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Ho le mani troppo piccole?

Una cosa che non so fare, che io mi ci impegno, giuro, ma non mi viene, non mi riesce e non mi riuscira mai, è tenere in un modo decente le carte in mano durante una partita a, che ne so, scala 40 o Machiavelli.
Il mio essere fisicamente impedita in questa cosa è imbarazzante, vedermi smanettare con dieci carte o più e non venirne a capo è una cosa umiliante: le carte mi scivolano, la mano non tiene bene la raggiera, quando cerco di aggrupparle viene fuori una doppia fila, e sono costretta a fare mucchietti e metterli da parte per non farmi venire crampi alle mani.
E vedo mia madre che tiene in mano alla perfezione anche venti carte.
A dire la verità non sono brava nemmeno a vincere.

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Come se servisse a qualcosa

Io non ho mai sopportato le manifestazioni studentesche.
Non metto in dubbio che ognuno abbia il diritto di protestare, per carità, ma quando si parla di studenti sono quasi sicura che più della metà dei partecipanti stia là perché così non va a scuola. E’ sempre stato così e sempre sarà. Punto.
Dite voi, ma che sarà mai, l’avrei fatto pure te.
E qui vi voglio, perché io non l’ho mai fatto.
Avevo le idee ben chiare già ai tempi del liceo, non ho mai fatto uno sciopero (che uno studente “in sciopero” è la cosa più ridicola che abbia mai sentito), non sono mai andata ad una manifestazione ed ero quella che si presentava la mattina a scuola per far presenza anche quando tutti decidevano di non venire, per questo o quest’altro motivo che in nessun futuro prossimo, remoto o parallelo che fosse ci avrebbe danneggiato.
Nella mia scuola non si è mai occupato, al massimo ci concedevano quella settimana di autogestione per farci felici, qualcosa di già previsto e considerato, come una gita a primavera, qualche giorno di pausa che anche i professori aspettavano con ansia.
Io ho sempre partecipato, che va bene tutto ma se c’è da bighellonare sono la prima, ma il quarto anno ho votato no e fatto lezione mentre tutto il resto della scuola se la spassava e l’ultimo anno fui una delle sostenitrici del no più assoluto, visto che noi eravamo le quinte e a noi spettava la decisione.
E, sempre l’ultimo anno, mi infuriai con una ragazzina, tutta vestita di giallo e nero, che sotto le nostre finestre aveva appeso uno striscione con scritto “No scuola S.p.a”, urlando con tanto di megafono, perché alla mia domanda oh, apemaia, hai una vaga idea del perché stai protestando? diventò tutta rossa e cominciò a borbottare qualcosa su Che Guevara e su come io fossi, ovviamente, una fascista.
Forse (forse) la maggior parte dei ragazzi che protestano sa di cosa parla la riforma e quali siano gli effettivi cambiamenti, ma ho il sospetto che siano informati giusto perché se arrivano le telecamere di Studio Aperto a chiedere poi ci fanno la figura degli ignoranti.

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Love, exiciting and new

Sono le ottoezerootto, sono sveglia da un’ora e dal momento in cui ho messo piede per terra sto cantando la sigla di Love Boat. Ma non “mare profumo di mare” eh – forse domani, se ho tempo -, la versione in inglese.
Si può iniziare la giornata in un modo più irritante?

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Per vedere cosa, poi

Il brutto delle due ore di palestra a settimana non è che una volta finito sei talmente sudata che sembra tu sia appena uscita dalla doccia. Non è nemmeno il fatto che quell’istruttrice boia urla “Ancora! ANCORA! Su le spalle! Su i gomiti! Alza le ginocchia, dritte con la schiena!” o il fatto che torno a casa e al solo pensiero di mangiare mi viene la nausea ma il mattino dopo mangerei un bue (per la cronaca, ieri sera niente, stamattina alla sette – SETTE – due panini col prosciutto cotto).
Non è neanche il fatto che donne di 50 anni fanno 50 addominali di fila in modo molto più disinvolto del mio.
Guarda, nemmeno il fatto che quando torno devo stare con i piedi ammollo per mezz’ora.
Il brutto è quel capannello di uomini che si forma intorno ai pesi o ai macchinari da veri duri, imbambolati a guardare come se fosse qualcosa di ipnotico.
Non capisco cosa ci sia di interessante in un branco di donne che si muovono in sincrono su uno step con una sola voglia: morire fulminate prima che sia troppo tardi.

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Quando è troppo è troppo

Io, sinceramente, con 95 milioni di euro non saprei cosa farci.
Sono troppi perché una mente umana, e sana, possa costruirci sopra dei progetti.
Il lato positivo è che la frase “dare qualcosa in beneficienza” può essere plausibile anche per il più egoista degli esseri umani: su 95 milioni, ma che te frega se ne dai cinque a, che ne so, l’associazione contro le infradito in città?
Son soldi spesi bene in fondo.
Ma rimane il problema principale: che ci fai con 95 milioni di euro?
A me viene in mente solo dare ai miei un risarcimento simbolico, fare un giro dei canili d’Italia (col mio aereo privato, tzé) e a quelli messi peggio dare un milione sull’unghia, una casetta a New York e una in Provenza, una (una, non di più)(forse due)(ma anche tre)(vabbè dai, quattro)(basta) bella borsa come dico io e poi, che mi rimane?
Probabilmente continuerei a far spesa all’Esselunga prendendo le cose con lo sconto della Fidaty Card.