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Poltroncine rosse, a due passi dalla tribuna d’onore, sopra le panchine.
Così vicino al campo da vedere le smorfie dei giocatori e sentire le loro urla.
I brividi quando viene annunciata la formazione del Milan e i tifosi che scandiscono i nomi.
Le lacrime agli occhi per il ricordo di una persona che non c’è più che mi metteva la sciarpa del Milan al collo quando ancora non sapevo camminare e mi portava allo stadio.
Ammirare lo spettacolo celestiale di Kakà che ti corre praticamente davanti agli occhi e trattenere commenti del tipo “ma quella maglia, non se la può togliere e correre senza?” perché intorno non c’è una ragazza neanche a pagarla oro, qualcuno che ti possa guardare con tanta comprensione.
Arrivare alla conclusione che i bambini allo stadio non ci possono andare. Primo perché non stanno mai zitti e rompono le palle (probabilmente anch’io ero così)(ma anche no) secondo perché è un luogo violento. Non per i cori che poi imparano e a scuola urlano alle maestre “pavel nedved pezzo di merda”, non per i tifosi, non per gli scontri, ma per gli ultra sessantenni che urlano, sparano bestemmie ed offendono ad ogni palla persa. Son cose che neanche un trentenne dovrebbe sentire, figuriamoci un bambino.
Godersi una partita dopo anni di “lutto”, e non una partita a caso, una partita che vede contrapposto mio padre con tutta una famiglia di milanisti, una partita che incrina la serenità familiare, un momento cruciale della stagione, sei felice di esserne fisicamente partecipe…quando ad un certo punto una mora davanti a te attira la tua attenzione. Chi sei, il tuo profilo non mi è nuovo.
Mmm.
…
…
Cazzo. Magia interrotta. Come nei film, quando una musica celestiale (in questo caso proprio, “pavel nedved pezzo di merda”) viene interrotta bruscamente. Ma tra tutte le persone che potevo avere davanti, proprio la Guarnieri di Studio Aperto? Non ero così emozionata dai tempi in cui vidi Cesare Cadeo (…).
Ps. un tizio accanto a me fa al suo amico “guarda, c’è Monica Guarnieri“. Ho passato qualche centesimo di secondo a dirmi “dai, non correggerlo…stiamo parlando di una che lavorava a Studio Aperto, che te ne frega se la chiama Monica e in realtà si chiama Elena?”. Ma scusa, non è il suo nome. “E che te ne frega, dai, non fare la saputella pignola anche qua”. Non ce l’ho fatta. “Elena….Elena Guarnieri, non Monica“…il suo sguardo, un misto tra “chi cazzo sei, che cazzo vuoi e vergognati che conosci il suo nome” è stato la ciliegina sulla torta per un fottutissimo 0 a 0.
che scena… sentimentale la parte dove ricordi tuo padre e la tua infanzia allo stadio
povero paveluccio…
I cori dei romanisti sono una delle prime cose a memoria che ho imparato da piccola. Quelli e le sigle dei cartoni. Direi che quello sì, è stato l’inizio della mia Kurtura.
E il bello(…) è che li ricordo ancora tutti.
ehhhhhhh
si è confuiso con la gasparini, quel signore sarà un mio parente, mio padre è campiane mondiale di storpiaggio nomi, ovvero, daria argento (anzicheè asia argento), dean martin aznichè riky martin, gigio d’alessio, oppure ah si simona izzo, la sorella di quella che fà film porno, stamattina un’altra perla, sentendo la pubblicità della caffour fà, cavolo, s’è infortunato anche dacourt
C’ero acnhe io sabato sera allo stadio!
Davanti a te, dall’altra parte del campo… 2°Arancione… e …si il 60enni bestemmiatori non si possono sentire… soprattutto se lo fanno in bergamasco… Commento più buono (in un covo di milanisti):”Serginho! Sembri Pirlo!chè c’hai la SLA?”