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C’è grossa crisi

Per la prima volta in vita mia domani sera, oltre alla mossa geniale di pagare per deprimermi e piangere in silenzio durante la notte in un letto non mio per la classica depressione da anno nuovo, avrò le mutande rosse.
Ancora non ho ben capito a cosa servano e per quale astruso motivo si dice portino fortuna se indossate a Capodanno, ma per una coincidenza di lavatrici domani sera avrò le mutande rosse.
Va bene, c’è disegnata una renna, mi sa che non è la stessa cosa.

Non che la cosa vi interessi, è giusto un pretesto per augurarvi buon quellochevipare.

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Lavorare a maglia no?

Vorrei parlare di un grave problema dei nostri tempi, un virus che si sta diffondendo a macchia d’olio e che, se non si interviene prontamente, diventerà sempre più difficile da debellare: i genitori che sanno usare internet.
E non intendo i neogenitori, quelli che hanno figli che non sanno nemmeno tenere su la testa e sbavano, parlo dei genitori che lo sono da venticinque anni avendone paro paro il doppio, quelli che “quando ero giovane io…”, quelli che fanno partire le chiamate dal cellulare perché lo tengono in tasca senza bloccare la tastiera, visto che dopo la sessantesima volta che gli fai vedere come si fa ancora non l’hanno capito.
Tu, a 50 anni, con gli occhialini sul naso e il golf sulle spalle perché se stai fermo ti prende freddo, tu che ancora non riesci a scrivere un sms dopo tutte le mie spiegazioni, tu che mi chiedi se ho un blog (negare negare negare) o se sono su MySpace, tu che partecipi ai forum e quando ti dico qualcosa mi rispondi “sì, lo so, l’ho letto su internet”.
Tu che fino a qualche anno fa avevi come unico intrattenimento la Settimana Enigmistica e adesso ogni momento libero lo passi giocando a poker on line, tu, sordida faina, che digiti il mio nome per vedere cosa viene fuori o che controlli la mia pagina personale sul sito dell’università.
TU.
Devi smetterla di invadere i miei spazi virtuali.
Non solo devo sentirmi sotto osservazione ogni giorno per tutto l’anno su qualsiasi baggianata dica o faccia, non solo devo sopportare ogni tua più stupida domanda sul perché ho lasciato i pantaloni sulla sedia o perché ho usato il cucchiaio grande per il gelato, non solo devo costantemente sentirmi dire “hai mangiato? hai dormito? ti sei lavata i denti? che fai? che guardi? che leggi? studi?”.
Oltre a tutto questo devo avere anche la sensazione di sentirmi costantemente spiata, devo farmi venire un infarto ogni volta che al telefono mi dici “sai cosa ho scoperto su internet?” (negare negare negare), devo pensarci centodieci volte prima di rendermi un minimo più visibile e rintracciabile in rete perché so che prima o poi tu riuscirai a trovarmi.
Fino a nove anni fa, quando non sapevano nemmeno accendere un computer, internet era l’unico modo per sfuggirgli, un’isola felice dove nessuno ti controllava, nessuno ti spiava, nessuno sapeva cosa facevi, dove lo facevi, perché e quando.
Adesso devo periodicamente sentirmi dire “ma sei tu quella registrata su Facebook con lo stesso nome e cognome?”.
No, no, no, NO, per l’ennesima volta, NON SONO IO!

ps. credo di essere una delle poche persone sulla faccia della terra a non essere registrata su Facebook. Al prossimo che me lo chiede faccio sputare sangue.

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Adesso è Natale

Ma parliamo di uno dei miei personalissimi aspetti positivi del Natale: fare il pacchetto regalo.
E’ vero che ne implica uno negativo, ossia aspettare che la commessa nel negozio ti faccia la confezione regalo in un tempo che oscilla tra i tre giorni e le due settimane, ma è anche vero che, morbosa e malata come sono, ho cominciato ad impacchettare roba che a malapena camminavo.
Da piccola facevo pacchettini a qualsiasi cosa avesse una forma pacchettabile -  pure la gomma pane -  e provavo un dolore fisico nel disfarli.
Ma la parte migliore di un pacchetto regalo è il fiocco, per poi attorcigliarlo con le forbici.
Essendo una persona fondamentalmente matura e seria, mia madre mi ha appena preso un rotolo di nastro per pacchi tutto per me, da attorcigliare quanto voglio.

Oh, *sniff*, che bello.

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“You’re gonna love my nuts”

Chi riuscirà a star dietro alla sua parlatina da psicopatico si renderà conto che è simpatico come la canna di un fucile, ma chi non capirà assolutamente niente non sarà certo svantaggiato: sono le immagini che valgono più di mille parole.
Credo di aver finalmente superato il mio decennale amore per lo Chef Tony e i suoi coltelli.

ps. anche se non capisco il perché del microfono stile Ambra Angiolini.

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Essere credibili oggi

No, niente, non ci siamo.
Nonostante le nuove All Star e la mia faccia da sedicenne, continuano a chiamarmi “Signora” e i ragazzini che mi arrivano addosso (è stato già scientificamente provato che gli adolescenti non guardano dove mettono i piedi, vero?) mi dicono “mi scusi”.
Mi scusi un par di palle.
Devo correre ai rimedi: se trovo il mio vecchio Flik Flak comincerò ad indossarlo giorno e notte.