Confessioni di Una Mente Dubbiosa

Puah.

Come esiste l’arte del riempire la lavastoviglie, o l’arte dell’ordinare le cartelle sul computer, o l’arte della disposizione degli oggetti in cucina secondo necessità e bisogno, esiste anche l’arte del riempire un cono gelato: se compri dei coni e del gelato sfuso non puoi fartene uno alla carlona, devi sapere quanto gelato prendere e come prenderlo, come “spatolarlo” e come evitare che cada da tutte le parti.
Detto questo, dopo anni e anni di carriera ancora non sono riuscita a riempire un cono fino in fondo: la cosa più brutta è mangiarsi un gelato e avere gli ultimi otto centimetri di cartone puro.

Sapete una sega voi

Maggio 28, 2009 - In: Ma vaffanculo, Pubblicità, Vedo cose - Commenti(9)

Cara Giulia che vivi a Pisa.
Anzi, cari pubblicitari della Coca Cola.
Carissimi.
Se volete fare una pubblicità d’effetto per far capire alla gente che anche se c’è crisi la Coca Cola va comunque comprata poiché Patrimonio Unesco, se volete farla alimentando l’immagine di una ragazza semplice ed umile che preferisce una vita tranquilla ad una vita mondana, se volete farla venire da una città come Pisa - che fa molto pittoresco - fatele almeno parlare pisano, non romano.
Non pretendo che bestemmi ogni due parole, ma che almeno la crisi sia crisi e non grisi.
Si consiglia pronta sostituzione di questo video con questo, pena il boicottaggio della Coca Cola in favore della Pepsi Twist(e), che fa anche schifo ar maiale, ma tanto pe’ davvi un’idea.

Misteri d’Italia

Maggio 26, 2009 - In: Sono idiota, Vita vissuta - Commenti(12)

Vorrei capire per quale strano fenomeno astrale ogni volta che uso un evidenziatore, senza rendermene conto finisco per colorarmi tutti i polpastrelli. Come faccio, non mi avvicino nemmeno alla punta mentre lo uso, non capisco quali poteri gli evidenziatori hanno per essere in grado di prevaricare sulle leggi della fisica e della gravità.
Sopratutto l’evidenziatore azzurro.
Quel bastardo.

“Migrazione” avvenuta

Maggio 20, 2009 - In: Blog - Commenti(22)

Bon, riprendo il controllo di questo coso per dirvi che le trasmissioni riprenderanno correttamente seduta stante.
So che il cambiamento di indirizzo è una scocciatura - per voi, a me che me frega - quindi se volete cambiatelo, se non volete no, come vi pare, basta che vi mettiate in testa che è cambiato.
Tutte quelle persone* prese dal panico che mi hanno scritto perché non trovavano più il blog sono avvisate.
Poi non dite che. Eh? Ci siamo capiti.

*una.

Italia:

Maggio 18, 2009 - In: Ma che davero?, Vita vissuta - Commenti(11)

Nel silenzio di una piccola e silenziosa strada di Milano, in quella che sembra una serata di Luglio, quando fai in modo che in casa tutto taccia per leggerti un libro sul balcone in santa pace, l’unica cosa che senti sono almeno venti televisioni sintonizzate sulla sigla dei Cesaroni.

Meglio fare subito un testamento

Ogni anno ringrazio il cielo di non avere nessun tipo di allergia primaverile, per vari motivi, tra cui l’effetto devestante che un antistamico ha sul mio organismo, dove il banale effetto “sedativo” si trasforma in una pesante narcolessia mista a coma farmacologico.
Quindi queste nuvolette bianche che dagli alberi il vento porta leggiadre, che mi seguono mentre cammino per strada e che mi invadono la casa se disgraziatamente decido di aprire le finestre, su di me non hanno effetto.
Ma cosa faccio per quelle settanta nuvolette che al giorno inavvertitamente inalo o ingoio?
Perché nella mia mente, danneggiata ormai in modo permanente, so che queste nuvolette staranno in silenzio per vent’anni, nascoste in chissà quale antro del mio corpo, poi verso i cinquanta comincerò a perdere sangue dal naso e dalle orecchie mentre sto facendo la spesa e mi porteranno d’urgenza in un ospedale dove nessuno capirà il motivo e io starò sempre peggio e mille sintomi che messi insieme non hanno un filo logico.
E tutti sappiamo che House non esiste e che quindi morirò tra l’incertezza e lo sgomento.

Buoni motivi per risparmiare

Ma apriamo adesso un nuovo esaltante capitolo: i commessi del Foot Locker.
Per lavorare in un posto del genere devi avere dei requisiti fondamentali: prima di tutto l’essere un gggiovane che si comporta da gggiovane; secondo, devi essere di natura spigliato e socievole; terzo, questa tua natura devi tramutarla fino a diventare una grandissima rottura di palle.
Devi fare in modo che il cliente dapprima ti veda come un cordiale, informale e gggiovane commesso, poi far sì che desideri la tua morte imminente possibilmente lenta e dolorosa in modo da poter puntare il dito contro di te e ridere contemporaneamente, gioiendo dell’accaduto.
Ma immaginiamo questo concetto come un grafico: in cima abbiamo questa prerogativa del macinapalle, una costante dal quale si diramano due possibili iter dipendenti da fattori più grandi te, e cioè il tuo genere, uomo o donna.
Essere donna - sopratutto sola, quindi in minoranza - ed entrare in un negozio Foot Locker, magari anche deserto, in modo che i settantaquattro commessi assunti in due metri per due di locale si fiondino tutti su di te, è come sapere di dover morire dentro e non fare niente per impedirlo.
Innanzitutto, appunto, parliamo di un negozio di pochi metri quadrati con dentro almeno sette o otto commessi. Va bene che c’è sempre bisogno di lavoro in più e non fa mai male, ma questo mi sembra uno sfruttamento della manodopera sprecato, potrebbero benissimo sbottalare nelle conce o trasportare sacchi di cemento, qualcosa di socialmente più utile e intellettualmente gratificante.
Senza contare che tutte quelle righe mandano un po’ in confusione, in una giornata d’agosto, sotto i quaranta gradi di Milano quando lo smog ormai si è impadronito del tuoi polmoni intasandoti di fumo nero il cervello, si possono facilmente scambiare per un branco di zebre e fuggire nel panico urlando.
Quindi, dicevamo, tu sei donna: a meno che tu non sia alta un metro e una Vigorsol (e quelle normali, manco quelle azzurre) e larga quando la Salerno-Reggio Calabria, con una coltivazione di acne sul volto culminanti in una dentatura putrefatta, sei automaticamente una preda, un obiettivo.
Sei scopabile, in parole comprensibili a tutti (il che porta ad un’altra considerazione: non sentirsi gratificate da eventuali commenti o sguardi dei commessi Foot Locker: basta che respiri, altrimenti è necrofilia).
Dunque entri, ti guardi intorno e come ogni essere umano desideri essere lasciato in pace per il solito assunto “commesso, se ho bisogno ti chiamo io, nel mentre stai nel tuo angolino a contare scontrini”, ma ecco che vedi due delle sette zebre venirti incontro con degli intro degni di un lemure di Madagascar:
- Ciao ragazza (uhm, perspicace)
- Ciao bella/bellezza
- Ciao tipa
- Ciao principessa
- Ciao bella, hai bisogno di me *faccia da sornione*?
No, microcefalo vestito da arbitro, voglio solo dare un’occhiata alle scarpe in santa pace, che se non ci fosse un altro luogo così fornito col cazzo che sarei qui.
Ma continuano a non capire e il tuo palese rifiuto per qualsiasi tipo di interazione, anche solo telepatica, viene visto come una sfida, anche da tutti gli altri, chiamati dal diretto interessato con degli ultrasuoni non udibili da noi umani; ti accerchiano, cominciano con le battute da scuole medie, le risatine e le occhiate tra di loro.
Allora tu di conseguenza speri in due tipi diversi di scenario (altre due frecce che si diramano): che tu riesca ad andartene senza che loro oppongano resistenza oppure che facciano il loro ingresso altre donne, o uomini, o pinguini, o arcobaleni parlanti, qualsiasi cosa che distolga la loro attenzione può andar bene.
Se sei uomo, invece, si sentono il diritto di comportarsi come se fossero vostri amici da sempre: sei pelato? Ha-, posso specchiarmici. Sei basso? Ha-, sei un nano. Sei rosso? Ha-, sei un semaforo. Sei grasso? Ha-, per te ci vogliono scarpe resistenti. Sei magrino? Ha-, attento che una folata di vento non ti porti via.
E via di pacche sulle spalle, riferimenti ad eventuali ragazze, battutine di intesa che il più delle volte muoiono per aria come foglie d’autunno, non rimbalzano nemmeno, cadono per terra, sbam, nel silenzio, mentre i grilli cantano e i soliti covoni di sterpi rotolano dietro di te.
Ma non dimentichiamoci che son pur sempre commessi, quindi il loro obiettivo finale è vendere, vendere qualsiasi cosa; se tu entri per comprare, anzi no, solo guardare un paio di scarpe, è probabile uscire poco dopo con tre maglie, due paia di scarpe, una felpa e un lucidante per scarpe di pelle.
E’ probabile anche che, se ti vedono come uno con le mani perforate, siano in grado di venderti anche i loro reni e, perché no, tutto il negozio. “Senti con queste scarpe, solo per oggi, solo per questo minuto e a metà prezzo, ti diamo anche tutto il palazzo. Bella zio“.

Morale della favola, vorrei fare una dichiarazione pubblica, sperando che arrivi a chi di dovere:
1. cercate di trovare un confine tra cortesia e invadenza/maleducazione
2. cercate di assumere uomini che possono sfogarsi con ragazze proprie, senza sputare i loro ormoni su chiunque
3. a tal proposito, non sarebbe male assumere un paio di donne a negozio
4. se proprio devono sputare ormoni, che almeno abbiano le doti per farlo, non che quattro su cinque siano affascinanti come dei caciottari
5. nel frattempo, cercate di non alimentare la catena, andate in altri negozi, altre marche sportive, scrivete a Giovanni Muciaccia perché faccia vedere ad Art Attack come farsi delle scarpe di iuta, qualsiasi cosa vi venga in mente, tutto fa brodo per boicottare

Varie ed eventuali




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