poi la rifà nel 2006.
Poi lo stesso Vaporidis, con quella sua faccia a trota morta, ha voglia di farsi etichettare come attore per adolescenti (povero ingenuo, dovrebbe fare una chiaccherata con Dawson) e rovinare qualsiasi possibilità di una carriera anche solo decente con Questa notte è ancora nostra, e Venditti dovrebbe cominciare a sporgere un paio di denunce e mandare un gruppo di sicari a spezzar gambe.
Adesso che i testi di Venditti sono saturi (a meno che non abbiano in mente un film chiamato “Prendilo tu questo frutto amaro”)(potrebbe essere il migliore della serie) si è passati a quelli di Baglioni, che se si vuole è ancora peggio: Questo piccolo grande amore non può che essere la cagata del secolo, fatto uscire tatticamente pochi giorni prima di San Valentino, così una mandria di ragazzini infoiati si slinguazzeranno per ore nelle ultime file dei cinema.
Scemi due volte, perché hanno pagato pure sette euro per farlo.
Ma ho paura anche dell’effetto contrario: domani esce un film con un titolo che potrebbe essere perfetto per un tipo come Biagio Antonacci (che mi ha sempre dato l’idea di un viscido, tra l’altro). Non mi stupirei se tra qualche mese uscisse un suo nuovo singolo, “Giulia non esce la sera“.
Ultimatum alla mia pazienza
A proposito di alieni: The day the earth stood still, o Ultimatum alla terra, come volete chiamarlo.
La terra sta morendo, ed è colpa nostra, come praticamente tutto nell’universo; c’è ancora chi dà da lavorare alla Carrà? Colpa nostra, stesso principio.
Il concetto è che, bon, la terra sta morendo e un gruppo di alieni in gita decide di lanciarci delle palle giganti e luminose che attirano a sé qualsiasi forma di vita animale, una specie di arca di ET, lasciando noi, poveri farabutti, a diventar inesorabilmente polvere.
Non metaforicamente parlando: da queste palle luminose esce un omone gigantesco fatto di chissà quale metallo, una specie di Robocop de loroantri, in realtà formato da insetti che polverizzano qualsiasi cosa vadano incontro.
Pure la Carrà.
Il che sarebbe un bene ma in questo film no, perché, insomma, non c’è solo la Carrà, in teoria ci sarei pure io (tiè), quindi la bella di turno, figa e addirittura astrogimnobiologicosticazziloga - una roba del genere - si prende la briga di salvare il mondo, mentre la sua frangetta non si sposta di un millimetro per un’ora e mezzo.
L’elemento principale comunque non è lei, mi ero dimenticata di dirvi che da una di queste palle luminose, la prima scesa sulla terra, è uscito nientepopodimenoche Neo ricoperto di quella che ad un primo momento sembra placenta.
E dico Neo non a caso: non vi ricorda niente? Da dove è uscito Neo dopo aver preso la pillola rossa in Matrix? Una specie di uovo tecnologico e luminoso attaccato a dei fili e ricoperto da una specie di…placenta. Tac e tac.
Toglietemi tutto ma non la fantasia.
Ma passiamoci sopra e concentriamoci sul fatto che anche qui, come in Matrix, una volta rinato si appropria di un vestito e non lo molla più, ed anche qui, come in Matrix, una volta rinato si appropria di un espressione facciale e non la mollerà più, quella è, qualsiasi cosa succeda intorno a lui:
Normale
Alterato
Preoccupato
Triste
Coraggioso
Eroico
A questo punto mi pare chiaro che sia gli eletti sia gli alieni siano tutti dei carciofi fritti.
Ma andiamo avanti: si è capito che a questi alieni interessa soltanto preservare la salute della terra, perché se la terra muore, tu muori, se tu muori la terra sopravvive.
Stronzo opportunista umano che non sei altro.
Ma Neo, anzi, Klaatu (buhahahahaha!), poco prima di evadere da una specie di area 51, vi aveva avvisato, voglio parlare con i vostri leader, forse vi risparmio la vita - aveva detto - ma giustamente non lo hanno ascoltato, che figura ci facciamo a mandarli da Putin, Berlusconi e Sarkozy? Obama forse sì, ma loro proprio no.
E allora l’astrogimnobiologicosticazziloga gli dice “ti porto io da un nostro leader”, ossia un biologo premio Nobel che ha Bach in filodiffusione per la casa; chiiii? Chi cazzo lo conosce questo? Quasi quasi preferivo Berlusconi, anche se probabilmente lui ha Apicella in filodiffusione e alimenterebbe soltanto la loro voglia di annientamento.
No niente, come non detto, meglio il biologo.
Il problema è che questi due dovrebbero salvare in mondo e invece si mettono a parlare di prosciutti e cotechini, dopo aver scarabocchiato su una lavagna chissà quale formula che per quanto ne sappiamo potrebbe pure essere “latte + Nesquik = latte al cacao = yum!“.
C’è poco tempo, le mosche assassine stanno polverizzando qualsiasi cosa e ste palle luminose incombono sulle nostre teste, possiamo salvarci? - domanda frangetta perfetta
Non lo so, però ti ho visto che ti sei abbracciata con il tuo figliastro e ho sentito che c’è un altro lato di te, forse non siete tutti umani opportunisti stronzi, potete cambiare - rispose il monociglio emozionale.
E dopo aver salvato la vita al bambino - antipatico come pochi sulla terra, guarda, preferisco la mosca che mi polverizza -, Neaatu si sacrifica e si butta nello sciame di insetti assassini, riuscendo a toccare la palla madre (uhm) e a bloccare il processo di distruzione.
Sì, va bene, grazie eh, su questo non ci piove, ma…? C’hai rotto le gonadi per più di un’ora quando bastava toccare una palla?
Alieno bastardo dentro.
Ed è in quel momento che il titolo si spiega: la terra si blocca, per qualche secondo tutto si paralizza, la luce va via, le macchine si fermano, gli orologi pure, raggi di sole illuminano stanze buie, gli uccellini cinguettano di felicità e Winnie Pooh saltella tra i fiorellini con la zampa inzuppata di miele.
Fine.
Due ore della mia vita che non avrò mai indietro (tra cui compresa la stesura di questo post).
C’è di peggio. Ma anche no.
Questa è la storia di un film, Quale Amore, interpretato da Giorgio Pasotti - che i nostalgici di Distretto di Polizia come me ricordano con tristezza - e Vanessa Incontrada- che i nostalgici de….no, niente, quella di Zelig.
Quella con le tette e i capelli, per intendersi.
Si dice sia un rivisitazione contemporanea di un’opera di Tolstoj, Sonata a Kreutzer, storia di un amore che diventa ossessione e che finisce con, mi spiace togliervi tutta l’attesa, il marito che uccide la moglie accecato da un immaginario tradimento.
Innanzitutto, se avete presente Giorgio Pasotti, dimenticatevelo: qua interpreta uno svizzero, immedesimandosi un po’ troppo nei panni del classico stereotipo diventando una parodia, il banchiere con la riga di lato, il maglioncino sopra la camicia con la cravatta quando sta a casa, la dizione perfetta, che sputa cioccolata guardando un puntualissimo orologio sopra una mucca sputasoldi. Ah, la Svizzera e le sue tradizioni.
All’Incontrada fanno fare la suonatrice di pianoforte, di classe ma un po’ puttana, che disattende tutte le premesse del personaggio maschile - “volevo una donna pura” - visto che dopo due ore dal primo incontro già ci stanno dando dentro con la comunicazione non verbale.
Queste due teste di manzo hanno dei dialoghi appassionanti che durano spesso il tempo di quattro, cinque parole, di più non si può, e tutto l’intero film si divide ipoteticamente in quattro momenti.
La prima parte riguarda il loro incontro.
- Ciao.
- Ciao.
- Sei quella di Zelig vero? Ti va di passeggiare un po’ con me? Nota come, essendo svizzero, uso “passeggiare” e non “andiamo a fare quattro passi”.
- Già mi annoi. Ma va bene.
- Sai, io sono svizzero.
- Sì me l’hai detto. Non ho mai conosciuto uno svizzero, vi immaginavo come banchieri su mucche sputasoldi ricoperti di cioccolato con orologi puntualissimi e la riga di lato.
- Eh beh. Modestamente. So il fatto mio. Andiamo in barca?
- Mi uccidi già adesso?
- No, altrimenti che senso avrebbe continuare? Andiamo là solo a trombare.
- Uhm. Ok.
(pausa)
- Ti amo.
- Uhm. Ok. Grazie.
E con questo abbiamo passato il travagliato momento dell’incontro, arrivando a quando questi due emarginati decidono, dopo una settimana, di sposarsi e si ritrovano nella quotidianità mai vissuta.
- Sai, pensavo fossi diversa e invece hai solo delle belle tette.
- Sì, lo so, mi hanno detto di mostrarle il più possibile. Ma aspetta! Io sono anche un’artista!
- Sì certo. Girati.
(pausa)
- Oh toh, un figlio.
- Chiamiamolo Dow Jones! No, aspetta, meglio: Rolex.
- Quanto ti odio.
- Facciamo così: per non pensare alla grandissima minchiata che abbiamo fatto sposandoci perché non sforniamo altri due figli? Lugano e Milka.
- Uccidimi ora, ti prego, già non ne posso più.
E passiamo quindi alla faticosa vita coniugale con tre figli paradossalmente cresciuti mentre loro son più belli e più giovani di prima (magistralmente, il tempo che passa viene scandito dai computer di lui, sempre più moderni).
- Mi ami?
- Al massimo mi annoi. Guarda, è meglio Bisio di te, e ho detto tutto.
- Sei un’ingrata.
- Tu e la tua famiglia mi avete comprato una bella casa e dei bei vestiti ma non avete comprato me! E ora scusami ma devo rimanere in mutande e buttarti addosso questo vestito costosissimo, così che la prossima scena avvenga nel modo più naturale possibile!
- Ah sì? Mo’ ti stupro, così vedi.
(pausa)
- Devo farmi perdonare con tanti regali per questo. Facciamo che per il tuo compleanno chiamo i tuoi amici del quartetto più quel musicista che tanto ti piace e che ti ha provocato un orgasmo a distanza quella volta che siamo andati a teatro! Eh?
- Uhm. Ok.
- Senti, dopo questa io devo andare via per tre giorni. Tu mi raccomando non fare brutte cose col musicista ribelle.
- Uhm. Ok.
Ed è qui che, dopo aver scoperto che tutta la sua azienda lo stava prendendo per il culo, pensando di aver già un set di corna da far invidia ad un alce, il povero Pasotti torna a casa con un brutto presentimento.
- Ah! Ti ho sgamato, puttana!
- Gli svizzeri non dicono parolacce.
- Quando sono incazzati sì. Non mi sono nemmeno impomatato i capelli, pensa te. Prima Bisio e poi lui! Tiè, beccatti sto coltello che era appeso al muro dritto dritto in pancia.
- Coff coff…argh…coff coff…uh uh…coff. Sto morendo. Uhm. Ok.
Finisce così l’ora e trentatré minuti più inutili della mia vita.
Morale della favola? Se siete con la vostra metà e volete noleggiare un film, non fatevi ingannare dal titolo: dopo la visione vi lasciarete. O qualcuno dei due morirà. Sono propensa a credere quello che ha detto “ma sì, prendiamo questo”.
Ah, e anche: non fidatevi degli uomini con la riga di lato.
Dettagli non trascurabili
Non capisco.
Non capisco perché nei film o telefilm tralascino dei particolari importanti.
Uno su tutti: fuori nevica, quindi fa freddo, quindi devi coprirti; due persone passeggiano con dei cappotti aperti e le sciarpe lasciate cadere sul collo che fa tanto figo, fregandosene degli ipotetici 0°.
Va bene che è finzione, ma è una finzione che cerca di riflettere la realtà, e allora perché non chiudere almeno i cappotti? Cosa costa annodare come si deve una sciarpa intorno al collo?
Sono sicura che ce ne sono altri, non mi sovvengono, ma mi danno ai nervi.
Americani 1 Italiani -10
Kung Fu Panda (o come lo chiamava un bambino fuori dal cinema Kong Pu ‘Anda) è un cartone divertente, così come lo era Madagascar, L’Era glaciale e Alla ricerca di Nemo.
Il fatto è che, se per doppiare il panda si è dovuti ricorrere a quel fagiolo lesso di Fabio Volo, a sto punto perché non il brio e l’espressività di Marzullo? Voglio dire, siamo lì eh.
Niente a che vedere con Jack Black.
Ma d’altronde, se vai al cinema con qualcuno che a malapena capisce l’italiano, cosa puoi pretendere?
ps. per la cronaca, nella sala praticamente quasi tutti adulti.
Non l’ho gufata*
Prima Sidney Pollack, ora Dino Risi…la nota regola della morte-domino colpisce ancora…io, fossi in Bertolucci, per dirne uno a caso, mi preoccuperei un po’ ecco.
*che non voglio responsabilità se poi succede davvero.
Imprese più grandi di me
Come si fa a convincere una persona che crede che il presidente della Repubblica sia Scalfaro - e chiama D’Alema “quello coi baffetti“, Veltroni “quello con gli occhiali” e Mastella “quello grasso” - ad andare al cinema per vedere Il Divo? L’unica idea che mi è venuta in mente per ora è quella di farle credere che Il Divo in realtà sia un film su Van Damme, suo uomo ideale*, ma ho paura delle conseguenze.
ps. il perché voglio che una persona ignorante come una capra venga a vedere un film del genere è ignoto un po’ a tutti. Forse sto cercando di farle capire almeno in quale paese siamo. Si comincia sempre dalle basi.
*sì lo so, c’è bisogno anche di commentarla sta cosa?











