La vergogna, questa sconosciuta
Penso che ognuno di noi abbia quelle canzoni intoccabili, che non toglie mai dal lettore mp3 e che non salta mai quando capitano nella riproduzione casuale (avrei potuto dire shuffle, ma anche no).
Le mie intoccabili sono poche, si contano su due mani e avanza forse qualche dito; tra queste Creep, dei Radiohead.
Creep, ai tempi di Tmc2 che mandava sempre i soliti video ad un’ora prestabilita, era una di quelle canzoni per cui mettevo la sveglia nel caso mi dimenticassi, è tuttora una delle poche che non posso fare a meno di cantare nonostante la mia totale mancanza di grazia nel farlo e, tra l’altro, fu grazie a loro che imparai la parola “weirdo“.
Ma passiamo ad altro: io odio Vasco Rossi.
Non nego che alcune sue canzoni siano nell’immaginario collettivo, e con questo intendo che una roba come “Una canzone per te” prima o poi o te la dedicano o la dedichi tu a qualcuno, è un passaggio quasi obbligatorio, ma per il resto lo reputo un povero pensionato che si ostina a farsi le canne a dondolare nei suoi video con lo sguardo ebete nel vuoto, intervallato da momenti in cui fissa il culo a ragazze che potrebbero essere sue nipoti.
Ho reso l’idea?
E non voglio cominciare ad analizzare sociologicamente il fanatico di Vasco Rossi, quello che ascolta solo lui e tutto il resto è merda, quello che considera filosofia di vita i suoi “eeeeeeeeehhhhh…” e le sue trenta parole ripetute e mischiate all’infinito per formare sempre le solite frasi che non vogliono dire niente, quello che ha la sciarpa presa al concerto e che nei momenti di misticismo acuto si mette a mo’ di bandana o fascia e comincia ad avere convulsioni e si farebbe saltare per aria in suo nome.
Vasco, per me, è come un oroscopo: le sue frasi sono banali, scialbe e talmente ovvie che qualsiasi mente labile può prendere come Vangelo e considerarlo il nuovo Socrate (sempre che sappia chi sia).
Ora, come possono queste due cose, Creep e Vasco Rossi fondersi nella morale di questo post? Si fondono nel fatto che il signor Rossi ha fatto una “cover” (mi vien da piangere) della suddetta canzone, uscendo con una cosa che dovrebbe essere legalmente perseguibile e per la quale si dovrebbe passare all’arresto immediato.
Ad ogni costo è l’abominevole “canzone” che è venuta fuori da questa malsana idea del vecchietto in questione, e non riesco nemmeno a trovare le parole adatte per descrivere lo scempio.
Posso però riportare una citazione letta su Tumblr: “Vasco sta alla musica come un bambino che disegna cazzi sulla neve pisciando sta alla pittura“. Amen.
ps. ho la sensazione che con questo post mi farò acerrimi nemici, ma non posso farci niente, non esiste diplomazia quando vengono violati i diritti del buon senso.
Imbevibile
Ma la RedBull funziona?
Sulla lattina c’è scritto che migliora le prestazioni, la capacità di reazione, la concentrazione, la soglia di attenzione, aumenta la sensazione di benessere e stimola il metabolismo.
Una panacea, a quanto pare.
Prima d’ora non l’avevo mai assaggiata, ma, mentre aspetto che mi crescano le ali, il responso sul gusto è: FA SCHIFO.
Sa di BigBabol alla fragola.
Bleah.
Abuso su pupazzo
Sentite.
Ieri, in una pausa durante l’estenuante visione delle ultime puntate di Lost su Sky (che Dio stramaledica gli autori), credo di aver visto una pubblicità su Italia1 dove Uan (sottolineo: Uan) si limonava Carlotta (Carlotta) nei sedili posteriori di un taxi.
Il tutto per pubblicizzare degli orologi che, tra l’altro, ho sempre considerato un insulto al design o anche alla semplice vista.
Avete una vaga idea di come una cosa del genere possa traumatizzare una povera bambina intrappolata nel corpo di un’adulta (se, vabbè, si fa per dire) che è cresciuta col mito di Uan?
E’ come se vedessi, che ne so, il Tenerone aggrapparsi alla gamba di qualcuno come un cane in calore.
Boicottate
Volevo dire ai responsabili delle pubblicità della Sammontana che dopo queste due pubblicità i loro barattolini non li comprerò mai più.
Mi par di vederli, che si sfregano le mani, convinti di aver fatto la mossa del secolo, furbi come delle faine, quando in realtà non si rendono conto di aver confezionato una delle pubblicità più brutte e fastidiose mai viste dopo il pennello Cinghiale.
Scusami ma non ti chiamo film (speciale San Valentino)
Conosco una persona che non legge un libro dalla maturità.
Ora come ora non legge neanche Vanity Fair, lo sfoglia e guarda le figure.
E’ una persona molto intelligente.
Questa persona molto intelligente mi ha chiesto se gentilemente (ha mugolato) potessimo usare il mio pc (il mio preziosissimo pc) per guardare un film. Conoscendo i suoi gusti ho avuto un attimo di terrore, un brivido lungo la schiena; timorosa chiedo quale fosse, questo benedetto film.
Scusa ma…
No.
Perché?
Non lo guardo quel film.
Daaaai!
Mi rovina il pc.
Daaaaaaaaaaai!
Moccia in realtà è un trojan che distrugge ogni pc, è documentato.
Ufffaaaaaaaaaaaaaa!
No, ho detto di no.
La prospettiva che questo no si ritorcesse contro di me mi ha fatto pensare, in fondo ogni tanto quella persona mi fa comodo. Va bene, ma io farò commenti stupidi tutto il tempo e simulerò conati di vomito.
L’accordo era stato raggiunto.
E com’è che Moccia mi perseguita? Prima Tre metri sopra il cielo, compreso il libro, mo’ questa, che mi spunta dal nulla co’ sto cd in mano pregandomi di guardare il nuovo capolavoro espressionista. Più lo voglio lontano più me lo ritrovo tra le ovaie.
La prima cosa che ti viene in mente guardando questo film è come mai, perché, chi te lo ha fatto fare, Raoul Bova.
Che bisogno c’era di darti una zappata sulle palle in questo modo, di fare un film del genere. Quanto ti hanno dato? Tanto nè? Quanto, dai, dimmelo. Voglio saperlo. Io come minimo avrei chiesto una bilionata di euro. Che poi vai a Matrix a dire che la commedia ancora non l’avevi fatta.
Ma perché La finestra di fronte cos’era? Io ho riso molto. Va bene, forse erano risate nervose, per aver speso i soldi di un biglietto per un film che non va bene neanche per addormentarsi, più noioso e lento di Beautiful, con questi due cretini che si guardano dalla finestra. Bello. Appassionante, soprattutto.
Ma poi, “commedia”.
Non siamo in America, che c’è molta più gente che può darti l’opportunità di fare la commediola, qua in Italia commedia significa Boldi-De Sica, Pieraccioni o al massimo, te lo concedo, Carlo Verdone. Ecco, fai un film con Verdone, se proprio vuoi far ridere.
Se vogliamo dirla tutta, non è che Scusa ma ti chiamo amore sia una commedia.
A me non ha fatto ridere. Non ha fatto neanche piangere, non è così pessimo come, che so, Melissa P., ma a sto punto fai un remake di American Pie, non so, datti all’ippica. A me faresti ridere.
Il film inizia con il pio Bova che urla. Urla perché legge che è terapeutico. E’ terapeutico perché la sua fidanzata storica, Elena, l’ha lasciata con un bigliettino: “se fai il film di Moccia ti mollo”. Quindi si può dire che un po’ se la sia cercata.
Bova è Alex, un cre(tino)ativo pubblicitario un po’ in crisi, un po’ no, con degli amici puttanieri, che si farebbero pure la De Filippi; Bova ha una Mercedes ML, quindi è un creativo pubblicitario che guadagna pochissimo.
Ad un certo punto, una pischelletta in motorino si schianta contro la 500 di Bova.
Scommetto che in realtà lei muore, e tutto quello che succede se lo immagina Bova, perché è un creativo.
Shhhhhh!
La pischelletta purtroppo non muore, e con un’interpretazione degna di una ciabatta, si rialza e dice una roba tipo “ahò, ma che è, abbello, a’ cretino, a’ ‘nfame, a’ figlio de’ ‘na gatta in calore?!”. Va bene, forse non dice così, ma son sicuro che Moccia si sia ispirato al genere.
La buzzicona si chiama Niki. La buzzicona Niki si rialza e si fionda nella macchina di Bova. Mica è scema, una Mercedes ML guidata da uno che non si può dire proprio un cesso, sfido chiunque. Dovete capire che il personaggio di Raoul Bova è un coglione. Ma non un coglione così, per dire, è proprio un deficiente: un quasi quarantenne senza spina dorsale, imbambolato, che si fa infinocchiare dalla prima diciassettenne con gli occhioni che passa.
Bella figura ci fanno gli uomini, davvero.
Bella figura anche le ragazzine: Niki fa parte di un gruppo di quattro ragazze, Le Onde. “Le Onde” perché O, N, D ed E sono le iniziali dei loro nomi.
Buhauahuahuah Le Onde? Maddai, ma Moccia si fuma davvero qualcosa di pesante prima di scrivere i libri, poi che cazzo di nome è Olimpia?
Shhhhhh!
Olimpia è la zoccola del gruppo. “I ragazzi vanno presi e lasciati, sesso, solo sano sesso”. Sani principi, Olimpia, complimenti. Quando ti ritroverai incinta e con la sifilide mi chiami?
Le altre non sono degne di nota, ognuna ha un suo stereotipo: Niki è la svampita, la sopra citata è la puttanella, l’altra sta con un ragazzo rompiballe (il più normale del film, comunque, anche se si vede due volte…è lui il vero personaggio che desideri conoscere), l’altra è una vergine. Ha-ha, una diciassettenne di oggi vergine? E’ come se io fossi, boh, alta 1.80. Biologicamente impossibile.
I primi dialoghi del film sono molto intensi: “togli le scarpe dal cruscotto della macchina”. Questo è il succo della prima mezz’ora, ma se avessi una Mercedes ML e una stronzetta mi ci piantasse le scarpe, anch’io avrei qualcosa da ridire; certo, non così educatamente come Bova, probabilmente l’avrei gettata nel Tevere ricoperta di lucchetti. Di sicuro il mio metodo avrebbe evitato di doverlo ripetere almeno sessanta volte.
Ecco, la prima parte del film potrei intitolarla “togli le scarpe dal cruscotto, Niki”.
Cioè, ma che palle, quand’è che muore qualcuno? Non salta in aria niente in questo film? Chi è il terrorista, scusa, che non l’ho capito?
Shhhhhh!
Bova fa l’enorme errore di dare alla buzzicona il biglietto da visita. Questa lo chiama ogni tre ore, anche dalla sala professori, “ciao, ho preso sette“. Ma chi se ne stra fotte non ce lo vogliamo mettere? E poi, da quando ci si chiude nella sala professori a telefonare col cellulare? Se l’avessi fatto io, “ai miei tempi”, mi avrebbero preso a calci nel culo fino a casa.
Comunque, forse ci terrete a sapere che il professore protagonista (visto che in questi film c’è sempre un professore) è Riccardo Rossi, quello che non lo caga nessuno tranne quando va da Costanzo o dalla Ventura a Quelli che il calcio. Cioè, come ti riciclo il comico fallito.
E se tempo fa c’era questa scena (e guardate di chi è il film…), adesso c’è Rossi che interroga due sbarbatelli che fanno un paragone tra Totti e Leopardi. I tempi cambiano, che credete.
Veniamo al dunque: sì, Bova e Quattrociocche (si chiama così “l’attrice”…Quattrociocche. Un nome d’arte no?) trombano.
Una scena pietosa, non si vede niente, ti pare che Moccia scada nel volgare? Non sia mai. Tutto buio, la schiena di lei, la mano di lui, sussurri, volendo si capisce anche la posizione, ma non si sa mai, magari poi cambiano. E’ una scena che mi ha imbarazzato, nel senso che non ho mai visto Bova in una situazione del genere e non ci sta bene, soprattutto con una diciassettenne. Quanto sei bella, ti voglio.
Eeeeeh, ma lei si vede che ci sa fare eh, chissà quanti se ne è fatti…Oddio, pure ”quanto sei bella” c’hanno messo…bleeeahh.
Shhhhhh!
Niki, che comunque ormai è una donna di mondo, visto che l’ha fatto con un 37enne, sta fuori quanto cazzo le pare, avendo due genitori sprovvisti di spina dorsale e volontà di imporsi. E’ praticamente sempre a casa di lui, si spupazzano quanto vogliono e nessuno dice niente, sta fuori fino a tardi e la madre si limita a “torna presto”. Mia madre avrebbe già capito tutto e mi sarebbe venuta a prendere per un orecchio e mi avrebbe fatto camminare a forza di pedate.
Non contenta, lei lo aiuta pure nel suo lavoro, e mi domando: se sei un creativo pubblicitario con una certa esperienza alle spalle e ti serve una diciassettenne che ti tiri fuori dalla merda, ma dove l’hai trovati i soldi per la Mercedes? Vorrei saperlo, anch’io voglio fare il creativo pubblicitario, a sto punto.
Poi Moccio che fa: c’ha messo la trombata, c’ha messo le amiche di lei e gli amici di lui di contorno, c’ha messo qualche crisi familiare, c’ha messo che la ragazzina lo aiuta pure e diventa paladina di tutti i pubblicitari, c’ha messo la scena del bacio sulla spiaggia…ma dico io, cosa manca? Manca appunto la crisi tra loro due.
Troppa differenza d’età, non può funzionare, ma io mi sono messa in gioco, io ti amo, tu hai paura, e baggianate simili.
Ehhh troppa differenza d’età, però intanto per un po’ te la sei fatta…
Shhhhhh!
A quel punto torna Elena, la fidanzata che se n’era andata, e lui, essendo lo stereotipo dell’uomo imbecille, la riprende con sé, diventa di nuovo succube di questa donna che desideri non faccia parte dell’umanità dal primo istante in cui la vedi. La pischella intanto supera la maturità (evviva evviva, di questi tempi fanno passare cani e porci e ci sei riuscita anche te, brava brava!) e se ne va con le amiche nella classica vacanza post-liceo: in Grecia.
Ora, che succede. Succede che mentre è via le arriva una lettera. Questa lettera è del pupazzetto col pizzetto, ovviamente. Finisce che lei lo raggiunge ad un faro, visto che voleva andare a viverci per un po’. In un faro? Ma sai l’umidità? Ma c’hai presente dove sta un faro? Ma che davvero? Non sai come ti diventano i capelli poi?
Basta, happy ending, fine, si sposeranno e faranno tanti bambini, i bovini.
Ah ecco, ho capito, è ora che salta il faro per aria, si sbrindellano e pezzi di gambe e braccia volano, no?
Shhhhhhh!
Che belle le donne incinte (…)
Fantastico. Voi lo sapevate? Io non lo sapevo, voi? Guardate che son scoperte meravigliose per il genere umano.
Lo sapevate voi che con la gravidanza c’è la possibilità di diventare una Drag Queen?
Io non lo sapevo. Ora bisogna solo capire se Christina Aguilera ne era al corrente o se è stata una sorpresa anche per lei.
Anche i ricchi piangono
Cioè, se voi foste i figli di Demi Moore e Bruce Willis, vi riterreste fortunati giusto? E non solo perché mamma sta con Ashton Kutcher e potreste rifarvi gli occhi ogni giorno, ma immersi nella placenta avreste detto “chissà che figo/a verrò fuori“. E invece no. Da piccoli forse. “Guarda che carine“, avranno detto.
Poi cresci e sei un cesso. Perché? Perché vostro padre, quello duro a morire, ha i geni dominanti. E quindi, le tre figlie, invece di assomigliare a Demi Moore, che sarebbe solo una benedizione dal cielo, assomigliano tutte a lui. Bello, significa che sull’identità del padre non ci sono dubbi, ma è comunque un dramma, visto che si chiamano Rumer Glenn, Scout LaRue e Tallulah Belle, quindi c’hanno già le loro disgrazie a partire dal passaporto.
Prendiamo la prima, Rumer Glenn, che le altre sono ancora piccole (ma promettono bene): una che bazzica la Hollywood che conta, una che cerca di sfondare come attrice. Forse. Se usa la testa qualche porta la sfonda, magari anche di qualche cinema. Una carriera come ariete non gliela toglie nessuno eh. No, dico, guardate che testa.
Sei figlia di una delle coppie più belle di Hollywood e vieni fuori così? Questa piange la notte prima di dormire, ce la vedo proprio.
Perché, pensateci bene: hai le tette piccole, il naso grosso, le orecchie a sventola, il culo enorme, che ci vuole, se hai i soldi e un buon chirurgo risolvi tutto. Ma cosa si può fare per questa faccia? Esiste un chirurgo estetico disposto a prenderla a scalpellate per darle una forma almeno vagamente somigliante a quella di un volto umano?
Possibile che dalla madre prendi solo gli occhi (forse) e tutto il resto della faccia è un misto tra il padre e questo?
Una lotta impari
Forse ne ho già parlato l’anno scorso, ma a me Massimo Boldi fa una pena infinita ed ogni anno peggiora. Questo non implica che De Sica sia il mio idolo e che guardi volentieri i suoi film, significa semplicemente che, a parità di stupidaggine, i film di Boldi sono di uno squallore e di una tristezza senza limiti.
Voglio dire, entrambi sono dei panettoni natalizi (anche se Boldi esce adesso…paura eh?), entrambi presuppongono un quoziente intellettivo di un carciofo, entrambi non fanno ridere neanche se i sette euro del cinema te li ridanno, ma De Sica riesce ad avere un cast almeno vario.
L’anno scorso c’era la Ferilli, se non sbaglio, c’era Claudio Bisio, Massimo Ghini, c’erano il Nongio e Paolino di Mtv, non che siano chissà che, anzi, ma almeno è gente diversa; c’era addirittura la Canalis, se poi fosse il cartonato della Tim o quella vera io ancora non lo so, fatto sta che c’era.
Guardiamo chi aveva l’anno scorso Boldi, nel fantastico film Olè: Vincenzo Salemme, che se fossi napoletana il mio unico obbiettivo nella vita sarebbe quello di distruggerlo; Natalia Estrada, e non penso che in questo caso ci sia bisogno di commenti; Francesca Lodo, una che dall’inchiesta di Vallettopoli è uscita con le mani pulite ma il naso infarinato; Brigitta Boccoli, ha-ha. Divertentissimo.
Questo Natale lo scempio si ripete, e non parlo della sola presenza dei film nelle sale cinematografiche, che al mondo c’è di peggio, ammettiamolo. Tipo il caffè che ti ustiona la lingua e perdi sensibilità per un giorno.
Parlo del paragone che inevitabilmente si fa tra i due e dei calci virtuali nel culo che Boldi prende, ogni volta.
Quest’anno De Sica ha al suo fianco la Hunziker, che personalmente mi sta simpatica come la stanghetta degli occhiali che ti va nell’occhio e te lo buca, ma insomma, è pur sempre un volto ggggiovane; Fabio De Luigi, che personalmente amo con tutto il cuore nonostante sia diventato un fisso del cast, visto che c’era anche l’anno scorso; c’è Nancy Brilli, che Dio ce ne scampi e liberi, ma avete mai visto la Brilli in un panettone? Io no, punto a favore. Vabbè, c’è anche Aida Yespica, ma anche lei ha fatto cose peggiori, tipo stare con Dj Francesco (che è inutile che ti fai chiamare solo Francesco adesso, sarei sempre Dj Francesco e sarai sempre un coglione).
Per Boldi chi si è smosso? L’onnipresente Enzo Salvi, che si può sapere chi cazzo è? Da dove uscito, da quale gabbia? Che fino a qualche anno fa non sapevo neanche che esistesse e ora rischio di trovarmelo anche nei cereali. Intendo proprio dentro la scatola. Che almeno facesse ridere. Che almeno. Anna Maria Barbera, che sarebbe quella che faceva Zelig, di una bruttezza disarmante che ti dici “cazzo se sono figa”. Non so voi, ma questa già mi aveva rotto le palle dopo due puntate: non fa ridere, dice sempre le stesse cose ed è un’offesa alla vista. Biagio Izzo, ossia dalla padella alla brace. Lui è quello che tenta di far ridere ma non ha ancora capito che il suo posto è in miniera o nei campi. Facciamo entrambi. I Fichi d’India, pazzesco, sono ancora vivi, nessuno li ha bruciati vivi. E poi c’è lei, Victoria Silverstedt, ed il primo che dice che è bella finisce nello spam a vita, giuro. Lei sì che non ha nessun filo logico dentro un film, a meno che non abbia le tette parlanti, a quel punto diventerebbe un fenomeno da baraccone. Non che ora non lo sia, ma potrebbe migliorare.
Quindi, io vorrei fare un appello: premesso che non andrò mai a vedere i suddetti film, perché sette euro li butto più volentieri per una pizza, ma non è che qualcuno più buono e caritatevole di me può sacrificarsi per Boldi? Mi fa pena e avrà pure una famiglia da mandare avanti no? Contribuite al suo sostentamento. Sette euro, che saranno mai. Pagate il biglietto e poi andate via, non è che guardare il film sia obbligatorio, sarebbe solo una crudeltà. Ma su…un piccolo sforzo.
Sono aperte le scommesse #3
Durante il mio solito giro culturale in rete mi sono imbattuta in una foto di Britney Spears che ho voluto esaminare nel dattaglio, senza pretese, non per farci un post, ma per vedere da vicino quanto questa donna fosse diventata pacchiana: a parte il cappello di paglia, a parte quei pantaloncini troppo corti per il suo corpo made in Burger King, a parte quel coso (maglietta? camicia? vestito? tenda da cucina?) che ha addosso che neanche la casalinga di Voghera, a parte quell’ammasso di gioiellame che non ha né capo e né coda, come se un contadino con un sacco di letame in mano si mettesse una corona, a parte un vistoso triplo mento e il suo primogenito alle spalle che sta tentando di fagocitarsi la mano, a parte tutto, che cazzo c’ha sotto la borsa?
Partendo dal presupposto che quel pallino giallo non sia il marchio distintivo delle borse Versace, in realta è:
- un residuo di maionese a sua volta facente parte di un Mac qualcosa
- una caramella al limone ciucciata da un figlio a caso poi sputata per terra, perché a casa Spears usa così
- una cimice piazzata dall’FBI, dalla CIA, dall’ex marito, da Taormina e dai RIS di Parma
- un qualche tipo di droga pret-à-porter, pratico e disponibile in più colori
- varie ed eventuali
Io opto per la caramella al limone ciucciata, anche se l’ipotesi cimice non è male, ma vorrei solo dire che mi dispiace molto. Mi dispiace assistere a situazioni del genere, quando belle cose si rovinano rimane sempre un po’ l’amaro in bocca, e spero con tutto il cuore, ma davvero, che si sistemi. E con questo intendo che qualcuno dia un calcio nel culo a Britney Spears, perché, porca troia, è una borsa Versace, che avrà pure dei manici orribili, ma stai attenta a dove la metti almeno, schifosa di una.
Trova l’intruso
Quindi, mi avete detto che Miss Italia non è ancora cominciata (fiuuuu), ma in compenso ci sono già le foto delle tapine. Bene.
C’è da fare una piccola premessa: sono senza occhiali da vista, perché mi si sono clamorosamente spaccati in due, ancora non si conosce il perché, il RIS arriverà a giorni per stabilirlo. Ergo, in questo momento, per evitare di scrivere in aramaico, sono appiccicata allo schermo del computer, scena ridicola che comunque non serve a molto, appurata la mia vista post sbronza. Ma questo non mi ha fermato, una volta aperta la schermata delle Miss ho subito individuato il trans che si è imbucato: Marcantonio (un cognome un perché), ti ho sgamato.
Dammi meno, dammi meno, dammi meno
Non sapevo se scriverne o meno, lo hanno fatto praticamente tutti, anche chi non ha un blog (come non si sa, forse si sono appesi dei cartelli al collo), e non mi sentivo in vena di uniformarmi; poi, proprio per lo stesso motivo, mi son detta “ma lo fanno tutti, e io chi sono, la figlia della serva?”, che si sa, sono una mente labile.
Quindi, bon, che dire. Parto con una notizia che vi destabilizzerà, me lo sento: io, ai tempi, il singolo di Britney, baibi dammi un’altra botta, lo comprai. Cioè, proprio il cd singolo, una delle invenzioni più stupide sulla faccia della terra, che credo di aver buttato, per eliminare prove schiaccianti. Ma giuro che c’era, fidatevi.
Per dire, un tempo la suddetta mi piaceva pure, poi, ovviamente, son cresciuta (risate), sono maturata (risate) e col tempo mi sono ritrovata adulta (risate) ad avere sull’iPod la Carrà e Malgioglio (silenzio), quindi, insomma, avrei fatto meglio a conservare quel cd singolo.
Ieri ci sono stati gli Mtv Video Music Awards, uno di quei media event che non vorrei mai perdermi, sul serio: ho sempre guardato con curiosità e divertimento questi spettacoli (come anche i Movie Awards), forse perché qua in Italia non ci sono. Se dovessimo riunire i cantanti più famosi verrebbe fuori…il Festivalbar. Che squallore. Laggiù invece sono tutti trendy, tutti glamour, tutti sbrilluccicosi, senza contare che un evento del genere porta con sé inevitabili polemiche, maldicenze, pettegolezzi campati in aria, intoppi, figuracce, è il mondo fatto per me in poche parole.
Ieri notte Britney ha aperto l’edizione 2007 con quello che avrebbe dovuto essere il suo gran ritorno, quello che ci doveva far pensare “cazzo, ecco la vecchia Britney, è tornata”, perché, diciamocelo, che mondo sarebbe senza. Avrebbe dovuto.
Io, in previsione di un disastro (labile ma lungimirante), avevo intenzione di restare sveglia quel che bastava per assistere in diretta mondiale alla fine della sua carriera, ma non ho fatto i conti con la mia ormai perenne stanchezza e il mio ormai peresse (è stato più forte di me, odiatemi pure, ma negherò per sempre di averlo scritto) sonno, sono crollata e mi sono svegliata la mattina con la sigla di Settimo Cielo. Quando si dice un risveglio traumatico.
Comunque, non divaghiamo, andiamo al sodo: Brigitta ha fatto schifo. No, schifo rende poco l’idea, meglio se date un’occhiata (probabilmente l’ennesima) al video (che stanno pian piano scomparendo da internet, il motivo lo ignoro); partendo dal presupposto che se un tempo ti presentavi con un pitone intorno al collo, ora, come minimo, dovresti presentarti sopra un elefante, in groppa ad una giraffa, sospesa da un’aquila, o portata in braccio da Paris Hilton, la prima cosa che ho pensato è stata: si muove così perché ha un palo nel culo o ha appena avuto un attacco di diarrea? Ditemi se non è questa l’idea che dà, come se avesse qualcosa nelle mutande e, ooops, meglio che non mi muova più di tanto, sennò esce fuori. A tratti dà anche l’idea che quel palco sia infestato da cimici e lei le schiacci schifata, e sono i momenti migliori, fate un po’ voi.
Non riesce neanche a cantare in playback, credo che la sua tanto discussa malattia mentale l’abbia portata a credersi Madonna e probabilmente stava cantando Vogue; ad un certo punto, confusa, non sa che fare, chiappa il pacco del ballerino che le si struscia accanto, così, per far vedere che un po’ di Madonna in lei c’è.
Sventola quei capelli posticci aggiustandoseli ogni tre secondi, sembra sempre sul punto di cadere, ad un certo punto ho avuto il terrore che abbandonasse il palco in preda alle lacrime (cosa che comunque, si vocifera, abbia fatto appena finito), al posto del corpo ha un tronco di quercia, ed è strano, è sempre stata brava a contorcersi e sculettare.
Dopo essermi documentata però, c’è da dire che questo non è quello che avrebbe voluto la disgraziata: lei aveva preparato giochi di prestigio, appaio-scompaio-ma dove sarò, fontane, nani, orsi con cappelini a punta, donne cannone etc, ma Mtv le ha messo i bastoni tra le ruote e si è ritrovata con una coreografia da saggio di bambine di 10 anni (non è riuscita neanche ad essere saffica, cosa che le è sempre riuscita bene) e dei ballerini che, sono sicura, sono vergognati come dei ladri. Pare si sia pure rotto un tacco degli stivali.
Detto questo, io ancora non ho capito se questa mi fa pena, tenerezza, rabbia o cosa. Non ho capito ancora se mi viene voglia di consolarla, picchiarla, o additarla ridendo. Ci sono sentimenti contrastanti ora come ora. Del tipo che se fossi sua amica (oltre ad essere ad un livello bassissimo di relazioni sociali, meglio un cervo imbalsamato a sto punto), le darei un pat pat sulla testa, poi un calcio in culo e poi una risata in faccia. Sarei un’ottima amica.
Intanto, vado a scaricarmi il singolo, che, forse sarà la stanchezza, continuo a canticchiare in un modo preoccupante. Quando inizierò a scuotere le tette come lei sarà l’inizio della fine.
Perché ti ostini, Debbbboraaah?
Se qualcuno avesse dei dubbi, ci penso io: no, Monica Bellucci non è brava neanche a far finta di trombare. Peccato, perché Clive Owen è un figo e quella cosa che gli si dimena sopra un po’ lo rovina. E se ci fossero ulteriori dubbi, ci penso io: no, non è brava neanche a recitare scene normali.
L’unico film in cui si apprezza veramente è questo, che io guardo sempre volentieri (sembra ironia, ma non lo è): guardate com’è naturale, com’è sciolta, com’è burina. E’ il suo habitat naturale.
Scappiamo, subito
Nuove frontiere sono state varcate ultimamente nel mondo della musica, e io non lo sapevo. Non lo sapevo e vivevo bene, dormivo, mangiavo, respiravo e rimanevo nella mia ignoranza, ancora attaccata ai Queen e ai Pink Floyd.
I motivi per i quali evito di sintonizzarmi su canali musicali sono ben noti, primo, perché gran parte della musica che gira ultimamente non mi piace, secondo, non ho più 15 anni e i video mi annoiano, terzo, ad Mtv si fumano rosmarino e mi stanno tutti sulle palle. Il fatto è che l’altro giorno, spippolando, sono rimasta inorridita da una faccia: questa.
Paura eh?
Lei, a quanto si dice, sarebbe l’ex ragazza di Fabri Fibra (che io, personalmente, non riesco a pronunciare: fabri friba è quello che mi viene fuori); quindi, tra tutte le disgrazie che può avere una come questa, aggiungeteci l’aver fatto sesso con Fabri Fibra e riflettete: potete biasimare quello che ne è venuto fuori?
Sì, ovviamente.
Il testo è molto amichevole, la classica canzone d’amore malinconica, con puri sprazzi di poesia, rime che neanche se ci pensassi cent’anni mi verrebbero fuori: “stasera perché non te lo metti tu il bikini? Magari scopri che al rap preferisci far bocchini“.
Povero Fabri Friba.
Comunque, tra una rima ricoperta di miele e una di caramello, il testo fornisce anche interessanti spunti per offese, nel caso in cui ce ne fosse bisogno; io, sicuramente, un giorno userò la frase “le donne si dividono in mignotte e puttane, tua madre ha già deciso da che parte stare?”
…
Yo’.











