Post semi-serio. Più semi che altro
A volte mi domando che tipo di bambina sia stata, ma è una domanda che non ha una risposta e la cosa mi snerva.
Non mi basta chiedere a mia madre, io vorrei un mio punto di vista sulla me bambina, un’analisi accurata e imparziale, con un blocco note in mano per annotare ogni minimo particolare come se non fossi io e poi niente, lasciarlo lì o riderci su, a seconda delle giornate.
Tutto quello che so lo so in parte dalle pagelle delle elementari, dove c’era scritto “tende a prendere il comando” e “nei lavori di gruppo si rivela sempre organizzata”, due frasi che non dimenticherò mai e che vorrei scrivermi addosso.
So che il mio film preferito era Mediterraneo, che il mio libro preferito era l’Isola del Tesoro e in qualche modo riuscivo a ballare sulle canzoni dei Queen.
Ballavo, non so se ci siamo capiti. Pazzesco.
So che non andavo benissimo a scuola, poi a casa cominciarono a minacciarmi e presi un’altra piega, evidentemente a quei tempi sotto pressione davo il meglio di me.
Brava, giovane me, a 27 anni non ci riuscirai più.
So che associavo ad ogni lettera e ad ogni numero un colore, uno stato d’animo o una sensazione tattile, e lo so solo perché lo faccio ancora.
So che ero ipocondriaca e pensavo che il cimurro dei gatti fosse una malattia mortale per noi umani; mia madre per evitare il peggio mi disse che ai bambini il tumore non veniva.
So che ogni pomeriggio mi mettevo sul tappeto davanti alla televisione e mi sciroppavo in sequenza qualsiasi telefilm mi passasse sotto gli occhi e che dopo il Tg2 dell’una c’era Fame.
So che – nonostante le lezioni di inglese siano cominciate a tre anni – continuavo a ripetermi mentalmente “five” come si scriveva, fi-ve e non faiv, quando lo leggevo nei titoli di coda dei cartoni animati.
Mi ricordo di quando arrivò il primo computer, che si accendeva con una schermata nera e dovevi digitare “win”, e per fare cosa, poi? Ascoltare i versi degli animali, che giuro c’erano, non so come non so perché ma c’erano. Quindi ascoltavo – con diletto – i versi degli animali.
Mi ricordo che continuavo a ripetere che a me il ciclo non sarebbe mai venuto e che non mi sarei mai sposata e che i maschi, che schifo, ma ero comunque innamorata di Maldini e Costacurta.
E poi oggi mentre guidavo mi sono ricordata di questa cosa: mi piaceva lo sfareggiamento tra automobilisti per comunicarsi a vicenda di rallentare che sottintendeva “pericolo!”, e ogni volta che succedeva chiedevo a mio padre di farlo per chilometri e chilometri, ché questa solidarietà della categoria in qualche modo mi scaldava il cuore, questo venirsi incontro per sconfiggere un nemico comune mi faceva sentire parte di un gruppo.
E mi sono scoperta a farlo anche adesso, continuare a sfareggiare quando motivo non c’è.
Poi ho avuto un’epifania e ho pensato che adesso faccio del bene all’umanità: tutti che rallentano ma senza un motivo, chissà quanti incidenti ho sventato.












ME L’HAI APPENA DETTO