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Ipocondria galoppante

Fermata del tram.
Un signore chiede ad un’antica (vecchia è offensivo, anziana è una presa per il culo, antica ha il suo perché) dove si trovi il centro tumori. Allegria.
L’antica risponde, scuote il capo come solo gli antichi sanno fare, poi si gira verso di me, si indica una macchia sulla fronte e chiede: sa cos’è questo? Rispondo: posso chiedere l’aiuto del pubblico? Non ride. Ehm, sembra una bruciatura. No. E’ un tumore.

Masticazzi, se avessi le palle le mie mani non avrebbero dubbi su cosa toccare in questo momento. Ah, dico. Mi spiace, dico. Che devo dire? Boh. Ma lei continua: “un giorno non avevo niente, e il giorno dopo mi sono svegliata così. Sto andando dal dottore, eh ma non mi faccio operare, piuttosto muoio. Stia attenta, questo piccolo neo che ha qua può diventare un tumore”.


Ma una bobina di cazzi tuoi no?

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Aforismi

Non sei ignorante se non sai chi è Ejzenštejn e non hai mai visto La corazzata Potëmkin, sei ignorante se non sai che quello è il film che Fantozzi era costretto a vedere ogni sabato fino alla pensione.”

Monica, 30 ottobre 2007

Che dite, è o non è una frase che ha tutte le carte in regola per passare alla storia?

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L’apocalisse

Satana è in calore.
Ho reso l’idea? EH?

Si accettano suggerimenti per superare indenne la fase, la sottoscritta è abituata a gestire un cane di 40 kg ma con un gatto di 4 fa fatica.

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Non merito di vivere

Ditemi che sono un essere ignobile, che sono insensibile e cinica, ricordatemelo, se mai ci fosse bisogno.
Stavo sull’autobus e una donna accanto a me aveva in braccio un bambino piccolissimo che non la smetteva di piangere. Il pianto di questo Alien ricordava vagamente il motore di una macchina e il cambio di marce, partiva piano, la prima, fino ad arrivare alla quinta. Poi rallentava di nuovo e ripartiva.
Ecco, io non è che mi sono lamentata, per carità, ma mi sono accorta, dopo cinque minuti, che lo stavo imitando. Stavo facendo il verso di una macchina. Vrooom Vrooom e frenate comprese.
No, davvero, cioè. Boh.

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Trainspotting sta ceppa

Che tgcom pubblichi l’ennesimo articolo su una classifica campata in aria (probabilmente le inventano in redazione, dai, che classifica facciamo oggi, tette e culi?) non mi tange più di tanto; il fatto è che questa volta si parla di colonne sonore e vorrei dire la mia.
Non ho visto Purple Rain, pur conoscendo e apprezzando l’omonima canzone, ma so già che non potrebbe piacermi, primo perché non è un genere che mi attira secondo perché avere delle convinzioni per partito preso è una cosa che mi piace.
Pulp Fiction, Trainspotting, Le Febbre del Sabato sera e minchiate varie, i soliti che si sputano fuori quando si parla di colonne sonore, ma io voglio parlare di una colonna sonora e di un film in particolare, che non entrerà mai nelle classifiche di Vanity Fair, per fortuna, ossia La Meglio Gioventù, di Marco Tullio Giordana (che non è l’ormai ex direttore di Studio Aperto eh)(no, giusto per essere chiari).
La Meglio Gioventù, che è stato tradotto in inglese con gli strumenti per le lingue di Google – e quindi alla cazzo -  in “The Best of Youth“, è un malloppone di sei ore sugli ultimi quarant’anni di storia italiana.
Sì, lo so “che due coglioni”, è quello che ho detto anch’io quando il primo anno di università il professore di cinema ci portò a vederlo promettendoci un succoso incontro con il regista, subito dopo.
Che culo.
E invece no, sono rimasta folgorata, le sei ore più costruttive di tutta la mia vita, un film che mi è rimasto dentro, tra il cuore e i polmoni (ma vi rimando qui per eventuali “meraviglioso” “fantastico” “sublime” etc), nonostante alla fine Scamarcio faccia una piccola parte (ancora non contaminato da 3MSC, che detta così sembra la sigla di un virus).
La ciliegina sulla torta fu, appunto, la colonna sonora (si consiglia di guardare il video a lato), la più bella che abbia mai sentito, e non si accettano “sì ma però”, perché l’unica che può giudicare a priori sono io (gnégné).
Nonostante questo, eccitata per l’incontro con Giordana, crollai miseramente in un sonno profondo, russando  come poche volte in vita mia. Marco Tullio, mi è piaciuto davvero il tuo film, sono quattro anni che è la mia ossessione e vado in giro a promuoverlo perché quasi nessuno lo conosce, ma quel giorno proprio non ce l’ho fatta. Scusami.