Questa è la storia di un film, Quale Amore, interpretato da Giorgio Pasotti – che i nostalgici di Distretto di Polizia come me ricordano con tristezza – e Vanessa Incontrada- che i nostalgici de….no, niente, quella di Zelig.
Quella con le tette e i capelli, per intendersi.
Si dice sia un rivisitazione contemporanea di un’opera di Tolstoj, Sonata a Kreutzer, storia di un amore che diventa ossessione e che finisce con, mi spiace togliervi tutta l’attesa, il marito che uccide la moglie accecato da un immaginario tradimento.
Innanzitutto, se avete presente Giorgio Pasotti, dimenticatevelo: qua interpreta uno svizzero, immedesimandosi un po’ troppo nei panni del classico stereotipo diventando una parodia, il banchiere con la riga di lato, il maglioncino sopra la camicia con la cravatta quando sta a casa, la dizione perfetta, che sputa cioccolata guardando un puntualissimo orologio sopra una mucca sputasoldi. Ah, la Svizzera e le sue tradizioni.
All’Incontrada fanno fare la suonatrice di pianoforte, di classe ma un po’ puttana, che disattende tutte le premesse del personaggio maschile – “volevo una donna pura” – visto che dopo due ore dal primo incontro già ci stanno dando dentro con la comunicazione non verbale.
Queste due teste di manzo hanno dei dialoghi appassionanti che durano spesso il tempo di quattro, cinque parole, di più non si può, e tutto l’intero film si divide ipoteticamente in quattro momenti.
La prima parte riguarda il loro incontro.
- Ciao.
- Ciao.
- Sei quella di Zelig vero? Ti va di passeggiare un po’ con me? Nota come, essendo svizzero, uso “passeggiare” e non “andiamo a fare quattro passi”.
- Già mi annoi. Ma va bene.
- Sai, io sono svizzero.
- Sì me l’hai detto. Non ho mai conosciuto uno svizzero, vi immaginavo come banchieri su mucche sputasoldi ricoperti di cioccolato con orologi puntualissimi e la riga di lato.
- Eh beh. Modestamente. So il fatto mio. Andiamo in barca?
- Mi uccidi già adesso?
- No, altrimenti che senso avrebbe continuare? Andiamo là solo a trombare.
- Uhm. Ok.
(pausa)
- Ti amo.
- Uhm. Ok. Grazie.
E con questo abbiamo passato il travagliato momento dell’incontro, arrivando a quando questi due emarginati decidono, dopo una settimana, di sposarsi e si ritrovano nella quotidianità mai vissuta.
- Sai, pensavo fossi diversa e invece hai solo delle belle tette.
- Sì, lo so, mi hanno detto di mostrarle il più possibile. Ma aspetta! Io sono anche un’artista!
- Sì certo. Girati.
(pausa)
- Oh toh, un figlio.
- Chiamiamolo Dow Jones! No, aspetta, meglio: Rolex.
- Quanto ti odio.
- Facciamo così: per non pensare alla grandissima minchiata che abbiamo fatto sposandoci perché non sforniamo altri due figli? Lugano e Milka.
- Uccidimi ora, ti prego, già non ne posso più.
E passiamo quindi alla faticosa vita coniugale con tre figli paradossalmente cresciuti mentre loro son più belli e più giovani di prima (magistralmente, il tempo che passa viene scandito dai computer di lui, sempre più moderni).
- Mi ami?
- Al massimo mi annoi. Guarda, è meglio Bisio di te, e ho detto tutto.
- Sei un’ingrata.
- Tu e la tua famiglia mi avete comprato una bella casa e dei bei vestiti ma non avete comprato me! E ora scusami ma devo rimanere in mutande e buttarti addosso questo vestito costosissimo, così che la prossima scena avvenga nel modo più naturale possibile!
- Ah sì? Mo’ ti stupro, così vedi.
(pausa)
- Devo farmi perdonare con tanti regali per questo. Facciamo che per il tuo compleanno chiamo i tuoi amici del quartetto più quel musicista che tanto ti piace e che ti ha provocato un orgasmo a distanza quella volta che siamo andati a teatro! Eh?
- Uhm. Ok.
- Senti, dopo questa io devo andare via per tre giorni. Tu mi raccomando non fare brutte cose col musicista ribelle.
- Uhm. Ok.
Ed è qui che, dopo aver scoperto che tutta la sua azienda lo stava prendendo per il culo, pensando di aver già un set di corna da far invidia ad un alce, il povero Pasotti torna a casa con un brutto presentimento.
- Ah! Ti ho sgamato, puttana!
- Gli svizzeri non dicono parolacce.
- Quando sono incazzati sì. Non mi sono nemmeno impomatato i capelli, pensa te. Prima Bisio e poi lui! Tiè, beccatti sto coltello che era appeso al muro dritto dritto in pancia.
- Coff coff…argh…coff coff…uh uh…coff. Sto morendo. Uhm. Ok.
Finisce così l’ora e trentatré minuti più inutili della mia vita.
Morale della favola? Se siete con la vostra metà e volete noleggiare un film, non fatevi ingannare dal titolo: dopo la visione vi lasciarete. O qualcuno dei due morirà. Sono propensa a credere quello che ha detto “ma sì, prendiamo questo”.
Ah, e anche: non fidatevi degli uomini con la riga di lato.
Buahahahaha, ma… buahahahaha!!! Grande Monica, mi mancavano le tue trashfilmrecensioni!!! Oddio che ridere
“Ci stanno dando dentro con la comunicazione non verbale”
Tornando seri, non ho mai sentito parlare di questo film, ora immagino anche il perché.
Sai che invece a me non è dispiaciuto? Comunque la tua recensione è meravigliosa.
Io ho visto il film .
Esistono film ed interpreti peggiori,unica cosa non capisco perche’ all’Incontrada non facciano fare film piu’ comici,non e’ adatta a ruoli “Drammatici”.
La storia non è brutta – anche se non molto originale – son proprio gli attori che l’hanno rovinata.
L’Incontrada non ne parliamo, ma pure Pasotti non era adatto (lo vedo molto meglio in una fiction che in un film).
Ci avrei messo più volentieri un Filippo Timi, anche se non ha il physique du role per un banchiere svizzero, e un’Anita Caprioli, per quanto mi stia sulle palle.
mo guardo se lo danno su ski
Mitica monica
Dopo la tua recensione diventerà un cult. Già ho voglia di vederlo!
Ok, lo abbiamo visto in 2. Ci ho anche dormito in mezzo, ma pare non mi sia persa nulla di fondamentale.
Troppo forte ahahahah i tipici dialoghi profondi del cinema moderno!
(se non sapete chi è Disegni, mi dispiace per voi
).
Abbiamo scoperto che la nostra Monica scrive i balloons per le vignette di Stefano Disegni
Io Pasotti l’ho visto da vicino l’anno scorso e c’ho pure la foto con lui, ma per me è sempre e comunque l’antiormone per eccellenza