Visto che questo è il secondo anno di fila che mi ritrovo a passare qualche giorno estivo in Francia, dall’alto della mia sapienza in materia mi arrogo il diritto di saperne qualcosa sui francesi.
Definizione: la Francia è quel posto stupendo abitato da piccoli stronzetti che camminano con vistosi bastoni su per il culo. Metafora: la Francia è come un bellissimo vaso di ceramica pieno di formiche assassine.
Come mi pare di aver detto l’anno scorso, mi prendo la briga di fare di tutta l’erba un fascio di lavanda (oh-làlà-le battutòn) perché altrimenti non c’è divertimento e anche perché le eccezioni sono poche.
E anche per il famoso assunto “faccio come mi pare”.
Per cominciare con “le cose che mi sono sfuggite un anno fa”, i francesi considerano gli automobilisti un branco di cerebrolesi, informandoli durante il loro tragitto che pericolosi incidenti si possono evitare con graziosi cartelli con su scritto “pigia il freno”. Minchia, grazie, lo farò, signor cartellone! (citazione che chi la capisce è il mio bestest friend ever).
I francesi hanno una bassa considerazione anche dei pedoni, poiché quest’ultimi saranno avvisati con cartelloni tipo “non attraversare” ai lati degli autogrill lungo un’autostrada.
Ma va?!
I francesi sono anche dei fottutissimi ladri che si inventano tratti di strada in più in modo che ogni dieci minuti ci sia da pagare minimo due euro, così Madame Sarkozì, con un comodo tragitto di un paio d’ore, potrà comprarsi un nuovo paio di ballerine.
I francesi dimostrano tutta la loro antipatia al volante: va bene che le multe piovono come niente, ma non gli hanno mai detto che a scuola i perfettini che seguono ogni regola vengono menati? Evidentemente no, perché per interi tratti autostradali ti costringono a seguire la loro processione di macchine zombie, tutte alla stessa, lentissima, velocità, stessa distanza, e se per caso tenti di accelerare, tac, ti si piazzano davanti all’improvviso perché non puoi. Tunepépà.
Ma non vi fanno venire in mente i compagni di scuola cagacazzi con la erre moscia?
I francesi non sanno parlare inglese: io il francese lo so, ma non avendolo mai “praticato” mi ritrovo meglio a parlare inglese. Questo i francesi non lo accettano, o parli francese o ti strozzi con una baguette, le opzioni sono limitate. Nei rari casi in cui si sentono pieni di grazia e carità da farci la cortesia di spiccicare due parole due in inglese, ad una semplice richiesta come “voglio la dannatissima password per la connessione wifi gratuita” mi ritrovo a dover decifrare uno spelling mezzo inglese, mezzo francese e mezzo checazzoneso, dove una I in inglese si pronuncia magicamente O, perché in realtà ci troviamo nel comune di Narnia e siamo tutti dei folletti sotto acido.
Sull’affair inglese ho comunque elaborato una teoria: la loro è una conformazione fisica che gli impedisce di parlare qualsiasi altra lingua in un modo quantomeno accettabile. Se i cinesi hanno gli occhi a mandorla, loro, con la caratteristica bocca a culo di gallina, non sapranno mai parlare un inglese decente e ti faranno dubitare dei tuoi 22 anni di esperienza. I francesi hanno quindi la bocca a mandorla, sono fisicamente impediti, la bocca non si aprirà mai al punto da rendenderli comprensibili ad orecchio umano e non solo canino (canino francese, i miei non lo capirebbero, per dire).
L’unica cosa positiva dei francesi sono i bambini, che piccoli e minuscoli li senti parlare e sembrano che siano tutti piccoli geni, per uno strano incantesimo di accenti e suoni. Ma poi scrolli un po’ la testa e ti ricordi che quei prodigi cresceranno cagacazzi megalomani come tutti gli altri.
Ps. Essendo questo post gentilmente offerto dalla connessione wifi gratuita dell’hotel, essendo che va bene il cellulare figo ma a tutto c’è un limite, alcuni tratti di questo post sono stati originariamente pensati in corsivo per enfatizzare il discorso, perché così facciamo noi scrittori (………), ma sono rimasti intonsi causa la mia incapacità nel corsivatizzarli tramite tale mezzo. Quindi immaginateveli a caso, sparsi qua e là, dove li ritenete necessari. Tipo “corsivatizzarli”, ecco, quello leggetevelo in corsivo. Anche “leggetevelo in corsivo”. Mo basta però, che – in barba ai luoghi comuni – sento un concerto jazz in strada e devo andare a farmi beffa del popolo francese.
“la Francia è quel posto stupendo abitato da piccoli stronzetti che camminano con vistosi bastoni su per il culo”, un giorno o l’altro mi farai morire.
Questo post sarebbe da incorniciare ed attaccare ad una parete di casa, dovremmo farlo tutti. Nel frattempo ho espulso le adenoidi dal ridere.
Comunque sì, è un popolo abbastanza stronzo e lo è ancor di più nei nostri confronti dai tempi dei mondiali. Se si potesse spopolare completamente la Francia sarebbe un Paese bellissimo.
Ma come trovi le vecchie francesi? Solo io notavo nonne trasandate, brutte ed antipatiche? Con quel cacchio di panino sotto l’ascella… brrrrh…
Guarda, la baguette sotto l’ascella io l’ho vista un po’ a tutti, è un luogo comune ampiamente verificato e secondo me ci marciano anche un po’ su, perché che cazzo, ce l’hanno i sacchetti da queste parti eh.
Per le vecchine, mah, sono combattuta. Di norma come categoria mi fa tenerezza, ma anche le anzianotte qui, gran parte almeno, hanno il bastone su per il culo.
E pensare che per loro gli italiani che vogliono il sacchetto o il foglietto di carta per fasciare la baguette (foglietto formato francobollo, si badi bene), sono sporchi, nel senso che sono consapevoli di avere le ascelle non pulite. Ma vaffa….
pat
Posso dire una cosa? Posso? Concordo in pieno, anche se a Marsiglia ho trovato una coppia di anzianotti che gestiva un bed and breakfast che parlava un inglese me-ra-vi-glio-so.
Ecco, l’ho fatto, ho difeso i francesi. Ma poi uno potrebbe obiettare che i provenzali non sono veri francesi, così salvo capra e cavoli.
gia’.
i francesi parlano solo francese.
che tipo entri in un negozio, e magari sai anche cosa dire perche’ l’hai provato ore e ore prima di entrare, ma non avendo la “bocca a mandorla” non fai in tempo a finire la frase che subito: “italieno, eh?”.
e tu ti illudi che allora puoi parlare italiano, il che e’ un bene perche’ durante le prove non ti veniva mai bene l’ultima parola, ma appena dici “si’!”, lui ti risponde: “uh? chesc’tuadi’?”.
tratto da una storia vera, eh.
eccomunque attore e romanzista giallo.
cantante, anche. cioe’, per quanto ne so ne ha scritta una, o almeno io solo quella conosco.
… c’ho preso?
KAN, abbiamo pensato la stessa cosa, inizia per F..no? Ma ho già avuto conferma (anzi, smentita) che no, non è la risposta esatta. E mi è stata data la soluzione ma poiché io suistrunz nunpoc non dirò niente. (Risata diabolica a piacere).
pat, è vero, credo che ci sia una legge che vieti la vendita di baguette in sacchetti dove non ne esca almeno la metà. Fa poco francese. Comunque, per le baguette farcite hanno poca fantasia: le varianti sono tre, formaggio, prosciutto e tonno, se vuoi trovare qualcosa di diverso è impossibile.
Spinoza, i provenzali non saranno francesi veri ma i francesi veri vanno in vacanza da quelle parti, in massa, tutti insieme, con i loro bastoni nel culo. Gli anzianotti saranno l’eccezione che confermano la regola, io non ho trovato nemmeno quelli alla reception dell’albergo che parlavano un inglese decente. Megalomani de merda.
KAN, no, non è Faletti. Forse è quel “minchia” che vi manda in confusione, ma non è nella citazione, non è incluso, sono io quel minchia (…). In realtà penso che la frase detta dal personaggio in questione sia diversa, qualcosa più vicino a “Come vuole lei signor cartellone!”
E’ difficile, solo un fine intenditore può coglierla.
evvabbe’, io allora baro e mi avvalgo del google.
[ticchettio di tasti mentre KAN si avvale del google]
non posso credere che la risposta sia quella che mi suggerisce il motore di ricerca.
se poi e’ quella… francamente, me ne infischio.
o no?
mi sa di no.
no.
Ma Google non dà nessuna risposta cercando la frase…almeno non quella in italiano (e quella in inglese non è la traduzione letterale)…come dice Gerry Scotti, queste cose o le sai o non le sai.
I francesi ti trattano come un essere umano e non come un rifiuto organico solamente se ti rivolgi in francese. Il che non significa che ti trattino bene, ma semplicemente come un essere vivente. Se sbagli a coniugare un verbo ritorni tra i ranghi dei rifiuti organici.
Ed effettivamente, sì, sono negati a parlare qualsiasi tipo di lingua non sia il francese o al limite l’occitano o il bretone.