Che tgcom pubblichi l’ennesimo articolo su una classifica campata in aria (probabilmente le inventano in redazione, dai, che classifica facciamo oggi, tette e culi?) non mi tange più di tanto; il fatto è che questa volta si parla di colonne sonore e vorrei dire la mia.
Non ho visto Purple Rain, pur conoscendo e apprezzando l’omonima canzone, ma so già che non potrebbe piacermi, primo perché non è un genere che mi attira secondo perché avere delle convinzioni per partito preso è una cosa che mi piace.
Pulp Fiction, Trainspotting, Le Febbre del Sabato sera e minchiate varie, i soliti che si sputano fuori quando si parla di colonne sonore, ma io voglio parlare di una colonna sonora e di un film in particolare, che non entrerà mai nelle classifiche di Vanity Fair, per fortuna, ossia La Meglio Gioventù, di Marco Tullio Giordana (che non è l’ormai ex direttore di Studio Aperto eh)(no, giusto per essere chiari).
La Meglio Gioventù, che è stato tradotto in inglese con gli strumenti per le lingue di Google – e quindi alla cazzo - in “The Best of Youth“, è un malloppone di sei ore sugli ultimi quarant’anni di storia italiana.
Sì, lo so “che due coglioni”, è quello che ho detto anch’io quando il primo anno di università il professore di cinema ci portò a vederlo promettendoci un succoso incontro con il regista, subito dopo.
Che culo.
E invece no, sono rimasta folgorata, le sei ore più costruttive di tutta la mia vita, un film che mi è rimasto dentro, tra il cuore e i polmoni (ma vi rimando qui per eventuali “meraviglioso” “fantastico” “sublime” etc), nonostante alla fine Scamarcio faccia una piccola parte (ancora non contaminato da 3MSC, che detta così sembra la sigla di un virus).
La ciliegina sulla torta fu, appunto, la colonna sonora (si consiglia di guardare il video a lato), la più bella che abbia mai sentito, e non si accettano “sì ma però”, perché l’unica che può giudicare a priori sono io (gnégné).
Nonostante questo, eccitata per l’incontro con Giordana, crollai miseramente in un sonno profondo, russando come poche volte in vita mia. Marco Tullio, mi è piaciuto davvero il tuo film, sono quattro anni che è la mia ossessione e vado in giro a promuoverlo perché quasi nessuno lo conosce, ma quel giorno proprio non ce l’ho fatta. Scusami.
ME L’HAI APPENA DETTO