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Servizio pubblico

Credo di aver fatto, in passato, dei post sulle chiavi di ricerca, quando Shinystat era un passatempo; adesso mi dimentico anche di averlo, quindi capita che lo controlli una volta ogni sei mesi. Tipo ieri.
E c’è una domanda che mi ha fatto pensare: esistono vari tipi di pomiciata?
Sperando con tutto il cuore che sia il dubbio e la curiosità di un adolescente, non so, mi sono impietosita, io proverei a dargli una risposta.


ps. ci sarebbe anche “quanti stomaci hanno i bovini?” ma mi pare meno interessante.

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Se c’è, non si vede

Allora. Io ho traccheggiato abbastanza co’ sta storia del virus, per dei semplici motivi.
Primo: non conosco il mondo dei virus, se non quello del raffreddore.
Secondo: speravo che la cosa si risolvesse da sola. Come con un bambino che se non lo caghi smette di frignare. Io il virus non l’ho cagato (anche perché problemi col mio pc non ce ne sono mai stati)(ma probabilmente ho infestato tutti quelli di Milano) ma non ha smesso di frignare, a quanto pare.
Negli ultimi giorni ho avuto sinceramente paura di minacce di morte via mail e richieste di risarcimenti per computer andati in frantumi, ergo, dopo vari tentennamenti, ho chiesto aiuto agli angeli custodi del blog, che, a quanto pare, hanno risolto il problema (sempre siano lodati, amen).
Ancora non ho capito come si è intrufolato sto virus, che il blog non ha preso fresco; mi dicono dalla regia che probabilmente ho smanettato io e, come è facilmente intuibile, l’ho fatto male e chissà che c’ho messo. Il fatto è che non ho smanettato, non ho fatto niente  (più che altro perché 1- non ho tempo 2- non mi ricordo come si fa), quindi la colpa è di qualcuno là fuori.
E per “là fuori” intendo tangenziale – Milano - Italia - Europa – Terra – Via lattea.
Il succo (e uso il condizionale per scaramanzia): il virus dovrebbe essere stato debellato dagli acchiappavirus (mi piace immaginarli stile Ghostbusters), e in effetti finora questo pc non è esploso e non mi sono apparsi messaggi tipo
vuoi che il blog esploda? “Si” “No”.
Se qualcuno di voi ha ancora qualche problema mi verrebbe da dire, in modo molto infantile, che è colpa vostra gné gné specchio riflesso, ma siccome siamo gente seria (…), scrivete tra i commenti le seguenti opzioni:
- sì, il virus c’è ancora e mi sta strangolando in questo momento, oddio no, aiut…
- sì, il virus c’era e ora non c’è più, grazie, quanto ti devo?
- non rompermi le palle il virus non c’è mai stato
- varie ed eventuali

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Concorsi di un certo livello

Ho visto che vanno di moda i concorsi da blog. La foto più bella, le labbra più belle, gli occhi più belli, i denti più belli, i culi più belli, le tette più belle (gli ultimi due non esistono, non chiedete i link). Non capisco l’utilità, sinceramente, ma so che ho questo bisogno impellente di aggregarmi. Il punto è che non me ne frega niente delle vostre labbra, neanche delle vostre facce, né dei vostri denti, devo pensare a cosa fare in linea con lo spirito del blog, ma cosa cosa cosa cosa?

Il dito medio più elegante? Può andare.
Mandatemi il vostro dito medio, anche se ancora non ho deciso quali saranno i criteri di vittoria. Io mi esonero ufficialmente dalla gara, primo perché vincerei, secondo per il fatto che vincerei, terzo anche perché vincerei, ma il mio dito medio c’è già da qualche parte (tipo qua).
Voglio essere ribelle e voglio andare contro il sistema (ci sto troppo dentro): non voglio link, non voglio post, non voglio niente, il primo che lo fa viene espulso e sia chiaro che non si vince una beata mazza, neanche il fastidiosissimo banner, che è già tanto se so cos’è; in cambio solo la gloria. E comunque se nessuno aderirà, la vittoria sarà mia (muahahahahah).

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Quello che (non) mancava

Ieri ero lì, seduta sulla poltrona, a studiare. Giuro che stavo studiando. Vabbè, non proprio studiando. Stavo leggendo un libro che però serve per un esame. Ma non fatevi ingannare, non ero presa dal sottile piacere della lettura, quel libro fa cagare, quindi equivale a studiare. Sia chiaro.
Comunque, ero lì, la finestra a pochi centimetri mentre delle ardentemente desiderate nuvole nere si stavano ammassando sopra la mia simpatica magione; a questo punto, mi son detta, ohibò, un mese che sto qua e ho già capito che appena un paio di nuvoline innocue si avvicinano la connessione va a funghi e torna quando le pare e piace. Quindi, che faccio, mi alzo, non senza un bel po’ di insofferenza, controllo che la connessione non mi abbia mandato un messaggio con scritto “fottiti, io me ne vado” e, già che ci sono, cinque minuti di pausa, cosa vuoi che siano. Faccio un giro tra i blog che conosco e, come sempre, arrivo grazie a link di link di link di link (un tempo si diceva “un amico dell’amico dell’amico dell’amico”) in luoghi a me sconosciuti e il 90% privi di qualsiasi fascino. Quando vedo, ad un certo punto, ma pensa, tumblr.
Tumbche? Non lo so, era lì e ho cliccato. Ho cliccato, l’ho fatto anche su “registrati” e nel giro di tre secondi mi sono ritrovata un altro blog. Ohmmioddiocosahofattochecazzoètumblr. Perché io sono una che pensa prima di fare le cose.
Fatto il danno, mi informo, e pare che il “tumbleblog” sia “un blog molto minimale, utile per appuntare piccoli pensieri, link, ed altre informazioni che vogliamo condividere: i contenuti sono brevi, piccole istantanee, a volta solo un link od una citazione”. Od.
Proprio quello che non mi serviva neanche con tutta la fervida immaginazione di questo mondo; quindi, per la proprietà Monica, tutto ciò che è inutile e senza senso diventa improvvisamente indispensabile ed affascinante.
In poche parole, adesso c’è anche
questo, mi pareva poco carino eliminarlo dopo che ci avevo perso tempo con il template, e se all’inizio non sapevo bene cosa fosse e cosa metterci adesso ci posterei anche la mia firma col sangue; niente di grave comunque, sta lì, potete anche non vederlo, che tanto i commenti non ci sono, è più che altro un modo come un altro per…che ve lo dico a fare. Devo però trovargli una collocazione più utile alla società, tipo dare la password a chi vuole e far partecipare altre persone. Ma anche no.
Lo metterei volentieri qua, da una parte, in un angolino, peccato che – e preparatevi che questa cosa fa molto ridere – non riesca più a modificare il template di questo blog. Non ci vedete un qualcosa di comico in tutto questo? Perché io, sinceramente, con tutto il cuore, onestamente, no.

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Una donna senza pace

Pulire la macchina è una delle più belle soddisfazioni per una come me. Pulirla con lo shampo Pantene perché non si hanno i prodotti giusti in casa è un po’ come lavarsi i capelli con una tanica di benzina; senza contare che la mia macchina non ha capelli ricci da domare. Intanto, sono ancora senza connessione e la vita non ha più senso.
Non so neanche più come sfruttare il tempo libero, ho già pulito tutta la casa.
Mi manca solo il cane.
Ah, mentre pulivo il bagno mi sono caduti gli occhiali nel cesso. No, così, giusto per informarvi.

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Seria, per una volta

Ci sono blog che non sono adatti a post seriosi. Se imposti il filo conduttore sul cazzeggio e lo svago, non puoi, di punto in bianco, cominciare a parlare del buco dell’ozono e di quanto sia difficile arrivare a fine mese per alcune famiglie. E’ una questione di coerenza, senza contare che disattendi le aspettative del lettore fidelizzato, che, come si dice dalle mie parti (che siamo persone fini, noi toscani), ti va in culo e pensa che se avesse voluto leggere roba seria avrebbe aperto un giornale, non il tuo blog.
Poi ci sono anche quelli che dicono “ma io scrivo per me” ma non hanno messo in conto che non ci crede nessuno.
Uno di questi blog è il mio; se ora io facessi un post sull’inquinamento e ci ficcassi dentro, random, che so, violenza su minori, mogli maltrattate, bambine che fanno le cubiste, che ve ne fregherebbe a voi? Un bel niente, leggereste (nella migliore delle ipotesi) e vi chiedereste sotto quale droga abbia scritto.
E me lo chiederei pure io.
Ma me ne frego, in barba a tutto quello che ho detto finora, faccio il mio primo post serio, su un problema vero, che ci tocca tutti da vicino, che ci fa stare male e a volte piangere: quant’è fastidioso quando la notte ti alzi e nel buio ti fracassi il piede contro la porta?
Sto ancora piangendo.