IL giovane lavoratore milanese. Non UN giovane lavoratore milanese.
Perché è proprio una categoria a parte, ti identifica, ti etichetta, come essere uomo o donna, di sinistra o di destra, milanista o interista. Per dire.
Il giovane lavoratore milanese si muove in branco, con il cappotto nero anche quando fanno 40°; si accoppia con giovani lavoratrici milanesi, anche loro con la gonna d’ordinanza, le scarpe in serie e la pettinatura studiatissima, col ciuffo sugli occhi, perché fa figo.
I giovani lavoratori milanesi sono odiati un po’ da tutti, ma perché lavorano in un’azienda fashion, si vestono trendy, guadagnano una vaccata di soldi a soli 25 anni e tutte le sere vanno a fare l’aperitivo figo nel posto figo.
Magari hanno pure un blog fashion, dove raccontano dei loro viaggi in posti fighi e i loro acquisiti su internet. Acquisti fighi.
Il giovane lavoratore milanese ha un terzo braccio: la borsa del pc.
Rigorosamente nera, sobria, in linea con il suo abbigliamento da becchino, si porta in giro il suo inseparabile amico computer dove ha sicuramente foto pornografiche, ma, come si dice, molto fashion.
La giovane lavoratrice milanese ha un terzo occhio: la borsa firmata.
Prada, Gucci, Cavalli, quello che è, basta che la marca sia visibile a tutti, catarifrangente, perché tutti devono sapere che il tuo stipendio è sopra la media.
I giovani lavoratori milanesi si abbassano ad usare la metro, ma non si siedono mai. Stanno appesi al palo, tutti in cerchio, bisbigliano e ogni tanto lanciano una risata, ma molto elegante.
I giovani lavoratori milanesi hanno la casa quasi in centro, magari comprata con i soldi derivanti dalla fabbrichètta di papà; quelli più umili sono andati all’Ikea, magari borbottando che tanto tra due anni, quando avranno guadagnato una vaccata di soldi decente, rifaranno tutto l’arredamento firmato Armani.
Quelli più sboroni hanno già l’arredamento figo, moderno, per niente vissuto, con i due bicchieri di vino rosso sulla cucina che non usano mai, stile film americano.
Se vivi a Milano, sei laureato e finisci a fare uno stage in un’azienda molto cool, finirai con l’essere un giovane lavoratore milanese, e sei in trappola.
La mia università mi ha scritto che una nota azienda di moda sta reclutando per uno stage.
Uno stage molto figo.
Sono stata tentata, ma no, mi rifiuto.
Anche perché il ciuffo sugli occhi proprio no.
Anzi, finito tutto l’ambaradan, cambio città.
Come sono i giovani lavoratori romani?
Io non lo so. Monica ma hai visto quel giovane lavoratore milanese, un certo Luca Luciani (manager Telecom) che ha detto che Napoleone ha vinto a Waterloo?
il giovane lavoratore romano vive all’ombra di quello milanese, che nomina sempre, soprattutto quando va a fare l’aperitivo. alla milanese, appunto.
il problema principale, che solleva complessi che nemmeno un paio d’anni di terapia potranno mai risolvere, è che il lavoratore romano fondamentalmente rimane stagiaire fino ai 30 anni circa: l’unico pacco di soldi che vede è quello del monopoli, frequenta posti che si chiamano La Garbatella, o San Lorenzo, e pur andare a vivere da solo occuperebbe il reparto più kitsch dell’Ikea.
giovane (27 anni), lavoratrice (in una delle più grosse società di consulenza a livello mondiale), milanese (di nascita ). In ufficio vado con i jeans e le all star e vivo ancora a casa con mamma e papà sia perchè ci sto bene sia perchè in ogni caso non me lo potrei permettere e così tantissimi miei colleghi. E già sono fortunata perchè a 25 anni dopo 6 mesi di stage post-laurea è arrivata subito l’assunzione a tempo indeterminato.

questo per dire che spesso è più apparenza che altro, fanno i fashion ma il loro stipendio è triste tanto quanto il mio. quindi sono ancora più irritanti
Ah ti aggiungo un’altra caratteristica: il giovane lavoratore milanese in ufficio porta la cravatta appoggiata sulla spalla-schiena. ODIO.
Don’t worry: dopo lo stage sarai di nuovo libera e povera. Come tutti noi…
lo so che non c’entra niente(a meno che tu non vada a fare lo stage nella redazione di una rivista di gossip internazionale), ma hai sentit di john meyer che bacia un tizio americano che ha un blog trash?(guarda caso di gossip..)
Io giovani lavoratori romani lavorano il meno possibile.
diciamo che “lavoratore milanese” e’ un pleonasmo mentre “lavoratore romano” e’ un ossimoro o un disfemismo
Non so come siano sti gggiovani lavoratori romani, ma Sìììì vieni a Roma
e vabbè,
qui ora mi membra si stia scadendo in facili luoghi comuni
nella nota azienda di moda milanese ci vado io!!! farò il grande sforzo di comprarmi una borsa di gucci…
(CAT: posso sapere COME hai fatto ad avere tutto questo spropositato culo e ad ottenere un posto a tempo indeterminato??)
Noi gggiovani lavoratori romani siamo molto più simpatici, tsè!
Comunque in tutte le città c’è chi se la tira in modo indegno e chi vive normalmente senza bisogno di atteggiarsi.
[L'ho già detto che a Roma però siamo troppo simpatisciiii che daiiiiii non c'è paragone ihih]
Sì, insomma, ovunque c’è chi vive al di sopra delle proprie possibilità, all’ ombra del mito della Milano da (s)ber(l)e, chi suda il salario, ma il cielo è sempre più grigio Oh, Oh, Oh…
Da giovane studentessa perditempo milanese, detesto i giovani lavoratori milanesi. E presa dall’incoscienza sono andata a un colloquio per uno stage molto figo con all stars e pantaloni stracciati.
Devo ammettere, però, che ho sbattuto la testa al muro per dei mesi quando mi sono resa conto della vaccata fatta.
divara, in effetti è stata una botta di cu…fortuna non indifferente. oltretutto mi hanno cercato a nemmeno 3 mesi dalla laurea. avevano bisogno di uno stagista in ambito informatico, senza grosse conoscenze pregresse. mi sono fatta il culo sei mesi e da lì hanno deciso di assumermi. adesso sono in azienda da due anni e mi trovo benissimo, nonostante lo stipendio
c’è da dire che però (io sono laureata in matematica) praticamente tutti i miei ex compagni di università hanno avuto un percorso simile al mio. credo che la nostra scelta universitaria ci abbia avvantaggiato: siamo pochi e la richiesta è tanta.
@selio
se dici a me t’assicuro che sarcasmavo…
l’unica differenza e’ che i glm si nascondono nella nebbia mentre i glr si nascondono nella mortazza
va da se’ che io in quanto glrdme (giovane lavoratore romano di mezza eta’) preferisco la seconda che ho detto, magari con pizza bianca
io son o un giovane lavuratur milanese, anch’io ho il giacchino nero e lavoro in un postop in , non sono attratto dal fashion, quindi sfato un pò questo mito
ma si, sarcasmavo anche iio
eppoi ha proprio che ragione Vanilla, noi glr siamo una cifra più simpatici
Non mi ricordo chi ha parlato di John Mayer tra i commenti (ilari? sei tu?) ma chiunque sia stato, un link, perdio.
@selio (bis)
non e’ colpa loro, e’ che c’hanno la nebbia e stanno a milano, che ci possono fare
una volta me la sono girata tutta a piedi per lavoro (facevo il mignotto… si puo’ dire ?), tutta tranne qualche spiccio, e non ho trovato due palazzi differenti
capivo di essermi spostato dal fatto che la fermata della metro aveva un nome diverso da quella precedente
Per chiarirsi, Milano fa cagare.
E’ che dopo anni ti ci affezioni come ad una vecchia zia sorda, cieca e con un discutibile odore.
ciao!!!
bello il tuo blog!!!!!!!!
io non sono una giovane lavorartrice milanese ma toscana….. e sto cercando uno stage nellavostra Milano e precisamente nella moda ma ti assicuro che non sono figa nè cool come quelle che descrivi anzi…!!!
mi daresti il nome della casa di moda che cercava una stagista??
te ne sono molto grata!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!