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Zup per sempre

Zup per sempre

Cioè, volete dirmi che 7up non è in realtà Zup?
Che io pronunciavo sì sevenap, ma il mio cervello leggeva Zup e dava per scontato che fosse davvero Zup.
Cioè, voglio dire, c’è un conflitto tra il mio neurone funzionante e gli altri 72762378 che stanno a bere la Coca Cola e a ruttare. Quindi, voi mi dite che 7up è 7up e non Zup?
Oddio, voglio piangere. Avvisare mai eh? Zozzi.

(che poi, chi è che beve la 7up? E’ come la Sprite, un’emarginata sociale)

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Gli americani lo fanno meglio

C’è una bella differenza fra la gioventù americana e quella italiana; i primi sono nati per stare in televisione, i secondi, appena compare una telecamera, si irrigidiscono e raggiungono livelli di espressività pari a quelli di Nicoletta Braschi (felicetristearrabbiata).
Non parlo di quelli che vogliono andare al Grande Fratello, parlo di quei tristi reality che sono stati importati dalla Mtv americana (o emmetivvì, come dice mio padre) alla nostra (che è comunque uno dei canali più inutili e insopportabili del panorama televisivo); laggiù hanno un senso, qua no. A parte il lato assurdo già dei format stessi, i ragazzi americani sono adatti al genere, spigliati e di facili costumi quanto basta, a volte anche troppo; quelli italiani no, perché ci vuole un minimo di recitazione e savoir faire, e la maggior parte dei ragazzi non sa neanche che è francese.
Guardate Pimp my ride: è un programma che adoro, tamarro fino all’osso, piuttosto che avere una macchina viola con fiamme gialle e arancioni (vista pochi giorni fa) preferisco tenermi il catorcio che parte dopo la sessantesima volta che provi a metterla in moto, o al massimo vado in giro col triciclo, la reazione che hanno i ragazzi che vengono scelti, gli eletti, è sopra le righe, in linea con l’atteggiamento di tutti gli americani, ma impagabile.
Salti, urla, bestemmie, fuck qui, fuck là, abbracci, baci, strette di mano e pugni yo bro’ in da hood. Cosmico. Ora, sorvolate sul fatto che paragonare questo a Pimp my Wheel con quei mononeuronici dei Giddivvì è come dire che la cioccolata al latte svizzera con nocciole (sbav sbav) è uguale al letame, ma le reazioni dei ragazzi italici (“ragazzi italiani” mi fa paura) è più o meno questa:
Ragazza: noooo, fighissimo. Yu-hu.
Ragazzo: noooo, bella lì, i Giddivvì. Che storia.
Entusiasmo allo stato puro.
Altro esempio: su Mtv c’è un programma che personalmente trovo fuori da ogni logica e dal rispetto degli esseri umani in quanto tali, Parental Control; sei un genitore e il ragazzo (o la ragazza) di tuo figlio (o tua figlia) ti sta sulle balle talmente tanto che quando entra in casa tua ti viene voglia di offrigli una Coca Cola corretta all’arsenico? Chiama Mtv, che ti darà la possibilità di fare un casting tra un tot di ragazzi (compresi i fenomeni da baraccone, che non mancano mai “sua figlia come primo appuntamento la porterei nei sedili posteriori della mia auto” (annuisce compiaciuto mordendosi il labbro, oh sì, quanto sono figo
), ne sceglierai due che usciranno con tua figlia, se poi lei trova di meglio, molla il tipo.
Solo io la trovo una cosa aberrante? Se succedesse a me, oltre a non riconoscere più i miei genitori e cominciare a dire in giro che sono orfana, li picchierei con il vocabolario di latino, che tanto sta lì a prendere la polvere, talmente forte ma talmente forte che…che niente, li picchierei e basta, prima di uscire di casa e sposarmi il ragazzo che a loro non va bene, per ripicca. Mi consola il fatto che c’è una buona ma buona buona dose di recitazione e che gli appuntamenti e la “faticosa decisione finale” sono palesemente una farsa, con tanto di fidanzato che esulta, nonostante alcune volte abbia assistito allo sfascio della coppia in diretta. Una volta, il ragazzo ha mollato la sua ragazza e ha scelto una delle due, che però le ha dato un due di picche perché aveva acconsentito a baciare il suo cane. A certe donne non va bene mai niente.
Quando ho visto che Parental Control arrivava anche qua da noi, oltre ad una gioia immensa perché, per forza di cose, ne sentivo la mancanza (…), mi sono chiesta come, come e come i genitori italiani avrebbero potuto fare una cosa del genere, e come come come quelle fighe di legno e quei bamboccioni avrebbero potuto affrontare una cosa del genere.
La risposta è che la versione italiana ti fa vergognare di essere italiano, e ti vergogni anche per loro, che cercano di fare i disinvolti e gli spavaldi ma probabilmente riuscirebbero meglio nella divisione dell’atomo. E per ora ho visto solo puntate con genitori scontenti della ragazza del figlio, che, come da copione, è una rompiballe gelosa e possessiva che non ride mai, pretende e comanda a bacchetta: l’eterna lotta suocera-nuora, in poche parole.
Poi c’è Date My Mom, ossia esci con mia madre, un appuntamento riprovevole solo per il fatto di considerarlo tale, sparla di me, e mi raccomando, assicurati che mia madre ti dica le cose che le ho espressamente chiesto di non dire, flirta con lei in un modo abominevole che mi fa rimpiangere di non essere morta di orecchioni da piccola, fai commenti a sfondo sessuale e maschilista sul mio conto, poi, se ti l’idea che ti sei fatta di me ti stuzzica, sceglimi. Ti mollerò dopo due giorni.
Che potrebbe pure essere un programma carino, se non fosse per i commenti osceni che fanno, sia ragazzi che mamme, per il modo in cui quelle zoccolette si vendono (“XXXX dovrebbe scegliermi perché sono un bocconcino”…che storia) e per il fatto che alcune madri vorrebbero saltare addosso ai ragazzi e trombarseli davanti a tutti. Ad imitare questo programma c’ha pensato, se non sbaglio, la RAI, anni fa, ovviamente l’esperimento è miseramente fallito causa scarsa zoccolaggine delle ragazze e dei ragazzi. Senza contare che le madri invece di parlare delle tette delle figlie o dei loro culi, parlavano di tortellini e tagliatelle.
L’ultimo è NEXT. NEXT è un gioco perverso dove, ad esempio, ad un ragazzo viene offerta la possibilità di uscire con cinque ragazze diverse, che aspettano su un autobus, ingannando il tempo con battute ed atteggiamenti saffici, nella migliore delle ipotesi, nella peggiore, vige il “fammi vedere le tue e io ti faccio vedere le mie”. Questo ragazzo ha un potere supremo, ossia poter liquidare chi non gli piace con un semplice “il prossimo”, è la crudeltà la fa da padrona: ragazze magari non proprio carine, ma comunque passabili, oppure ragazze troppo basse o troppo alte, o con un neo che al ragazzo non piace, si sentono urlare “il prossimo” appena scese dall’autobus.
Credo sia un affondo all’autostima notevole, dopo questo il continuum ideale è il suicidio (autostima che già scarseggia se l’unico modo per farti notare è vestirti con una minigonna che può essere facilmente scambiata per un paio di mutande); ogni minuto di appuntamento è un dollaro, se il ragazzo ti sceglie, puoi optare per il soldi o un secondo appuntamento. Io fossi in loro punterei sempre alla pecunia, perché con un ragazzo non ci posso comprare una borsa, il baratto è finito da tempo, ma nella maggior parte dei casi finisce a baci e abbracci. Si slinguazzano già dopo 40 minuti che si conoscono.
Ad imitarlo c’ha pensato All Music, con un programma di cui non ricordo il nome, ma tristissimo come pochi, vi giuro; la presentatrice ha livelli di antipatia pari a quelli della Surina (oh quanto spero che un branco di mufloni ti calpesti!) nei tempi migliori di TRL, i ragazzi credo vengano scelti tra i partecipanti al concorso Mister NonMiCagaNessuno, e le ragazze sono delle burine/truzze/tamarre/puzzasottoilnaso che ve le raccomando. Il tutto mischiato insieme a telegenia sotto zero, spigliatezza non pervenuta e tentativo di marpionaggine che pure un bambino di tre anni potrebbe fare meglio. Qua finisce che, quando scegli il ragazzo o la ragazza che ti piace dopo l’appuntamento, al prescelto viene regalato un viaggio e deve decidere se farlo con te o meno. L’anima dell’italiano finalmente esce fuori e 9 volte su 10 si rifiutano di fare il viaggio con chi li ha scelti, perché, oh, un viaggio gratis io lo faccio con chi mi pare.

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Tu chiamale, se vuoi, emozioni. Io no

Prima di O.C…prima di Dawson’s Creek…prima ancora di Melrose Place…le emozioni avevano un nome: Beverly Hills

Evvai. Non è estate senza le stracciamaroni di repliche dell’ennesimo teen drama americano (e, di nuovo, chissà perché odio l’estate…).
Senza contare che questa pubblicità io credo di averla già sentita, probabilmente è stata riciclata dall’estate scorsa, o due anni fa; forse quando hanno mandato le repliche di Dawson’s Creek hanno usato “Prima di O.C….niente, prima di OC, c’era Dawson’s Creek, beccatevelo“.
Avrei comunque sopportato volentieri la saga Joey/Dawson, si baceranno, non si baceranno, tromberanno, non tromberanno, chi si ucciderà per primo perché non ne può più di interpretare un adolescente a 45 anni, ma Beverly Hills no, mi mette tristezza, la storia d’amore più stupida del mondo tra Andrea e Brandon, mi dispiace, no, non la reggo.

Scappo in Messico (non è così vicino a Beverly Hills, vero?).

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No, non era una giornata ventosa

Io sto qui e aspetto.
Sto buona qui, in un angolino, e aspetto che il figlio di Gwen Stefani cresca e uccida sua madre 
per questo.

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Ugly di nome e di fatto

Ugly-Betty-fa-schifo.
Più chiara di così.