La vergogna, questa sconosciuta
Penso che ognuno di noi abbia quelle canzoni intoccabili, che non toglie mai dal lettore mp3 e che non salta mai quando capitano nella riproduzione casuale (avrei potuto dire shuffle, ma anche no).
Le mie intoccabili sono poche, si contano su due mani e avanza forse qualche dito; tra queste Creep, dei Radiohead.
Creep, ai tempi di Tmc2 che mandava sempre i soliti video ad un’ora prestabilita, era una di quelle canzoni per cui mettevo la sveglia nel caso mi dimenticassi, è tuttora una delle poche che non posso fare a meno di cantare nonostante la mia totale mancanza di grazia nel farlo e, tra l’altro, fu grazie a loro che imparai la parola “weirdo“.
Ma passiamo ad altro: io odio Vasco Rossi.
Non nego che alcune sue canzoni siano nell’immaginario collettivo, e con questo intendo che una roba come “Una canzone per te” prima o poi o te la dedicano o la dedichi tu a qualcuno, è un passaggio quasi obbligatorio, ma per il resto lo reputo un povero pensionato che si ostina a farsi le canne a dondolare nei suoi video con lo sguardo ebete nel vuoto, intervallato da momenti in cui fissa il culo a ragazze che potrebbero essere sue nipoti.
Ho reso l’idea?
E non voglio cominciare ad analizzare sociologicamente il fanatico di Vasco Rossi, quello che ascolta solo lui e tutto il resto è merda, quello che considera filosofia di vita i suoi “eeeeeeeeehhhhh…” e le sue trenta parole ripetute e mischiate all’infinito per formare sempre le solite frasi che non vogliono dire niente, quello che ha la sciarpa presa al concerto e che nei momenti di misticismo acuto si mette a mo’ di bandana o fascia e comincia ad avere convulsioni e si farebbe saltare per aria in suo nome.
Vasco, per me, è come un oroscopo: le sue frasi sono banali, scialbe e talmente ovvie che qualsiasi mente labile può prendere come Vangelo e considerarlo il nuovo Socrate (sempre che sappia chi sia).
Ora, come possono queste due cose, Creep e Vasco Rossi fondersi nella morale di questo post? Si fondono nel fatto che il signor Rossi ha fatto una “cover” (mi vien da piangere) della suddetta canzone, uscendo con una cosa che dovrebbe essere legalmente perseguibile e per la quale si dovrebbe passare all’arresto immediato.
Ad ogni costo è l’abominevole “canzone” che è venuta fuori da questa malsana idea del vecchietto in questione, e non riesco nemmeno a trovare le parole adatte per descrivere lo scempio.
Posso però riportare una citazione letta su Tumblr: “Vasco sta alla musica come un bambino che disegna cazzi sulla neve pisciando sta alla pittura“. Amen.
ps. ho la sensazione che con questo post mi farò acerrimi nemici, ma non posso farci niente, non esiste diplomazia quando vengono violati i diritti del buon senso.
Italiani, popolo di sordi
Le persone più perspicaci (non c’è nemmeno bisogno di scomodare l’intelligenza) sanno che quando generalizzo lo faccio per estremizzare, per far diventare alcune situazioni volutamente ridicole, per esorcizzare luoghi comuni; dalla mia bocca, ad esempio, non è mai uscita seriamente la frase “l’Italia è un paese di merda”, anzi, giusto qualche giorno fa mi sono ritrovata a parlare con una persona sulle abitudini a tavola dei vari popoli e ho pensato che per certe cose, per quanto futili e per quanto possano alimentare odiosi stereotipi all’estero, noi italiani siamo un passo avanti.
Putroppo poi capitano cose che ti fanno vacillare un attimo, che fanno traballare le poche sicurezze che hai nella vita, una fra tutte, quella di non essere una delle persone che si lamentano dell’Italia, che fa schifo, che è una palude, che è un paese di vecchi, un paese di musei e monumenti e niente più e poi cosa fanno? Pensano bene di andarsene, lamentarsi ma lavarsene le mani, tanto che me ne frega, io decido di rifarmi un’altra vita, in un altro paese dove tra dieci anni mi lamenterò delle stesse cose.
Niente poteva farmi titubare di questo punto fermo nella mia vita, niente poteva farmi venire la voglia improvvisa di cambiare cittadinanza e andarmene a coltivare patate in Bolivia, se non questo.
Ora. Analizziamo la cosa a mente fredda, non facciamoci prendere dall’istinto omicida/suicida che se volete è immotivato: non consideri Sanremo come un’istituzione nel campo musicale, non sapevi nemmeno iniziasse questa settimana e avrai visto in tutto dieci minuti, vedi il Festival come un modo per riciclare denaro e speculare su argomenti che in Italia fanno il solito polverone, consideri le canzoni in gara degli errori grammaticali in - pessima - musica, quindi che te ne frega. Giusto?
No.
Sorvoliamo - ma anche no - sul fatto di mettere Marco Carta direttamente tra i “big” della musica italiana e non in terza classe tra “dolore e spavento“, che Al Bano e Fausto Leali saranno pure due triceratopi, ma vedersi sullo stesso piano di questo bacillo con la cresta deve essere snervante; se tra di voi c’è qualcuno che ancora non sa chi sia Marco Carta, o almeno il suo iter “professionale” (haha), non c’è problema, son qua per questo: Marco Carta è uno spocchioso, superbo, arrogante e falso modesto gracchiatore di parole su note musicali (cantante mi pare sinceramente un azzardo) “scoperto” da Maria De Filippi, che, poraccia, c’avrà pure le sue colpe come tutti, ma che ne sapeva lei?
Marco Carta è stato un concorrente di Amici giustamente perseguitato per le sue inesistenti capacità canore, anzi, senza andare troppo in là, per le sue inesistenti capacità oratorie, per l’inesistente capacità di mettere insieme delle parole in una frase di senso compiuto con una dizione accettabile che non fossero storie su complotti contro di lui e la sua immensa bravura, la Loggia P2 e i Templari che segretamente tramano contro di lui per non farlo arrivare in cima al mondo.
L’aspetto ancora più urticante della situazione è alimentare la convinzione di questo galletto ValleSpluga di essere un vero talento, di essere arrivato, di essere l’eletto; la vincita di Marco Carta dimostra alle migliaia di ragazzine che sono state davanti al televisore per votarlo - e ai migliaia di ragazzini che stanno insieme a queste ragazzine - che, per l’ennesima volta, non importa avere un barlume, anche fioco, di talento per raggiungere un determinato stock di obiettivi (prima Amici, poi Sanremo, a settembre vince Miss Italia, ci butto giù un centone), basta una faccia di culo, una buona dose di esibizionismo, zero pudore e una telecamera.
Ma, direte voi - i più perspicaci, ricordiamocelo -, mi cadi su questi luoghi comuni, ed è vero, lo sono, ed è anche vero che le altre due alternative alla vittoria, Povia e Mister Mandarino (chiamato così per il semplice motivo che non ho la più pallida idea di chi cacchio sia sto tizio abbronzato uscito dal nulla), non erano delle migliori e a questo punto mi si manda in confusione, forse Marco Carta era il male minore?
Forse era più pericoloso un Povia, con una canzone scritta per strumentalizzare argomenti molto più impegnativi di quello che un semplice Sanremo possa sopportare? Una canzone finto rap, su come un tizio era gay, nel senso che adesso è sano, si è curato. Bravi, bell’esempio. Io metterei su delle associazioni di bambini, piccioni e gay uniti per fargli causa, tra parentesi.
Oppure era più pericoloso un Mister Mandarino, che da quanto ho capito nella sua memorabile interpretazione c’è lo zampino dell’onnipresente Gigi D’Alessio?
Non lo so, sono confusa.
Poi ripasso mentalmente la straordinaria esibizione del microbo ricordandomi anche l’intenso testo della struggente canzone che, nel bene o nel male, per un anno ci rappresenterà musicalmente nel mondo: “ed è un bacio ad acqua salata che ancora più sete di te mi dà“.
…
Quindi scusa Al Bano, scusa Fausto Leali, scusa Iva Zanicchi, scusa Patty Pravo, scusa Pupo, non lo faccio più. Giuro. No, vi prego, non ve ne andate, non lasciateci con i Gemelli Diversi e Marco Carta, no, vi prego, facciamo i bravi, davvero, su di voi nemmeno una nuvola ma un pensiero stupendo e una zingara con un panino e un bicchiere di vino…a chi sorriderò se non a voi? Non andatevene…vi prego, no…no…per favore…sigh.
Lo scaricabarile del sabato
Ieri stavo parlando con una persona a proposito di quelle canzoni che definisci “capolavori” perché non ti annoiano mai.
Viene da se, quindi, che il concetto di capolavoro è assolutamente soggettivo: per te capolavoro può essere Bollicine di Vasco, che per me è un’insulto alla vera musica, ossia la sigla della Pimpa.
E detesto, di conseguenza, quelle persone che siccome non ti piacciono i “loro” capolavori, tu di musica non ne sai un cazzo e ascolti solo musica commerciale - che vuol dire, poi - quella che piace alla massa, come se loro fossero gli eletti, i Nei (ahahahaha…haha…haha…ha)(sorvoliamo?)*.
Ora, per quanto mi riguarda, se si escludono dei casi eccezionali, che non fanno testo poiché superiori per definizione a tutto il resto del mondo musicale, il mio capolavoro è questo**.
Ma il punto del post qual è? E’ che voglio sapere i vostri capolavori, perché oggi voglio farmi un po’ i cazzi degli altri (e procurarmi musica che eventualmente non conosco)(bello eh? Vi faccio credere che mi interessino i vostri gusti musicali quando in realtà siete solo cavie)(scherzo)(…).
*se non la capite, beati voi
**se non siete d’accordo è perché voi di musica non ne capite un cazzo
Un nome d’arte poco impegnativo
Lo dico subito: per me Madonna fa parte di quel gruppo di artisti sopravvalutati.
Una grandissima voce non ce l’ha. Per dire, canta meglio Roberta di Amici. In compenso ha una personalità talmente labile che un giorno è una sacerdotessa e il giorno dopo si veste da battona.
E poi è brutta. Lo so che la bruttezza non deve essere una discriminante, ma non si po’ guarda’. Ecco.
E non fa fare la ceretta alle sopracciglia della figlia, il che credo sia punibile secondo il credo del Telefono Azzurro.
E poi si comporta proprio come una sobria madre di famiglia, vista la copertina del suo prossimo album.
Le sue canzoni non sono sta gran cosa. In compenso ha presenza scenica. Ma si fa presto a dirlo, quando ti slinguazzi Christina Aguilera e Britney Spears davanti a tutti scegli la via più semplice.
Non so se lo sapete, ma il suo nuovo singolo insieme a Justin Timberlake (che pure lui…) in America è stato strombazzato come se fosse l’evento dell’anno. Un’importanza mediatica pari a, che so, la caduta di un governo e delle elezioni a sorpresa. Quando si dice le priorità di uno Stato.
Come volevasi dimostrare, la canzone non è sta gran bellezza (sperando che il video non venga cancellato). Il titolo è “Four minutes to save the World” e il succo del testo è: mancano quattro minuti alla fine del mondo, tromba.
Comunque sia, so già che per i prossimi venti giorni canticchierò “tic tac tic tac tic tac…McDonald…”.
…
…
Supermarket soundtrack
Mi dite con quale criterio si scelgono le canzoni che fanno da colonna sonora alla spesa?
Quelle in filodiffusione alla Coop o all’Esselunga.
Se andate nella seconda, poi, ogni tanto sentite anche la voce di Giovanni Rana. Non scherzo, c’è davvero, e vuole convincerti a comprare i suoi tortelloni alla zucca, che sono una grande novità. A me pare che siano sempre esistiti, ma prova a contraddire Giovanni Rana. Non si può. Anche perché sono convinta che in realtà sia Babbo Natale e che debba occupare le 364 giornate rimanenti in qualche modo: facendo tortellini, registrando messaggi per l’Esselunga e rompendo le balle a casa della gente che per qualche disgrazia si ritrova davanti un piatto di tortellini.
Ho sempre sperato che entrasse dalla mia porta per poi potergli dire “no, ma guarda…questi sono Fini, non sono i tuoi. Son buoni, assaggia”.
Se andate nella seconda ci sono anche le cassiere che commentano i tuoi acquisti.
“Belli sti pomodori…”
“Questo funziona per il parquet?”
“Che bel colore questo rossetto”
“Mi dai un biscotto?”
Va bene, l’ultima no, ma son sicura che prima o poi mi accadrà.
Comunque, dicevo, le canzoni.
Io sono ignorante e fino a qualche anno fa non sapevo che esistesse Radio Coop (esiste anche Radio Rinascente e Radio McDonald’s, perché l’esame di radio serve a qualcosa, che pensate): mi piace immaginare che l’omino che sta alla macelleria, quando se ne va nel retro per un po’, in realtà abbia una scrivania con delle cuffie e che sia lui a mettere la musica. O è lui, o è il pesciaio, non ci sono molte alternative, ché quelli del pane e degli affettati c’hanno troppo da fare.
Insomma, le canzoni che mandano sono sempre deprimenti. Quella che pare vada per la maggiore è questa, che credo di aver sentito almeno una bilionata di volte. Ti viene voglia di uscire e lasciare tutto lì, sempre se non ti addormenti prima nel carrello. Oppure anche quella di Elisa con Ligabue, quella ti invita proprio a comprare della candeggina per condire i bei pomodori, e mettere fine alla tua vita inutile, tra gli ostacoli del cuore.
L’altro giorno però ho sentito questa, che è sempre presente in ogni mia classifica.
Sono rimasta di sasso, davanti agli yogurt.
Credo che ci sia lo zampino di quello che mette a posto le bibite, a questo punto.
Befane
Oggi mi va di prendermela con qualcuno, che mi sono svegliata malissimo.
Quindi, lo dico, impopolare quanto basta: a me Carmen Consoli ed Elisa stanno sulle palle come poche persone del mondo dello spettacolo riescono a fare. La prima non la sopporto neanche alla vista, mi urta il sistema nervoso periferico, la sua voce mi manda in bestia e i suoi testi fanno ca-ga-re. E poi è brutta. Non che la bruttezza sia una colpa in generale, ma per lei sì. Brutta. E il buco dell’ozono è colpa tua. Così come il crollo delle Torri Gemelle, Bin Laden lo ha programmato ascoltando “Parole di burro” (che fa ca-ga-re).
Così pour parler, prendendo un testo a caso: si è già detto tanto e non possono audaci parole nutrire illusioni e l’inverno che bussa alla porta l’ospite reduce da un lungo viaggio sguardi famelici implorano un piccolo assaggio di vita altrui prima dell’alba potrebbero sorprenderci rapiti da un sogno dove nitide acque divorano i nostri passi sulle rive di Morfeo.
Certo. Lo diceva sempre anche mia nonna.
Per non parlare di Elisa. Lo ammetto, da qualche parte ho il suo primo cd, che non faceva così schifo.
Poi si è persa, con quest’aria vagamente new age del cazzo, che mi è sempre stata sui nervi. Quel suo modo di fare sciatto, che la gggente deve apprezzarmi anche se faccio un concerto in pigiama, quei suoi tagli di capelli orribili, quelle sue canzoni sempre uguali, lagnose, quel modo di dondolare mentre canta che mo’ cade mo’ cade.
E la canzone con Ligabue, Dio santo, la canzone con Ligabue. Mi ha triturato le tube per mesi, con un video inguardabile dove ad un certo punto le viene una crisi isterica che mi va venire voglia di prendere a schiaffi il televisore. Che poi, una canzone che inizia con “c’è un principio di magia, tra gli ostacoli del cuore, che si attacca volentieri, tra una sera che non muore e una notte da scartare, come un pacco di Natale“, non può non esserci lo zampino di Carmen Consoli.
E il cerchio si chiude. Befane schifose che non siete altro.
Ooooh, ora sto meglio, grazie. E buone feste.
Aggiornamento: che sbadata. Quasi dimenticavo la Regina delle befane, Irene Grandi. A differenza di Elisa, lei ha scelto il mood aggressivo, fa la figa a destra e a manca, con gli anfibi e l’aria da dura, che sarà alta si e no un metro e una Vigorsol (in orizzontale). Se per Elisa vale Gli Ostacoli del cuore (anche il titolo fa pena), con lei c’è Bruci la città. Nel video fa pure la sensualona, credendo di essere vagamente attraente. No! Cesso pure te, sicuramente “bruci la città e crolli il grattacielo” sarà il nuovo inno di qualche terrorista. Il prossimo disastro sarà colpa tua. Sappilo (brutta).
Libera interpretazione
…apri la porta a un guerriero di carta igienica…”
A parte che fino a qualche anno fa pensavo dicesse “apri la porta a un guerriero di carta di celica” e Dio solo sa cosa minchia voglia dire e che cosa abbia io nella testa, ma, mi domandavo, quando sentite questa frase, non vi viene in mente anche a voi un tizio ricoperto di carta igienica, magari quella a fiorellini, che suona un campanello, con una spada fatta di cotton fioc e uno scudo di dischetti di cotone?
Poi una tizia apre la porta e il guerriero a tre veli fa “ciao, sono il guerriero di carta igienica…hai fatto il vino leggero quando non c’ero?”.
…
Un periodo musicalmente complicato
Il fatto è che dieci/dodici anni fa le canzoni non potevo scaricarmele. Avevo un walkman scassatissimo, scocciato (nel senso con lo scotch)(non che si annoiava)(credo)(…), che ogni tanto decideva di mandarmi in frantumi la cassetta (quindi sì, probabilmente era anche scocciato).
Il cd signolo era un’utopia, si comprava una cassetta a busta chiusa, sapendo che probabilmente mi sarebbe piaciuto solo il singolo ascoltato alla radio, e non ho mai capito come fare a mettere canzoni diverse in una stessa cassetta.
C’erano tante canzoni sparse qua e là che mi piacevano, ma che non compravo per non correre il rischio di fare un acquisto sbagliato, che, come sapete, è cosa che detesto. E sinceramente ignoravo che di lì a poco tempo avrei avuto la possibilità di scaricarmele, gratis, il singolo e basta, o anche tutto l’album e se non mi piaceva, elimina, cestino, svuota cestino, non me le segnavo su un foglietto a futura memoria.
Fatto sta che molte di quelle canzoni non me le ricordo.
Erano canzoni che passavano alle radio, quindi “commerciali” (anche se è una definizione che non sopporto), canzoni che più o meno quelli dalla mia età in su conoscono, a meno che dieci anni fa non vivessero in una caverna in completa solitudine.
Qualche giorno fa, grazie ad un blog che non ricordo (non è che voglio fare la gnorri, è che davvero non ricordo quale) trovo un video: questo. Non so bene sotto quale genere classificare questa canzone, di sicuro non è musica classica, ma voi non potete capire quanto mi piacesse ai tempi. Del tipo che se la beccavo in radio saltellavo dalla gioia, e diventavo triste una volta finita, perché chissà quando la becco di nuovo.
Me ne ero completamente dimenticata, insieme a chissà quali altre canzoni. Oggi ce l’ho, oggi ho un iPod, oggi posso riascoltarla quanto, quando e come voglio. Sarò stupida, ma son cose che mi rallegrano tantissimo.
Come quando ricomparvero nella mia vita The Colour Inside e i Kula Shaker.
Vorrei quindi fare un caloroso appello a coloro che dieci anni fa o giù di lì avevano già una conoscenza musicale: aiutatemi. Ditemi le canzoni che vi vengono in mente di quel periodo, che passavano spesso in radio, conosciute e che avrete ascoltato almeno un milione di volte. Sono sicurissima, ce ne sono altre che mi sfuggono e che un tempo sono state la mia fissazione.ps. ho ancora una cassetta degli Articolo 31. Non ho mai detto che ascoltassi buona musica.
Ohi Maria, ti amo (…)
C’è un dibattito in corso, dalle mie parti, perché non ci s’ha niente da fare, su quale sia la frase più bella in una canzone italiana. C’è chi dice Venditti “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano“. A me suona come una minaccia, più che una frase romantica, così ho ribattuto con “e se non ti avessi uscirei fuori a comprarti” di Dalla.
Non se ne esce, io dico A, lui dice B e il compromesso non esiste. Aiutatemi a trovarne una che potrebbe farmi vincere, con tanto di applauso.
(io continuo a pensare che quella di Dalla sia bellissima)
Scappiamo, subito
Nuove frontiere sono state varcate ultimamente nel mondo della musica, e io non lo sapevo. Non lo sapevo e vivevo bene, dormivo, mangiavo, respiravo e rimanevo nella mia ignoranza, ancora attaccata ai Queen e ai Pink Floyd.
I motivi per i quali evito di sintonizzarmi su canali musicali sono ben noti, primo, perché gran parte della musica che gira ultimamente non mi piace, secondo, non ho più 15 anni e i video mi annoiano, terzo, ad Mtv si fumano rosmarino e mi stanno tutti sulle palle. Il fatto è che l’altro giorno, spippolando, sono rimasta inorridita da una faccia: questa.
Paura eh?
Lei, a quanto si dice, sarebbe l’ex ragazza di Fabri Fibra (che io, personalmente, non riesco a pronunciare: fabri friba è quello che mi viene fuori); quindi, tra tutte le disgrazie che può avere una come questa, aggiungeteci l’aver fatto sesso con Fabri Fibra e riflettete: potete biasimare quello che ne è venuto fuori?
Sì, ovviamente.
Il testo è molto amichevole, la classica canzone d’amore malinconica, con puri sprazzi di poesia, rime che neanche se ci pensassi cent’anni mi verrebbero fuori: “stasera perché non te lo metti tu il bikini? Magari scopri che al rap preferisci far bocchini“.
Povero Fabri Friba.
Comunque, tra una rima ricoperta di miele e una di caramello, il testo fornisce anche interessanti spunti per offese, nel caso in cui ce ne fosse bisogno; io, sicuramente, un giorno userò la frase “le donne si dividono in mignotte e puttane, tua madre ha già deciso da che parte stare?”
…
Yo’.
Se una ha talento…
Allora, il problema è uno solo: sono giorni che ho in mente Parlami d’amore, dei Negramaro; non è che sia bruttissima come canzone, senza contare che a me i Negramaro non dispiacciono, però quando ti entra in testa non te ne liberi più. Senza contare che non so bene le parole, quindi sono passata a versioni alternative; la più bella è: “parlami d’amoooore, se, me la dai ad ooooore…”. Si aspettano suggerimenti per nuove ed esilaranti combinazioni.
E chi te la tocca
Ma quando Tiziano Ferro canta “E Raffaella è mia mia mia“, non vi viene voglia di rispondergli “E chi cazzo te la tocca, tienitela tienitela tienitela“? No perché sarebbe da fare eh. Intanto, c’è chi pensa che “tzn è troppo spassoso“.
…
Quando arriva il momento in cui il pubblico abbrevia il tuo nome, è segnale che sei davvero arrivato.
Dove non si sa, ma ci sei. Ci stai troppo dentro.
Aggiornamento delle 13.05: tanto per rimanere in tema di “cose che arricchiscono culturalmente e fanno bene allo spirito”, mi è stato detto che oggi, addirittura su Canale5, alle ore 14.10 (quindi sbrigatevi) ci sarà, niente di meno che (rullo di tamburi)….Troppo belli. Ora, avendolo visto vi consiglio vivamente di fare altrettanto, a meno che non abbiate di meglio da fare, tipo guardare Ho voglia di te, così capirete meglio le mie ragioni.
Chiedetelo a Celentano
A parte il fatto che la concezione di rock credo sia piuttosto soggettiva, visto che esiste qualcuno fermamente convinto che Aprile Lavagna (oh, che battutone) lo sia; comunque, io la ignoro (la concezione).
La catena che mi è stata passata mi mette piuttosto in difficoltà, come quella dei cinque libri più importanti della mia vita, sulla quale ho glissato con notevole disinvoltura, solo perché in quel momento non mi ricordavo neanche come fosse fatto un libro.
Se mi date il tempo di consultare la mia libreria poi magari vi faccio sapere; so benissimo che vi interessa molto.
Dunque. “Le 25 canzoni che servono a spiegare il rock”; mi viene da chiedere come si faccia a spiegare il rock e perché proprio 25, quando probabilmente mi fermerò a 20, visto che per ora mi vengono in mente solo Ambra e Alan Sorrenti. Che però, dico, oh, sputiamoci sopra.
Io ci provo, ma mi sembra un’impresa più grande di me e non mi prendo la responsabilità di eventuali disaccordi, sbrigatevela fra di voi; per fare le cose come si deve, precise e pulite, se qualcuno volesse ascoltarle, andate qua e cercate, alcune ci sono.
Queen – The March of The Black Queen
T-Rex – Children of the Revolution/20th Century Boy
Pink Floyd – Shine On You Crazy Diamond/Breathe
Radiohead – Creep/Bullet Proof…I Wish I Was
Smashing Pumpkins – Ava Adore
Beatles – Twist and Shout
David Bowie – Rebel Rebel
Iggy Pop – Lust for Life
Dire Straits – Romeo&Juliet
Tricky – Hell is Round the Corner
Soundgarden – Black Hole Sun
Placebo - Drag
Oasis – Live Forever
Steppenwolf – Born to be Wild
Boston – More than a Feeling
Rem – E-bow the Letter
Rolling Stones – Anybody Seen My Baby
Police – Roxanne
Venus in Furs – Baby’s on Fire
Who – Won’t get Fooled Again
U2 – Hold Me, Thrill Me, Kiss Me, Kill Me
Blur – Beetlebum
Bruce Springsteen – Streets of Philadelphia
Def Leppard – Pour Some Sugar on Me
Stica. Alcuni sono pure doppi, un successone.
Sta catena, chi la vuole, se la piglia.











