Mai una volta che mi vada bene
Per la nota legge universale “Dolciumi vs Monica”, dato un vassoio di cioccolatini sfusi, posta come ipotesi che non si sappia cosa ci sia dentro, la suddetta puntualmente sceglierà i seguenti:
- quello con il liquore.
- quello con l’arancia.
- quello con il cocco.
Altro dato di fatto è che chiunque ti starà accanto in quel momento sceglierà proprio i cioccolatini che piacciono a te, e addio ripieno di nocciole. Si consiglia di circondarsi di persone che sono disposte a mangiarsi i tuoi cioccolatini già smangiucchiati, mentre tu stai sputando in cucina. Si consiglia, inoltre, di darsi definitivamente al salato.
Non si fa!
Che è questa storia che ora il Calfort si chiama Calgon?
Sembra il nome di un supereroe sfigato!
“Calgon, salvami tu! Ma anche no!”.
E com’è che in tutto il mondo viene chiamato Calgon e solo noi, che dobbiamo sempre distinguerci come delle pecore nere, lo abbiamo sempre chiamato Calfort (”In Italy Calgon is called Calfort (fonte)”, because they’re a bunch of idiots)?
E ora come sarà la pubblicità “la lavatrice vive di più, con Caaaaaaaaalgoooooooon“?
Non torna!
E come se da oggi in poi la Barilla si chiamasse Tarilla.
Ma per queste cose non si fa un referendum di solito?
Per il prossimo anno, Topo Gigio come presentatore
Ora che è tutto finito posso dirlo: X-Factor è un programma triste.
Sì sì, non è come la De Filippi, che ha vinto quel cretino di Marco Carta e siamo tutti d’accordo, che dalla Ventura hanno vinto quelli lì, come si chiamano? Aram qualcosa. Non li ho mai sentiti, almeno non per più di un minuto, ma presumo che siano bravi, da come ne parla mezzo mondo, e siamo tutti d’accordo che De Filippi -120 / Ventura 1, ma rimane il fatto che è un programma triste.
Triste nel senso che mi mette tristezza.
Sarà Morgan, che ho sempre identificato con l’uomo imbecille che si fa abbindolare dalla femme fatal, che fa di nome Asia Argento (preferivo la sua imitazione, a questo punto).
Sarà la Maionchi, che mi pare l’incarnazione di Satana, una donna con una classe infinita, un po’ il corrispettivo di Platinette e del “pubblico parlante” di Amici.
Sarà la Ventura, che il mio proverbiale astio verso di lei è più che noto, poi con quella faccia tirata, e tirata male (da un macellaio, credo), mi fa un po’ impressione.
Ma forse la colpa è di Dj Francesco.
Si chiama ancora Dj Francesco o adesso è San Francesco da Pooh?
Perché è stato messo lì? Con quella faccia da ebete e quelle bretelle da deficiente. Perché era lì? Va bene che adesso pure un idraulico preso a caso per strada può diventare un presentatore, ma sono convinta che sarebbe stato molto più professionale di quel coso lì.
E attenzione, prima di essere presa a calci, non discuto il talento, che quello, per il poco che ho visto, mi pare ci fosse in abbondanza. Non discuto neanche il fatto che finalmente ha vinto qualcuno che sa cantare e invece dalla De Filippi vince il ragazzino che le bambine sceme eleggono come nuovo Dio sceso in terra, che non sa cantare, non sa ballare, non sa recitare e non sa neanche parlare (ma anche quando sta zitto ti viene di voglia di toglierti una scarpa e schiaffeggiarlo con quella).
Negare questo sarebbe come negare che la Ventura ha un tot di silicone in corpo.
Dico solo che è un programma che ogni volta che ho provato a guardarlo mi ha messo tristezza ; sarà che le esibizioni canore fine a se stesse mi hanno sempre annoiato. Tipo Sanremo. O il Festivalbar. Se non c’è niente di contorno io mi annoio.
E questa, come dicono i tronisti e i concorrenti dei reality, “è una mia opinione e dovete rispettarla“.
Passiamo sopra anche a quell’imitazione venuta male della Winehouse che per l’amor di Dio toglietemela davanti, che è di un fastidioso quanto una mosca negli occhi; fatto sta che è un programma che non mi ha attirato per niente.
Forse il talento mi annoia.
Ma questa è la mia opinione.
Un’immagine più di mille parole
Non sopporto essere svegliata in modo brusco.
E per modo brusco intendo porta spalancata, ordini del tipo “alzati”, “svegliati”, “in piedi”, informazioni a voce troppo alta su che ore sono, ora puntualmente spostata di mezz’ora, per farti credere che hai dormito troppo e sono cazzi tuoi, passo svelto verso la finestra che verrà brutalmente aperta anche con 5° sottozero, ma non prima di aver acceso la luce più accecante che possa esistere per te, patetico verme che ti rotoli ancora sotto il caldo delle coperte.
E a meno che voi non siate protagonisti di Full Metal Jacket (ma a quel punto aspettatevi anche di peggio, palle di lardo), c’è solo una persona che può svegliarvi in questo modo, ed è quella che vi ha portato in grembo per nove mesi ed è quindi geneticamente infastidita dalla vostra presenza.
Non so, sarà il rancore per le doglie o il parto doloroso, sarà che lei è in piedi dalle sei - ma chi te l’ha chiesto - e tu sei ancora a letto, sarà che è un po’ sadica e sa che ormai a quest’età ha potere su di te solo quando sei semi incosciente e non capisci se qualcuno ti sta chiamando fuori o dentro dal sogno che stai facendo, fatto sta che essere svegliati in questo modo è un più che valido motivo per cercare di uccidere chiunque ti si pari davanti durante la giornata e non ti chieda scusa per il solo fatto di esistere.
Senza contare i dolorosissimi flashback del periodo del liceo, quando ti svegliava alle sei e mezzo, tutti i giorni, urlando e sbraitando e quando ti bussava alla porta del bagno perché “perdi l’autobus” o, in seguito, “non trovi parcheggio”.
In quel momento poi i generali delle SS si dividono: ci sono quelle che sentono che il loro dovere è già fatto, quindi se ne vanno, che tu ti alzi o meno, sono cazzi tuoi. Poi ci sono quelle che rimangono lì e ti parlano, dimenticando che di solito non si ascoltano da svegli, figuriamoci in coma.
Il mio generale delle SS fa entrambe le cose: o se ne frega, ti chiama, fa tutto quanto descritto sopra, poi se ne va e torna imbufalita se ancora non ti sei alzata, oppure rimane e ti parla.
Di cosa poi.
Il cane mi ha graffiato la porta e blablablablabla.
Tuo fratello deve andare in università, e ancora non si è svegliato e qui e là e blabla.
Guarda che tempo, fine maggio e piove e blablablabla.
Guarda che tempo, fine maggio e sembra luglio e blablablabla.
E ringraziando il cielo è finito il Grande Fratello, perché ci sono state mattinate che sono cominciate così:
Hai visto stanotte al Grande Fratello? Roberto e Lina hanno litigato perché lei ha detto, lui ha fatto, poi lei ha detto e lui ha fatto e blablablablablabla…tanto puoi vederlo sul sito.
Avete una vaga idea di com’è iniziare la giornata così?
Stamattina: SVEGLIATI! …c’è un uccellino sull’albero.
…
Il confine tra sensibile e schifata
Se io ho sempre evitato di guardare i film di Tarantino, un motivo ci sarà no?
E non è perché penso sia sopravvalutato - e lo dico immersa fino al collo nella mia più profonda e vasta ignoranza - perché se considero un cult Grandi Magazzini c’è poco da fare la schizzinosa.
Credo ci sia sempre stato un tacito accordo tra me il mio stomaco, un accordo basato su vecchi ricordi, di quella volta al liceo che dopo aver visto il Silenzio degli Innocenti ho rivomitato tutto quello che avevo mangiato in almeno dieci anni, così, per diletto.
E quando tento di addentrarmi in film che so che mi provocheranno quel nodo in gola che non va né su né giù, il mio stomaco chiama il cervello ordinando di far passare in rassegna, di nuovo, il ricordo del bagno della mia amica.
Ieri sera deve esserci stato un cortocircuito, un fraintendimento tra i due, qualcuno forse già dormiva -probabilmente il cervello, che è abituato -, qualcuno brontolava perché ieri sera ho saltato la cena, non si sa, il fatto è che quando ho visto che su Italia1 c’era Kill Bill vol. 2, non ho fatto quello che mi viene meglio in questi casi, ossia cambiare canale.
Una remota attività cerebrale comunque rimaneva, qualcosa di nascosto che mi diceva “tu tieni il pollice sveglio, pronta a cambiare canale”, ma sono andata avanti imperterrita, cercando di capire un minimo la trama visto che sono (ero) una delle poche persone al mondo ad aver snobbato completamente Kill Bill e tutta la gang di Tarantino.
Prendendo il film a piccole dosi, sono andata avanti senza cambiare canale, anche quando la protagonista viene seppellita viva, rischiando una crisi di panico dovuta alla mia proverbiale claustrofobia, fino ad una scena: il mio cervello, a quel punto completamente sveglio, mi stava già dicendo “con questa troia con la benda succederà qualcosa ma è troppo tardi per andare a dormire come se niente fosse, cretina”.
Così ho continuato a guardare e ho continuato a pensare, che succederà mai, al massimo la infilza.
Col senno di poi posso dire di essere stata una stupida per non averci pensato prima, per non aver capito che la scena sarebbe finita in quel modo, nell’unico modo possibile.
Nell’unico modo possibile per farmi correre in bagno e sostituire definitivamente il ricordo del Silenzio degli innocenti con il ricordo di Kill Bill.
Evviva.
Non è colpa mia
Io non sono una patita di giochi da computer. E le mie ultime esperienze in fatto di videogame risalgono al Super Nintendo, a Super Ghouls and Ghosts e a quando sceglievo sempre Yoshi per Mario Kart perché era così caruccio.
Capite bene che non solo sono rimasta parecchio indietro, ma di sicuro non ho più la mano, è il caso di dire, per questi passatempi gggiovani.
Oggi mi limito ad un banale solitario sull’iPod in metropolitana e a quei pochi e tristi giochi già presenti sul pc, primo fra tutti FreeCell, che usavo nel periodo della maturità per distrarmi, tanto da vedere le carte quando chiudevo gli occhi.
Col pc nuovo però sono spuntati anche nuovi entusiasmanti giochi, per esempio tale “Purple Place”.
Il suo target di riferimento è formato da bambini, cerebrolesi e scimmie, vista la grafica, i colori e i giochi stessi, che però al suo interno sono tre: due non li ho ben capiti (dimostrazione che non tutti i cerebrolesi possono farcela), il terzo è un classicone, il gioco della memoria con le carte da accoppiare.
Faccina azzurra con faccina azzurra, torta rosa con torta rosa, berretto verde con berretto verde, fatto sta che sono giorni che non faccio altro se non giocarci per riuscire a battere il punteggio migliore di ben, rullo di tamburi, 7000 punti.
Una sfida continua con me stessa.
Una tristezza disumana.
Così, per evitare di regredire e di vedere tortine, faccine, gelatini e berrettini quando chiudo gli occhi, mi sono buttata sul Campo Minato (o Prato Fiorito, come vi piace a voi, pacifisti o guerrafondai), dimenticandomi per un attimo che quel gioco è uno dei miei acerrimi nemici.
Sono anni, secoli, millenni che tento di finire una partita, UNA, una sola, ma non ci riesco. Forse perché mi rifiuto di ragionare sui numerini che mi dicono quanti fiori ci sono intorno e clicco a caso sperando di non trovare la malefica margherita. Forse perché è assurdo pensare che io da qualche numero sparso possa capire dove e come e perché ci sono dei fiori intorno.
Forse perché è un gioco stupido.
Non gioco più.
Basta.
Ecco.
Fine.
Uffa.
Talenti naturali
Per curiosità, c’è qualcuno che guarda Real Tv per i filmati di auto che si schiantano contro alberi spuntati dal nulla o deficienti che cadono in un fiume durante un’alluvione e vengono trascinati per chilometri?
No, scusate, rifaccio: c’è qualcuno che guarda Real Tv? E non per la Chiabotto mezza nuda.
Perché la Chiabotto, miei cari, è l’esempio perfetto della mancanza di meritocrazia in Italia: non sa parlare, non sa recitare, non sa leggere, non sa presentare, non sa fare la simpatica, non sa neanche camminare, e avrà pure tre metri di gambe - beata lei - ma ha la faccia a topo, e nonostante tutto, non solo vince Miss Italia (una regola base del concorso è che la seconda classificata è sempre più bella della prima, è matematico), ma nel giro di pochi anni si è passata sei programmi, tra cui Le Iene (clamorosa scivolata)*, e te la ritrovi sempre tra le palle, in un modo o nell’altro, con quella sua bocca che scientificamente viene chiama “a culo di gallina”.
Ma chi di dovere vedo che ha imparato la lezione: declassata di ruolo, adesso si è ridotta a ricoprirsi di specchi nei punti strategici, mettersi al sole, in modo da far riflesso e non vedere la faccia a ratto, e dire quattro stronzate leggendo da un copione che qualcuno le tiene sotto il naso, vista la naturalezza con cui parla.
Prossimo traguardo, le televendite a Forum.
Perché ti rendi conto di essere veramente in basso quando in confronto alla Blasi sei una mezza sega.
*quasi dimenticavo, anche una pubblicità con Del Piero, un po’ di acqua che fa plin plin, e una suora. Stica.
Evvai, non sei incinta!
Alla faccia del precariato, alla faccia della disoccupazione, alla faccia dello stipendio misero, se il lavoro non ce l’avete, potete fare come quella radiosa ragazza alta un metro e una Dietorelle che vuole diventare Vj, ma, caspiterina, mi fanno fare la ruota, proprio oggi che mi sono arrivate. Ma poi, nonostante le sue cose (perché “arrivate” presume che lei sia una di quelle che dice le mie cose e per questo deve soffrire), ci riesce e diventa pure Vj, basta avere un ovulo non fecondato e tirar su per aria le gambe. Un modo come un altro per odiare Mtv (e le ruote. E il ciclo. E le donne, va, mettiamoci pure quelle).
ps. il fatto che si parli di nuovo di pubblicità è un puro caso.
Anvedi aho, l’ultimo Kinder Bueno, ‘mmazza, sti cazzi.
Dal modo in cui la tizia, simpatica come un orgasmo mancato (cit.) e maniaca di tutti i distributori di merdendine di tutti gli aeroporti del mondo, guarda Andrew Howe alla fine dell’ultimo spot del Kinder Bueno (al cioccolato bianco, chissà quale enorme cagata)(lo voglio), mi sa che il seguito naturale e logico del prossimo spot li vedrà appartarsi in bagno e tanti saluti a Pechino.











