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E rimani lì, inebetita

Vi giuro che ho pianto.
Una lacrima è scesa.
Facciamo due.
Anche tre.
Forse quattro.
Vabbè cinque.
Insomma, ho pianto, quando stamattina ho aperto la lavatrice e ho trovato tutto verde.
TUTTO.
Tutto tutto?
T-U-T-T-O.

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Il buco con la menta intorno

Ho riscoperto le Polo.
Non compravo le Polo da almeno 10 anni. Forse di più.
Le Polo sono come il Labello, è la confezione che mi frega, irresistibile, e sono come le TicTac all’arancia o le Galatine, ne mangi una e nel giro di un’ora hai finito il pacchetto.
Ma mi ero dimenticata del classico problema delle Polo: le apri e si spaccano automaticamente in mille pezzi.

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Post di servizio (alias: fate come vi dico io)

Gente a cui devo la vita, o almeno il fatto di aver risolto l’ultimo problema oddio non riesco a loggarmi su WordPress (e mille altri problemi, che questo blog non ha pace e nemmeno io), giustamente mi ha chiesto in cambio un favore e adesso io vi obbligo ad adempiere a tale compito. OBBLIGO.
Perché non sia mai che debba dare dei soldi, quindi fate come vi dico, va bene?
C’è questo concorso fotografico sul tema della montagna, e voi dovete votare le foto che dico io, ci siamo fin qui? Non potete preferirne altre, solo queste. Mi dicono che al momento la foto in testa sia questa, regolatevi di conseguenza.
Per esprimere la vostra volontarissima preferenza basta cliccare sulle foto e il gioco è fatto. In fondo vi chiedo un semplice click. Dopo due anni e passa di onorato servizio, potreste farmi questo gentile favore, no?
V’ho mai chiesto niente, v’ho?

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Torture moderne

Ho capito che a Milano c’è la settimana della moda e che rischio di trovarmi Jennifer Lopez tra le scatole da un momento all’altro, ma ste modelle devono proprio diffondersi come un’epidemia? Voglio dire, già una donna normale ha la sua autostima che vacilla a seconda dei giorni, ti svegli e ti senti un cesso, capita no? Ma sali su un autobus e tutto peggiora perché ti ritrovi tre stangone che insieme faranno almeno sei metri di altezza e 60 kg e anche se ti sei svegliata col piglio giusto e ti sei guardata allo specchio pensando “oh, guarda come sto bene oggi” con un loro semplice sguardo di supponenza, la mia borsa costa più di un tuo rene, ti senti crollare il mondo addosso, e a quel punto è un domino, tutte le paranoie del mondo ti colpiscono.
Ma in fondo è per questo che hai cominciato quel corso in palestra dove ti uccidono a colpi di addominali e movimenti delle gambe che tolgono il fiato, per sentirti meglio, per mangiare una schifezza e dire “massì, senti che gambe che ho, chissenefrega”, per emettere suoni di dolore acuto ogni volta che ti alzi dalla sedia, per piangere dal dolore dopo un semplice starnuto che però ti ha trapanato la pancia.
Era proprio quello che mi ci voleva, odiare una persona solo perché continua a dirti “su, piede a martello, respira, addominali a sinistra addominali a destra, piede che scalcia”.
Glielo darei volentieri un piede che scalcia.

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Che male c’è?

Ebbene sì, ieri ho guardato qualche minuto del ballo delle cose, lì. Quelle.
L’altra volta ho beccato quella che beveva il caffè, stavolta quella che magna gli spaghetti; questa “pop” si è messa a tavola e subito qualcosa che non andava bene: il tovagliolo va sulle gambe.
Viene giu lo studio, come se fosse stato detto “quando uccidi stai attenta agli schizzi di sangue”.
La ragazzina, fomentata dal supporto del pubblico, replica con “ssssssenta, io sono felice di stare al mondo perché non tutti sono uguali a me“, battendo la manina sul petto per sottolineare “me, proprio me”.
Grazie al cazzo, cos’è, la nuova scusa universale? Abbiamo soppiantato “questa è la mia opinione, tu hai la tua” con questa perla di saggezza?
Comunque, il problema non è questo, semmai notare come mettersi il tovagliolo sulle gambe sia una cosa da chic, da snob, una cosa che “eeeeeh capirai”.
Sentite, io il tovagliolo l’ho sempre messo sulle gambe.
Anche quello di carta?
Anche quello di carta.
Che male c’è?