Prima o poi ritornano

Io non sono mai andata a ballare, nemmeno quando hai quell’età dove andarci le domeniche pomeriggio non è da sfigati, e l’unica volta che ho messo piede in una vera e propria discoteca sono tornata talmente stordita dal casino da crollare per terra addormentandomi all’istante e ancora vestita.
Però ho sempre avuto intorno gente non vecchia dentro come me che considera ballare in una stanza con l’inquinamento acustico a dei livelli inauditi una forma di divertimento, quindi un minimo di cultura su musica da discoteca ce l’ho (son cose da scrivere in un curriculum eh), sopratutto, anzi, solo anni novanta.
E ce l’ho per osmosi non per mia volontà, perché ho subito per anni quelle classiche feste che fai a turno a casa dei tuoi compagni di classe dove sentivi solo quel tipo di musica, dove se tentavi anche solo di ipotizzare un ascolto alternativo venivi mandata a cagare seduta stante.
Ma torniamo ai giorni nostri: tu te ne stai a tavola che mangi beata, senza problemi, senza pensieri, quei venti minuti di pace in cui l’unico sforzo che devi fare è aprire bocca e masticare, quando ad un certo punto senti una musica che non ti sembra nuova e girandoti di sfuggita verso la televisione vedi una donna in mutande e reggiseno che si muove combattendo forti folate di vento.
Te ne sbatti l’anima, ma c’è qualcosa che non ti torna, e non è l’ennesima banalissima pubblicità di Intimissimi a catturare la tua attenzione, ma è piuttosto la musica, un testo già risentito, una vaga melodia in lontananza che ti accende la lampadina di una rabbia repressa per anni.
E a quel punto, con la forchetta a metà strada tra il piatto e la bocca, giri lentamente il collo verso il televisore per avere una conferma ma al tempo stesso sperando di esserti sbagliata.
Quella canzone non è altro che una versione riveduta, ma non per questo meno nauseante, della celeberrima (…) “L’amour Toujours” di Gigi D’Agostino, mia eterna nemesi; qui non stiamo parlando di un classico d’eccellenza del genere ma di una delle canzoni più trapananti e fastidiose degli ultimi…venti anni?
Nemmeno Gam Gam mi infestidiva così tanto, ma – esagero – nemmeno i Venga Boys, nemmeno l’ “eeeeeh” depositato alla Siae di Tiziano Ferro.
EeEeEeEeeeeh*.

*(0.25)

8 Responses to “Prima o poi ritornano”

  1. findarto scrive:

    ma sai che secondo me in versione spot non fa sanguinare le orecchie così tanto?

    (comunque due minuti e già si sapeva il nome della modella tra i commenti al video…morire se invece qualcuno mi sa dire il nome del tipo delle mentos)

  2. piero scrive:

    Vorrei dire che l’unica musica da discoteca degna del nome musica era quella degli anni 70. Ma forse è una cazzata. Guarda che non sei la sola a considerare la techno o che altro si balla(?!) oggi nei locali una forma di propedeutica al suicidio. Che tenefrega? C’è tanta di quella roba buona in giro, non si deve per forza sentire quello che a te fa cagare ma gli altri ti dicono che è buono. la musica disco poi serve solo a far casino, stordirti, farti magari scopare e a culo tutto il resto . Quello scopo lì lo raggiunge bene. Volevo chiedere a FINDARTO come si chiama quella racchia che si muove dentro lo spot cui sopra che mi devo comprare una decina di completini intimi come quelli . Delle mentos non mi frega niente. 8)

  3. Crazy Simo scrive:

    …che fa il paio con l’”eeeeh” di Vasco Rossi.

  4. MonicaGellerB scrive:

    L’eeeeh di Tiziano Ferro però è molto più irritante, ormai lo usa come una virgola, è un elemento grammaticale, una congiunzione.
    E non è lineare, è – appunto – “EeEeEeeeEeeEEEehhh”. Quell’uomo dovrebbe sciacquarsi bene la faringe con del Pulirapid.

    Comunque Intimissimi non vedrà più i miei soldi.
    Che se ne faccia una ragione.

  5. KAN scrive:

    vabbe’, a parte che il “nuovo concetto di femminilita’” non e’ poi cosi’ diverso dal vecchio concetto di femminilita’, visto che entrambi prevedono donzelle biotte (e che dio sia lodato per questo), dicevo, a parte questo io invece mi sono innamorato di questo spot…

    insomma, quelle tre note della canzone sono orecchiabili (anche se non e’ per nulla il mio genere), la scenografia non e’ nulla di nuovo (ma specchi e donne in mutande non stancano mai), e infine, piu’ marginalmente, costei e’ davvero topolissima.
    e l’intimo nero e’ comunque un tocco di classe.

    per il discorso tiziano ferro, io consiglierei degli sciacqui con l’idraulico liquido, o un po’ di soda caustica, cosi’ almeno le sue ultime “parole” saranno un EeEeEeeeEeeEEEehhh che abbia un motivo di esistere. grinnod

  6. ruccia scrive:

    Anche io ho avuto la sensazione di aver già sentito quella canzone, al primo ascolto, ma mai avrei saputo dire il titolo…
    Gli anni ’90, che musica da indemoniati! E lo dico con una punta di nostalgia… X

  7. Danielagna scrive:

    Io ooooooodio gli “eeeeh”, marchi di fabbrica di cantanti di poche e inutili parole…
    Sono d’accordissimo col tuo fastidio: quella voce lamentosa e le movenze sinuose della tizia sono altamente insopportabili. Facciamo qualcosa. =O

  8. Per me Gigi D’Agostino = pomeriggi invernali passati agli autoscontri in quell’età orribile che va dai 12 ai 14 anni. E molto, molto, molto peggio di “L’amour toujours” è “La passion”. C’è una frase, “I’m not laughing, I’m not crying”, in cui il vocalist pronuncia “laughing” esattamente come lo scriviamo in italiano. Bleurgh.

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