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Post semi-serio. Più semi che altro

A volte mi domando che tipo di bambina sia stata, ma è una domanda che non ha una risposta e la cosa mi snerva.
Non mi basta chiedere a mia madre, io vorrei un mio punto di vista sulla me bambina, un’analisi accurata e imparziale, con un blocco note in mano per annotare ogni minimo particolare come se non fossi io e poi niente, lasciarlo lì o riderci su, a seconda delle giornate.
Tutto quello che so lo so in parte dalle pagelle delle elementari, dove c’era scritto “tende a prendere il comando” e “nei lavori di gruppo si rivela sempre organizzata”, due frasi che non dimenticherò mai e che vorrei scrivermi addosso.
So che il mio film preferito era Mediterraneo, che il mio libro preferito era l’Isola del Tesoro e in qualche modo riuscivo a ballare sulle canzoni dei Queen.
Ballavo, non so se ci siamo capiti. Pazzesco.
So che non andavo benissimo a scuola, poi a casa cominciarono a minacciarmi e presi un’altra piega, evidentemente a quei tempi sotto pressione davo il meglio di me.
Brava, giovane me, a 27 anni non ci riuscirai più.
So che associavo ad ogni lettera e ad ogni numero un colore, uno stato d’animo o una sensazione tattile, e lo so solo perché lo faccio ancora.
So che ero ipocondriaca e pensavo che il cimurro dei gatti fosse una malattia mortale per noi umani; mia madre per evitare il peggio mi disse che ai bambini il tumore non veniva.
So che ogni pomeriggio mi mettevo sul tappeto davanti alla televisione e mi sciroppavo in sequenza qualsiasi telefilm mi passasse sotto gli occhi e che dopo il Tg2 dell’una c’era Fame.
So che – nonostante le lezioni di inglese siano cominciate a tre anni – continuavo a ripetermi mentalmente “five” come si scriveva, fi-ve e non faiv, quando lo leggevo nei titoli di coda dei cartoni animati.
Mi ricordo di quando arrivò il primo computer, che si accendeva con una schermata nera e dovevi digitare “win”, e per fare cosa, poi? Ascoltare i versi degli animali, che giuro c’erano, non so come non so perché ma c’erano. Quindi ascoltavo – con diletto – i versi degli animali.
Mi ricordo che continuavo a ripetere che a me il ciclo non sarebbe mai venuto e che non mi sarei mai sposata e che i maschi, che schifo, ma ero comunque innamorata di Maldini e Costacurta.
E poi oggi mentre guidavo mi sono ricordata di questa cosa: mi piaceva lo sfareggiamento tra automobilisti per comunicarsi a vicenda di rallentare che sottintendeva “pericolo!”, e ogni volta che succedeva chiedevo a mio padre di farlo per chilometri e chilometri, ché questa solidarietà della categoria in qualche modo mi scaldava il cuore, questo venirsi incontro per sconfiggere un nemico comune mi faceva sentire parte di un gruppo.
E mi sono scoperta a farlo anche adesso, continuare a sfareggiare quando motivo non c’è.
Poi ho avuto un’epifania e ho pensato che adesso faccio del bene all’umanità: tutti che rallentano ma senza un motivo, chissà quanti incidenti ho sventato.

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Cucinata morbida! NON VA!*

Pratica guida a qualsiasi tipo di ricetta in quindici agili passaggi.

1- andare alla Coop, Esselunga, Pam, Sma, Faq, Trap, Sap – quello che volete – per comprare gli ingredienti
2- cercare nella tasca dei pantaloni la lista
3- primo piano drammatico della lista lasciata sul tavolo in cucina
4- bestemmie a piacere a seconda della regione di provenienza. Possibilmente a rallentatore per aggiungere drammaticità al momento
5- non importa, tanto me la ricordo (ricordarsi queste parole al ritorno a casa)
6- arrivare alla cassa e fare un’analisi completa e ripetuta degli acquisti. C’è tutto, tiè, non mi servi, lista! (ricordarsi anche queste parole al ritorno a casa). C’è anche l’alternativa questo no, ma tanto ce l’ho, è nella credenza, dietro ai pomodori pelati, vicino ai piselli, dieci cm a nord rispetto alla Ciobar scaduta da sette anni, è proprio lì, appena apro (ricordarsi pure queste parole al ritorno a casa)
7- tornare a casa e rendersi conto della tragedia dell’aver dimenticato quella cosa o aver pensato che ci fosse e invece no, c’è solo la Ciobar scaduta, che ti burla
8- a quel punto è impensabile, con il cappotto ancora addosso e le scarpe bene allacciate e la porta ancora aperta, uscire di nuovo. Faccio senza. Ripetere comunque il punto 4, sulla fiducia e per coerenza col momento
9- rendersi conto quando ormai è troppo tardi che anche se quell’ingrediente che manca non è fondamentale mangerai comunque da schifo. Ripetere il punto 4, stavolta con più convinzione
10- inserire vani tentativi di ricerca di un succedaneo, nella credenza, nella credenza con la roba che non usi spesso e che probabilmente è scaduta (non rompere le palle, Ciobar!), nel forno, nel muschio e nei licheni che si sono formati sul terrazzo, ma niente da fare. Il punto 4 non si ripete solo perché è andato avanti per tutto questo lasso di tempo
11- continuare a cucinare con sconforto, ringraziando il cielo che mangi da sola e non c’è nessuno a giudicarti con quella cattiveria tipica di gente che sperava di mangiare commestibile
12- per completare l’opera, nonostante sia una ricetta collaudata, ripetuta migliaia di volte e che riscuote successo, sbagliare tutte le dosi. Sette chili di sale, due chili e mezzo di pepe, una tonnellata di cipolle, una niagarata di pomodori
13- una volta finito, le opzioni sono due: cercare un’alternativa in frigorifero – ad esempio delle sottilette da aprire e mangiare davanti al computer ripetendoti che non c’è niente di male in questo stile di vita – oppure sfidare la sorte e mangiare con il telefono pronto per le emergenze
14- “Ah, ci sono a cena, esco più tardi. Cosa hai fatto?”.
15- crudité di Fila e Fondi.

*nel processo di riferimento calcistico non sono stati maltrattati nessuni Sandri Piccinini .
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Il diavolo scrive film brutti

Devil –  il nuovo film di Shall-, Shial-, Sciàl-, Scy-, uffesso – è sicuramente un bel film, se il vostro film preferito è American Pie e vi fa riderissimo Massimo Boldi, e io per l’occasione avrei voluto scrivervi una lunga recensione, con tanti punti e tante osservazioni e tante offese gratuite, un po’ come ai vecchi tempi, però mi sono accorta che per darvi l’idea di questo film posso raccontarvi anche una sola scena, senza perdermi in noiosi preamboli.

Il poliziotto con la famiglia morta di morte morta e brutta in un incidente stradale viene chiamato urgentemente perché, ommioddio, cinque persone con dei precedenti discutibili sono bloccate in un ascensore e succedono cose stranissime che nemmeno a Domenica In.
Questo poliziotto, un po’ sciupato, un po’ stanco, con la barba incolta e che è finito nel tunnel dell’alcol perché – ricordiamolo – la famiglia è morta di morte morta e brutta -, ha dei valorosi collaboratori che lo aiutano a risolvere il mistero misterioso, due guardiani che chiameremo amichevolmente Sandro e Bondi, per darvi l’idea.
Uno dei due (Sandro)(hai detto Sandro?) incarna lo stereotipo del messicano che gira con la croce di Cristo a grandezza naturale in tasca (è la croce di Cristo quella che hai in tasca o sei solo contento di vedermi?) e che crede a qualsiasi baggianata le abbia raccontato sua nonna, perché le nonne messicane la sanno lunga.
In questo caso, guarda un po’ le coincidenze, sua nonna gli racconta che il diavolo si impadronisce di un corpo per torturare e uccidere un panel di gente a caso, che tanto tutti ci meritiamo di andare all’inferno, e di solito arriva subito dopo un suicidio; insomma, chi si ammazza porta sfiga, non ammazzatevi.
Il poliziotto sciupato, alcolizzato e con la barba incolta ovviamente non ci crede, ha-ha, ma stai zitto messicano e fammi un taco,  ma il povero disgraziato continua a ripeterlo, disperato, credetegli per favore, dice la verità vera e può provarvelo! Dai messicano, dimostra che sai il fatto tuo!
Señor, guardi che sono serio serissimo, c’è il diavolo in quell’ascensore e glielo dimostrerò! Mi dia una fetta di pane e della marmellata”.
Ed ecco la prova del nove: spalma la marmellata sul pane e lo fa cadere per terra.
“Ecco! VEDE! La fetta di pane è caduta dalla parte della marmellata, succede sempre qualcosa di brutto quando c’è il diavolo nei paraggi”.
Fammi capire: mi vuoi dimostrare che il diavolo è tra di noi perché una fetta di pane cade dalla parte della marmellata? E ti aspetti che ci creda, a stomaco vuoto tra l’altro, visto che il taco ancora non me l’hai fatto?
Signore e signori, il delitto perfetto: prendete un’arma a caso, preferibilmente un coltello da cucina affilatissimo, poi dite ad una persona che proprio non vi piace “vuoi sapere come si fa a capire se il diavolo è nei paraggi?”, e quando vi risponderà sì, certo, come dire di no o darti del coglione, cominciate a pugnalarla senza sosta, fino a portarla al suo penultimo respiro per poi dire “ecco, vedi? Succede sempre qualcosa di brutto quando c’è il diavolo in giro. Oh, ma ti ho fatto male?”.
Fine.

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[vèn-to]

[spìf-fe-ro] nome maschile: soffio d’aria che fuoriesce da una fessura.
Spiffero, quel meccanismo che fa sì che una porta di un bagno si muova senza contatto, dentro una casa vuota, dove ci sei solo tu, sovrappensiero davanti ad un computer, circondata da un silenzio di tomba, porta di un bagno che nel muoversi emette quel classico cigolio tipico da film horror che ti costringe ad alzarti impaurita, dirigerti lentamente verso quel luogo che stai già pensando sarà quello del ritrovamento del tuo cadavere, mutilato e seviziato,  aprire del tutto la porta e farlo con uno scatto improvviso, in modo da cogliere il tuo assassino di sorpresa ed avere ancora qualche probabilità di sopravvivenza, constatare con terrore che non c’è nessuno e pensare che quel qualcuno sia già nascosto sotto la doccia, aprire la porta della doccia pensando che è proprio un modo idiota per morire, che non hai lasciato scritto niente e chissà se a qualcuno dispiacerà davvero e se il sangue viene via facilmente dalle piastrelle, per poi accorgersi con giubilo che non c’è niente, se non la consapevolezza di una grossa crisi e di un consumo eccessivo di film.
[spìf-fe-ro] nome maschile: soffio d’aria che fuoriesce da una fessura, comunemente definito anche: PORCADIQUELLAPUTTANATROIA, CHIUSA QUESTA PORTA DEVE STARE, CHIUSA!

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Mille e uno luoghi comuni

Per la buona riuscita di un film americano ambientato in Italia:
1. C’è sempre qualcuno che cucina con della lirica in sottofondo. Ma, mica siamo tutti Pavarotti! Fa niente, INGRASSA!
2. C’è sempre un camino. Ma, siamo in una sparatoria! Fa niente, E’ FREDDO!
3. C’è sempre un prete. Ma, siamo in un bordello! Fa niente, PREGA!
4. C’è sempre una Fiat. Ma, esistono anche altre macchine! Fa niente, VIVA VERDI!
5. Ci sono sempre uomini mori e baffuti. Ma, ci sono anche i biondi! Fa niente, IT-S-A-ME, MARIO!
6. C’è sempre gente che beve vino. Ma, mica a tutti piace il vino! Fa niente, VENDEMMIA!
7. C’è sempre qualcuno che abbraccia lo straniero. Ma, lo spazio personale esiste anche qua! Fa niente, SCAMBIAMOCI FLUIDI CORPOREI!
8. C’è sempre un crocifisso. Ma, mica siamo tutti religiosi! Fa niente, TOGLI L’ITALIA TIENI IL CROCIFISSO!
9. C’è sempre gente che gesticola fuori luogo. Ma, mica siamo dei vigili! Fa niente, BOBIDIBUPI?
10. C’è sempre un ragazzino che palleggia. Ma, ci sono anche altri sport! Fa niente, ARBITRO CORNUTO!
11. C’è sempre la donna sensuale e misteriosa. Ma, ci sono anche donne normali! Fa niente, BOTTANA INDUSTRIALE!
12. C’è sempre qualcuno che ricorda un mafioso. Ma, mica siamo tutti mafiosi! Fa niente, ANDIAMO AI MATERASSI!
13. C’è sempre qualcuno che mangia la pasta. Ma, ci sono anche altri piatti! Fa niente, BUTTA LE PENNE!
14. Ci sono sempre dei vestiti appesi ad asciugare. Ma, mica siamo un paese di stendipanni! Fa niente, LEI LO USA DASH?
15. C’è sempre gente che urla. Ma, la maggior parte parla con un tono di voce normale! Fa niente, COSAAAA?
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Nessuno me lo aveva detto

Quando nove persone su dieci mi dicono che un certo film è bello io parto sempre con una buona dose di diffidenza e partiti presi che mi tengo stretti e spesso continuo a portarmeli dietro per non dar soddisfazione a quelle nove persone dicendogli che avevano ragione, perché sono una persona orribile.
Guardo La Prima Cosa Bella dopo recensioni, opinioni, 92 minuti di applausi e fuochi d’artificio a destra e a manca, lo guardo scettica perché la Pandolfi non mi è mai andata a genio, lo guardo scettica perché, per quanto sia bravo, Mastandrea che parla toscano un po’ mi fa venire i brividi, lo guardo scettica perché se piace a tutti deve avere qualcosa che non va, lo guardo scettica con i partiti presi tutti in fila accanto a me, lo guardo scettica finché non arriva la Sandrelli con una battuta en passant, detta come se niente fosse camminando per Livorno, quando in realtà intorno a queste parole orbita tutto il film.
Ecco, fermi tutti, per me si può anche stoppare qua, al cinquantaquattresimo minuto e trentadue secondi.
Stoppate e datemi il tempo di riprendermi ché la Sandrelli in una frase ha riassunto il concetto di maternità e ha vaporizzato tutti i partiti presi.
Ti serve nulla amore mio, mutande, calzini?

Fine.

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E chiamami snob, per me non ci sono problemi

Per me non ci sono problemi se sei il tipo di persona che legge un libro all’anno ed è quello di Vespa.
Per me non ci sono problemi se guardi un film all’anno ed è Natale a Scampia.
Per me non ci sono problemi se tu sei quello che no, io non leggo.
Per me non ci sono problemi se sei quello che si lamenta perché non c’è niente in tv e quindi la serata è  rovinata.
Per me non ci sono problemi se compri le imitazioni della Settimana Enigmistica.
Per me non ci sono problemi se io cito Amici Miei e tu mi dici ah sì, ne ho sentito parlare, è nuovo?.
Per me non ci sono problemi se pensi che io sia intelligentissima solo perché guarda quanti libri hai.
Per me non ci sono problemi se ascolti solo Gigi D’alessio e la Pausini.
Per me non ci sono problemi se Carlo Conti ti fa ridere e passi le serate a guardare i bambini che cantano.
Per me non ci sono problemi se ti dispiace quando il tuo preferito esce dalla casa del Grande Fratello.
Per me non ci sono problemi se rischi l’infarto dalle risa guardando Colorado Cafè.
Per me non ci sono problemi se sei quella che ogni settimana va dal parrucchiere e spende cinquanta euro ogni mese per farsi fare le unghie.
Per me non ci sono problemi se quando passi in edicola compri Novella 2000 o Vogue e la seconda è la tua bibbia.
Per me non ci sono problemi se quelle scarpe non le compri perché ormai non vanno più.
Per me non ci sono problemi se mi dici che non puoi uscire perché stai guardando Amici.
Per me non ci sono problemi se  sei quella che si lamenta perché il ragazzo non le ha mandato il messaggino pucci pucci la mattina.
Per me non ci sono problemi se sei la femminista che in realtà, sotto sotto, porta avanti tutti gli stereotipi e i luoghi comuni sulla donna.
Per me non ci sono problemi sei vai all’Esselunga col tacco 12 e la pelliccia.
Per me non ci sono problemi se sbagli i verbi.
Per me non ci sono problemi se non metti lo spazio dopo la virgola.
Per me non ci sono problemi se scrivi pò al posto di po’.
Per me non ci sono problemi se il film che vuoi andare a vedere è quello delle Winx.
Per me non ci sono problemi se mentre siamo in una libreria mi chiedi se l’ultimo di Moccia l’ho letto, che è bellissimo.
Per me non ci sono problemi se guardi i Simpson e non ridi.
Per me non ci sono problemi se pensi che dire “leggo la Bignardi e guardo Fazio” ti dia quel bagliore da intellettuale che tanto vorresti.
Per me non ci sono problemi se il tuo modello è Carrie Bradshaw.
Per me non ci sono problemi se vai in giro che sembri un cartellone pubblicitario.
Per me non ci sono problemi se pensi che la più bella canzone d’amore l’abbia scritta Tiziano Ferro.
Per me non ci sono problemi se pensi che i Queen siano sopravvalutati.
Per me non ci sono problemi se vai al ristorante e prendi l’insalatona.
Per me non ci sono problemi se pensi che l’unico problema di questo paese sia Berlusconi.

Davvero, non ci sono problemi.
Però mi concedi il diritto di giudicarti in base a questo? Non ti prendo a manganellate, faccio anche lo sforzo di non riderti in faccia, ma – per favore – lasciami la libertà di farmi un’idea su di te, me lo concedi? Mi concedi che, una volta girate le spalle, io possa indicarti e ridere fra me e me come nelle migliori tradizioni?
Mi permetti di scuotere la testa in segno di sconforto quando non mi vedi? Mi lasci il libero arbitrio su quanti facepalm mi togli dalle mani?
Giuro che non lo dico a nessuno, ma posso almeno metterti nella lista degli “mai mai mai mai mai mai mai“?
E chiamami anche snob, non ci sono problemi, in tutto questo sono io quella che si esalta per una foca natalizia trovata dentro l’Ovetto Kinder e scusa se è poco.

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No, promesso

Sei sul divano con una bambina di quattro anni che gioca, bambina di quattro anni che pende dalle tue labbra, bambina di quattro anni fin troppo sveglia, che sa maneggiare un iPad meglio di te (vorrei fosse una battuta, non lo è).
Improvvisamente, con uno scatto, si gira, ti guarda, fa una smorfia che sembra quasi che il naso si faccia più appuntito, storce la bocca cercando le parole, guarda il soffitto, si mette in posizione dimmi tutto e poi, dal nulla: come nasce un arcobaleno?.
Tu rimani un attimo spaesata, hai l’impulso da adulta di rispondere e che cazzo c’entra mo’ l’arcobaleno, e provi sentimenti contrastanti: non sai se essere grata che la domanda non sia come nascono i bambini e come si divide l’atomo (tutta insieme) oppure crollare a terra immobile fingendoti morta, come ogni buon animale che si rispetti, sperando che prima o poi se ne dimentichi e se ne vada.
Ma la risposta la sapevo, e quindi ho deciso su due piedi di evitare storielle e spargere un po’ di saggezza a questa neo-neo-neo-neo generazione che a quattro anni gioca con l’iPad, e con la tipica espressione da sapientona, comincio: l’arcobaleno in realtà non è qualcosa di concreto, è un riflesso della luce su delle gocce d’acqua che rimangono sospese, e infatti li vedi vicino alle cascate o quando esce il sole dopo la pioggia. Se non sbaglio i colori non sono nemmeno sette, ne hanno aggiunto uno perché sette era più bello.
E tutto questo senza nemmeno guardarla, lei ha smesso di giocare nel momento in cui mi ha fatto la domanda, il che significa che il gioco l’ho preso io e sto colorando al suo posto, e ho spiegato senza fronzoli cos’è un arcobaleno ad una bambina di quattro anni, senza mai distogliere lo sguardo dall’unica cosa che mi interessava in quel momento: rimanere dentro i bordi.
Il silenzio che è seguito mi ha insospettita, alzo la testa e la vedo fissare il vuoto, poi girarsi verso di me con l’aria più spaesata che abbia mai visto, e non perché non avesse capito – perché se giochi con l’iPad a quattro anni capisci eccome (si vede che la cosa mi ha turbata, vero?) – ma perché voleva che le dessi una pillola dorata contornata da fatine e gnomi nella foresta incantata, e invece io, che sono pane al pane, vino al vino, mortadella alla mortadella e Crodino al Crodino, ero stata così stupida da poter pensare di trattare un piccolo umano come se fosse mio pari.
Decido di rimediare: no, scusa, mi sono sbagliata. L’arcobaleno, dicevi? L’arcobaleno è uno scivolo colorato che il sole fa spuntare dopo la pioggia per dirci che ormai il peggio è passato. Alla fine dello scivolo a volte trovi anche una pentola piena d’oro.
Mi aspetto un impietoso responso, che arriva con un enorme sorriso e un successivo broncio: ah ecco, mi sembrava strano. Non dirmi più le bugie.
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Stuff No One Told Me #1

Se fai colazione con del miele, puoi anche fare una doccia con la benzina o con l’acido muriatico, e poi passare su tutto il corpo della comoda carta vetrata, non importa, durante la giornata troverai casualmente appiccicume sparso addosso a te.
Ti sistemi la maglia e ti rimane appiccicato un dito.
Ti tocchi il mento e ti rendi conto di avere una succursale di un alveare.
Ti passi una mano sul braccio e come minchia ci è finito?
Metti la mano sul volante e partono le bestemmie.
Stuff No One Told Me: il miele è vivo.

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Del perché e percome

Oh, state manzi.
Non è che mo’ ricomincio a scrivere un giorno sì e quello dopo pure, che è uno dei motivi per i quali ho latitato qua sopra, stava diventando un lavoro, un obbligo, devo scrivere, devo inventarmi qualcosa a tutti i costi, devo timbrare il cartellino, devo dire la mia su qualsiasi scemenza.
Vi dico le cose come stavano e come stanno: io sono un po’ avulsa dai meccanismi da blog.
O almeno dai meccanismi che regolavano un tempo i blog, adesso non so come stanno le cose, tutto si evolve, può darsi che adesso una regola da blog sia non scrivere mai con un reggiseno rosso o a stomaco pieno.
I presunti vecchi meccanismi da blog riguardavano link e commenti e classifiche e favore a te che tu fai favore a me: io linko per il piacere di linkare, non linko per essere linkata a mia volta; io non voglio essere ai primi posti della classifica di questa grande ceppa, perché meno mi si nota e meglio è; io non commento da voi perché voglio che commentiate da me, io commento se ho qualcosa da dire, altrimenti sto zitta.
Viene da sé che da questo ad essere etichettata come snob e presuntuosa ci passa un rivolo di aria, e che snob sia, sapete quanto me ne frega? Ormai c’ho fatto il callo.
Fatto sta, questi penso siano i motivi dietro ai pochi commenti ai miei post e ai tanti lurker; per carità, ci voglio del bene a gente come voi e come io sono libera di leggere e stare zitta senza per forza lasciare un segno del mio passaggio, siete liberi di farlo anche voi (non è vero).
Ma è ora di basta, aria nuova, aprite tutto, fate il cambio di stagione, spruzzate un po’ di Febreze sulle tende e passate l’aspirapolvere, ma sopratutto facciamo il punto della situazione:
- Lost è finito. E’ finito. E’ la prima cosa che mi è venuta in mente, il che la dice lunga.
- Se prima la tv era il mio pane quotidiano e questo blog rifletteva questa mia malata tendenza, adesso la tv è un brusio di sottofondo mentre mi addormento e il rumore che mi sveglia la mattina.
- Le serie tv americane (e la realtà televisiva d’oltreoceano in generale) sono il mio nuovo – anzi, nuovo per voi – pane quotidiano. Fatevene una ragione ma sopratutto fatevi una cultura a riguardo.
- Non sto più a Milano ma questi non sono affari vostri, io la butto semplicemente lì per fare massa.
- Mi sono tagliata anche i capelli, se è per questo.
- La mia collezione di mucche e affini è aumentata a dismisura tanto da farmi dubitare della mia sanità mentale una volta per tutte. Ho comunque lasciato detto che, in caso di mia prematura morte, io sia seppellita con i pezzi da novanta, tipo il coprispazzolino, il metro, o la scatolina per i denti.
- Se volete farvi un’idea di cosa ho fatto/detto in questi mesi, fatevi un giro sul mio tumblr. Sono sempre stata lì, siete voi che non mi avete visto.
- Tra due anni devo rifare la patente. Niente, mi sembrava una cosa abbastanza grave e che meritasse la vostra attenzione.
- Sono un po’ arrugginita. Mi ci vorrà del tempo per scrivere col pensiero di un feedback immediato.

Detto questo, quando stasera tornate a casa, date una carezza ai vostri bambini e ai vostri cani e ai vostri pesci rossi e dite loro “questa è la carezza di MonicaGellerB. Fattela bastare“.