Urge un vaccino
Basta.
Questa moda dei film per adolescenti con titoli tratti da testi di canzoni deve finire, dobbiamo trattenere questo virus che si sta diffondendo a macchia d’olio prima che sia troppo tardi.
Un Notte prima degli esami ci sta, niente di eccezionale ma c’è di peggio nel panorama cinematografico italiano (e non parlo di Moccia, che pace all’anima sua, parlo del fatto che c’è ancora qualcuno che fa recitare Vincenzo Salemme, che starebbe bene al mercato a vendere cocomeri), il secondo Notte prima degli esami andava già bocciato a prescindere, senza nessun filo logico, se si conta che Vaporidis fa la maturità negli anni 80 e poi la rifà nel 2006.
Poi lo stesso Vaporidis, con quella sua faccia a trota morta, ha voglia di farsi etichettare come attore per adolescenti (povero ingenuo, dovrebbe fare una chiaccherata con Dawson) e rovinare qualsiasi possibilità di una carriera anche solo decente con Questa notte è ancora nostra, e Venditti dovrebbe cominciare a sporgere un paio di denunce e mandare un gruppo di sicari a spezzar gambe.
Adesso che i testi di Venditti sono saturi (a meno che non abbiano in mente un film chiamato “Prendilo tu questo frutto amaro”)(potrebbe essere il migliore della serie) si è passati a quelli di Baglioni, che se si vuole è ancora peggio: Questo piccolo grande amore non può che essere la cagata del secolo, fatto uscire tatticamente pochi giorni prima di San Valentino, così una mandria di ragazzini infoiati si slinguazzeranno per ore nelle ultime file dei cinema.
Scemi due volte, perché hanno pagato pure sette euro per farlo.
Ma ho paura anche dell’effetto contrario: domani esce un film con un titolo che potrebbe essere perfetto per un tipo come Biagio Antonacci (che mi ha sempre dato l’idea di un viscido, tra l’altro). Non mi stupirei se tra qualche mese uscisse un suo nuovo singolo, “Giulia non esce la sera“.
Italiani, popolo di sordi
Le persone più perspicaci (non c’è nemmeno bisogno di scomodare l’intelligenza) sanno che quando generalizzo lo faccio per estremizzare, per far diventare alcune situazioni volutamente ridicole, per esorcizzare luoghi comuni; dalla mia bocca, ad esempio, non è mai uscita seriamente la frase “l’Italia è un paese di merda”, anzi, giusto qualche giorno fa mi sono ritrovata a parlare con una persona sulle abitudini a tavola dei vari popoli e ho pensato che per certe cose, per quanto futili e per quanto possano alimentare odiosi stereotipi all’estero, noi italiani siamo un passo avanti.
Putroppo poi capitano cose che ti fanno vacillare un attimo, che fanno traballare le poche sicurezze che hai nella vita, una fra tutte, quella di non essere una delle persone che si lamentano dell’Italia, che fa schifo, che è una palude, che è un paese di vecchi, un paese di musei e monumenti e niente più e poi cosa fanno? Pensano bene di andarsene, lamentarsi ma lavarsene le mani, tanto che me ne frega, io decido di rifarmi un’altra vita, in un altro paese dove tra dieci anni mi lamenterò delle stesse cose.
Niente poteva farmi titubare di questo punto fermo nella mia vita, niente poteva farmi venire la voglia improvvisa di cambiare cittadinanza e andarmene a coltivare patate in Bolivia, se non questo.
Ora. Analizziamo la cosa a mente fredda, non facciamoci prendere dall’istinto omicida/suicida che se volete è immotivato: non consideri Sanremo come un’istituzione nel campo musicale, non sapevi nemmeno iniziasse questa settimana e avrai visto in tutto dieci minuti, vedi il Festival come un modo per riciclare denaro e speculare su argomenti che in Italia fanno il solito polverone, consideri le canzoni in gara degli errori grammaticali in - pessima - musica, quindi che te ne frega. Giusto?
No.
Sorvoliamo - ma anche no - sul fatto di mettere Marco Carta direttamente tra i “big” della musica italiana e non in terza classe tra “dolore e spavento“, che Al Bano e Fausto Leali saranno pure due triceratopi, ma vedersi sullo stesso piano di questo bacillo con la cresta deve essere snervante; se tra di voi c’è qualcuno che ancora non sa chi sia Marco Carta, o almeno il suo iter “professionale” (haha), non c’è problema, son qua per questo: Marco Carta è uno spocchioso, superbo, arrogante e falso modesto gracchiatore di parole su note musicali (cantante mi pare sinceramente un azzardo) “scoperto” da Maria De Filippi, che, poraccia, c’avrà pure le sue colpe come tutti, ma che ne sapeva lei?
Marco Carta è stato un concorrente di Amici giustamente perseguitato per le sue inesistenti capacità canore, anzi, senza andare troppo in là, per le sue inesistenti capacità oratorie, per l’inesistente capacità di mettere insieme delle parole in una frase di senso compiuto con una dizione accettabile che non fossero storie su complotti contro di lui e la sua immensa bravura, la Loggia P2 e i Templari che segretamente tramano contro di lui per non farlo arrivare in cima al mondo.
L’aspetto ancora più urticante della situazione è alimentare la convinzione di questo galletto ValleSpluga di essere un vero talento, di essere arrivato, di essere l’eletto; la vincita di Marco Carta dimostra alle migliaia di ragazzine che sono state davanti al televisore per votarlo - e ai migliaia di ragazzini che stanno insieme a queste ragazzine - che, per l’ennesima volta, non importa avere un barlume, anche fioco, di talento per raggiungere un determinato stock di obiettivi (prima Amici, poi Sanremo, a settembre vince Miss Italia, ci butto giù un centone), basta una faccia di culo, una buona dose di esibizionismo, zero pudore e una telecamera.
Ma, direte voi - i più perspicaci, ricordiamocelo -, mi cadi su questi luoghi comuni, ed è vero, lo sono, ed è anche vero che le altre due alternative alla vittoria, Povia e Mister Mandarino (chiamato così per il semplice motivo che non ho la più pallida idea di chi cacchio sia sto tizio abbronzato uscito dal nulla), non erano delle migliori e a questo punto mi si manda in confusione, forse Marco Carta era il male minore?
Forse era più pericoloso un Povia, con una canzone scritta per strumentalizzare argomenti molto più impegnativi di quello che un semplice Sanremo possa sopportare? Una canzone finto rap, su come un tizio era gay, nel senso che adesso è sano, si è curato. Bravi, bell’esempio. Io metterei su delle associazioni di bambini, piccioni e gay uniti per fargli causa, tra parentesi.
Oppure era più pericoloso un Mister Mandarino, che da quanto ho capito nella sua memorabile interpretazione c’è lo zampino dell’onnipresente Gigi D’Alessio?
Non lo so, sono confusa.
Poi ripasso mentalmente la straordinaria esibizione del microbo ricordandomi anche l’intenso testo della struggente canzone che, nel bene o nel male, per un anno ci rappresenterà musicalmente nel mondo: “ed è un bacio ad acqua salata che ancora più sete di te mi dà“.
…
Quindi scusa Al Bano, scusa Fausto Leali, scusa Iva Zanicchi, scusa Patty Pravo, scusa Pupo, non lo faccio più. Giuro. No, vi prego, non ve ne andate, non lasciateci con i Gemelli Diversi e Marco Carta, no, vi prego, facciamo i bravi, davvero, su di voi nemmeno una nuvola ma un pensiero stupendo e una zingara con un panino e un bicchiere di vino…a chi sorriderò se non a voi? Non andatevene…vi prego, no…no…per favore…sigh.
Ultimatum alla mia pazienza
A proposito di alieni: The day the earth stood still, o Ultimatum alla terra, come volete chiamarlo.
La terra sta morendo, ed è colpa nostra, come praticamente tutto nell’universo; c’è ancora chi dà da lavorare alla Carrà? Colpa nostra, stesso principio.
Il concetto è che, bon, la terra sta morendo e un gruppo di alieni in gita decide di lanciarci delle palle giganti e luminose che attirano a sé qualsiasi forma di vita animale, una specie di arca di ET, lasciando noi, poveri farabutti, a diventar inesorabilmente polvere.
Non metaforicamente parlando: da queste palle luminose esce un omone gigantesco fatto di chissà quale metallo, una specie di Robocop de loroantri, in realtà formato da insetti che polverizzano qualsiasi cosa vadano incontro.
Pure la Carrà.
Il che sarebbe un bene ma in questo film no, perché, insomma, non c’è solo la Carrà, in teoria ci sarei pure io (tiè), quindi la bella di turno, figa e addirittura astrogimnobiologicosticazziloga - una roba del genere - si prende la briga di salvare il mondo, mentre la sua frangetta non si sposta di un millimetro per un’ora e mezzo.
L’elemento principale comunque non è lei, mi ero dimenticata di dirvi che da una di queste palle luminose, la prima scesa sulla terra, è uscito nientepopodimenoche Neo ricoperto di quella che ad un primo momento sembra placenta.
E dico Neo non a caso: non vi ricorda niente? Da dove è uscito Neo dopo aver preso la pillola rossa in Matrix? Una specie di uovo tecnologico e luminoso attaccato a dei fili e ricoperto da una specie di…placenta. Tac e tac.
Toglietemi tutto ma non la fantasia.
Ma passiamoci sopra e concentriamoci sul fatto che anche qui, come in Matrix, una volta rinato si appropria di un vestito e non lo molla più, ed anche qui, come in Matrix, una volta rinato si appropria di un espressione facciale e non la mollerà più, quella è, qualsiasi cosa succeda intorno a lui:
Normale
Alterato
Preoccupato
Triste
Coraggioso
Eroico
A questo punto mi pare chiaro che sia gli eletti sia gli alieni siano tutti dei carciofi fritti.
Ma andiamo avanti: si è capito che a questi alieni interessa soltanto preservare la salute della terra, perché se la terra muore, tu muori, se tu muori la terra sopravvive.
Stronzo opportunista umano che non sei altro.
Ma Neo, anzi, Klaatu (buhahahahaha!), poco prima di evadere da una specie di area 51, vi aveva avvisato, voglio parlare con i vostri leader, forse vi risparmio la vita - aveva detto - ma giustamente non lo hanno ascoltato, che figura ci facciamo a mandarli da Putin, Berlusconi e Sarkozy? Obama forse sì, ma loro proprio no.
E allora l’astrogimnobiologicosticazziloga gli dice “ti porto io da un nostro leader”, ossia un biologo premio Nobel che ha Bach in filodiffusione per la casa; chiiii? Chi cazzo lo conosce questo? Quasi quasi preferivo Berlusconi, anche se probabilmente lui ha Apicella in filodiffusione e alimenterebbe soltanto la loro voglia di annientamento.
No niente, come non detto, meglio il biologo.
Il problema è che questi due dovrebbero salvare in mondo e invece si mettono a parlare di prosciutti e cotechini, dopo aver scarabocchiato su una lavagna chissà quale formula che per quanto ne sappiamo potrebbe pure essere “latte + Nesquik = latte al cacao = yum!“.
C’è poco tempo, le mosche assassine stanno polverizzando qualsiasi cosa e ste palle luminose incombono sulle nostre teste, possiamo salvarci? - domanda frangetta perfetta
Non lo so, però ti ho visto che ti sei abbracciata con il tuo figliastro e ho sentito che c’è un altro lato di te, forse non siete tutti umani opportunisti stronzi, potete cambiare - rispose il monociglio emozionale.
E dopo aver salvato la vita al bambino - antipatico come pochi sulla terra, guarda, preferisco la mosca che mi polverizza -, Neaatu si sacrifica e si butta nello sciame di insetti assassini, riuscendo a toccare la palla madre (uhm) e a bloccare il processo di distruzione.
Sì, va bene, grazie eh, su questo non ci piove, ma…? C’hai rotto le gonadi per più di un’ora quando bastava toccare una palla?
Alieno bastardo dentro.
Ed è in quel momento che il titolo si spiega: la terra si blocca, per qualche secondo tutto si paralizza, la luce va via, le macchine si fermano, gli orologi pure, raggi di sole illuminano stanze buie, gli uccellini cinguettano di felicità e Winnie Pooh saltella tra i fiorellini con la zampa inzuppata di miele.
Fine.
Due ore della mia vita che non avrò mai indietro (tra cui compresa la stesura di questo post).
Cuor di coniglio
Esistono diversi tipi di paura, improvvisa, graduale, il terrore vero e proprio, il panico, ed è comprensibile che ognuno abbia la sua reazione: c’è chi si immobilizza, con i muscoli paralizzati e la circolazione che si blocca - come gli animali che si fingono morti - c’è chi si mette ad urlare e c’è chi immediatamente scappa.
Io faccio parte dell’ultimo gruppo, quando ho paura scappo, che sia una cavalletta sul mio cuscino prima di andare a dormire, che sia una scossa di terremoto, che sia un tuono un po’ troppo forte durante un temporale, la mia prima reazione è quella di muovermi.
Quindi, se ci attaccano gli alieni e per disgrazia siete con me, nel giro di tre secondi vedrete accanto a voi una nuvoletta di polvere che significherà solo una cosa: sono già lontana, arrangiatevi, il beep beep che è in me vi ha mollato lì senza troppi se e ma.
La cosa positiva è che presa dal panico posso afferrare qualcosa per portarlo in salvo, la cosa negativa è che può essere un gatto come una penna, non ragiono molto in quei momenti; durante una scossa di terremoto qua a Milano ho preso al volo le cingomme, per dire.
Ma spesso mi succede anche un’altra cosa, che non so quanto sia diffusa, ed è il pianto involontario, senza singhiozzi, senza soffiate di naso, senza bronci e facce tristi, sono lacrime che scendono inconsciamente, un vero e proprio rubinetto che con certi tipi di paura si apre.
Se a qualcuno di voi venisse in mente di raccontarmi fenomeni o esperienze paranormali, faccia a faccia, mi vedrete dopo pochi secondi con gli occhi lucidi, se c’è un film che mi mette paura, una paura irrazionale nata da situazioni surreali, avrò bisogno di un fazzoletto entro pochi minuti.
Ed ecco perché stanotte mi sono ritrovata a piangere per aver visto la pubblicità di The Ring: quel film mi ha traumatizzato come pochi nella mia vita, adesso, come dopo la prima volta che lo vidi al cinema, dovrò passare 10 giorni a dormire con la televisione accesa per scongiurare il pericolo che si accenda da sola.
Uff.
Che fatica essere me.
Helping my bones
Tetris è uno strumento del Diavolo per farti impazzire, per farti perdere il controllo e aver voglia di uccidere.
Tetris è l’unico gioco che mi ossessionava da piccola, un po’ perché era l’unico che mi riusciva senza troppi problemi, e un po’ perché soddisfaceva il mio atavico bisogno di simmetria e ordine.
Ma son quelle cose che caratterizzano la tua infanzia e per ovvi motivi crescendo abbandoni, un po’ come il Nesquik e la manina appiccicosa nelle patatine; tu cresci e lasci da parte questi piccoli piaceri, cominci a volere il lucidalabbra alla frutta che le tue amiche hanno, cominci a saltellare davanti alla televisione perché hai beccato finalmente il video di Mark Owen, cominci a non dormire la notte pensando a come scappare di casa e cosi via.
A quel punto Tetris diventa un lontano ricordo, soppiantato magari dal solitario sul pc.
Poi arriva un giorno in cui ti annoi, arriva il giorno in cui pensi che potresti cercare qualche gioco da fare al computer ma poi ti ricordi che con queste cose sei una schiappa, l’unica cosa che ti riesce senza problemi….è Tetris.
E allora, dopo qualche secondo di esitazione - mezzo -, cerchi su Google e al primo risultato che ti esce ti ci attacchi come una mignatta: certo, graficamente il Tetris classico gli fa una pippa e certe cose non appartengono proprio al concetto originario ma il principio è quello: incastro, ordine, precisione, linee che scompaiono, pulizia.
Cominci, un paio di partite scorrono lisce, dopo un po’ ti annoi, perché non hai più 8 anni ma dopo qualche ora ricominci, ed è questo il brutto, hai cose da fare, magari anche urgenti, ma non puoi resistere, devi fare un’altra partita, e ti accorgi che non è poi così diverso da quando eri piccola: se per sbaglio la prima figura non si piazza dove vuoi tu, con uno spirito da kamikaze e il fumo che esce dalle narici perché, porca puttana, se sbagli ora poi cosa fai al livello dieci, clicchi ossessivamente la freccia verso il basso per far scendere figure una dietro l’altra, finché tutto è perduto e puoi ricominciare da capo.
E vi sto dicendo tutto questo con in mano in uno yogurt affondato dentro sciroppo di Nesquik.
Sì, esiste. Lo so, sconvolgente.
Ora: qualcuno ha una manina appiccicosa da qualche parte?
Attenzione, spoiler
Se c’è una cosa che io adoro fare, da vera bastarda, è fare lo spoiler di film o serie televisive a gente che non ne vuole sapere, che ti supplica di non dire niente, che vuole continuare a guardare Lost con tutta l’ingenuità di questo mondo, con tutte le conseguenze catastrofiche che conseguono.
Quello che mi dà ancora più soddisfazione è che la stessa cosa non la si può fare con me, io sono la prima a chiedere anticipazioni, e se non me le danno le cerco da sola; non mi rovinano la visione, anzi, mi rassicurano: chi muore? che succede? dove vanno? che fanno? chi esplode?
Ci sono due modus operandi di solito, uno più subdolo, l’altro più esplicito.
Se tu mi dici che stai guardando un telefilm, e muori dalla voglia di sapere cosa succede, all’inizio ti rassicuro, “tranquillo, non ti dico niente”, poi comincio: anche se…; queste due parole mettono in crisi chiunque, combattuti tra il darmi una gomitata nelle costole e farmi vuotare il sacco.
Di solito succede che cedono, prima una parolina, poi due, poi tre, poi frasi intere precedute dal “guarda, ti dico una cosa che non ti rovina niente”, e alla fine succede che faccio un’analisi completa di ogni puntata, compresa di trasposizione di dialoghi salienti, sguardi, espressioni, scenografie, eventuali fiumi di sangue.
La vittima rimane sfinita da tutte quelle informazioni in una volta sola, leggi nei suoi occhi la sconfitta, il pentimento ma allo stesso tempo un pizzico di soddisfazione nel sapere che tizio in realtà non è morto (ogni riferimento a personaggi di Lost è per forza di cose volontaria).
L’altro metodo riguarda proprio l’ultima frase: informazioni sparate a caso durante conversazioni su qualsiasi altro argomento; di solito metto in atto il piano B con persone abbastanza convincenti nel dirmi “se parli ti uccido” e di solito finisce con qualcuno che mi rincorre.
Esempio:
- Che giornata di merda oggi…
- Perché, che è successo?
- Il capo mi ha rotto le palle, ho litigato con un collega e ho preso pure una molta.
- Ah, minchia…comunque Claire e Jack sono fratelli. Per dire (oooops! *corre via più veloce della luce*).
Non so da dove venga tutta questa stronzaggine, forse, a volerci trovare un motivo nobile, può derivare dalla voglia di parlare della stessa cosa equamente informati sui fatti, condividere una passione.
…
No, non è vero, è che sono stronza.
Di seguito alcune informazioni sparse che potreste trovare utili, a vostro piacimento; vi lascio il libero arbitrio sul leggere o meno (perché potrei anche prendere i vostri indirizzi e mandavi mail con nomi di assassini e complotti vari)(ma non lo faccio)(perché sono buona)(e perché non ci ho voglia).
- House: House e Cuddy si baciano. Questo succede dopo che Cuddy perde la bambina che le era stata promessa in adozione da un’adolescente rimasta incinta, che poi cambia idea. Ma non vi preoccupate, arriverà un’altra bambina. Nel frattempo Foreman e Tredici si inciuciano, aiutati dal fatto che il primo l’ha convinta ad una cura sperimentale per la malattia genetica che si suppone la stia piano piano uccidendo.
- Heroes: I fratelli Petrelli sono imparentati con Sylar. Questo te lo fanno credere in un primo momento, in realtà è stato preso in giro dalla madre dei primi due, non sono un allegro gruppo di fratelli supereroi. Intanto, in una visione del futuro, si vede Sylar casalingo, buono come il pane e con un figlio, ma ovviamente i vari salti nel tempo hanno cambiato tutto e torna ad essere una stronzissima merda. Hiro perde i suoi poteri, e Nathan Petrelli ingaggia una lotta per rinchiudere tutti quelli come lui. Tranne lui.
- Grey’s Anatomy: Derek e Meredith tornano insieme, ma questa non è chissà quale novità. Nell’ultima puntata che ho visto Derek stava cercando il modo più giusto per chiederle di sposarlo, ma ovviamente ci ha rinunciato quando, proprio mentre stava rempiendo la camera di candele e rose, la sua ex moglie lo chiama per un’emergenza. Izzy ha avuto per un miliardo e mezzo di puntate la visione del suo ex ragazzo morto, temendo di avere un tumore al cervello. Secondo me ce l’ha. Nel frattempo si è messa insieme ad Alex. Oh, e la sorella di Meredith se la spassa con Mark Sloan.
- Lost. Ok, cerchiamo di trovare un filo logico: Kate, Jack, Sun, Sayid e Hugo tornano a casa. Kate si finge la madre del figlio di Claire, anche se verrà contattata poi da avvocati per fare il test del dna per ordine di Linus, che nel frattempo cerca di convincere Jack che devono tutti tornare sull’isola. Hugo è rinchiuso in un manicomio, ma Sayid lo libera; nel farlo uccide un branco di persone, cosa di cui Hugo si prende tutte le colpe per parargli il culo, finendo in carcere. Nel frattempo, come si vede alla fine della quarta stagione, Sawyer salta dall’elicottero che riporta i superstiti a casa e torna sull’isola. Questa benedetta isola si scopre essere “vittima” di svariati salti nel tempo, dal ‘54 a due mesi prima, ma mettete in conto che da quando se ne sono tornati a casa gli altri son passati tre anni, quindi è un macello. Gin, il marito di Sun, si credeva morto alla fine della quarta stagione, ma in realtà non è così, viene ritrovato da un gruppo di francesi, il gruppo della Rousseau, ma qua sta il bello: Gin viene salvato da questi nel momento in cui sbarcano sull’isola, quindi sono tutti i giovani - evidentemente l’ultimo salto temporale è andato parecchio indietro - compresa la Rousseau, incinta.
Se volete passo pure ai film eh, basta chiedere.
Tante belle cose.
Ci prendono per dementi
Io mi rendo conto che pubblicizzare un assorbente può essere difficile, cosa gli racconti ad una donna per convincerla a comprarne uno piuttosto che un altro? Che se lo piazzi al centro di un vagone di un treno ti profuma l’ambiente poiché impregnato di gelsomino e lavanda?
Chi se ne frega, mica devo usarlo come profuma biancheria in un cassetto.
Ma non me ne frega nemmeno delle dimostrazione sulle inflitrazioni di liquidi, potrebbe pure avere il silicone dalle parti, così sei sicura che non esce proprio nulla, non cambia il fatto che guardando una pubblicità di un assorbente io non decido se comprarlo o meno.Compro sempre gli stessi da una vita e non cambierò, quindi non so per voi, donne (so che è una precisazione inutile ma non si sa mai), ma le pubblicità degli assorbenti potrebbero pure finire qua.
E non solo per questo motivo, ma proprio per la pubblicità in sé: cosa mi significa una tizia che si alza la mattina e si accorge che tutto va all’indietro? Il gatto sulle scale, la gente che scende dall’autobus, tutti all’indietro, e invece di strapparsi i capelli urlando e scappando, decide di uscire e mettersi in borsa i suoi assorbenti, non uno, non due, non tre, ma tutto il pacchetto.
Che sei, un pozzo senza fine?
E comincia a camminare soavemente per la strada come se niente fosse - capita che ti svegli un giorno e camminano tutti all’indietro, quei giorni sono strani un po’ per tutti - ma nel mentre si scontra con un tizio tutto preso dalla sua retromarcia ipnotica, che magicamente, al contatto con una donna con un pacchetto di assorbenti in borsa, si sblocca.
A quel punto mi pare normale che tutto il contenuto della borsa salti per aria come se fosse vittima di una bomba carta, e per tutto il contenuto intendo anche quel magico pacchetto rosa che una donna normale si affretterebbe ad afferare prima che lo faccia lui e a nascondere accampando scuse (”è un regalo”), ma lei no, sorride a tremila denti, come se fosse una gloria (”sì, sono una signorina ormai”) e lui ricambia, come se fosse chissà quale fortuna (”posso approfittarne senza andare in galera”).
A quel punto potranno raccontare ai loro nipoti che nonno e nonna si sono conosciuti in un giorno strano, dove tutti caminavano all’indietro, ma loro si sono scontrati e non si sono lasciati più, hanno capito che erano fatti l’uno per l’altro quando le loro mani si sono sfiorate per raccattare un pacchetto di assorbenti.











