La vergogna, questa sconosciuta
Penso che ognuno di noi abbia quelle canzoni intoccabili, che non toglie mai dal lettore mp3 e che non salta mai quando capitano nella riproduzione casuale (avrei potuto dire shuffle, ma anche no).
Le mie intoccabili sono poche, si contano su due mani e avanza forse qualche dito; tra queste Creep, dei Radiohead.
Creep, ai tempi di Tmc2 che mandava sempre i soliti video ad un’ora prestabilita, era una di quelle canzoni per cui mettevo la sveglia nel caso mi dimenticassi, è tuttora una delle poche che non posso fare a meno di cantare nonostante la mia totale mancanza di grazia nel farlo e, tra l’altro, fu grazie a loro che imparai la parola “weirdo“.
Ma passiamo ad altro: io odio Vasco Rossi.
Non nego che alcune sue canzoni siano nell’immaginario collettivo, e con questo intendo che una roba come “Una canzone per te” prima o poi o te la dedicano o la dedichi tu a qualcuno, è un passaggio quasi obbligatorio, ma per il resto lo reputo un povero pensionato che si ostina a farsi le canne a dondolare nei suoi video con lo sguardo ebete nel vuoto, intervallato da momenti in cui fissa il culo a ragazze che potrebbero essere sue nipoti.
Ho reso l’idea?
E non voglio cominciare ad analizzare sociologicamente il fanatico di Vasco Rossi, quello che ascolta solo lui e tutto il resto è merda, quello che considera filosofia di vita i suoi “eeeeeeeeehhhhh…” e le sue trenta parole ripetute e mischiate all’infinito per formare sempre le solite frasi che non vogliono dire niente, quello che ha la sciarpa presa al concerto e che nei momenti di misticismo acuto si mette a mo’ di bandana o fascia e comincia ad avere convulsioni e si farebbe saltare per aria in suo nome.
Vasco, per me, è come un oroscopo: le sue frasi sono banali, scialbe e talmente ovvie che qualsiasi mente labile può prendere come Vangelo e considerarlo il nuovo Socrate (sempre che sappia chi sia).
Ora, come possono queste due cose, Creep e Vasco Rossi fondersi nella morale di questo post? Si fondono nel fatto che il signor Rossi ha fatto una “cover” (mi vien da piangere) della suddetta canzone, uscendo con una cosa che dovrebbe essere legalmente perseguibile e per la quale si dovrebbe passare all’arresto immediato.
Ad ogni costo è l’abominevole “canzone” che è venuta fuori da questa malsana idea del vecchietto in questione, e non riesco nemmeno a trovare le parole adatte per descrivere lo scempio.
Posso però riportare una citazione letta su Tumblr: “Vasco sta alla musica come un bambino che disegna cazzi sulla neve pisciando sta alla pittura“. Amen.
ps. ho la sensazione che con questo post mi farò acerrimi nemici, ma non posso farci niente, non esiste diplomazia quando vengono violati i diritti del buon senso.
…cheschifocheschifocheschifocheschifocheschifo
E’ inutile che mi sprechi a cercare di salvare il pianeta nei piccoli gesti; è inutile che chiuda l’acqua mentre mi lavo i denti, che riclichi qualsiasi materiale mi capiti sotto mano, che tolga i tappini dalle bottiglie per darli a chi - secondo quello che ho stabilito essere magia - ne ricava altri oggetti, inutile che preferisca comprare prodotti naturali e portare i vuoti per riutilizzarli, inutile che spenga la lucina rossa delle televisioni.
Tutto inutile, se poi uccido una cimice ed uso più della metà di un rotolo di carta igienica per toglierla.
Metropolitana
- Mamma, cosa vuol dire “eufemismo”?
- Vuol dire che lo guardiamo quando arrivamo a casa sul dizionario.
- Perché non me lo vuoi dire? E’ una parolaccia?
- No, non è una parolaccia, ma devi imparare a cercare le parole sul dizionario quando non le conosci.
- Ma non facciamo prima se me lo dici tu?
- No, appena torniamo a casa lo guardiamo insieme, così vedi come si fa.
- Va bene…ma non capisco perché non puoi dirm-…
- Perché non lo so, va bene?!
….
Gelo.
“It’s-a-me! Mario!”
I film hollywoodiani girati in Italia rappresentano una delle piaghe moderne: luoghi comuni a iosa, scene di traffico dovunque, che sia il centro di Roma o il nulla nella pianura padana poco importa, ci sarà sempre Pasquale Ametrano vestito da idraulico che esce dalla sua Alfa rossa e che, lanciando pugni per aria, urla in modo sguaiato parole a caso, doppiate anche quelle da doppiatori dell’Iowa.
Prendete ad esempio Angeli e Demoni in lingua originale, perché doppiato non si capisce la gravità della cosa; oddio, si potrebbe anche capire col doppiaggio, ma bisogna proprio aguzzare la vista, come la vecchina affacciata alla finestra che sbatte il tappeto, che si vede solo per un nanosecondo, come se fosse un messaggio subliminale, metti un tot di vecchine in oltre due ore di film e lo spettatore americano uscirà dal cinema convinto di aver visto un film italiano.
Che strana sensazione.
Dunque, dicevo, Ron Howard.
Abbiamo tantissimi attori qui in Italia, ce ne avanzano, cosa ti costa prenderne un paio - oltre a Pierfrancesco Favino, che ormai è l’allegoria dell’italiano, ha cominciato con Cristoforo Colombo e non finirà più - per rendere effettivamente credibili le parti in italiano? Non prendere la tizia nata a Tel Aviv per fare la parte della fisico di Ginevra perché a questo punto bastava prendere Dan Peterson, mettergli una parrucca e farlo parlare degli Illuminati, stessa cosa, e magari ci scroccavi pure una lattina di Lipton Ice Tea.
Oppure il funzionario del Vaticano, non farlo interpretare da un italo-americano, perché a passare da Angeli & Demoni a I Soprano ci si mette veramente poco.
E comunque, dal trentacinquesimo minuto in poi non ho capito più niente, ero ancora troppo scioccata da quella puttanella di Tel Aviv che ha strappato una pagina dell’unica copia al mondo di un libro di Galileo negli archivi vaticani.
Non si fa. Non si fa.
Chi?!? MIKE?!? ODDIO, NO!
Capisci che un giorno è partito bene quando arrivi davanti al Duomo di Milano e, stupita, chiedi il perché di tutta quella folla di malati di mente che stanno ad aspettare chissà che.
“Il funerale di Mike Bongiorno”, mi dicono.
“Il funerale di Mike Bongiorno?!?!?”, dico io.
“Sì! Non lo sapevi?!?! E’ MORTO!”
“Oddio, no!”, e scappo terrorizzata come se arrivasse l’apocalisse da un momento all’altro.
Poi giri l’angolo, ti metti a ridere e ringrazi il cielo che ti diverti con così poco.
Ora rido io
Vorrei fare un grosso HA-HA! a tutti quelli che mi hanno preso per il culo perché non esco mai di casa senza il disinfettante per le mani.
Sì, che scoop, il disinfettante per le mani per me esisteva già prima di questa fobia di contagio, adesso che tutti credono di morire di cretineria - perché di questo si tratta - da un momento all’altro i disinfettanti vanno a ruba.
HA-HA, di cuore, a quel gruppeto di deficienti che ieri in metropolitana mi hanno chiesto dove lo avessi comprato.
HA-HA, perché se prima mi ridevate in faccia adesso mi chiedete di prestarvelo.
HA-HA. Crepate.
ps. Vorrei dire al Comune di Milano - che mi segue sempre (…) - (ciao Comune di Milano!), che nell’ottica del “non creare allarmismi” non mi sembra una mossa geniale mettere disinfettanti in ogni angolo della città, come ho sentito qualche giorno fa. Così, per dire.
Altri Michele e dintorni?
Prima Michael Jackson, poi Mike Bongiorno.
Che anno di mmmerda.
Vianello non te ne andare.
Eh, i bambini
Il bello di vivere da soli non è tanto quello di uscire e tornare quando vuoi senza qualcuno il giorno dopo che ti chieda perché, non è ubriacarsi di Vodka o rischiare un’overdose di Coca Cola che bevi anche a colazione perché tanto chi ti vede, non è ritrovarsi a vomitare l’anima la notte perché son due giorni che campi a biscotti, no, non è tutto questo.
Il bello del vivere da soli è potersi comprare la più piccola sciocchezza senza nessuno che ti giudica, e, credetemi, sembra una minchiata campata per aria ma non lo è, ve lo dico dopo aver passato due mesi nel paese natio ed aver nascosto ogni acquisto passabile di giudizio negativo e/o superficiale da parte della Madre Superiora, conseguenza di un acquisto altrettanto furtivo.
E non parlo di acquisto di cocaina purissima o animali esotici illegali o pelle di babbuino somalo saltellante, parlo delle classiche baggianate che ad una persona che si accontenta di poco, come me, riempiono la giornata.
E dopo due mesi in cui la bambina stupida che è in me è stata incatenata a forza, dopo due mesi in cui ho cercato in tutti i modi di trattenere le sue urla e i suoi capricci, come si traduce, questo, non appena mi ritrovo di nuovo da sola in una città come Milano?
Non so, ditemelo voi: dopo essere passata dall’Esselunga sono tornata con pastelli a cera colorati, cerotti di Winnie Pooh, Chupa Chups e una piccola mucca con quelli che sembrano essere arti snodabili.
Ma adesso scusatemi, devo tornare a sorseggiare con gusto la mia cedrata con il bicchiere dell’Era Glaciale 3 trovato nell’Happy Meal.
Un potere divino
E’ proprio vero che non si finisce mai di conoscersi.
Io, per esempio, non avrei mai immaginato di non morire di claustrofobia, caldo, fame, sete, sonno, ustioni di terzo grado, lupus e sarcoidosi mentre stavo in fila per il concerto dei Coldplay, ieri pomeriggio.
Pensavo di essere fisicamente deboluccia, come in molte occasioni il mio organismo non ha aspettato più di un attimo a dimostrarmi, e invece no, stoica, sotto il sole nove ore, con il minimo di input di acqua per non stare altre sette ore in fila per il bagno, con il minimo di cibo per non vomitare l’anima nel momento più inopportuno, immobile come una bestia che si finge morta e all’erta per il minimo sorpasso.
E non si finisce mai di conoscere nemmeno l’umanità, perché il 31 di agosto, sotto il sole delle tre di pomeriggio, accalcati come dei deportati, sudati, senza acqua e con un’insolazione incipiente, non esiste la cavalleria, e se devi darmi una gomitata sul collo, tu, uomo, per passarmi davanti, me la dai senza tanti problemi.
Chissà cosa mi ha spinto, cosa mi ha dato la forza per sopportare tutto questo, quando in quindici minuti (o così mi sono sembrati) è finito tutto. Cosa o chi.
Adesso scusatemi ma mi avvio verso il letto che devo trovare una posizione strategica per dormire e contemporaneamente evitare di prendere fuoco per sfregamento, che sulle spalle e sul collo si potrebbero friggere patatine.











